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lunedì 16 gennaio 2012

Wieland Kuijken/ Jordi Savall, Sieur de Sainte-Colombe: Concerts a' deux violes esgales (Alia Vox, 2011)

Sapete gia', se ascoltate Prospettive Musicali, che la Alia Vox (etichetta della quale non smettero' mai di suggerire l'ascolto di questa superlativa raccolta) ha in corso di ripubblicazione il lascito discografico eccezionale di Jordi Savall: una settantina di dischi, fondamentali per comprendere la musica antica e la sua contemporanea riscoperta e rinascita.

(Anzi, e' un po' che ci penso: posso suggerire di non chiamarla piu' musica antica, come si fa in Italia, ma di adottare la definizione che si usa qui, early music? O se volete proprio usare la nostra lingua: musica delle origini. Antico sa di vecchio, e invece la early music e' di una contemporaneita' che lascia esterrefatti).

Piano piano, seguendo questa corrente di ristampe, la libreria davanti a me si sta popolando di concerti meditativi e silenziosi, masterizzati con infinita cura per ogni dettaglio. Se mi posso permettere di introdurre un'osservazione personale, mi sto convincendo, ristampa dopo ristampa, che questo corpus musicale sia il punto di arrivo definitivo del mio percorso di ricerca. Ho trovato quello che nella musica ho sempre cercato. La early music e' il mio santo Graal.

Per esempio, questo primo volume di concerti composti sul finire del diciassettesimo secolo da monsieur de Sainte-Colombe e' di una bellezza che non saprei proprio come iniziare a descrivere. Lo svolgimento libero, l'introduzione di dissonanze e di movimenti imprevedibili, i repentini cambiamenti di tono e umore, la profonda leggerezza di queste musiche generano uno stato emotivo indescrivibile, che e' insieme meditativo, sereno, gioioso. Bisogna farne esperienza per capire, perche' altrimenti non e' nemmeno uno stato immaginabile.

Di monsieur de Sainte-Colombe sappiamo pochissimo. Non ne conosciamo neanche il nome. Sappiamo che fu il maestro di un altro grandissimo autore di musiche per viola da gamba, quel Marin Marais al quale sono legatissimo perche' fu il primo compositore di early music al quale mi appassionai (dopo averne letto su il Manifesto, ricordo, e averlo sentito trasmesso dal competentissimo Arturo Stalteri di RAI Radio 3). Quello che Tous les matins du monde di Corneau racconta a proposito di monsieur de Sainte-Colombe, infatti, e' largamente inventato.

Ci resta la sua musica, espressione di un cuore che si lasciava trasportare, senza opporre resistenza alcuna, dal sentimento, dalla nostalgia, dal ricordo, dall'amore, dalla natura.

Musica crepuscolare, elegiaca, silenziosa. Molto semplicemente: la piu' emozionante musica che sia stata composta dall'uomo, nella sua millenaria storia.

Guardate cos'ho trovato per voi. Niente meno che tutto il primo volume di questa doppia raccolta (la cui incisione risale al 1976).

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6 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ciao Fabio
Mi e' venuta subito voglia di scriverti appena hai definito la early music il tuo "Santo Graal". Un concetto che mi incuriosisce, forse perche' non avevo mai pensato che potesse esistere un tale "punto d'arrivo" in ambito musicale...se hai voglia di farmi sapere da che cosa nasce questa affermazione, a che cosa e' legata, se c'e' una connessione con qualsiasiasi altra dimensione (eta', esperienze)...insomma, sono curiosa di sapere quello che puoi dire al riguardo!

Elena

martedì, 17 gennaio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Ciao Elena, forse e' un po' avventato quello che ho scritto. Quello che mi affascina, in questo mio percorso e' il fatto di avere risalito la corrente. Il mio personale punto di arrivo e', in realta', il punto di partenza di molte musiche che si sono susseguite nella storia della musica occidentale.

Per arrivarci ho dovuto percorrere tanta strada, fare tante tappe.

Poi mi piace molto il fatto che arrivai qui seguendo il mito della musica inglese, che portavo con me dagli anni dell'adolescenza, ma senza comprenderlo.

Sorrido spesso, adesso, quando leggo le riviste di musica rock italiane: proiettano sulla musica di qui un'immagine che e' solo nella testa, molto italiana, di chi scrive. Io facevo esattamente lo stesso errore.

Per fare un esempio, e poi se vuoi possiamo approfondire, non credo che un italiano che non ha vissuto qui qualche anno possa capire intimamente la musica inglese. Prendi, che ne so, i Fall, gli Smiths, i New Order. Li capisci solo se hai frequentato i giovani inglesi, perche' sono fenomeni molto locali. Almeno questo e' il mio parere.

E invece, contrariamente a ogni aspettativa che avevo, venendo a vivere qui sono stato esposto a una tale varieta' di musica, proveniente da ogni angolo del pianeta e da ogni periodo storico, che mi ha trasformato profondamente, come ascoltatore e come individuo.

Tornando al santo Graal: la early music e' la musica che rappresenta meglio quello che sono. Credo che dipenda dal fatto che contiene, in nuce, molte idee che sarebbero state sviluppate in seguito.

Trovo geniale l'esperimento che Giovanna Pessi e Susanna Wallumrod hanno fatto, accostando musiche barocche a Cohen e Drake. Perche' Cohen e Drake esistevano gia', in uno stadio embrionale, nella poetica di Henry Purcell.

Ma questo lo scopri solo dopo, facendo tutto il percorso.

Forse e' questo ad affascinarmi tanto: questo trovare le tappe piu' emozionanti del percorso fin dai primi passi della musica.

Poi si', c'e' una componente di eta' e di esperienze che esula dall'ascolto, ma ora e' tempo di andare a nanna, se vuoi ne parliamo domani.

martedì, 17 gennaio, 2012

 
Anonymous rose said...

ciao Fabio!
qualche appunto sparso:
a me è sempre piaciuta tanto la musica antica... compresa la parola stessa. però capisco che può ingannare rispetto alla sua sorprendente attualità sonora. forse sono proprio i tempi che ciclicamente ritornano in sintonia con certi suoni?
quello che dici di certi epocali gruppi inglesi è senz'altro vero, eppure la loro grandezza mi pare proprio: da un lato la forza con cui "esportano", comunicano elementi culturali molto britannici, dall'altro un'intensità espressiva perfettamente in grado di "coprire" anche il disagio (o altre istanze) di persone lontane dal punto di vista sociale.

martedì, 17 gennaio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Ciao Rose! Sicuramente e' come dici, i tempi nella musica ritornano sempre.

Il problema nell'espressione "musica antica" e' che ha il potenziale di alienare in partenza una parte di ascoltatori, sensibili alla novita' ad ogni costo. Poi mi puoi dire che chi possiede certi pregiudizi non prova interesse comunque, e probabilmente e' come dici.

A me poi la parola antico fa pensare a mobilia pesante e tendaggi impolverati. Che con il minimalismo estremo di questi suoni non c'entra davvero nulla.

Sulla musica inglese adesso, con la quale come sai ho ingaggiato una battaglia ormai decennale :)

Se volessi chiudere la questione frettolosamente, ti direi che nella musica, e forse nell'arte in genere si cerca, spesso, un altrove, che permetta di allargare i nostri confini. Non allontanandoci troppo dal quotidiano, magari, ma certamente osservando questo quotidiano con una prospettiva diversa.

Il problema per me e' piu' personale e profondo, e esula abbastanza dalla musica. Magari ne parliamo la prossima volta che ci vediamo, ma insomma come ho gia' scritto forse anche troppe volte, a me di questa realta' che mi circonda piace tanto la multiculturalita', e vedo l'inglesita' come una barriera a questo egualitarismo culturale.

Utopisticamente, certo, ma mi piacerebbe che gli inglesi si facessero un po' da parte e permettessero davvero a Londra di essere una citta' del mondo.

martedì, 17 gennaio, 2012

 
Anonymous Anonimo said...

Capisco pienamente quello che intendi dire Fabio quando parli di come la musica inglese e' immaginata e vissuta da noi italiani e poi come sono in realta' le cose qui'. Anch'io ho lasciato l'Italia (quasi) 5 anni fa e tra le varie motivazioni c'era anche quella legata alla musica. Poi sono arrivata qui' e ho capito come in realta' molte cose...la musica inglese, gli inglese, la vita qui'...piu' che qualcosa di concreto, l' Inghilterra era qualcosa che io avevo "romanzato" nella mia testa. Londra mi ha dato molto, ma non esattamente quello che mi aspettavo di trovare!

Comunque la frase: "Tornando al santo Graal: la early music e' la musica che rappresenta meglio quello che sono"...e' un concetto bellissimo! Mi auguro anch'io di trovare qualcosa che mi rappresenti cosi' tanto a livello musicale!

Elena

mercoledì, 18 gennaio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Stessa cosa, identica, potrei dire io (cosi' come tanti altri) Elena. Si e' trattato di un malinteso. Come te avevo romanzato certi indizi, e avevo inventato un mondo che non e' mai esistito, che mi avrebbe riconosciuto a prima vista e accolto a braccia aperte...

E come te posso dire che l'esperienza Londra mi ha dato tanto, ma che questo tanto e' qualitativamente del tutto diverso da quello che mi sarei aspettato.

Gli inglesi ti confesso che come popolo mi hanno parecchio deluso. Non si tratta di un pregiudizio: casomai di un postgiudizio, dato che la disponibilita' in me era assoluta.

Quello che invece mi ha stupito positivamente sono stati gli altri immigrati con i quali ho fatto la conoscenza in tutti questi anni. Se si fa eccezione per gli inglesi, per il resto ho conosciuto un'umanita' gentile e accogliente, piu' di quanto mi sarei aspettato.

Forse avrei dovuto aggiungere alla frase che citi "adesso": " la early music e' la musica che rappresenta meglio quello che sono adesso".

Sentire questa consonanza e' comunque un'emozione molto bella, che riporta tutto in equilibrio. Sono sicuro che ne hai fatto esperienza e capisci bene quello che intendo.

mercoledì, 18 gennaio, 2012

 

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