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mercoledì 22 febbraio 2012

VV. AA., New Orleans blues, soul & jazz gumbo (Metro Select, 2012)

Non credo di avervelo mai detto, ma il motivo per il quale nel mese di gennaio sono stato un po' assente da qui, e' che ho letteralmente consumato l'asfalto delle strade che portano dagli studi di Radio Engadina al British Film Institute (una passeggiata di una quarantina di minuti, molto piacevoli, costeggiando il Barbican, la cattedrale di San Paolo e seguendo poi il lungo Tamigi), per rivedere su grande schermo la filmografia completa di Woody Allen.

Manhattan (che visto sullo schermo enorme dell'NFT1 si conferma come uno dei miei film preferiti della storia del cinema, soprattutto per i primi e gli ultimi 10 minuti, autentici miracoli) mi ha fatto venire voglia di recuperare Potato head blues di Louis Armstrong. Che cercando un po' ho trovato in questa doppia raccolta (un affare: 50 tracce, neanche 5 sterline).

Per chi non se lo ricordasse, in Manhattan Potato head blues viene inserito nella lista di Woody Allen delle ragioni per le quali vale la pena vivere. Ed e' cosi'. Anzi, lasciatemi dire che tutta la migliore musica registrata a New Orleans grosso modo tra il 1920 e il 1960 e' una delle ragioni per le quali vivere. Un patrimonio musicale ricchissimo, una riserva inesauribile di emozioni positive.

Nella raccolta ci sono un po' tutti i musicisti che hanno reso grande la citta' della Louisiana, da Bobby Charles a Fats Domino, da Allen Touissant ai Neville Brothers, da Lee Dorsey a Irma Thomas. E poi una miriade di nomi quasi dimenticati, bluesmen, soulmen, jazzisti che hanno fatto la storia minore, ma non meno sorprendente, della musica che amiamo.

Procuratevi questi dischi, e ricordatevene quando avete bisogno di energia e di stare davvero bene. Musica che non delude mai.

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35 Comments:

Blogger prospettive musicali said...

Limitatamente al solo Armstrong c'è un cofanetto della Jsp che riunisce tutte le sue registrazioni con gli Hot 5 e gli Hot 7 (compresa quindi Potato Head Blues) ed è altrettanto conveniente: 90 brani in 4 cd, per 9,29 sterline (da amazon inglese, che da una ricerca sommaria mi pare l'offerta migliore). Dettagli in http://www.allmusic.com/album/the-hot-fives-sevens-jsp-box-r443191/review

ciao

a

mercoledì, 22 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

15 recensioni, tutte 5 stelle. Procedo subito ad aggiungere all'ordine che sto facendo (una raccolta Smithsonian Folkways che mi manca), grazie per la segnalazione Alessandro.

mercoledì, 22 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Accertati però che sia proprio l'edizione della Jsp, sia perché è quella più curata sia perché con quel titolo (o simili) esistono raccolte armstronghiane di ogni genere e ampiezza, comprese alcune in cui di Hot5 e Hot7 c'è appena un assaggio.

Ciao

a

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Tutto sembra corrispondere con la tua descrizione:

http://www.amazon.co.uk/gp/product/B00001ZWLP/ref=s9_simh_gw_p15_d0_g15_i1?pf_rd_m=A3P5ROKL5A1OLE&pf_rd_s=center-2&pf_rd_r=1T29N2MEEK9S102W103E&pf_rd_t=101&pf_rd_p=467128533&pf_rd_i=468294.

La raccolta che segnalo comunque la consiglio, se non hai gia' i suoi brani sparsi in altre: all killers, no fillers :)

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Sì, confermo: è quella giusta.
Se vuoi il meglio del megli odi Armstrong, è il cofanetto da avere.

Ciao

a

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Osservo di passaggio che si sta arrivando al punto paradossale nel quale i capolavori della musica costano una frazione rispetto alle insulsaggini da classifica.

E indipendentemente dal formato, nel senso che scaricare due canzoni di Adele e dei Coldplay costa piu' che comprare un disco intero di Louis Armstrong.

E' come se, che ne so, la scrivania disegnata da Mollino costasse come le gambe di un tavolo dell'Ikea.

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Considera che, a differenza della scrivania disegnata da Mollino, i capolavori musicali registrati più di cinquant'anni fa (che presto diverranno non so più se 70 o 90) sono fuori diritti, nel senso che chiunque può ristamparli "legalmente" nel formato che vuole, su cui applicare un bollino Siae (il che garantisce comunque -- almeno in teoria -- agli autori o ai loro eredi di percepire una percentuale di quelli che mi pare si chiamino diritti fonomeccanici).
Ma i prezzi dei cd sono crollati ormai per tutti, comprese le star odierne: "19" di Adele si trova già a 3,21 sterline; "Maximum Coldplay: Interview" dei Coldplay a 2,49. E buona parte dei dischi in uscita si può prenotare da amazon per 8-9 sterline...

Ciao

a

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Le dinamiche economiche sottostanti mi sono chiare, ma restano fenomeni un po' paradossali.

E' come se uno potesse andare alla Tate a scegliere i quadri per casa sua, e li pagasse meno dei lavori di una degree exhibition.

(Esagero il paradosso, ovvio, ho letto anch'io il famoso saggio di Benjamin su arte e societa' di massa nel quale spiega queste cose).

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

faccio il solito bastian contrario, tanto siamo sempre in 3 a contarcela qui.
secondo me, forse è anche quello che dice Benjamin ma io il saggio non l'ho letto, il paragone con la Tate non regge.
reggerebbe se ci fosse un museo del jazz dove un Armstrong ibernato venisse conservato per suonare ogni giorno per i visitatori.
il disco equivale a una stampa da appendere in salotto.
io sempre meno credo in questo valore intrinseco dell'opera musicale su disco, tanto meno nel jazz.
dunque sostengo anche in questo caso la biblioteca virtuale e il libero scambio, tanto più nel caso di musiche di pubblico dominio, fermo restando il limite della questione dei formati compressi, che prima o poi cesserà di esistere credo.

giovedì, 23 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

L'idea del disco come stampa da appendere in salotto (rispetto all'originale che è il dipinto) torna ancora una volta sull'idea (precedente l'invenzione del disco stesso e della registrazione in genere) che il disco sia una "copia" di un "originale" che è invece la scarsa esecuzione dal vivo.
Ma il disco non è più così da tanto tempo: come dicevo l'altra volta in cui ne parlammo, sarebbe come considerare il cinema una copia -- una stampa da appendere in salotto -- del teatro.
Non è così: il cinema e la musica registrata hanno sviluppato da decenni (in alcuni casi da subito) caratteristiche proprie, assolutamente distinte da quelle del teatro e della musica dal vivo. Basti pensare al montaggio a posteriori di ciò che è stato "ripreso", che è tratto comune al cinema e alla registrazione, e per forza di cose estraneo alla performance dal vivo, teatrale o musicale che sia.
Certo, i puristi -- quelli che vorrebbero che la registrazione fosse mera testimonianza (ignorando evidentemente che scegliere un microfono anziché un altro è già una "manipolazione", così come la sua posizione, la distanza dalla fonte sonora, per non dire il mixaggio ecc.) -- non accettano il montaggio nei dischi, benché questo sia presente non da ieri anche nelle registrazioni di classica (e non solo di Glenn Gould) e jazz, cioè quelle che passano per più "vere".
Non vedo, infine, per quale motivo dovrebbe cessare di esistere il "limite della questione dei formati compressi", inventati non da una cellula rivoluzionaria ma dalla stessa industria discografica, che li ha trovati più convenienti e rispondenti a un consumo prevalente di bassissima qualità, cioè da cuffiette in ambienti rumorosi o come sottofondo di altre attività e soprattutto in automobile, dove il rumore di fondo e le caratteristiche dell'ambiente d'ascolto, anche in presenza di impianti costosi, annullano la differenza tra registrazione compressa e non compressa. Non a caso anche i cd "regolari" (cioè contenenti file non compressi) rivolti al mercati "di massa" adottano comunque una compressione della dinamica, cioè non della quantità di informazioni (come l'mp3) ma della differenza tra "pianissimi" e "fortissimi", elevando il volume degli uni e schiacciando verso il basso quello degli altri, in modo da avere pochissimi decibel di differenza tra suoni più forti e più deboli, e quindi una musica ideale per l'ascolto in auto e in ambienti rumorosi e come sottofondo omogeneo.
Per quale motivo l'industria dovrebbe fare marcia indietro?
L'unico superamento del "limite della questione dei formati compressi" potrebbe avvenire quando "la biblioteca virtuale e il libero scambio" regneranno incontrastati nel mondo felice dove crescono caramelle dagli alberi e dove finalmente nessuno incide più dischi ma i musicisti fanno tutti i falegnami e la sera suonano allegramente, mentre qualcuno registra i loro concerti non con un telefonino (= formati compressi) ma con un registratore portatile zoom o tascam in formato wav e poi, giunto a casa, prima di dire le preghiere e dormire il sonno dei giusti mette online la sua registrazione non compressa: piena di rumori di fondo, di chiacchiere dei vicini di posto, di camerieri che sollecitano le ordinazioni, di strofinii e cellulari che suonano (e che fanno cr cr cr nella registrazione anche se avevano la suoneria a zero) e urti accidentali del microfono e tutto il resto ma non compressa.

Ciao

a

venerdì, 24 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Sapete gia' come la penso, perche' ne abbiamo parlato gia' tante volte.

Aggiungo una nota, che Alessandro comprendera' per avere fatto la simile esperienza (credo).

Mi e' capitato, abbastanza spesso, che mentre sono in studio e sto trasmettendo, entra trafelato qualcuno (Vito War, che pero' si e' ormai stancato, o qualcuno della redazione giornalistica) per avvertirmi che non starei andando in onda.

La ragione e' che se il volume della musica scende sotto un certo punto, parte in redazione una specie di sirena per avvertire che c'e' un "buco".

Cosi' non e', si tratta probabilmente di un pianissimo, un "avvallamento" in un brano di musica da camera ad esempio.

Pero' mi colpisce che la sirena sia stata tarata a un livello che non riesce a fare distinzione.

E tempo fa lessi una recensione, su Amazon, nella quale un loro cliente si lamentava perche' aveva comprato una sinfonia di Part, ma, a suo dire, non si sentiva niente.

In questo modo dimostrando di non avere compreso nulla, ne' del messaggio di Part, ne' della filosofia ECM, che ha elevato i pianissimo a manifesto programmatico: il dialogo con il silenzio contrapposto al rumore ottundente i sentimenti e livellante le emozioni (verso il basso).

Io credo che il valore delle della registrazione fonografica professionale, che Alessandro cita, vada difeso.

Per difenderlo sono disposto a fare la mia parte, pagando la musica anziche' scambiandola senza compenso del lavoro altrui.

Dopodiche', Francesco, anche Alessandro e io ci scambiamo musica ogni tanto. Ma in modo mirato. Mi e' capitato spesso di comprare i dischi dei quali mi ha fatto copia, e immagino sia capitata la stessa cosa a lui.

Si tratta di un fenomeno ben diverso rispetto a mettere in rete la musica (di altri, ovvio: la tua la puoi decidere di condividere se ti fa piacere farti ascoltare).

venerdì, 24 febbraio, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

Fabio, guai a chi tocca il silenzio, ci mancherebbe altro!
Ma siamo sicuri che sia possibile il silenzio in un'emissione radiofonica?
Intendo un silenzio reale e tutta la musica che può starci vicino.
Non so, io ho i miei dubbi, stasera vado a sentire un concerto in cui viene eseguito un concerto per audio file e 12 candele accese, saremo seduti in una stanza, molto vicini alla fonte sonora, seduti per terra, lì forse sarà possibile ascoltare il silenzio e quello che gli sta vicino.
dopodiché io ho cominciato a seguirti regolarmente in radio dopo che hai avuto il coraggio di fare una trasmissione in cui hai mandato "For Bunita Marcus" di Feldman, quasi integrale, e chissà che non sia stata quella una delle volte in cui è suonata la sirena della radio...

tornando al file sharing, sapete quella che è la mia posizione, io non metto dischi in commercio, meglio se di etichette che han terminato le pubblicazioni, di cui magari si trova qualche copia a carissimo prezzo su Amazon e se mi viene chiesto di togliere (come è successo con la FMP di Berlino) tolgo immediatamente.
oltre ciò, quando posso condivido concerti live e su quello non mi pare ci siano grossi problemi nemmeno da parte vostra.

rispondo brevemente anche alle osservazioni di Alessandro: in generale credo occorra distinguere.
cioè, è vero quello che dici - che anche piazzare un microfono è già una scelta produttiva ed artistica legata alla riproducibilità tecnica della musica - però credo che "Sgt. Pepper" o "Bitches Brew" siano una cosa e Armstrong un'altra.
io devo dire continuo ad apprezzare di più il live, cioè quello che davvero mi lega a qualcuno è ascoltarlo in un concerto e, quando proprio non è possibile, almeno il video.
di solito l'imprinting è quello e quando dura tanto, nel senso di un artista che puoi risentire e risentire e continua a coinvolgerti, non c'è disco che tenga.
e pago anche più volentiueri per sentire un concerto piuttosto che comprarmi il disco.
forse sono legato al fatto di averne fatti di dischi e dal sapere come vengono fatti e, spesso, per quale scopo (il famoso biglietto da visita).
inoltre credo che attualmente ve ne sia una sovrabbondanza, di tutti i generi e tutte le risme, al contrario delle occasioni per sentire della musica in buone condizioni e a un prezzo onesto.
in Italia da questo punto di vista siamo, io direi, messi molto male.
e sinceramente tra spendere 30 o 40 euro al Blue NOte per sentire Stacey Kent e scaricarmi un introvabile vinile non più ristampato di Shirley Horn preferisco il secondo.
e non credo che sua figlia possa avere nulla da ridire.
per inciso, per ascoltare Shirley sono andato nel 2002 fino a Parigi e avrò speso l'equivalente di quello che spenderei per avere tutti i suoi cd.
però quello lo ricordo davvero come un'opera d'arte vivente cui ho assistito e certamente come uno dei concerti più intensi della mia vita, che ne so, pari allo sconvolgimento di ascoltare Henry Cow al Lirico nel 77 o 79, o Art Ensemble al Ciak nello stesso periodo, tanto per capirsi, o anche Ani Di Franco al Parco Nord, sempre nel 2002.
quanto ai formati compressi, intendevo dire che prima o poi si scaricheranno i wav senza grossi problemi e a quel punto la differenza sarà solo negli interventi in fase di produzione che Alessandro giustamente sottolinea.

e poi aggiungo una sola altra cosa: io trovo molto affascinante anche la musica che non è mai stata incisa dai suoi primi creatori, molta musica classica ovviamente ma non solo, anche molta musica tradizionale.
in questo, in questo mistero, c'è un fascino incredibile e per me sconvolgente.
quella musica ci chiede di riviverla oppure rivive nella tradizione orale.
questa per me è la vera e unica arma che possediamo per sconfiggere l'angoscia della scomparsa e della mancanza.
è ciò che andrebbe valorizzato e per cui si dovrebbe lottare.
a quel punto farei anche a meno dei dischi e di conseguenza, va senza dirlo, del file sharing.

ciao, F.

venerdì, 24 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Si', credo sia possibile. Il silenzio e' parte del manifesto programmatico di Prospettive Musicali, che scrivemmo nell'ormai lontano 2001:

"... Prospettive Musicali potrà accostare musiche medioevali e avanguardie elettroniche, free jazz e musiche per ambiente, danze etniche e partiture contemporanee, improvvisazione e composizione, avant rock e canzone, silenzio e rumore, invitando il proprio pubblico a condividere esperienze di ascolto coraggiose e "di confine".

Magari non trasmettiamo proprio silenzio (anche se mi capito' anni fa di trasmettere una composizione di Cage che conteneva qualcosa come un minuto di assoluto silenzio), ma certamente e' capitato a tutti e tre di suonare dischi quasi silenziosi.

Com'e' andata la serata? Io quella sera sono andato a un appuntamento con la donna piu' fascinosa del pianeta (Anja naturalmente), e mentre camminavo di buon passo in Fleet Street, lo shuffle del mio telefono ha selezionato per me il vostro concerto in auditorium.

Ah, e mi sono sempre dimenticato di dirtelo, ma l'ultima volta che sono stato in Italia ho sentito citare il tuo nome a Battiti.

Sulla dimensione live. A me piacerebbe molto che il live fosse una presentazione del disco, cosi' come accade con i libri.

L'autore incontra il pubblico: racconta la genesi del disco, risponde alle domande, esegue alcuni frammenti (proprio come gli scrittori leggono alcune pagine).

Poi chi vuole acquista il disco e se gli va se lo fa autografare.

Un incontro insomma, non una farsa come sono molti concerti, nel corso dei quali i musicisti aumentano la distanza dal pubblico, anziche' ridurla.

domenica, 26 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

La filosofia Ecm del silenzio assomiglia a volte più a un'ideologia: per esempio quando ti mettono quei 5 secondi di silenzio all'inizio del primo brano del cd. Immagino che per loro significhino che prima di iniziare l'ascolto devi assaporare il silenzio e cose così. Ma allora me ne sto in silenzio io anche per 5 ore, se mi va (e se ne ho il tempo e se qualche demente non si attacca al clacson giù in strada): non ho bisogno dei loro 5 secondi.
E così il volume dei brani sui cd: se, in una scala da 1 a 100, la sinfonia di Pärt aveva i pianissimo a (poniamo) 5 e i fortissimo (o comunque i picchi massimi) a 100, mi sta benissimo. Ma se Eicher avesse deciso di mettere i picchi a 71, è una corbelleria bella e buona, utile solo a farmi tenere il volume dell'amplificatore a un valore una volta e mezzo più alto quando ascolto un disco Ecm: quindi niente dialogo con il silenzio ma solo manopola tre tacche più in là (il che non so dire se equivalga pure a un maggior consumo di energia elettrica). 
Ciccillo giustamente domanda: ma siamo sicuri che sia possibile il silenzio in un'emissione radiofonica? 
In effetti, in fm credo che il silenzio non esista e che (come sul vinile e sui nastri analogici) il pianissimo abbia il limite tecnico del rumore di fondo: cioè, per essere udibile, un pianissimo non può comunque scendere sotto al livello del rumore di fondo, che altrimenti lo coprirebbe. Il disco ha il rumore dello sfregamento meccanico della puntina sul vinile; il nastro ha il fruscio; e l'fm (a differenza della radio digitale) ha tutto quello sfrigolio di rumori suoi e interferenze dalle frequenze confinanti, molto affascinanti in astratto ma decisamente punitive per i pianissimo di Pärt nel concreto (soprattutto quando si pensi alle interferenze di Radio Maria che coprono i pianissimo del pur spiritualissimo Pärt).
Sulla registrazione: ovviamente il tipo di uso dello studio in "Sgt. Pepper" o "Bitches Brew" è diverso da quello che poteva essere nelle registrazioni degli anni Venti ma anche in quest'ultime c'era una quantità di "manipolazione"; è noto, per esempio, che i brani jazz limitarono quantità e lunghezza degli assoli per adeguarsi alla durata di una facciata di 78 giri e che -- data la scarsissima risposta in frequenza delle apparecchiature dell'epoca -- i batteristi privilegiarono le parti del proprio kit (come i woodblocks) più facilmente captabili e riproducibili da quelle apparecchiature. Credo che anche i bassisti fecero lo stesso, visto che le frequenze più gravi del contrabbasso non venivano recepite né riprodotte.
Sull'attuale sovrabbondanza di dischi di tutti i generi e tutte le risme credo che siamo tutti d'accordo.
Sulla musica mai incisa dai suoi primi creatori ho sentimenti contrastanti: mi domando per esempio quanto la musica barocca che è stata poi incisa (o che possiamo ascoltare oggi in una sala da concerto) assomigli a quella dell'epoca. Non solo per la questione molto dibattuta degli strumenti originali versus strumenti odierni ma anche per il modo di leggere le partiture. Derek Bailey, nel suo libro sull'improvvisazione, intervista alcuni esperti che spiegano come all'epoca le partiture servissero solo da appunti per musicisti che improvvisavano poi molto; e infatti, se ho ben capito, erano partiture molto meno dettagliate, mentre oggi sono piene di indicazioni precise (che immagino aggiunte in epoche successive) su molti più parametri e comunque sono intese come obblighi, non come appunti. 
Infine, a meno dei dischi non farei: sono d'accordo con Evan Parker (e con Battiti) quando dice "my roots are in my record player".

Ciao

a

domenica, 26 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Recentemente mi e' capitato spesso in radio di scegliere di lasciare cinque secondi tra l'annuncio del pezzo e la sua partenza, o di iniziare a parlare una decina di secondi dopo la fine del brano che mi accingo a disannunciare.

Mi sono lasciato ispirare dal canale quinto della filodiffusione, che e' anche la mia stazione preferita quando ascolto musica di sera (in Italia, qui invece e' BBC Radio 3, che in questo momento per dire sta passando Carla Bley).

Non so invece dirti cosa animi la scelta di Eicher. Immagino che si', per lui il silenzio sia un po' un'ideologia. A me la cosa non dispiace, forse proprio perche' la e' anche un po' per me.

Forse avete ragione voi, e il silenzio non ha molto senso alla radio. Ma personalmente detesto la congestione delle radio commerciali, e faccio del mio meglio per prendere le distanze da quel modello.

Quello si' ideologico, perche' per quanto ci provi non riesco a interpretarlo che come esaltazione della cultura dello sfruttamento capitalista e della negazione programmata del pensiero, della contemplazione, della riflessione e di tutto cio' che non e' produzione e/ o consumo.

Quello che dici a proposito dell'improvvisazione nella musica barocca l'ho letto anch'io in diverse fonti.

Per esempio in un'intervista al Trio Mediaeval, che sostengono che l'esecuzione della early music e' analoga alla musica contemporanea (all'interno della quale gli appunti sostituiscono a volte partiture piu' strutturate, e l'esecutore e' chiamato a interpretare la musica piuttosto liberamente e personalmente).

E si', my roots are in my record player. Non so se sia perche' sono cresciuto in un luogo dove la buona musica arrivava solo su supporti fonografici (e non dal vivo), ma a essi ho finito per essere molto legato, al punto di non potere farne a meno.

Non credo sia un caso che qualche tempo fa ho scelto come formula di Engadina Calling di parlare di dischi. Non canzoni, non concerti: dischi fisici.

domenica, 26 febbraio, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

Scusa Fabio, c'è un passaggio che non comprendo nel tuo penultimo intervento qui quando parli di una serata e di Battiti? A chi ti riferisci?

A parte questo oggi ho pensato a voi leggendo un articolo che recensiva l'uscita in dvd di tutte le trasmissioni televisive (quelle radiofoniche sono già state pubblicate) registrate da Glenn Gould.
e con questo già dico tutto, in effetti non è una filosofia della musica, se così la possiamo definire, cui io invece ho mai molto aderito privilegiando certamente la performance, sia da un lato che dall'altro del faccenda.
interessanti invece tutte le vostre annotazioni sulla musica "mai registrata all'epoca della sua composizione".
e certamente non sono casuali le vicinanze fra l'antico e il contemporaneo, sia nella fruzione del pubblico che nell'atteggiamento dei musicisti e degli esecutori.
io credo che che la vera deviazione sia, da una parte, l'epoca classica e romantica che ha un po' inficiato tutta l'interpretazione della musica scritta europea almeno fino a qualche decennio fa e con risultati assai nefasti.
e dall'altra il rock o la musica commerciale che di fatto hanno deviato le abitudine, esecutive e di ascolto, di tutti i vari generi e tradizioni che rientrano invece nell'ambito della popular music.
da questo punto di vista io trovo entrambi in modo simile (nella vocalità lirica e rock per esempio in modo impressionante) funzionali a una visione borghese e utilitaristica della vita,anche quando nel caso del rock apparentemente si rifanno a una certa trasgressione che, come in molti altri settori, tende alla fine a essere funzionale al perbenismo che tenta di contrastare.

infine, visto che sono in un momento assai JeanneAddeddiano un piccolo regalo per Alessandro con un'interpretazione della mia cantante francese prediletta di qualcosa che lui dovrebbe conoscere assai bene.
il link per scaricare il brano è questo:
http://dl.dropbox.com/u/24062539/06%20Bad%20Alchemy.mp3

martedì, 28 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

La serata della quale ti chiedevo le impressioni e' "un concerto per audio file e 12 candele accese, molto vicini alla fonte sonora, seduti per terra" del quale parlavi in un tuo intervento di venerdi'.

E a Battiti hanno pubblicizzato un tuo concerto che, se la memoria non mi inganna, hai tenuto il 10 febbraio, e del quale avevi mandato comunicazione anche a noi.

Quello che dici a proposito della musica classica di matrice romantica e del rock mi trova molto d'accordo, naturalmente fatte le doverose eccezioni.

Il rock e' oggi a mio parere LA musica borghese e conservatrice per eccellenza. Lo e' il rock scritto oggi (la maggior parte), e lo e' la fruizione di molte glorie del passato la cui trasgressione e', se non sempre "funzionale al perbenismo che tenta di contrastare", quanto meno vuota e totalmente inutile.

Le derive apertamente necrofile (Mojo e Uncut, riviste di necrologi) nella musica rock si sprecano. I concerti rock sono farse totalmente anacronistiche, non meno delle processioni di paese (che pero' trovo esteticamente piu' interessanti).

martedì, 28 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Grazie per la Bad Alchemy cantata da Jeanne Added (insieme al suo coautore Greaves, direi)!
Jeanne Added piace molto anche a me ma ho avuto ben poche occasioni di sentirla: gli album "Verlaine" di John Greaves e "Cubique" di Pierre De Bethmann e poi? Tu che cos'hai di lei?
Quello che dite sul rock è verissimo ma solo per una parte del rock.
Anche all'interno del rock trovo differenze abissali di qualità, inventiva, originalità, ispirazione tra -- per esempio -- Jack Bruce e Bruce Springsteen, gli Yardbirds e i Rolling Stones, Zappa e gli U2, i Gentle Giant e gli Yes, Beefheart e i Cure, Hendrix e i Cccp, i Creedence e i Queen, i Jefferson Airplane e i Jefferson Starship, i Kinks e i Joy Division ecc. ecc.
Neppure il silenzio è -- paradossalmente -- sempre uguale: il silenzio di Cage è una celebrazione del caso e della pulsazione del mondo resa udibile dal tacere degli strumenti; invece Eicher riesce a rendere pomposo e autoritario persino il silenzio.
Ma anche il silenzio di Cage può diventare altro: "4:33", incisa in uno studio di registrazione, non rende udibile un bel niente se non (su ellepì da registrazione analogica) il fruscio del nastro e del vinile (e su cd da master digitale neppure quelli). Trasmessa per radio celebra solo le interferenze di tutte le frequenze confinanti, che normalmente non sono udibili (se siamo fortunati) perché sovrastate da ciò che è in onda: a Radio Popolare, il silenzio è riempito dal segnale debolissimo (sempre se siamo fortunati) di Radio Maria.
Il discorso del privilegiare la performance continua a non convincermi: io ho avuto la fortuna di assistere a un concerto di Mingus, già piuttosto mal messo, e a vari concerti di Sun Ra ma solo i dischi possono dirmi come fossero loro nel pieno delle proprie energie e come fossero Ayler, Ellington, Fletcher Henderson, Armstrong, Monk e tantissimi altri. Dovrei forse preferire un concerto di un qualunque jazzista odierno che mi riproponga le loro musiche?
Non è necrofilia: perché nessuno accusa di necrofilia chi ama e ascolta Beethoven, Brahms, Scarlatti, Monteverdi e legge libri e riviste su di loro?

Ciao

a

mercoledì, 29 febbraio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Si', era parte della premessa che si stava parlando di una parte del rock, "fatte le doverose eccezioni". Nel mio caso mi riferivo alla parte piu' mainstream e inquadrata nei cliche' (quindi tra quelli che citi personalmente includo nel discorso per esempio Springsteen, e invece terrei decisamente fuori Beefheart e i Joy Division).

Il riferimento alla necrofilia forse va spiegato un po' meglio, hai ragione.

Il rock e' una musica del passato, e in questo non c'e' nulla di male. Ha finito il suo ciclo storico, esaurito la sua funzione, espresso il suo messaggio fino in fondo.

A differenza di altre musiche (il jazz, la musica colta, molte forme di world music, ecc.) non ha saputo evolversi.

Il problema nasce nel momento in cui non ci si rende conto di questo, e si continua a ripetere gli stessi frusti cliche', fino allo sfinimento.

Se Mojo e Uncut scrivessero di Lennon e Dylan, Hendrix e Beefheart e si fermassero li', andrebbe benissimo. Sarebbero riviste agiografiche ma dignitose.

Tuttavia questo non succede, questo riconoscimento che si sta parlando di musica classica, del passato, non avviene. Si pretende di parlare di una musica morta come se fosse ancora viva. Si esaltano nomi del presente che ripetono stancamente i suddetti cliche' come se si trattasse di novita'.

Cosa che per fortuna non avviene tra gli appassionati di Beethoven, Brahms, Scarlatti, Monteverdi, che sono ben consapevoli di sentire musica che appartiene al passato, e se ne sono fatta una ragione.

Il silenzio alla radio, se ci pensi, puo' assumere una valenza critica e simbolica tutt'altro che trascurabile. Non limitarti a quello che senti (fruscio e interferenze), pensa soprattutto a quello che non senti.

mercoledì, 29 febbraio, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

eheheh, di Jeanne Added non ho alcun disco e non l'ho mai sentita dal vivo.
è un'artista che ho conosciuto e seguito esclusivamente grazie alla rete, come del resto accade da qualche anno in qua, per ragioni essenzialmente economiche.
nel periodo precedente ero solito comprare parecchi artisti francesi direttamente nel loro paese, dove mi recavo spesso per lavoro e non e dove ci sono tanti bellissimi negozi di cd usati, anche in città minori come Nizza, Strasburgo e via dicendo.
dunque di lei oltre al succitato gruppo omonimo della canzone di Susanne Abbuehl (che all'inizio, quest'ultima, snobbavo un po' per un pregiudizio anti-ECM ma alla fine mi ha conquistato anche lei su cui poi andrà fatto un'altro discorso relativo alla sua scomparsa dalla scena) conosco alcune cose della sua band Linnake, in cui suona anche il basso, e alcuni brani in solo che ci sono sul suo myspace, poi ho scaricato questo concerto con Greaves dove però ci sono principalmente brani del suddetto.

comunque sì, per i morti e i "mai registrati in vita" non rimane che affidarsi a dischi, dvd e partiture.
però l'effetto è diverso, cioè nel classico e nel tradizionale partitura e oralitù permettono di "rivivere" la musica.
nel jazz funziona meno, da una parte perché tutta la sua storia o quasi coincide fortissimamente con lo sviluppo dei mezzi di riproduzione sonora e dall'altra perché la coincidenza fra esecutore e copositore (e improvvisatore) è fortissima e devastante.
però a volte accade che le musice dei grandi che tu citi siano rivissute da altri in modo interessante, specialmente laddove si stravolge dopo aver ineriorizzato molto, sono casi rari.
per esempio il trio di Jeanne Added che ho citato rifanno Strayhorn e Waldron, due autori che anch'io studio assai, e si sente che li conoscono così bene da poterli poi ricostruire e reinventare.
ma non capita semnpre così, più spesso ci sono gli scimmiottamenti e il più delle volte, il che per me è un paradosso, ad opera di musicisti che si impegnano moltissimo, anni di studio, per ottenere questo.
l'arte della cover rock funziona allo stesso modo, più si allontana dall'originale e meglio è.
e tuttavia segnalo la diffusione di un atteggiamento filologico, gruppi di cover band che rifanno gli originali nota per nota come se fosse musica classica.
un'aberrazione, a mio parere.

mercoledì, 29 febbraio, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Di fronte a un silenzio alla radio posso anche pensare a quello che non sento ma non credo che faccia altrettanto la maggioranza degli ascoltatori (e a me non piace trasmettere per un'élite: la parola stessa "trasmettere" mi pare andare in senso opposto alle élite).
Ti faccio un esempio: stamattina a Radio Popolare, durante la rassegna stampa di Marta Bonafoni, il collegamento con Roma è saltato per una decina di secondi, casualmente alla fine di una frase compiuta, senza quindi l'effetto interruzione. Be', io penso che ugualmente la percentuale di chi ha pensato che quei dieci secondi di silenzio avessero una valenza critica e simbolica (per esempio per sottolineare quanto appena letto o indurre a una riflessione su di esso) sia irrisoria rispetto a quella di chi ha pensato che ci fosse un problema tecnico.
E di fatto pure io penso a un problema tecnico se durante una trasmissione anche musicale sento dieci secondi di silenzio prima o dopo un brano, così come quando premo play nel lettore cd e, pur vedendo i secondi scorrere nel display, non odo nulla uscire dalle casse, per prima cosa controllo se il selettore dell'amplificatore non sia su tuner, aux o phono (sì, contrariamente a molti adoratori del vinile ho ancora un giradischi e lo uso) e solo dopo penso che sia quel fanatico di Eicher con i suoi maledetti cinque secondi di silenzio prima del primo brano (speculari agli infiniti minuti di applausi lasciati in un cd di Jarrett).
Non sono del tutto sicuro che il rock sia solamente una musica del passato, né che non possa più evolversi o che il valore di una musica dipenda dalla sua capacità di evolversi. Non vedo peraltro evoluzioni né nel jazz dopo il (chiamiamolo) post free, né nella musica accademica dopo Darmstadt né tanto meno nella world music, che ne è quasi esente per definizione.
Nel jazz e nella classica il fenomeno di "nomi del presente che ripetono stancamente i suddetti cliché come se si trattasse di novità" è peraltro presente e preponderante almeno quanto nel rock.
E non sono così negativo verso la riproposizioni dal vivo di grandi opere del jazz e del rock.
Se penso a Mekanïk Destruktïw Kommandöh (o all'intero ciclo Theusz Hamtaahk) dei Magma, a Escalator over the Hill di Carla Bley, a Kew.Rhone di Greaves & Blegvad, al songbook degli Art Bears, sono contento che qualcuno (per lo più gli stessi autori, spesso con musicisti che all'epoca dell'incisione di quei capolavori non erano neppure nati) abbia deciso di portarli o riportarli sulla scena in anni recenti dando a me e a tanti altri la possibilità di ascoltarli dal vivo. Non necessariamente sono riletture filologiche (e gli assoli sono liberi anziché trascritti nota per nota come invece nel Birth of the Cool di Fresu+bigband e forse anche nel suo Kind of Blue) ma certamente non sono stravolgimenti degli originali e il "come se fosse musica classica" non mi pare un'aberrazione: anzi, non vedo perché la sola classica dovrebbe godere (e far godere gli appassionati) dell'opportunità di essere interpretata dal vivo o su disco anni e decenni e secoli dopo la composizione.
Amo il repertorio Artchipel anche perché ne apprezzo l'idea di recuperare bellissime partiture che altrimenti non ci sarebbe alcuna possibilità di sentire dal vivo.
Chiudo (il cerchio) tornando all'Armstrong degli Hot 5 & 7: la Oxford University Press ha da poco pubblicato un libro di Brian Harker dal titolo "Louis Armstrong's Hot Five and Hot Seven Recordings" (dettagli in http://tinyurl.com/oup-hot5).

Ciao

Alessandro

venerdì, 02 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

Francesco -

Sai qualcosa di piu' a proposito della scomparsa dalle scene di Susanne Abbuehl (la piu' affascinante creatura femminile del pianeta subito dopo Anja)?

E perche' questo pregiudizio anti-ECM, me lo spiegate?

Ho visto nel programma di Prospettive Musicali che verrai trasmesso questa domenica da Alessandro, vi ascoltero' con piacere.

Alessandro -

Sono molto d'accordo: anche a me darebbe fastidio trasmettere avendo in mente un'elite. Il blog e la radio sono messaggi in bottiglia, ed e' giusto che la corrente li porti dove capita.

Non solo non mi piace trasmettere per un'elite, ma non mi piace neanche trasmettere esclusivamente per un pubblico di appassionati. Quando anni fa ho potuto scegliere tra una serie di collaborazioni, ho preferito il Manifesto e Radio Popolare a riviste di settore. Proprio perche' non mi piace predicare ai convertiti, o almeno soltanto a loro (dopodiche' non mi piace predicare, tout court).

Poi va da se' che tu appartieni a un'elite culturale, e che probabilmente attrai un'elite che condivide i tuoi gusti. Sarebbe sbagliato, concordo, parlare solo a questa fetta di ascoltatori, ma sono abbastanza convinto che e' chi attacca la radio a scegliere cosa sentire. E trasmettendo (cito dalla tua ultima newsletter) Anna Clementi, Tiptons, Eugene Chadbourne, Forges-Lenoci, mi viene da pensare che il pubblico un po' si auto-selezioni e inevitabilmente finisca per essere l'elite per la quale non ti piace trasmettere.

Quindi, probabilmente, e' un pubblico che comprende e apprezza, e sa distinguere tra un problema tecnico e il fatto che iniziare a parlare, magari pure a macchinetta come fanno le radio commerciali, senza nemmeno aspettare che l'ultima nota sia terminata, possa disturbare l'atmosfera che si e' venuta a generare.

Quello che dici a proposito di jazz e contemporanea mi fa riflettere.

Le mie radici, per ragioni generazionali, sono nel punk. Quando il punk e il post-punk sono arrivati al capolinea (attorno al 1982 - 83 quindi), ho iniziato a esplorare cosa e' successo prima e altrove.

Di fatto, tuttavia, ho sentito per molti anni quasi solo musica rock.

Le mie frequentazioni del jazz, del folk, della early music, della musica contemporanea sono tutto sommato piuttosto recenti, direi che sono il portato della mia esposizione di questi anni alla scena musicale e culturale londinese.

Di conseguenza, accetto di riconoscere piu' facilmente i cliche' nella musica rock e nei suoi dintorni, semplicemente perche' la mia conoscenza e' piu' approfondita.

E accetto che la mia intolleranza di essi sia piu' marcata, perche' dopo che hai sentito e visto lo stesso cliche' troppe volte, finisce per venirti un po' in odio.

Detto questo, non ho assolutamente nulla contro la riproposizione dal vivo di dischi del passato. Ho molto apprezzato riascoltare Forever changes, Daydream nation, Berlin, e la lista e' ancora molto lunga. Non necessariamente si e' trattato di letture filologiche, sono d'accordo con te.

Il fastidio piuttosto nasce nel momento in cui la stampa di questo Paese esalta la centesima copia di Neil Young, di Joni Mitchell, degli Stone Roses, ecc., chiamandoli the next big thing. O quando celebra come evento la riformazione di un gruppo di vecchie glorie la cui principale motivazione a fare un disco nuovo e' la difficolta' a pagare il mutuo della casa e la rata della macchina.

Ecco, questo mi provoca una leggera orticaria.

venerdì, 02 marzo, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

non so granché di Susanne, se non che vive in Italia e insegna in qualche Conservatorio in Svizzera. di certo non fa quasi mai concerti, non che io sappia e da almeno qualche anno.

quanto all'esecuzione del rock come musica classica mi riferivo più che altro alle cover band tipo dei Beatles o dei Genesis che risuonano tutto uguale nota per nota e con le stesse chitarre e meglio se il bassista è mancino. e nelle stesse tonalità, guai a cambiarle.
questa mi pare l'espressione di una grossa crisi culturale e creativa.
delle reunion di cui parla Alessandro conosco solo quella degli Art Bears, la prima a Victoriaville e devo dire non mi ha entusiasmato.
in quel caso - eccezione che conferma la regola? - preferisco il disco originale e va detto che pure il loro concerto di allora, all'Elfo, non era granché.

sul resto della piega che ha preso il discorso non so molto che dire, a me le vostre trasmissioni piacciono ma certo non faccio testo. siamo di fronte a un tale arretramento culturale, almeno italiano, che è già un miracolo il fatto che si conservino il vostro e altri spazi simili.

venerdì, 02 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

Invece si', fai testo, perche' sei un ascoltatore preparato e curioso, oltre che un musicista coraggioso. E quindi sei uno dei nostri.

Il problema e' casomai come parlare a molti altri, "trasmettendo" intendendo il termine come lo usava nel suo ultimo commento Alessandro.

sabato, 03 marzo, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Sull'Ecm non ho pregiudizi; semmai un (post) giudizio, fondato su quello che ho ascoltato: dischi belli e dischi brutti, gli uni e gli altri unificati da un unico suono che non tiene conto nelle differenze tra un musicista e l'altro nell'uso degli strumenti, delle risonanze, dell'aria intorno a sé (per dirne una, che senso ha registrare la batteria di Peter Hollinger allo stesso modo di quella di Paul Motian, o quella di Charles Hayward come quella di Jon Christensen?). Poi c'è la supponenza dell'Ecm nel trattare con il resto del mondo. E più di tutto c'è pure il fatto che l'Ecm non è una casa discografica: è una religione. E io non amo le religioni: anzi, le considero responsabili o corresponsabili – tutte – di una parte consistente delle violenze commesse dal genere umano nel corso della storia, e dagli uomini contro altri uomini, e soprattutto dagli uomini contro le donne.
Ciò detto, non ho pregiudizi antiEcm: posso elencarti quando vuoi i dischi Ecm che amo.
Susanne Abbuehl non mi dispiaceva: credevo che sotto quella patina Ecm potesse esserci molto di più di quel che sembrava e così andai a sentirla qui a Milano, all'auditorium della Camera del lavoro, scoprendo purtroppo che sotto la patina c'era pochissimo.Me ne dispiacque ma le feci comunque un po' di foto: se vuoi, dovrei averle da qualche parte.
Neanche a me piace trasmettere esclusivamente per un pubblico di appassionati ma – benché Prospettive musicali vada in onda nella fascia oraria del ghetto specialistico – non penso che il rischio ci sia, perché ho invece sempre l'impressione che chi ci ascolta sia un pubblico molto generico. E va bene così, per certi versi. Ma non penso di attrarre un'élite che condivide i miei gusti.
Avevo l'impressione di una condivisione di gusti con i miei ascoltatori quando trasmettevo a Radio Città 103 (a Bologna, più di vent'anni fa) ma non era un'élite e comunque per due o tre anni fu una situazione davvero unica: una radio d'informazione in cui la musica (non solo nelle trasmissioni specialistiche ma anzi soprattutto nelle fasce informative, giornalistiche ecc.) era per la gran parte in stile Prospettive musicali, se così vogliamo chiamarlo. Era il risultato della concomitanza di una serie di fattori forse irripetibili che sarebbe troppo lungo spiegare qui (e il fatto che il direttore della radio fosse anche lo storico conduttore della trasmissione di jazz non era neppure il più determinante) ma sta di fatto che ad ascoltare quotidianamente certe musiche era tutt'altro che un'élite: era tutto il pubblico di quella radio.
Spesso a far sì che il pubblico si "auto-selezioni" non è la musica in sé ma il modo di presentarla: se si usa un linguaggio per iniziati ci si rivolge automaticamente ai soli iniziati. Questa è una battaglia che combatto da quasi trent'anni ma non mi sono ancora stancato: l'altro giorno un collaboratore della rivista jazz per cui lavoro ha inviato un articolo che usava termini come "moniker" o "alias" per dire "pseudonimo" o "nome d'arte". Quando gliene ho chiesta la ragione mi ha risposto che in quell'ambito musicale si usa così. Be', quello è il miglior modo per non uscire mai da quell'ambito musicale e dal suo pubblico ristretto, il che è proprio l'opposto del motivo per cui una rivista di jazz gli aveva commissionato un pezzo in cui si parlava anche di ambient e techno e house e cose del genere: gli appassionati di quelle musiche non compreranno mai una rivista jazz solamente per un articolo che parla di musiche che loro conoscono benissimo; saranno semmai i jazzofili a poter allargare il proprio angolo di visuale.
[segue]

sabato, 03 marzo, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Sulla centesima copia di Neil Young, di Joni Mitchell, degli Stone Roses ecc. siamo d'accordo.
Gli Art Bears sono un classico esempio di musica concepita in sala d'incisione e per la sala d'incisione (impossibile in epoca di download gratuito): perciò alla versione live manca sempre qualcosa (basti pensare all'intreccio di melodie retrograde e nastri a rovescio e a velocità alterate di First Things First, che ciò nonostante non risulta affatto un pezzo effettistico o un freddo esperimento ma un brano con un pathos fortissimo creato da una musicalità intensa).
Nel concerto di Carmaux sono comunque giunti a un buon compromesso tra l'esigenza di ricreare certe caratteristiche dei brani e quella di fare una musica che avesse un senso suonare dal vivo.

Ciao

a

sabato, 03 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

E' un dialogo interessante, anche perche' mettere le cose che si pensano in forma scritta e rileggerle dopo un po', a volte anche solo dopo un giorno, fa riflettere.

Per esempio: 100 copie di Neil Young sono troppe, e alla fine ci si stanca. Tuttavia, in quelle 100 copie in genere c'e' un apparente fasullo Neil Young che dice cose personali. E quindi non sono tutti inutili.

Sull'ECM puo' darsi che sia come dici tu. Personalmente sono grato a Eicher per il suo lavoro di questi 40 anni: mi ha fatto scoprire musicisti ai quali non sarei mai arrivato altrimenti. L'elenco e' lunghissimo, non saprei nemmeno da dove cominciare.

Poi si', non tutto funziona, certe registrazioni sono un po' piatte, ecc. Ma il mio giudizio complessivo resta molto positivo.

Sulle religioni non sono scettico come sei tu, tranne che su una, quella si' massima responsabile di guerra e di sfruttamento sulla Terra. Che e' un po' l'unica rimasta e la cui chiesa, la borsa di Londra, e' a 20 metri da dove ti sto scrivendo.

Qui dove lavoro ci sono molte societies (ad esempio sono reduce da un interessante lunch di quella vegetariana). Alcune sono religiose. Io sono iscritto a tutte: cristiani, induisti, musulmani, buddisti, sufi. E quando posso partecipo ai loro eventi, imparando sempre qualcosa. Le persone che ne fanno parte e le animano sono in genere molto simpatiche, credenti ma per nulla fanatiche.

Forse in Italia e' diverso, la Chiesa cattolica e' preponderante e condiziona la vita pubblica (anche se infinitamente meno delle decisioni che vengono prese a 20 metri da qui).

Le religioni sono in primo luogo interpretazioni escatologiche del mondo e dell'uomo. A me in genere piacciono i principi comuni a diverse religioni, come certe indicazioni etiche, la critica al materialismo, ecc.

Poi ci sono cose che non mi piacciono: il potere temporale che cercano di ottenere, il desiderio di imporsi a chi pensa diversamente, ecc.

Ma studiandone tante, come si studiano tante scuole filosofiche, ho imparato molto. Non confonderei i principi generali con il fanatismo che qualcuno ne ha derivato.

Sui nostri ascoltatori, sono d'accordo con te che ci sono tanti generici (tanti per esempio che hanno la manopola della radio bloccata su Radio Popolare da 10 anni). Il nostro modo di presentare (tuo, di Gigi, mio) pero' resta piuttosto tecnico e per iniziati. Se senti Radio 105, 102.5, ecc. capisci cosa intendo. Noi non intratteniamo, ad esempio.

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Credo che Eicher abbia fatto scoprire molti musicisti a tante persone. Il problema non è quello.
Il problema è che molti di quelli che hanno scoperto un musicista tramite Eicher si sono ben guardati dall'andare a cercare le incisioni di quel musicista per altre etichette.
E qui entra in ballo il carattere "religioso" del culto eciemmista: per larga parte dei fedeli, quei musicisti sono meravigliosi solamente se e quando incidono per l'Ecm, con quell'alone di riverbero, quelle batterie mixate sotto, quei pianoforti pomposi ecc. ecc., o anche semplicemente con il marchietto Ecm da qualche parte nel cd.

Sulle religioni non sono scettico: le ho proprio in odio. Tutte, compresa la borsa, anche se non è vero che (almeno in Italia) condizioni la vita pubblica infinitamente di più della chiesa cattolica.
Qualche anno fa sono stato operato d'urgenza alle coronarie; se avessero aspettato, forse non sarei qui e in tal caso la mia compagna e indirettamente mia figlia non avrebbero visto un centesimo di pensione di reversibilità, poiché la chiesa cattolica (e non la borsa di Londra, che semmai abolirebbe proprio le pensioni) ha posto il veto su qualunque legge che possa estendere alle coppie di fatto anche solo una parte dei diritti degli sposati. E ovviamente tutti i partiti -- compreso il bigotto Pd -- hanno fatto a gara per dare più ragione alla chiesa, ritirando i progetti di legge ecc. ecc. Anche adesso, a Milano, hanno finora impedito a Pisapia di dare attuazione alla parte del proprio programma (per il quale è stato votato) relativa al registro delle unioni di fatto.
Ma, anche senza pensare alla morte, esonerando mia figlia da religione mi sono ritrovato a considerare che di fatto era emarginata, giacché anche genitori non credenti, che non hanno neppure battezzato i figli, non li hanno però esonerati da religione perché sai, l'ho fatto per mia mamma, ci sarebbe rimasta male, e poi i vicini, certi amici di famiglia e... Questo non ti sembra un condizionamento della chiesa cattolica sulla vita pubblica?
Gli adulti aderiscano a tutte le religioni che vogliono ma che non impongano a me di seguire i loro dettami e soprattutto è pura barbarie che indottrinino bambini di 3-4 anni (sì, l'ora di religione c'è anche all'asilo) con i loro dogmi. Dici bene: le religioni sono "scuole filosofiche", o sistemi filosofici complessi ("interpretazioni escatologiche del mondo e dell'uomo"), che un bambino non può capire: può solo impararne a memoria i precetti. E chi lo trova normale è un fanatico.
Poi può pure essere un simpatico aderente a societies che cucinano deliziosi pranzi vegetariani ma il suo credo è basato sulla fede, qualunque sia la sua religione: per definizione le religioni sono basate sulla fede (un'interpretazione escatologica del mondo e dell'uomo non potrebbe essere altrimenti) e non sul ragionamento, il confronto, la discussione. Diversamente non sarebbero religioni. Per essere tali, devono credere ciecamente a qualcosa di indimostrabile.
Purtroppo tra i principi comuni a diverse religioni quello in assoluto più diffuso è l'idea che le donne siano un "di meno" rispetto agli uomini e quindi vadano private di una parte più o meno grande di diritti, dignità, poteri decisionali, autonomia.
Ho trovato invece posizioni diverse sul proselitismo: i valdesi, per esempio, generalmente lo evitano (e per questo e altri motivi hanno il mio 8 per mille, ancorché religiosi. Non destinarlo equivarrebbe a darne alla chiesa cattolica la medesima percentuale assegnatale dal complesso dei contribuenti).
[segue]

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Infine, non mi pare che io, te e Gigi abbiamo un modo di presentare tecnico e per iniziati.
E non ho nulla contro l'intrattenere.
A 102,5 sono andato proprio oggi: una volta al mese mi intervistano nel loro programma di jazz quando esce la rivista per cui lavoro. Il tono di conduzione di quella trasmissione è leggero e frizzante ma non più leggero di quello di molte trasmissioni di Rp. E, visto che chiedono a me di portare i brani musicali relativi agli articoli della rivista, oggi ho per esempio messo una brano dal recente disco Ecm di Tim Berne, uno di Zorn, uno di Pharoah Sanders, uno di Ribot e così via. Dopo la trasmissione si complimentano sempre per le musiche. Non sono marziani e non hanno particolari antipatie per i marziani.

Ciao

a

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

dirò brevemente la mia sulle due questioni insorte negli ultimi post, anzi tre.

dell'ECM mi pare utile riportare una frase che ho sentito dire quasi simile da musicisti diversi in Francia e Austria: la battuta è all'incirca questa "l'ECM è l'etichetta per quale tutti quelli che non incidono vorrebbero incidere e tutti quelli che già vi incidono vorrebbero mollare".
non so se poi la pensano così anche gli italiani vari che hanno pubblicato a Monaco, io comunque potrei tranquillamente mettermi nella prima categoria sapendo che ci resterò per sempre!

sulla religione condivido tutto quello dice Alessandro e tuttavia penso che il nemico grosso sia il capitalismo e non la chiesa cattolica.
quest'ultima fa il suo sporco lavoro che fa da sempre e come si è visto con il caso Lucio Dalla ormai ha sempre meno presa sulla vita anche degli italiani, certamente anche per una sua vocazione compromissoria e doppiomoralista che, non lo dimentichiamo, è stata (e tuttora resta) anche appannaggio del vecchio PCI e ora del PD, come dimostra il silenzio assordante di milioni di suoi elettori sulla questione TAV, per esempio fra le tante (aggiungerei anche missioni militari all'estero, F35, leggi sul lavoro precario, privatizzazioni, smantellamento del welfare etc etc etc...).

infine, io penso che ciò che caratterizza le vostre trasmissioni sia non tanto lo stile della vostra conduzione che è simile magari ad altre ma il contenuto musicale che mediamente proponete.
il racconto, in parte davvero sorprendente, delle visite di Alessandro in una radio commerciale, potrebbe essere in contrasto con questa tesi, quasi anti-McLuhaniana, ma forse ne è invece la paradossale conferma.

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

Sull'ECM. Il fatto che non ti piaccia la filosofia musicale dell'ECM va benissimo, se non ti piace non ti piace. Avendo competenze non comuni, ti puoi giustamente permettere di distinguere tra uscite di valore e altre trascurabili.

Pero' non mi risulta che l'ECM desideri rappresentarsi come una religione: sarebbe come dire che, non so, la Factory di Tony Wilson, la Constellation, la casa editrice Iperborea, sono religioni, solo perche' hanno elaborato linguaggi estetici molto riconoscibili.

Se quello stile ti piace lo segui, se no, no.

Sull'indottrinamento siamo naturalmente d'accordo, e anche sui condizionamenti della Chiesa cattolica sulle relazioni sociali e sulla vita pubblica, come puoi leggere nel mio ultimo commento.

Detto questo penso che il condizionamento imposto dalle decisioni prese dai poteri finanziari abbia un impatto superiore, e questo perche', in generale, le religioni suggeriscono precetti morali ai propri fedeli, mentre le implicazioni della finanza, oggi svincolata da regole che garantiscano un minimo di equita', ha generato situazioni davvero intollerabili.

I precetti religiosi puoi decidere di seguirli oppure no.

Per esempio, molti metodi anticoncezionali tanto invisi alla Chiesa puoi decidere di adottarli oppure no. Puoi decidere di sposarti in chiesa, in comune o non sposarti affatto.

In Grecia, invece, possono decidere ben poco.

Attenzione, non sto negando che in Italia la Chiesa osteggi l'approvazione di leggi moderne (dalla RU al registro delle unioni civili). Pero', ad esempio col voto, si puo' cercare di cambiare le cose.

Le istituzioni finanziarie sovranazionali che generano lo sfruttamento delle masse lavoratrici invece non le elegge nessuno: si riuniscono e prendono decisioni a porte chiuse e in gran segreto.

E poi una parte della Chiesa si fa portatrice di valori di fratellanza, equita', giustizia sociale, pace, ecologia, consumo etico. La City guarda solo agli interessi privati, spietati, del padronato globale, nel vuoto valoriale piu' totale.

Nessuno ha qualcosa contro l'intrattenere, ovvio. Io non ne sono capace, per cui non ci provo neanche. Provo a condividere la musica migliore che posso, ma poi credo che dopo i primi 10 minuti chi mi ascolta lo faccia perche' condivide i miei gusti, e non perche' si aspetta di sentire battute di spirito, gossip, ecc. (e cioe' il linguaggio di 102.5, Radio 105, ecc., con le poche eccezioni che citi, molto importanti perche', li' si', stai parlando a un pubblico generalista).

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

Francesco -

Abbiamo scritto piu' o meno le stesse cose contemporaneamente. Un caso conclamato di telepatia. Condivido in particolare quello che scrivi a proposito di diverso peso dei condizionamenti.

Anche sul fatto che la peculiarita' di Prospettive Musicali sia nella scelta di suonare musiche altre (cioe' che alla radio e' particolarmente difficile trovare), e non nel linguaggio della conduzione, sono d'accordo con te.

lunedì, 05 marzo, 2012

 
Blogger prospettive musicali said...

Sì, penso anch'io che il nemico grosso sia il capitalismo, per tutte le ragioni che elencate e altre ancora, ma non direi "e non la chiesa cattolica": semmai "e anche la chiesa cattolica".
O qualunque altra chiesa; ma qui e ora -- oggi in Italia -- sicuramente quella cattolica, che tra l'altro ha a più riprese benedetto il capitalismo (e i vari Videla e compagnia bella, per non parlare dell'atteggiamento di Pio XII verso fascismo e nazismo).
La "vocazione compromissoria e doppiomoralista" è più del vecchio Pci e ora del Pd (in merito al quale sottoscrivo quanto dice Ciccillo) che non della chiesa, la quale chiude un occhio solamente dove le conviene e altrimenti è super intransigente. Su Dalla, per esempio, devo dar ragione a una giornalista che detesto, Lucia Annunziata, quando dice che se non fosse stato una star non gli avrebbero fatto il funerale in chiesa.
E non è vero che "i precetti religiosi puoi decidere di seguirli oppure no", visto che la chiesa fa di tutto perché i propri precetti diventino leggi dello stato (che vietino eutanasia, testamento biologico, procreazione assistita, pillola del giorno dopo, aborto, coppie di fatto ecc. ecc.), con le dovute eccezioni, ipocrite e opportunistiche: se sulle guerre, per esempio, avesse adottato posizioni così intransigenti e ricattatorie come sugli argomenti appena citati, non so quanti governi -- e sicuramente non quelli italiani -- avrebbero votato il coinvolgimento dei propri paesi in azioni militari all'estero.
Non è vero che "molti metodi anticoncezionali tanto invisi alla Chiesa puoi decidere di adottarli oppure no": prova a trovarti davanti un medico di turno "obiettore di coscienza" andando in un ospedale perché si è rotto il profilattico.
E non è vero che "puoi decidere di sposarti in chiesa, in comune o non sposarti affatto": di fronte alla legge italiana non godrai degli stessi diritti, come nell'esempio che ti ho fatto sopra a proposito della pensione di reversibilità.
E purtroppo non è neppure vero che "col voto, si può cercare di cambiare le cose": per le unioni civili, per esempio, chi diamine dovrei votare per cercare di cambiare le cose? La legge in materia è stata affossata da un governo di centrosinistra che avevo votato (e che l'aveva in programma). E adesso a Milano sta succedendo lo stesso con una giunta di centrosinistra che ho votato.
Né voterei mai il centrodestra, che comunque avrà semmai in programma misure contrarie all'estensione dei diritti alle coppie di fatto.
Nessuno elegge le istituzioni finanziarie sovranazionali né le gerarchie ecclesiastiche: le une e le altre "si riuniscono e prendono decisioni a porte chiuse e in gran segreto" e poi i governi che noi eleggiamo ubbidiscono ciecamente alle une e alle altre.
Non vedo "una parte della Chiesa" farsi "portatrice di valori di fratellanza, equità, giustizia sociale, pace, ecologia, consumo etico": a farlo, quando accade, sono singoli individui e tutt'al più qualche isolata comunità.

Non so se l'Ecm desideri rappresentarsi come una religione: a renderla tale è -- come dicevo -- il carattere fideistico con cui tutto ciò che è toccato da Mida Eicher viene considerato oro mentre i dischi incisi dai medesimi musicisti per altre etichette non vengono neppure ascoltati.
Poi è chiaro che la gran parte dei musicisti inciderebbe volentieri per Ecm, visti il prestigio e l'attenzione che ne guadagnerebbero.

Sulla "radio commerciale": non so se ciò la renda meno sorprendente ma la trasmissione in questione va in onda solo sulla relativa webradio.

Ciao

a

martedì, 06 marzo, 2012

 
Blogger CICCILLO said...

ah ecco mi pareva strano che trasmettessero Zorn e Sanders quando normalmente non accettano brani in cui ci sia una intro più lunga di 20 secondi e in cui il ritornello non compaia più tardi di un minuto e venti o roba del genere...

martedì, 06 marzo, 2012

 
Blogger Fabio said...

Nessuno di noi sostiene che i punti di vista della gerarchia cattolica non influenzano la societa'. E' una premessa di alcuni commenti fa, da tutti condivisa.

Francesco e io pensiamo soltanto che la pericolosita' del capitalismo finanziario (responsabile solo l'anno scorso di tre colpi di stato: in Italia, Spagna e Grecia) sia enormemente maggiore.

E si', anche a me sembrava strano che Radio 102.5 e 105 iniziassero a contendersi il proprio pubblico a colpi di Tim Berne (che vado a sentire settimana prossima qui al Vortex) e Andy Sheppard :)

martedì, 06 marzo, 2012

 

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