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domenica 6 novembre 2011

Music for the film Sounds and silence (ECM, 2011)

ECM mi e' sempre sembrata una filosofia di ascolto piu' che una semplice etichetta. Musica che si apprezza (o meno) in funzione di quanto attraente per noi e' uno stile di vita sobrio, ispirato da criteri di volontaria semplicita', di ricerca dell'essenza delle cose.

Una filosofia sonora quieta e contemplativa, che viene di volta in volta declinata in chiave jazz, classica, contemporanea, restando pero' sempre fedele a un'attitudine minimalista e a un monocromatismo sonoro che allo stesso tempo richiede e facilita la concentrazione.

La colonna sonora di questo documentario realizzato da due registi svizzeri e' una bella rassegna di cio' che ECM rappresenta nella musica contemporanea, e puo' essere utile sia a chi si voglia avvicinare allo stile peculiare della casa discografica tedesca, sia a chi desideri ripercorrerne le tappe fondamentali.

Il disco comprende estratti da nove dischi storici, di Keith Jarrett, Arvo Part, Rolf Lislevand, Ronin, Anouhar Brahem, Marilyn Mazur, Dino Saluzzi, Anja Lechner (l'ho gia' scritto: la donna piu' elegante sul pianeta Terra), Gianluigi Trovesi e Eleni Karaindrou. Brani piuttosto noti (sicuramente familiari a chi ascolta Prospettive Musicali), variazioni sul tema del suono che dialoga con il silenzio.

Non ho ancora avuto occasione di vedere il film (non sostiene forse Manfred Eicher in questa lezione tenuta all'Universita' di New York che i film vanno visti al cinema?), ma spero di rimediare presto. Per intanto, mi accontento di riascoltare ancora una volta un album che e' ideale colonna sonora per la contemplazione dei colori dell'autunno.

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8 Comments:

Anonymous Elena said...

Dino Saluzzi e Anja Lechner ho avuto il piacere di conoscerli ed apprezzarli grazie a uno dei tuoi post, e per caso di poterli ascoltare dal vivo il mese scorso nel circuito degli appuntamenti di Contaminazioni Contemporanee nel programma di Bergamo Scienza. In sala si respirava ossigeno ed emozione, puoi immaginare quanta. Dopo i grandi abbracci, i grandi concerti credo abbiano in qualsiasi momento accadano, il potere ristoratore di un balsamo.

mercoledì, 09 novembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Un concerto di Saluzzi/ Lechner e' proprio come dici: un balsamo per l'anima.

Quando li ascoltai qui a Londra mi colpi' molto il fatto che il pubblico lascio' la sala parlando sottovoce, come a volere portare con se' quell'atmosfera silenziosa e sospesa.

Mi colpi' anche il fatto che gli ascoltatori erano tutti europei continentali (lingue piu' comuni: tedesco e francese), e l'assenza di inglesi che, per ragioni che sarebbero lunghe da spiegare qui, non sono proprio portati per l'ascolto di questa musica.

Un vero peccato, per loro ma anche per me, dato che i tour di artisti ECM che arrivano fin qui sono pochissimi.

mercoledì, 09 novembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Ecco, appunto, per ribadire. Stasera alla Purcell Room suona Stephen Micus, che sto aspettando da anni (manca da Londra dal 1976).

Time Out non ha nemmeno inserito il concerto nei suoi listings...

In compenso da' ampio risalto ai concerti di Turin Brakes e di Frank Ocean.

L'Inghilterra di questi anni esalta solo gruppi senza alcuno spessore, buoni giusto per fare baldoria (baldoria per cosa, mi domando).

venerdì, 11 novembre, 2011

 
Anonymous Elena said...

Sarebbe bello un giorno poterne parlare. Sai, credo che quella a cui ho partecipato sia stata solo la prima tappa di un tour che dubito escluderà Londra nel suo proseguimento, ma non ho modo di verificarlo. Certo che se le premesse fatte verso le preferenze musicali dei tuoi concittadini, sanno più di certezza che di teoria, forse non è così scontata la possibilità di incontrarli e sarebbe veramente un' occasione mancata. Ricordo il mio primo ECM con molto affetto, un incontro di tanti anni fa per caso nella moltitudine di proposte di un negozio davvero enorme. Mi colpi molto la copertina diversa dalle moltissime altre presenti, e mi fermai un bel pò a guardarlo stupita prima di prenderlo tra le mani e provare a capire l'universo che conteneva. Sembrava un quadro, pregustavo le atmosfere, osservandolo intuivo le note che mi avrebbe regalato. Ha cambiato da quel momento, il mio modo di ascoltare la musica, a cui ora appartengo.

domenica, 13 novembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

Mi capito' la stessa cosa. Era il 2001, il disco era Desert poems di Stephan Micus, e mi colpi' l'eleganza zen della copertina.

Decisi di portarlo a casa con me e mi apri' mondi.

L'estetica musicale e grafica dell'ECM credo che in me colpisca misteriosamente strati abbastanza profondi e inconsci: e' qualcosa che sento molto mio, che produce risonanze emotive molto riconducibili al mio mondo interiore. Una poesia che giunge a me in modo molto immediato.

Anni dopo mi capito' una simile risonanza quando scoprii la musica barocca. Ci sono pagine che e' come se avessi gia' sentito (in una vita precedente, mi piace pensare), anche se sono sicuro di sentirle per la prima volta.

E' bellissima e particolare questa sensazione di diventare tutt'uno con la musica.

Lechner e Saluzzi credo che suonino ancora in Portogallo, Germania e Svizzera, e che non vengano fin quassu' purtroppo... (anche se Anja Lechner ha il sito in costruzione da mesi, forse perche' sempre in tour, e non si sa mai bene dove e quando suoni).

domenica, 13 novembre, 2011

 
Anonymous Elena said...

L'anno era lo stesso ma il mio nr. 1675 girava già da qualche tempo quando ci incontrammo. Quando ne scoprì la storia, le condizioni dell'artista e quelle non meno improvvisate di incisione, lo gustai ancora di più. Lo scoprì molto più tardi quello del Koln Concert grazie alla BMW e al suo ufficio marketing. Non esploravo allora come faccio adesso. Restavo innamorata della prima immagine, della prima nota. Forse anche meno strumenti multimediali a disposizione per recuperare informazioni in effetti. Rimasi molto tempo legata a quell'artista dai fragili silenzi che molti invece conoscevano per mugolini e dispotismo.
Ora che ci penso, leggere il tuo blog è come tornare indietro nel tempo, quando la passione divorante per la musica e meno impegni, mi portavano a cercare le informazioni sugli artisti che amavo in perpetuo nomadismo, ascoltando le storie di chi aveva la pazienza e il fascino di raccontarle bene, tra un concerto, durante un viaggio o perdendo una partita a carte che sapeva di vino e tabacco.

martedì, 15 novembre, 2011

 
Anonymous Elena said...

Guarda guarda.. Oltre a un KJ trio da sciogliersi, Stephen Micus ai piedi delle mura nella scorsa edizione 2010 di Contaminazioni Contemporanee. Bargamo batte Londra 2-0 agli anticipi? (3 direi, sì) ..Sentirsi a volte, orfani di Strummer&Co e capire il perchè. Quando no, ecco forse una buona risposta.

martedì, 15 novembre, 2011

 
Blogger Fabio said...

A me la "maggiore eta'" ha portato in omaggio proprio il fatto di ascoltare i Clash e Jarrett con la stessa passione. Solo, in momenti diversi.

Questo senso di unione delle musiche lo trovo un dono, tra l'altro non ricercato, arrivato da se'. Musica barocca, cantautori italiani degli anni '70, blues, jazz nordico... Per ogni musica c'e' un momento perfetto. Resti ricettivo, e la musica arriva, si sceglie lei.

Per quanto mi riguarda non esistono impegni che mi possono tenere lontano dalla musica. Il senso di questo blog, l'ho capito anche quello senza pensarci, e' quello di fermarmi e riflettere sulle emozioni che la musica mi sa regalare.

Se riesco anche a condividerle, se il messaggio in bottiglia arriva a qualcuno, allora ha senso continuare a scrivere.

mercoledì, 16 novembre, 2011

 

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