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Osservazioni e ascolti

martedì 19 marzo 2013

Dopo Prospettive Musicali

Il vecchio tram 19 che dopo il programma mi raccoglie in Piazza Firenze e mi porta dritto sotto al piumino al capolinea di Porta Genova (cosi' se chiudo gli occhi non perdo la fermata) dopo mezzanotte e' regolarmente vuoto. Attraversa sferragliando la citta' deserta saltando tutte le fermate, eppure a velocita' ridotta, come se si trovasse in mezzo al traffico. Ogni volta che torno a Milano quel percorso fa parte dei rituali della mia domenica sera. E domenica scorsa, con la neve che cadeva silenziosa sulla citta', le strade particolarmente vuote, il rumore ritmico a strappi cadenzati del tergicristallo che si andava ad aggiungere ai consueti cigolii di ogni curva, quel viaggio mi e' sembrato proprio bellissimo.

11 Comments:

Anonymous arte said...

Deve proprio esserlo stato.
Credo che il tram sia, in assoluto, il mezzo di trasporto che preferisco. Questo poi è vintage!

mercoledì, 20 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Se chiudi gli occhi e ascolti lo sferragliare sembra di essere a Haight Ashbury, 1967. Ti aspetti che in Conciliazione salgano i Jefferson Airplane e i Grateful Dead, di ritorno da una festa.

mercoledì, 20 marzo, 2013

 
Anonymous cameracentouno said...

Sembra bellissimo anche a me.
Ogni viaggio lo è.
"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito". (José Saramago).
Bentornato in parole, e non solo in musica.


giovedì, 21 marzo, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

bellissima la prima parte della puntata che ho appena risentito.
peccato che Britten nel file mp3 sia tagliato all'improvviso.
anche se quella suite in pratica la so a memoria.

sui tram concordo, a patto che siano del vecchio tipo, di notte e vuoti.
su quelli nuovi, di giorno e strapieni ci sarebbero invece da scrivere pagine e pagine di ordinaria disperazione e desolazione quotidiana di una città che era anche bella ma ha voluto dipingersi europea (e ora pure universale con l'expo) e ha finito per essere solo un gigantesco ufficio e dormitorio abitato da tutte le infinite province italiane che qui vengono a illudersi di non esserlo più essendo peraltro solo tutti schiavi del capitale globalizzato e invisibile oppure parassiti degli schiavi, come me.

giovedì, 21 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Lucia -

Due o tre giorni alla settimana passo dalla sede dell'azienda dove lavoro, e per arrivarci attraverso il Barbican, esperimento architettonico brutalista che apprezzo dalla prima volta che ci capitai, molti anni fa (per sentire un concerto di John Zorn).

E' un percorso breve, ma che affronto sempre come fosse un viaggio, camminando lentamente, fotografando, guardandomi attorno, notando tante cose, scegliendo con cura la musica che mi accompagna.

Il viaggio e' uno stato d'animo, e' un modo di affrontare un percorso, non importa quanto nuovo o consueto sia.

Se uno va sull'Annapurna ma si preoccupa solo di postare le fotine in tempo reale su Fece Book non sta viaggiando. Avrebbe fatto meglio a stare a casa al caldo, che Fece Book c'e' anche li', non ti pare?

Francesco -

I tram moderni sono un mistero della fisica. Da fuori sembrano immensi, quando sali non c'e' spazio e ci si pesta i piedi a vicenda tra passeggeri.

Quelli vecchi a me piacciono tantissimo, con tutto quel legno, le luci soffuse, quel rumore caratteristico che a ogni curva sembra di sentire un assolo di Thurston Moore.


giovedì, 21 marzo, 2013

 
Blogger prospettive musicali said...

"Se chiudi gli occhi e ascolti lo sferragliare sembra di essere a Haight Ashbury, 1967": in realtà non è un sogno così irreale. Guarda qui: http://www.streetcar.org/streetcars/1811/
Alessandro

domenica, 24 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Avevo letto tempo fa infatti che alcuni tram che Milano stava mandando in pensione vennero comprati da San Francisco. Immagino che i terrificanti Sirietto (enormi fuori ma misteriosamente piccoli dentro, e senza la possibilita' di chiedere un informazione al conducente arroccato in una cabina inaccessibile), quando andranno in pensione, di acquirenti non ne troveranno.

lunedì, 25 marzo, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

a parte tutto i Sirietto sono anche soffocanti, sigillati con riscaldamento a palla o aria condizionata d'estate, poco ricambio d'aria e spesso dei sibili insopprtabili, ravvicinati e continui finchè non si richiude la porta alle fermate.
c'era però un altro medello che non mi dispiaceva che ora, se non sbaglio, gira sulla linea 2, cioè una via di mezzo ante-jumbo, con due vagoni più piccoli collegati fra di loro e almeno i finestrini aperti.
di questo modello ne ricordo alcuni anche a Torino, anni fa, almeno 10, forse non ci sono più, sostituiti dalla metrò...

lunedì, 25 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Quello era, ed e' ancora, molto bello, e estremamente spazioso e comodo, con i sedili nella direzione di marcia.

Lo lanciarono attorno al 1980. Lo prendevo da ragazzino quando venivo a Milano a comprare dischi. Allora sembrava futuribile.

Ce n'e' anche una versione leggermente piu' nuova, che circola ad esempio sulla linea 12. E' meno esteticamente bella, un po' piu' squadrata. Quando fanno qualcosa di bello poi trovano sempre il modo di peggiorarlo (vedi Mini, Maggiolino, Panda, ecc.) o di non farlo piu' (2CV, Renault 4, furgoncino Volkswagen, ecc.).

martedì, 26 marzo, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

Tu hai il 19 e io ho il 23, che dal Politecnico mi porta al capolinea di Piazza Fontana, attraverso via Bixio, viale Piave, viale Premuda, Piazza Cinque Giornate e il Verziere. Tu hai l'ultima corsa, io in genere lo prendo la mattina molto presto, prima degli studenti delle scuole, e se non è vuoto poco ci manca. D'inverno è ancora buoi, in questo periodo ci sono già i chiarori post alba. Resto in genere in piedi, in fondo, e guardo i platani dei viali e la nebbiolina sottile del mattino, le (ancora) poche auto e una Milano che appare molto più vivibile di quanto non sia. Ed è un bel viaggio, concordo con te.
Nicola

domenica, 31 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Milano fuori orario e' proprio bellissima, con tutti quegli spazi vuoti diventa improvvisamente umana e vivibile.

Quando la radio era in Buenos Aires e finivo di trasmettere alle 2 del mattino, Milano la attraversavo in bicicletta. Porta Venezia, San Babila, il Duomo, via Torino erano completamente deserte a quell'ora.

Salutavo i pochi lavoratori che vedevo in strada, con una scampanellata, e loro rispondevano al mio saluto con un "Ciao!".

Faceva freddo, ma tornavo a casa con il cuore riscaldato e i miei occhi sono ancora pieni dei ricordi di quegli anni.

martedì, 02 aprile, 2013

 

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