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Osservazioni e ascolti

giovedì 8 settembre 2011

Antonio Tabucchi, Il tempo invecchia in fretta (Feltrinelli, 2009)

Le parve di essere quel bambino che all'improvviso si ritrovava con un palloncino floscio tra le mani, qualcuno glielo aveva rubato, ma no, il palloncino c'era ancora, gli avevano sottratto l'aria che c'era dentro.

Era dunque cosi', il tempo era l'aria che c'era dentro. Era dunque cosi', il tempo era aria e lei l'aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta?


Il viaggio di ieri da Milano, tra sciopero del personale dell'aereoporto e poi, arrivato finalmente a Londra, vandalismo (furto dei binari!) che ha costretto il Gatwick - Farringdon a una diversione interminabile, e' stato forse il piu' lungo da quando abito qui.

Ho trovato il tempo di leggermi per intero questi nove racconti dedicati da Tabucchi, ironia della sorte, al tempo: a questa fortuna che non possiamo accumulare, ma solo spendere.

Il racconto che ho preferito e' quello finale. Si intitola Controtempo ed e' la storia di un uomo d'affari che viene mandato a una conferenza, a Creta. Invece di andare alla conferenza, viaggia sull'isola, fino a quando vede un cartello che indica una localita' chiamata Monastiri.


Lo segui' come se fosse quello che aspettava finche' non vide un piccolo monastero con un tetto semidiroccato. Capi' di essere arrivato. Scese. La porta sgangherata di quelle rovine pendeva all'interno.

Penso' che ormai in quel luogo non c'era piu' nessuno, un alveare di api sotto il piccolo portico sembrava esserne l'unico guardiano. Scese e aspetto' come se avesse un appuntamento. Era quasi buio.

Sulla porta apparve un frate, era molto vecchio e si muoveva a fatica, aveva un aspetto da anacoreta, con i capelli incolti sulle spalle e una barba giallastra, cosa vuoi, gli chiese in greco. Conosci l'italiano?, gli chiese il viaggiatore.

Il vecchio fece un cenno di assenso con la testa. Un po', mormoro'. Sono venuto a darti il cambio, disse l'uomo.

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4 Comments:

Anonymous arte said...

Invece il mio preferito è "Yo me enamorè del aire", uno degli ultimi, dove c'è il signore anziano che torna a visitare l'orto botanico della sua infanzia.

Devo dire però che rispetto ad altri suoi lavori mi ha deluso, e lo dico da lettrice affezionata di Tabucchi.

giovedì, 08 settembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

"Lui si lascio' scivolare a terra con la schiena appoggiata al muro e guardo' in alto.

L'azzurro del cielo era un colore che dipingeva uno spazio spalancato.

Apri' la bocca per respirare quell'azzurro, per inghiottirlo, e poi lo abbraccio', stringendolo al petto".

Musica, piu' che parole. Grazie per avermi suggerito implicitamente di rileggerlo Arte, in una situazione meno concitata rispetto al viaggio.

giovedì, 08 settembre, 2011

 
Anonymous Anonimo said...

Che strano: "Yo me enamorè d'un aire" è una canzone della catalana Arianna Savall, del 2004. Chissà se esiste qualche relazione.

http://www.youtube.com/watch?v=bt_2cXu1gNA

Massimo.

sabato, 10 settembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Meravigliosa Arianna Savall (la figlia di Jordi Savall e Montserrat Figueras del resto poteva essere solo una creatura ultraterrena).

La canzone, secondo Tabucchi, "era molto antica, del Cinquecento o piu' tardi, vallo a sapere, era una ballata, una canzone di cavalleria, una canzone d'amore, una canzone d'addio?".

Il testo pero' non sembra essere lo stesso. La traduzione che ne da' Tabucchi e' infatti:

"Io mi innamorai dell'aria,
dell'aria di una donna,
poiche' la donna era aria,
rimasi con un pugno d'aria".

Una variante, forse?

sabato, 10 settembre, 2011

 

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