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Ambiente Uguaglianza Tempo

domenica 27 maggio 2012

VV. AA.
Aimer et perdre: songs, 1917 - 1934
Tompkins Square
2012


Ascolto per l'ennesima volta questo doppio volume, pubblicato dalla sempre eccellente Tompkins Square, mentre mi preparo a uscire (merenda a Islington, cena a Brixton) in una domenica deliziosa, 27 gradi, cielo azzurro tersissimo.

Non esiste una raccolta piu' adatta di questa per una bella domenica. Certo, c'e' struggimento in questi 78 giri, ispirati dalla perdita dell'amore, ma anche un gran desiderio di gettarsi la tristezza alle spalle, ricominciando a vivere con ottimismo.

Mette insieme cajun, musica delle orchestrine di immigati ucraini che rallegravano matrimoni di campagna, valzer e klezmer frenetici eseguiti da piccoli gruppi di polacchi poverissimi, danze gitane: l'America minore, proprio quella che piace a noi, genuina e fragrante.

Copertina disegnata da Robert Crumb, libretto di 60 pagine: per me, uno degli eventi dell'anno.

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18 Comments:

Anonymous gio said...

Radio Engadina è ritornata al suo nome originale, London Calling.

Ci racconti cos'è successo? Il perché di questo ritorno alle origini?

martedì, 29 maggio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Vengono momenti nei quali cerchiamo ragioni, e non trovandole, per allentare la tensione che queste domande inducono, troviamo facili vie di fuga.

Sto male perche' vivo in un luogo che non mi rappresenta, ah se vivessi tra le montagne svizzere e tutte le mattine mi facessi il muesli con il latte appena munto che bello sarebbe, ecc.

Il fatto e' che spesso il problema e' un altro. Trasferirlo, aiuta, costruisce una narrazione possibile, che pero' spesso possibile non e'.

Poi c'e' anche un'altra ragione.

Sto riflettendo su quello che i blog sono diventati, terminata la fase della maturita' ed essendo iniziata la vecchiaia di questo linguaggio.

Trovo che i blog siano un po' ritornati bambini, come accadra' a ciascuno di noi, o almeno a coloro che avranno la fortuna di invecchiare.

Scrivi davvero perche' hai delle cose che vuoi dire, dei pensieri che vuoi collezionare, che desideri non vadano perduti.

Non, quindi, perche' ti aspetti che qualcuno commenti. E' tornato quello che era, London Calling: un messaggio in bottiglia.

Non ho idea di chi questi miei scritti li legga. Le statistiche dicono di una media di 50 visitatori unici giornalieri e 80 pagine scaricate ogni giorno, ma non so di chi si tratti: se chi passa di qui mi conosce personalmente o capita qui per caso.

Potrei saperlo con qualche analisi di dettaglio dei dati di Shinystat, ma non ho proprio tempo.

(continua)

martedì, 29 maggio, 2012

 
Blogger Fabio said...

Mi sono domandato se evolvere questa mia presenza in rete, come hanno fatto del resto tutti i blogger storici, che hanno chiuso e sono passati a Facebook.

Forse un giorno seguiro' quella strada. Non lo faccio perche' parlare in Facebook dei Salmi del pentimento di Schnittke e dei canti dei trovatori provenzali, tra foto di feste e vacanze, mi imbarazzerebbe un po'. Mentre qui mi sento libero di farlo.

Ma vedremo cosa succedera', magari cambiero' idea, e conoscendomi lo sai che non mi faccio problemi in tal senso :)

martedì, 29 maggio, 2012

 
Anonymous lophelia said...

non so se FB sia un'evoluzione della propria presenza in rete, mi pare decisamente un'altra cosa.
fotosensibile non l'ho chiuso, per me è in standby, potrebbe starci anche per sempre, chissà (soprattutto se mi ostino a far scadere la casella di posta dell'account).
Per me era inizialmente uno spazio libero in quanto anonimo, ma ormai l'anonimato in rete è assai difficile. Quello che posso dire con nome e cognome, come sai, lo dico altrove. Il resto per ora lo taccio, anche se ho avuto la tentazione di aprire altri spazi anonimi.
Il tuo blog mi pare che mantenga intatta la sua ragion d'essere.

domenica, 03 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Mi interessa molto il discorso che fai Lophelia.

Mi sono spesso domandato le ragioni dell'esodo di massa dallo spazio libero e creativo dei blog a quello assai piu' controllato di Facebook.

Facebook a me pare un'enorme cacofonia di linguaggi, un luogo rumoroso e affollato che si aggiunge ai luoghi rumorosi e affollati della vita reale: la metropolitana, le vie del centro, ecc.

Quando vi accedo leggo pensieri superficiali, vedo foto insignificanti, litigi, grafica brutta e omologata.

Pero' probabilmente c'e' qualcosa che non colgo, perche' le dimensioni del fenomeno mi danno sicuramente torto.

Qui nel blog mi piacerebbe un po' di partecipazione in piu' forse.

Ma in fondo va bene cosi'. Questo e' un quadernetto personale. Appunti che mi servono per preparare i programmi alla radio, e che mi fa piacere condividere.

Se qualcuno oltre a me li trova utili, bene. Se lo vuole scrivere mi fa enorme piacere, ma altrimenti va benissimo lo stesso.

lunedì, 04 giugno, 2012

 
Anonymous gio said...

Quello che penso io sull’argomento è questo: i blog - che comunque scomparsi non sono, non esageriamo - sono uno spazio bello, sotto tutti i punti di vista, compreso quello grafico, riservato a chi ha qualcosa di “meditato” da dire. Uno spazio per pensatori liberi e coscienti, che hanno tempo da dedicare ai loro scritti, buon gusto estetico, qualche (anche minima) dimestichezza tecnica con lo strumento, e propensione sia ad interloquire con i lettori che a lasciare i loro post come “messaggi in bottiglia”, come li hai definiti tu quelli di London Calling, accettando di non ricevere commenti, magari per giorni e per mesi. Insomma, una spazio per chi “vuole esserci”, ma sente di esistere e di mantenere una propria identità e consistenza anche senza una pioggia di commenti, di “like” ecc.
Facebook è uno spazio per tutti. Per tutti quelli che “vogliono esserci” e soprattutto farlo sapere, al maggior numero di persone possibili, pur avendo spesso solo cose banali da dire. Uno spazio che possono occupare anche quelli che vanno di fretta, oppure che non hanno altro da fare, ma, quel poco, non riescono a farlo meglio perché non hanno un particolare gusto estetico né alcuna dimestichezza con la tecnologia, le pagine web, l’html ecc. Facebook ha risolto tutti i problemi. Usarlo è facilissimo, alla portata anche dei coetanei dei miei genitori (tant’è vero che ne sto incontrando in numero sorprendente). Insomma, basta avere un pc e una connessione ad internet per far sapere agli amici vicini e lontani che stiamo mangiando un panino o siamo appena rientrati da una vacanza. E poi piovono i commenti “Bello!!” – “Anch’io!!” – “Evviva, quando ci vediamo?” e via così. E i “like”, che danno la sensazione che qualcuno ci legge, ci segue, ci ama…

E’ chiaro che il tuo spazio è molto più il blog di quanto non possa essere Facebook.

Twitter…non c’è verso, per me resta qualcosa di anomalo. Fatico a classificarlo.

lunedì, 04 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Facebook come TV generalista e i blog come canali specializzati? Potrebbe essere.

D'altro lato la mancanza di riscontri, diciamolo, un po' fa passare la voglia.

Qualche giorno fa ho confidato a Alessandro e Gigi che non so se dopo l'estate London Calling continuera' a esistere.

Magari mi prendo un periodo di autoesilio dalla rete, vediamo.

Non per scomparire per sempre. Probabilmente a un certo punto se mi verra' un'idea nuova ricompariro'.

Semplicemente, forse dopo 8 anni e' tempo di prendere atto, con serenita', che London Calling ha esaurito la sua funzione, e chiudere un'esperienza che mi ha regalato lo scambio con persone meravigliose, ognuna ora andata per la sua strada.

lunedì, 04 giugno, 2012

 
Anonymous arte said...

Io ti leggo. Non commento spesso perché spesso non c'è da commentare, c'è solo da ascoltare. E comunque è verissimo che i blog, quelli che esistono ancora, sono cambiati, e nel senso che dici tu. Si scrive, almeno io, perché si ha qualcosa da dire, indipendentemente dal fatto che verrà commentato o meno. Io sono stata diverse volte sull'orlo della chiusura. Ma so che ho lettori silenziosi e fedeli, e non voglio perderli. Sto provando anch'io altre forme di espressione e collaborazione, completamente diverse. E facebook è altro, è una piattaforma di servizio, un modo per salutare gli amici e i parenti lontani, farli partecipi della mia quotidianità, come quando si telefona alla zia. Pensa se pubblicassi una delle mie poesie su facebook! :D

martedì, 05 giugno, 2012

 
Blogger lophelia said...

anch'io entrando in facebook l'ho visto anzi sentito come un'enorme cacofonia di linguaggi, un luogo rumoroso e affollato.
Però standoci dentro impari a selezionare le perle che, pure, offre. Links che non scopriresti in altro modo. Autori poco conosciuti che si offrono in piazza, e valgono più di altri venduti in galleria.
Informazioni sui temi che ti interessano, raccolte senza dover setacciare i giornali.
Non è poco, sicuramente è una cosa diversa dal blog. Non so se è lo stesso principio del messaggio in bottiglia, a me il blog piace pensarlo (quello ufficiale) come un archivio di cose che forse potranno essere d'aiuto a qualcuno, come sta succedendo per chi studia il tema genere e media. O per quelli che cercano foto sexy e trovano gli scatti erotici di Art Kane ;)

martedì, 05 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

L'ottimo Bolelli (che, a proposito di Facebook, qualche settimana fa si e' preso pure un minuto per farmi gli auguri di buon compleanno, rendendomi davvero felice) oggi scriveva che Facebook non e' un mezzo neutro: "Facebook rende più stupido chi è portato a essere stupido, e più inventivo ed espansivo e vitale chi è portato a esserlo".

Se ci pensate, e' abbastanza vero.

E' essenziale, come dici Lophelia, imparare a selezionare le perle, distinguendole dalla spazzatura, che pure abbonda (per dire: oggi uno dei miei contatti ha inserito 53, dicansi 53, foto del giubileo della regina. Non ho tempo di guardare, ma immagino che su 53 ce ne saranno 2 o 3 che sarebbe valsa la pena pubblicare).

E' poi essenziale imparare a selezionare le perle che decidiamo noi di postare, partendo dal presupposto che finiranno nei feed di centinaia di contatti.

A proposito delle poesie, Arte, pero' mi domando: davvero non ha senso pubblicarle in Facebook?

Magari, se c'e' la possibilita', togliendo la possibilita' di commentare, perche' i commentatori professionisti in Facebook abbondano (abbondavano anche nei blog un tempo) e riuscirebbero a banalizzare ogni cosa.

Ma insomma, quello che penso, riprendendo Bolelli, e' che Facebook abbia senso usarlo non solo per salutare la zia, ma anche per elaborarne un uso "più inventivo ed espansivo e vitale".

Perche' deve partire da qualcun altro, e non da noi?

martedì, 05 giugno, 2012

 
Blogger lophelia said...

infatti, dipende - deve dipendere da noi!
fondamentale è imparare ad oscurare i postatori compulsivi, se proprio non vuoi depennarli dalle amicizie...e per me anche resistere dal postare status umorali fini a se stessi.
E, non ultimo, FB aiuta la diffusione di iniziative sul territorio.

martedì, 05 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Ecco forse hai centrato i due problemi in un solo commento: i postatori compulsivi (ma come fanno? Non hanno un lavoro, un amico da incontrare, un libro da leggere, qualcosa?); e gli status umorali fini a se stessi, nei quali cascano tutti, d'accordo, ma che per qualcuno rappresentano l'occupazione principale della giornata (e se ci fai caso sono sempre estremi, come se una giornata serenamente normale non la vivessero mai).

A parte quello (cioe' eliminato il 50% buono degli utenti), puo' essere utile, sono d'accordo con te.

martedì, 05 giugno, 2012

 
Anonymous arte said...

Anch'io ho eliminato diversi postatori compulsivi, e altri sono, ignari, sull'orlo del depennamento...

La tecnica, tutta la tecnica, non è mai un mezzo neutro: è quello che ne facciamo noi. Noi ci esprimiamo anche attraverso fb, e chiaramente ognuno di noi ha la possibilità di usare almeno la su apagina come ritiene giusto e opportuno e congeniale. A me piace anche l'idea che tutti noi la usiamo in modo diverso - perchè siamo diversi, e questo è il bello.

Effettivamente, almeno alcune cose potrei pubblicarle anche su fb. Chissà. È che l'idea che alcuni miei colleghi leggano le mie cose non mi piace molto. Potrei sempre filtrare.

mercoledì, 06 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Uno scambio come quello tra noi 4 non sarebbe probabilmente stato possibile in Facebook.

Succederebbe quello che succedeva qui qualche tempo fa: sarebbe entrata una qualche voce stonata, in genere gridando, a interrompere il flusso del discorso (non fatemici nemmeno piu' pensare).

Michele Serra qualche giorno fa auspicava che chi posta in Facebook facesse riferimento a modelli alti (Dickens, scriveva). Se cosi' fosse, sarebbe un vero piacere accedervi.

E infatti Serra lo leggo proprio su Facebook, a proposito di utilita' dello strumento.

mercoledì, 06 giugno, 2012

 
Anonymous Claudia said...

Io esisto e persisto, l'unica cosa è che ho dovuto cambiare piattaforma. Nei tuoi link, c'è ancora il vecchio indirizzo. Comunque, anche io non mi aspetto più la serie di commenti che ricevevo in passato, perche' la maggior parte della gente è intenta a cliccarsi su FB. Ma FB non è un blog, e lo dimostra il fatto che, se là mi spingo a considerazioni profonde o posto qualcosa di particolare, nessuno interviene, mentre se faccio la pagliaccia o deliro in commenti immaturi, allora fioccano i consensi. FB è una piazzetta virtuale, con tutti i pregi e i difetti che una piazzetta comporta.
E adesso vado ad aggiornare il titolo del tuo blog, là da me. :)

sabato, 09 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Ho appena aggiornato l'indirizzo del tuo blog, nel blogroll qui di fianco.

Che non è aggiornato di proposito, perchè mi piace tenere traccia di blog che non esistono piùm "alla memoria". Ognuno è stato un progetto, e con ognuno dei gestori sono entrato in contatto a un certo punto. Prima che, appunto, molti di loro si trasferissero in Facebook.

I commenti che arrivano adesso qui sono pochi, ma seguono un filo logico coerente col discorso che si sta facendo.

Mi piacerebbe ne arrivasse qualcuno in più, ma senza compromettere la scelta di parlare di musiche altre: per definizione, di interesse per una minoranza di ascoltatori, a volte minima.

La sfida di Facebook secondo me è quella di usarlo in modo intelligente, svincolandosi dal numero di like che si ricevono quando si fanno "considerazioni profonde" o si posta "qualcosa di particolare". Non è facile, dato che il confronto è un po' inevitabile. Ma ci si può provare, con costanza e pazienza.

domenica, 10 giugno, 2012

 
Anonymous Claudia said...

Hai ragione, è una bella sfida, ma è difficile superare il 'rumore' di FB o riuscire ad essere profondi e utili in 140 caratteri. Il blog è come una casa, comprende un senso di ospitalità e l'offerta di pensieri ed emozioni difficili da replicare in un social network. Comunque anche io ho tenuto nel blogroll link a pagine ormai abbandonate, ferme da anni. Persone con cui sono cresciuta, mi sono confrontata e considero amiche, senza l'uso dei bottoni accept/ignore ^^

domenica, 10 giugno, 2012

 
Blogger Fabio said...

Detto questo, mi piace molto ad esempio quando sono in studio dialogare con gli ascoltatori via Facebook. Sono interazioni veloci. Non potrei rispondere a lunghi commenti mentre mi faccio la regia, scelgo i dischi, li presento...

Sembra che li' abbia smesso di piovere finalmente :)

venerdì, 15 giugno, 2012

 

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