Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 27 marzo 2013

Living in the ice age

Ho appena finito di scrivere una mail a una cara amica che non sento da qualche settimana. Rileggendo, ho trovato una frase uscita di getto dalla mia tastiera, ma che mi piacerebbe condividere con voi perche' e' sufficientemente generica e universale per discuterne insieme, e contemporaneamente e' un pensiero cosi' angosciante, che scrivendolo e condividendolo, parlandone insieme, magari assumera' una dimensione piu' affrontabile. Tenere un blog serve anche a questo, no?

"Ora che il padronato ha sentito l’odore del sangue, si appresta a spolpare la preda. Avevamo ereditato un bel mondo, pieno di diritti diffusi, e ne lasceremo uno con una casta ristretta di padroni globali e invisibili e un esercito di lavoratori precarizzati e parcellizzati, quindi debolissimi".

Se volete parlarne (perche' e' un'angoscia anche vostra, perche' pensate che esageri, perche' meglio pensare allo smartphone e annichilirsi in Facebook, perche' sperate di non ricevere mai una mail da me, ecc.) io ci sono.

39 Comments:

Anonymous Luca 78 said...

Ciao Fabio, è la prima volta che ti scrivo, ma è da un po' che volevo farlo. Mi chiamo Luca, sono di Torino e per vivere faccio il dentista. mi sento abbastanza libero dunque non riesco ad afferrare completamente il senso della tua frase; certo è innegabile che esista un'élite che vive sulle spalle della moltitudine di lavoratori e persone comuni, ma piuttosto che sentirmi parte di questo esercito di sfruttati preferisco immaginarmene fuori. Certo quando a fine anno pago le tasse mi chiedo a chi e per cosa le sto dando, e quella spiacevole sensazione che qualcuno ( e non intendo i cittadini ovviamente) viva sulle mie spalle e fatiche un po' mi prende. Ho due dipendenti, di cui uno è un rifugiato politico afgano che sarebbe troppo lungo spiegarti perché lavora con me, e faccio fatica a permettermeli anche se mi piacerebbe dare lavoro ad altre persone, me ne vengono in mente almeno tre così di getto, ma ce ne sono sicuramente di più.
Ma ti faccio una domanda spiacevole. Non credi che sia la natura degli uomini a incentivare alcune distorsioni nella società? E' come se ogni tanto riconoscessi nei gesti di altre persone una piccola schifosa ma esistente parte del mio io profondo. Non so se mi sono spiegato. Faccio fatica a chiamarmi completamente fuori da dinamiche che non mi piacciono ma hanno attraversato a più riprese la storia che conosciamo, anche se accanto a slanci più virtuosi, diciamo così. Forse sarebbe ora di chiederci cosa siamo come esseri umani, senza considerarci sempre i figli di Dio o creature destinate al bene o fondamentalmente buone. E' molto triste lo so e un po' mi vergogno a pensare così, ma ci ho riflettuto molto e non riesco a pensare diversamente.
Colgo l'occasione per ringraziarti di questo blog e dei preziosi consigli musicali e non che dispensi. L'altra sera ho ascoltato un pod cast della trasmissione e ho riconosciuto la tua voce, la stessa che anni fa conduceva Patchanka e anche lì regalava suggestioni che mi hanno segnato. Eri tu vero? E' da un po' che seguo il blog e ti giuro che non lo sapevo di conoscerti già. Ultimamente scrivi poco, fallo di più per favore. Se passassi da Londra mi piacerebbe contattarti, si potrebbe fare?
Con stima
Luca Bertocchi

mercoledì, 27 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Luca -

Grazie per avere scritto. Ho collaborato con Patchanka, tenendo per loro una rubrica intitolata London Calling (dalla quale e' nato questo blog) e facendo interviste qui a Londra. Se ti riferisci a quella voce, sono io, ma non ho mai condotto Patchanka dallo studio di Milano.

Sulla prima parte del tuo commento, non ne farei una questione strettamente personale. Tu e io siamo dei privilegiati, e come noi tanti altri che hanno un'attivita' propria o un contratto di lavoro abbastanza stabile. Ma mi pare indubbio che se ci guardiamo attorno quello che vediamo e' una crescente precarizzazione, e un lavoro che, per i giovani ma non solo, non c'e'. Possiamo immaginarci fuori da questa realta', come dici tu, ma io credo che sia sempre bene sentirsi parte del mondo, guardarlo con spirito empatico, di appartenenza.

Personalmente mi angoscia sempre piu' questa erosione di diritti acquisiti con fatica dai nostri nonni e padri e che noi non riusciremo a lasciare in eredita' alle generazioni future. Questa reificazione del lavoro finisce per trasformare gli esseri umani in cespiti da sfruttare il piu' possibile, senza garanzie. Lo trovo un fenomeno davvero molto triste.

Sulla seconda parte del tuo intervento, quella che chiami domanda spiacevole, non ho una risposta precisa. Una volta, passeggiando a Hampstead Heath, un amico sosteneva che il mondo sarebbe un luogo migliore se solo le persone fossero piu' contemplative e meno attive. Se si limitassero a osservare, e trasformassero meno cio' che li circonda. Credo che avesse ragione. Forse tutti dovremmo fare uno sforzo in questa direzione: apprezzare la bellezza attorno a noi, rispettandola e difendendola.

Personalmente trovo tristi, e spesso insopportabili, le persone competitive e in genere gli iper-attivi. Forse e' l'eta', ma da qualche anno non amo nulla piu' dei luoghi silenziosi e delle strade poco battute. In quel silenzio ritrovo me stesso.

Se passi da Londra, lasciami un commento qui, e il modo di incontrarci sono sicuro lo troveremo.

mercoledì, 27 marzo, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

Ciao Fabio, rispondo alla tua considerazione con un po' di confusione in testa. Mi spiego meglio. Leggendo piu' volte quello che hai scritto, mi sono soffermata a pensare a come tutti i diritti acquisiti negli anni passati, siano ormai spariti, lasciando una generazione, come dire, "in balia degli eventi". Credo che la ragione per cui mi trovi in una sorta di confusione nel commentare il tuo post e' che per ragioni puramente anagrafiche io in realta' non so' bene di che cosa tu stia parlando. Io di anni ne ho 30 e da 6 vivo a Londra. Ho lasciato l'Italia per motivi personali e per curiosita', ma ora che vedo com'e' la situazione lavorativa italiana sono ancora piu' felice della mia scelta.
Vedo i miei amici laureati che vivono tra un contratto a progetto e l'altro e quei pochi che hanno un lavoro stabile non fanno esattamente quello che volevo fare, ma non e' questo il punto in realta'.
Io l'unica cosa che ho visto lasciata in eredita' alla mia generazione e' un enorme incapacita' di lottare e di sentirsi parte del mondo.Non voglio generalizzare: lo so' che ci sono tantissimi individui che ogni giorno cercano faticosamente di crearsi un avvenire in una situazione lavorativa come questa, ma allo stesso tempo ho visto fin troppe volte i miei coetanei indifferenti a quello che sta succendo. Forse sto commentando il tuo post da un punto di vista troppo personale e sto generalizzando troppo, ma purtroppo, in Italia, questo e' quello che ho visto. I nostri genitori hanno lottato per avere i diritti che hanno poi guadagnato, hanno faticosamente sudato per ogni mattone delle case che un giorno noi figli riceveremo in eredita', hanno creato il loro avvenire giorno dopo giorno...ma forse si sono dimenticati di passare a noi attuali 30enni gli strumenti necessari per continuare questa "lotta"?!? oppure quelli che "stanno spolpando la preda" sono troppo potenti per tutti noi?!?
Io purtroppo di non ne ho al momento, ma sono domande che mi pongo spesso.

Elena

giovedì, 28 marzo, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

Ciao Fabio,
hai ragione sull'iperattività. Io sono sempre stato pigro, i miei mi hanno sempre rimproverato. Certo per loro, come per alcuni amici tra cui il mio socio, leggere un libro, viaggiare o sentire unisco è fare nulla. niente di produttivo. Una volta mi ha dato perfino del fannullone. Mah. non sono persone stupide che dicono queste cose, ma fare il botto, produrre, guadagnare per avere una casa, una macchina, dei bambini... sembra tutto lì. L'introspezione sembra bandita dai ritmi e dagli orizzonti odierni.
Mi ricordo i tuoi interventi a Patchanka: suggerivi dei percorsi tra arte e natura. Molto belli. Pensavo che scegliessi anche della musica, ma ricordavo male. Che ne dici di tornare a scrivere di più sul blog. Musica, letteratura, cinema, quello che vuoi. E' importante.
Ciao

giovedì, 28 marzo, 2013

 
Anonymous luca 78 said...

Scusa quello che ha postato prima ero io, naturalmente.Ancora saluti
Luca

giovedì, 28 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Elena -

Forse un po' entrambe le risposte che ti dai contribuiscono a spiegare la perdita di diritti, il lavoro sottopagato, la distanza sempre piu' ampia tra una casta di super ricchi e una massa di lavoratori usa e getta come molti di noi sono nel corso degli anni diventati.

Quelli che stanno spolpando la preda si sono smaterializzati: i loro stessi patrimoni sono numeri contabili, la loro ricchezza e' finanziaria anziche' reale. Sappiamo che esistono, ma nessuno sa esattamente dove siano. Hanno residenze in luoghi diversi da quelli dove realmente vivono, un patrimonio disperso geograficamente.

Contemporaneamente, e' anche vera l'altra cosa che dici: che senza averli conquistati, non si capisce bene il valore dei diritti, e cosa significhi perderli.

Viviamo tutti quanti in una strana illusione di network solidi, quando invece ci muoviamo tra reti superficiali e fragilissime, che ci lasciano sostanzialmente soli davanti al primo problema nel quale inciampiamo (un periodo di disoccupazione, una malattia, una difficolta' economica imprevista).

Mi colpisce anche quello che dici a proposito delle "case che un giorno noi figli riceveremo in eredita'", senza averle potute possedere con il nostro lavoro.

E le prossime generazioni, cosa erediteranno?

Luca -

Mi piacerebbe trovare il tempo per scrivere di piu', per leggere di piu', per sentire piu' musica, per andare piu' al cinema, per incontrare piu' spesso le persone alle quali voglio bene, ma purtroppo questi tempi, tutti importantissimi, sono in competizione tra di loro e, soprattutto, con una mole di lavoro che nel mio caso continua a erodere tempi che sto cercando di difendere dall'attacco.

Grazie per pensare che almeno una parte degli scambi che avvengono in questo blog (perche' si tratta di un lavoro collettivo, non certo solo mio) e' importante.

venerdì, 29 marzo, 2013

 
Anonymous Luca78 said...

Grazie della risposta Fabio.
Ti faccio un regalo musicale, spero ti piaccia e tu non lo conosca. Si tratta di un disco di cantautorato uscito l'anno scorso:
The Graceless Age di John Murry
Ascoltalo e dimmi cosa ne pensi, in particolare la canzone Little Colored Balloons, che da un po' di tempo mi ossessiona: la storia che racconta è toccante come la storia del suo autore.
Grazie ancora
Ciao

venerdì, 29 marzo, 2013

 
Blogger Fabio said...

Grazie Luca. Il titolo e' decisamente in tema. A un primo ascolto mi e' sembrato un disco un po' troppo tradizionale per il mio gusto, ma lo riascoltero' con piu' attenzione, soffermandomi sulle liriche (indubbiamente molto belle).

sabato, 30 marzo, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

torno alla frase originale, bella e vera, ma voglio rilanciare: non è che abbiamo anche noi delle colpe?
quante volte sento di gente (dipendenti pubblici in particolare) che timbra il cartellino e poi va a prendersi il cappuccio al bar, che si prende un giorno di malattia pur stando benissimo (magari al mare), che sewmplicemente non fa il suo lavoro come dovrebbe?
Insomma, che sfrutta alcuni diritti conquistati con fatica dalle generazioni precedenti considerandoli dei privilegi dovuti.
A volte ho l'impressione che le nuove generazioni siano cresciute nella bambagia, arrivano ad una laurea solo perchè le università sono melno selettive (dato che i fondi dipendono dal numero degli studenti e da quanti si laureano in tempo), poi si lamentano se non trovano un posto di lavoro adeguato al loro titolo. Non alla preparazione, che è molto inferiore, ma al titolo, che suona alto anche quando non sanno fare niente. Un pò sono stati imbrogliati (c'è chi vanta "due lauree" solo perchè ha una triennale ed una laurea vera), un pò si sono fatti ingannare.
Soprattutto, non essendo abituati a faticare e a conquistarsi i propri obiettivi, mollano presto e si rassegnano a lavori sottopagati.
La tendenza del padrone a sfruttare l'operaio c'è sempre stata, ma ora gli operai non ci sono quasi più e quei pochi votano Lega, hanno aderito all'individualismo e all'egoismo abbandonando la lotta di classe per adottare la caccia allo straniero.
I sindacati (non tutti però) sfortunatamente hanno spesso inseguito i propri iscritti sempre meno lavoratori e sempre più pensionati, oppure hanno insistito a difendere chi non lo meritava, chi gioca a carte sul posto di lavoro.
Insomma, non nego che ci sia chi ne approfitta, anzi, ma noi dall'altra parte abbiamo tutti la coscienza pulita?
ciao
Auro

martedì, 02 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Io ho fatto esperienza di lavoro in ambienti molto diversi: un piccolo comune, una piccola biblioteca, una grande casa editrice, due istituti di ricerche sociali italiani, una societa' di consulenza americana.

In tutti questi luoghi di lavoro ho incontrato i comportamenti che dici, ma sempre in quantita' marginali, trascurabili, non sufficienti a giustificare il giro di vite al quale abbiamo assistito.

Il magnate americano Warren Buffett ha dichiarato in un'intervista che la guerra di classe c'e' stata, e che l'hanno vinta loro.

E' stata la guerra dello 0.1% (non dell'1%, al quale probabilmente, a livello globale apparteniamo anche tu e io, e se proprio non all'1 al 2 o 3%), contro il 99.9%. Uno 0.1% coeso e un 99.9% diviso in guerre fratricide.

Ho letto, nel fine settimana, un articolo del Guardian (http://www.guardian.co.uk/money/2013/apr/01/what-time-ceos-start-day). Hanno chiesto a sette CEO di societa' di telefonia (produttori di telefoni e fornitori di connettivita') di raccontare le loro giornate. Leggi le sette interviste, se ti capita, perche' sono impressionanti. Sembra la stessa intervista ripetuta sette volte.

Questa elite globale e' unitissima, e in virtu' di quella coesione (disvaloriale e controculturale) ha vinto.

Ora sta spolpando la preda, indisturbata.

E' una tragedia globale e epocale, e molti non se ne sono nemmeno accorti, tutti presi da Facebook e dallo smartphone, che hanno sostituito la televisione e la partita.

Il 99.9%, se fosse unito, in poche settimane potrebbe eliminare lo 0.1% ed eradicarne la stirpe per sempre. Ma unito, purtroppo, non e' proprio per nulla.

mercoledì, 03 aprile, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

ciao Fabio, uno dei miei ultimi libri di riferimento è di Luciano Gallino, "La lotta di classe dopo la lotta di classe", e parla proprio di questo. La lotta di classe non è finita, e stanno vincendo loro, anzi hanno già vinto.
I discorsi di Auro sui "fannulloni" non hanno più fondamento nella maggior parte delle pubbliche amministrazioni dove oramai la pausa caffè è giustamente contabilizzata come minuti da recuperare e la malattia prevede una decurtazione sullo stipendio, oltreché la visita del medico fiscale con conseguenti provvedimenti disciplinari a chi non si fa trovare.
Tuttavia, per tornare all'inizio, mi è stato detto da chi ha votato M5S che certe categorie di analisi non sono più valide, perché molti lavoratori autonomi o imprenditori versano in situazioni peggiori dei lavoratori dipendenti. Insomma la realtà si è complicata, e forse, mi dico, c'è bisogno di rifarsi un paio di occhiali nuovi, con un fuoco un po' diverso per vederci meglio. Anche se la mia idea è che si assista all'intersecarsi di due piani diversi, da una parte la distruzione dei diritti del lavoro dipendente, dall'altra gli effetti della crisi prolungata che tocca anche le altre categorie.
laura a.

venerdì, 05 aprile, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

Cara Laura (e tutti i lettori in generale) mi spiace fare del qualunquismo, ma almeno nella scuole (per esempio) c'è un sacco di gente che non ha voglia di lavorare. Che non merita il posto di lavoro che ha, per quanto malpagato e ormai non più così "posto sicuro" come una volta.
Sono anche stufo di sentire i lamenti di laureati in filosofia che non trovano un lavoro adeguato alla propria laurea: ma chi glieo ha mai promesso?
Sono anche stufo di gente che sostiene di avere due lauree solo perchè ha fatto la triennale ed il biennio successivo. Ma non sa fare niente, nessun lavoro (la colpa non è certamente solo sua).
Forse sono solo stufo di gente che si lamenta.
E' assolutamente vero che molti "autonomi" o "liberi professionisti" lo siano solo di nome, in pratica sono dei dipendenti ai quali è stato imposto di aprire la partita IVA: si va dal muratore all'ingeniere informatico. Non hanno ovviamente alcun potere contrattuale, nè lavorano per più aziende, ma sono semplicemente sfruttati. Conosco due ingenieri che hanno perso il lavoro nel 2012: uno (ex-dirigente) ha celebrato con un viaggio alle Maldive con tutta la famiglia, ed al ritorno ha trovato un altro posto da dirigente, l'altro lavora a 12 euro lordi/ora pur di lavorare.
Non nego assolutamente che ci sia la crisi e che la lotta ldi classe l' abbiano vinta loro: ma non sopporto aver visto i sindacati difendere gente che non lo meritava. E naturalmente anche una certa politica: ricordo male o è caduto un governo Prodi sulla richiesta (Bertinotti) di orario a 35 ore settimanali? Ovviamente il governo di centro+sinistra fu subito sostituito da un premier di destra (D'Alema, se non ricordo male).
Magari la prossima volta parliamo anche degli imprenditori italiani, che hanno vissuto di rendita (e di finanza) lasciando andare a rotoli l'industria.
ciao
Auro

sabato, 06 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

Ciao Auro, i sindacati hanno senz'altro sbagliato a difendere chi non lo meritava; ma quei professionisti che fanno migliaia di euro al nero o i commercianti che hanno raddoppiato i prezzi con l'euro, loro non hanno bisogno di nessuno che "li difenda" per fare comunque danno alla società...io però non faccio di tutt'erba un fascio, e so bene che ci sono professionisti che non evadono etc. etc. Sono convinta che la disonestà sia categoria trasversale, e soprattutto proteiforme.

domenica, 07 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Quello che vedo riprodursi qui, non so se ve ne rendete conto, e' esattamente quel conflitto interno al 99.9% che permette allo 0.1% di prosperare indisturbato.

Gli insegnanti non lavorano abbastanza; i sindacati difendono i fannulloni; i lavoratori pubblici fanno le pause caffe'...

E intanto il capitalismo finanziario globale ride e se la spassa indisturbato. Mentre, lo ripeto ancora una volta, se i lavoratori fossero uniti, il padronato finanziario parassitario si potrebbe sradicare in poche settimane, senza perdere tempo.

Resto assolutamente convinto che rimossa la classe parassitaria che impone al 99.9% politiche di austerita' e sofferenza, si potrebbero riprendere ragionamenti essenziali per il benessere collettivo, come la riduzione dell'orario di lavoro, il salario uguale per tutti, una decrescita consapevole che sollevi il pianeta dal delirio consumista distruttivo al quale il capitalismo lo ha condannato.

La classe parassitaria finanziaria va eliminata: su questo non ho dubbi.

Non ne aveva nemmeno Keynes, che nella Teoria Generale parla esplicitamente di eutanasia dei percettori di rendite.

E non ho dubbi che per farlo, i lavoratori si devono unire, non dividere, come purtroppo leggo in alcuni commenti qui sopra.

Uniti vinciamo. Ma prima ci dobbiamo unire, e se invece di attaccare il nemico perdiamo tempo a dire che certi insegnanti lavorano piu' di altri o che certi dipendenti pubblici bevono un caffe' di troppo, mi spiace dirlo, ma ho paura che stiamo contribuendo a far vincere il nemico.

domenica, 07 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

la divisione è una delle armi che chi architetta i "pubblici discorsi" ha saputo utilizzare molto bene...tra lavoratori e anche tra generazioni. E il M5S ha soffiato su questo fuoco.
In ogni caso sicuramente non c'è più una classe omogenea di salariati come quella che ha conosciuto Keynes - questo è un fatto da cui è indispensabile ripartire.

lunedì, 08 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo, la divisione e' orchestrata ad arte per impedire il cambiamento: divisione tra lavoratori (precari e no), tra generazioni (giovani e vecchi), tra etnie (nativi e immigrati), ecc.

Dagli anni 30 dello scorso secolo molte cose sono cambiate, ovviamente. Io pero' credo che Keynes sia uno dei tre filosofi piu' visionari che io abbia studiato. Gli altri sono Marx e Pasolini.

Essendo visionari, non essendosi limitati a interpretare il loro presente, hanno saputo elaborare teorie sociali che trascendono il tempo e valgono sempre. Almeno fino a quando le cose cambieranno davvero.

Non so perche' dici che il M5S ha soffiato sul fuoco delle divisioni, forse perche' mi sono perso qualcosa che hanno detto o scritto (Grillo e Casaleggio, perche' gli altri sono di una pochezza sconcertante).

Lasciami andare un po' OT. Personalmente stimo molto la coerenza di Grillo, il suo rifiuto di allearsi al Partito Defunto (piu' o meno L). Mi avrebbe invece deluso vederlo spartirsi la torta del potere, dimenticando improvvisamente quanto sostenuto con veemenza durante la campagna elettorale, strillando come uno stracciaio nelle piazze di mezza Italia.

lunedì, 08 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

Fabio, questo post e relativa discussione è molto interessante ma evidentemente qualsiasi ragionamento poi crolla quando lo si riporta all'Italia.
Secondo me alla fine, volenti o nolenti, abbiamo tutti fatto nostro quel ragionamento di Tatcher che oggi tutti stanno riscoprendo e postando su facebook, vale a dire che non esiste più la società (e aggiungo io nemmeno le classi)ma esistono solo gli individui e le famiglie.
Pensa che l'aveva detto quasi uguale anche Veltroni nel momento fondativo del PD ma adesso chi se lo ricorda più.
E' un concetto che peraltro hanno fatto proprio quei due poveracci che si sono impiccati a Civitanova Marche e il povero fratello che li ha seguiti a ruota: la società non esiste più e nessuno può aiutarti nella disperazione.
Non esiste più la Chiesa, non esiste il Partito Comunista e lo Stato è solo quello che ti insegue con le cartelle esattoriali.
Gli altri, per esempio gli imprenditori, sono quelli che ti fanno lavorare e poi non ti pagano. Questo è un concetto dirimente e, secondo me, molti lavoratori dipendenti pubblici non se ne rendono conto.
Di più, non se ne rendono conto e trattano gli utenti dei servizi come delle mosche fastidiose, dei parassiti.
A quelli che sono così - li trovi ovunque: all'INPS, nelle scuole, negli ospedali, alle biglietterie dei treni, negli uffici e via dicendo - io credo che farebbe bene rimanere per un po' senza stipendio e poi forse capirebbero.
Poi certo ce ne sono molti altri che si rendono conto ma non saprei dirti in che quantità, sono dinamiche psico-culturali e, ancora una volta, individuali che non si coagulano in gruppi sociali o di pensiero o politici.
Dunque quello che tu auspichi non si potrà fare finché una parte dei soggetti occupati è alla sopravvivenza e un'altra parte, insieme ai pensionati, no.
Per quello che concerne l'Italia occorre sanare questa spaccatura e ritrovare - ma io sono scettico - il senso di essere appunto il contrario di ciò che predicava la Lady di Ferrò, e cioè una società o ancora meglio una comunità.
Paradossalmente gli unici che tentano di porre questa questione al centro sono Grillo e i suoi. Io non li ho votati e non li voterò ma mi fa infuriare la sinistra rosicante (giacché alla fine il M5S danneggia più noi che gli altri) che, sempre sui social network, li tratta come dei deficienti con la solita spocchia e puzza sotto il naso.
Per il momento non ho speranze, almeno non per quanto riguarda l'Italia. Forse altrove qualcosa succederà e come me lo pensano in molti se, a quanto pare, gli espatri sono aumentato del 30% in un anno.

lunedì, 08 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

ma tutti voi li trovate? per la mia esperienza i maleducati al pubblico sono una piccola percentuale, sarò stata fortunata.
Certo, senz'altro il brainwashing Brunetta-Ichino ha funzionato: nessuno si ricorda più che se il contratto a tempo indeterminato è quasi scomparso la colpa è di chi lo ha fatto scomparire, non di chi ne ha uno.
Ad ogni modo concorsi pubblici se proprio qualcuno invidia lo status di dipendente pubblico ne fanno ancora, quindi non si capisce tutto quest'odio verso un tipo di lavoro che di fatto è ancora l'unico accessibile da tutti. E invece sembra diventato un privilegio cui si accede per censo o per ereditarietà, alla stregua dei notai, o dei professionisti che ereditano lo studio del padre. Ovvero, si capisce questa distorsione cognitiva proprio pensando al brainwashing.
Io che sono stata precaria fino a poco tempo fa non ho mai odiato chi un lavoro ce l'aveva: anche perché ho sempre pensato che dalla tenuta dei suoi diritti dipendeva la possibilità di continuare ad averne, tutti, in futuro.
E qui, Fabio, devo dirti che di Grillo devi esserti perso parecchi deliri, tra cui il dividere la popolazione in precari e disoccupati da una parte, e chiunque abbia un (qualsiasi) stipendio o una pensione dall'altra, fomentando l'odio sociale dei primi contro i secondi. Grillo fa sognare molti nostalgici antagonisti il vecchio sogno della distruzione del sistema...ma il suo è un sogno tarocco. E dopo la sua distruzione non c'è uguaglianza, perché non c'è una visione comune di ricostruzione: non c'è proprio niente.

lunedì, 08 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

Laura, una cosa è dare la colpa di tutto ai dipendenti pubblici per distruggere l'idea di Stato e privatizzare qualsiasi cosa (metodo Brunetta & co.), un'altra denunciare una spaccatura profonda che in Italia è palpabile fra coloro che un lavoro ce l'hanno o ce l'hanno avuto e di conseguenza prendono stipendio e pensione e quelli che invece o non hanno lavoro oppure se ce l'hanno non godono di nessuna tutela e sono vittime di ricatti ogno giorno e non possono protestare in nessun modo e i sindacati non hanno la più pallida idea di cosa fare con loro.
Questa è una situazione reale e si può toiccare con mano tutti i giorni e io che sono stato in entrambe le posizioni mi infurio assai e con molte ragioni.
L'analisi di Grillo è grezza e semplicistica ma tocca un nervo scoperto, è vero lui non ha soluzioni se non sparate demagogiche ma il problema c'è eccome e io penso che l'Italia è bloccata anche da questo. Ripeto:finché non si sanerà questa spaccatura non è possibile pensare a una unità fra lavoratori per eradicare, come dice Fabio, il potere del famoso 0,01%, almeno in Italia.
E, ripeto ancora, nessuno partito della sinistra o ex-sinistra è riuscito a mettere con forza questa questione al centro, purtroppo perché molti nei partiti e nei sindacati sono implicati in tutto questo, io li ho trovati in tutti, dico TUTTI i luoghi di lavoro che ho frequentato, siano scuole o teatri, e spesso ho pagato un prezzo pesante per essermi messo, da precario, a chiedere nient'altro che quello che mi era dovuto.
Come ho detto ci sono molte persone per bene e che si fanno in quattro e come ho detto gli attacchi di Brunetta erano strumentali e in malafede, tuttavia il problema c'è e ci sarà sempre di più, anche perché molti precari e disoccupati di fatto vivono ormai sulle spalle dei genitori pensionati.
Ci vorrebbero delle idee nuove, un grande piano di revisione di tutto, delle idealità, un New Deal, un patto fra le due Italie.
Io non vedo nulla di tutto questo, purtroppo neppure nel M5S, ma non mi si venga a dire che la sinistra è specchiata, il tempo della "questione morale" berlingueriana è molto lontano e non si vede all'orizzonte nulla che faccia sperare in un mutamento.
Per i romani, e anche gli altri magari in altre occasioni, segnalo questo: http://www.nordicfilmfestroma.com/portfolio/palme/
Palme era un uomo degno di essere chiamato socialdemocratico e pacifista radicale.
Purtroppo l'hanno ammazzato proprio negli anni della Tatcher. Vedo che alla proiezione sarà presente Veltroni, qualcuno per favore vada a dirgli di andarsi a nascondere e che non è nemmeno degno di parlare di una figura così lontana da lui, un gigante al cui confronto lui non è nemmeno possibile definirlo nano.

lunedì, 08 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

Ciccillo, sono d'accordo - ebbene sì - con quello che scrivi.
Ho già detto sopra che non si può prescindere da questo divario: l'unica cosa però di cui non abbiam bisogno, e su cui Grillo ha fatto molta leva, e non finirò mai di ripeterlo,è l'odio sociale.
Per il resto, anch'io potrei raccontare che meno di dieci anni fa in alcuni luoghi di lavoro c'era qualche sindacalista CGIL che diceva "se son precari son cazzi loro..."

martedì, 09 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Sono davvero un pessimo padrone di casa. Invito gli amici e poi mi assento per un paio di giorni, preso da altre cose (in questi giorni la preparazione dei prossimi Prospettive Musicali).

Rispondo per punti, cosi' provo a dare un ordine ai miei pensieri:

1) Iniziamo dalla Thatcher, anche perche' il fatto che sia finalmente crepata va festeggiato. Il celebre aforisma che citi, Francesco, segna secondo me il discrimine tra anni '70 e anni '80 (che come abbiamo detto tante volte sono finiti nel 2008 con l'emergere della catastrofe finanziaria, un portato di quegli anni).

La Thatcher ha capito come sedare le lotte sociali: dividendo i lavoratori. Generando quei distinguo che portano chi ha un po' di piu' a difendere i propri piccoli privilegi da chi ha un po' di meno. Senza alzare lo sguardo e vedere che quell'atteggiamento e' funzionale a ben altri interessi.

Anni dopo, la strategia sarebbe stata messa in atto anche in Italia, per fortuna con esiti meno netti.

2) Sui dipendenti pubblici la mia esperienza e' simile a quella di Laura: ne ho trovati di estremamente competenti e gentili il piu' delle volte. Al contrario, ho trovato un servizio carente all'interno di strutture private (come le banche), chiaramente prese a fare i propri interessi, anziche' quelli dell'utenza.

3) Sul M5S sono d'accordo con Francesco, almeno per quello che ne so. Grillo l'ho conosciuto una sera qui a Londra, quando mi capito' di fargli da interprete, e a me sembro' una persona competente, che sapeva quello che diceva, ben documentato. Quando parla in piazza, durante una campagna elettorale, va considerato il contesto. Se dicesse quello che raccontava quella sera a Cherie Blair e Bob Geldof, citando articoli e dati, con un linguaggio tecnico, le piazze resterebbero probabilmente vuote. Dietro a quello che strilla pero' riconosco il Grillo che ho conosciuto io quella sera.

Pienamente d'accordo con le tue osservazioni su quanto scrivono certi commentatori di centro-sinistra (Serra, Robecchi, ecc.), che si sono visti portare via da sotto il naso il piatto nel quale mangiavano. E rosicano, senza darsi pace.

Vado a capo cosi' Blogger non cancella il mio intervento.

martedì, 09 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

4) Sulla questione contratti a tempo indeterminato/ precari, sono d'accordo (d'accordissimo) con Laura. Mi pare controproducente da parte dei precari prendersela con chi un contratto l'ha. In questo modo si fa il gioco di Ichino e Fornero.

Il profitto e' definito da un pensatore liberale come Schumpeter "la remunerazione del rischio d'impresa". Se il rischio d'impresa viene trasferito sul lavoratore, il profitto non remunera piu' nulla, e diventa rendita.

E allora, ripeto una cosa gia' detta qualche commento fa, sto con Keynes, quando parlava di eutanasia del rentier. E' contro il rentier che i lavoratori dovrebbero scagliarsi, non contro altri lavoratori, che magari hanno qualche garanzia in piu'. Altrimenti, si perde tutti.

5) Dell'omicidio Palme ricordo che mi colpi' all'epoca il fatto che avvenne per strada, mentre senza scorta tornava a casa dal cinema. Mi risulto' immediatamente simpatico e iniziai ad approfondire il suo pensiero politico.

Umanamente, trovo straordinario ancora oggi il suo candore. Sentendo profondamente di fare il bene del suo Paese, rifiutava una protezione che non sentiva necessaria.

Grazie Francesco per averlo citato. Non conoscevo il Festival Nordico di Roma. Se potessi, vedrei ogni film che vi verra' presentato.

martedì, 09 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

"La società non esiste. Ci sono solo individui, uomini e donne, e ci sono famiglie"

Margareth Thatcher

"Per questo nasce il Partito democratico. Che si chiamerà così. A indicare un'identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all'irrinunciabile tensione all'uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno."

Walter Veltroni

martedì, 09 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Forse la Thatcher non avrebbe mai parlato di comunita'.

Con Veltroni mi piacerebbe passare una serata parlando di cinema e libri.

Mi e' sempre sembrato il meno defunto, in tutto il PD.

martedì, 09 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

su questo non siamo d'accordo Fabio, io lo trovo davvero il più amnbiguo e farlocco di tutti, un vero pericolo più che altro per i danni che ha fatto a livello culturale. non so se sai che ora, non avendo niente di meglio da fare, andrà a commentare i film per Mediaset.
del resto lui ha sempre "lavorato per" come si può vedere qui:

http://www.sindromedistendhal.com/Cinematelevisione/baratto-de-lucia-televisioni-veltroni-berlusconi.htm

mercoledì, 10 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Piu' a destra di Napolitano? Impossibile dai.

Si puo' criticare Grillo su tutto, ma non sul fatto che PD e PDL siano la stessa identica cosa. Votare PD e' la stessa cosa che votare PDL, e molti non se ne accorgono neppure.

mercoledì, 10 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

non è questione di destra o sinistra. Veltroni l'ho sempre trovato disonesto e pernicioso culturalmente.
Napolitano dal canto suo è sempre stato un liberal (anche se stalinista) e in un certo senso non ha mai fatto nulla per nasconderlo.
per Veltroni invece la cultura critica va bene solo se appariente al passato, dunque Pasolini e Easy Rider li puoi pubblicare come supplemento dell'Unità ma solo vent'anni e passa dopo.
inoltre non solo ha sempre flirtato con la sottocultura televisiva cercando di dargli un'aura cult e piallando qualsiasi cosa fuori dal mercato - dandosi grandi arie di intellettuale quando è solo uno normale che ha visto più o meno i film che hanno visto tutti negli anni '70 e '80 -
ma è pure responsabile di una legge oscena e inutile sugli Enti Lirici trasformati in Fondazione, un'orribile pateracchio dove non si capisce dove finisce il pubblico e dove inizia il privato e dove non c'è una sola idea di trasformazione di quei musei della musica frequentati ormai da una minoranza di cittadini che godono però del massimo dei finanziamenti pubblici tramite il famoso FUS.
per non parlare di tutto quello che ha fatto o non ha fatto da Sindaco di Roma e dei suoi romanzi, scritti evidentemente da un esercito di ghost-writer e colpevolmente pubblicati e invenduti, nonostante il brand generato dalla fama del loro autore fittizio...
io un fallito così insistente e perseverante non l'ho mai visto in vita mia.

però vorrei tornare alla questione precari versus garantiti: io non vedo precari che in prima battuta se la prendono con i garantiti. piuttosto mi pare che in assenza di una regolamentazione civile del mercato del lavoro i garantiti si siano arroccati in maniera cieca sulle loro conquiste (che agli altri appaiono privilegi ormai e non senza qualche ragione) senza rendersi conto di quanto è cambiato il mondo intorno a loro e senza uno straccio disoldarietà verso che è messo peggio e non ha tutele.
questo è lampante in modo assai evidente in tutti i posti dove convivono le due figure all'interno dello stesso datore di lavoro, sia esso pubblico e privato.
io credo che la soldarietà dovrebbe venire prima di tutto da parte di chia ha di più e invece non vedo segni di questo e vedoinvece segni del contrario, chi ha conquistato qualcosa lo vede come nient'altro che il frutto di un percorso individuale e non si pone il problema di un avanzamento generale della società in cui vive.
Thatcher e Veltroni appunto, ognuno a suo modo per carità, ma entrambi fieri portatori dell'ideologia (l'unica che va bene) dell'individualismo TINA funzionale proprio a quel mercato e allo 0,01% di cui sopra. e non mi pare che questa consapevolezza sia molto diffusa nella grande maggioranza dei lavoratori che hanno un contratto a tempo indeterminato e di sindacati che li rappresentano.
se ne cominciano ad accorgere quando ormai è troppo tardi perché il posto lo stanno perdendo.

mercoledì, 10 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Si fa comunque molta fatica, oggi, a trovare un esemplare di quelli che definisci garantiti. A meno che tu chiami cosi' coloro che prima di essere buttati in strada ricevono una buona uscita contentino. Che pero', considerando il tempo necessario a trovare un nuovo lavoro quando nessuno assume, e' un palliativo molto temporaneo il cui effetto si esaurisce in fretta.

Le garanzie, purtroppo appartengono al passato, a meno che tu veda realta' che io non riesco a vedere. Siamo tutti licenziabili, in qualsiasi momento il padrone decida che non serviamo piu'.

mercoledì, 10 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

per carità Fabio, non è una colpa avere un posto a tempo indetermnato, né ho detto che tutti questi non siano licenziabili, specialmente dopo la legge Fornero etc..
tuttavia è un dato di fatto che c'è una spaccatura netta, almeno in Italia, fra chi ha qualche tutela, un contratto, la buona uscita, la possibilità di rivolgersi a un sindacato e di fare una causa, la possibilità di ammalarsi, di avere le ferie pagate, la tredicesima (a volte anche la quattordicesima) e poi la pensione, fra chi ha tutte queste cose e tutti gli altri che non ne hanno nessuna, dico NESSUNA di queste e spesso non hanno nemmeno la certezza di avere lo stipendio a fine mese oppure sono costretto a risultare di finti lavoratori autonomi.
questo è un problema politico enorme, uno scontro di classe all'interno della classe lavoratrice sul quale in parte si innesta la contraddizione generata dalla presenza di molti stranieri, anch'essi ocillanti fara tutelati e non, questi ultimi quasi schiavizzati.
in un mondo così Veltroni parlava di libertà di intraprendere e altre cavolate e, secondo me, l'ha fatto perché sa benissimo che proprio lui e il suo partito hanno generato tutto questo e, duole dirlo, con la tacita approvazione dei sindacati, i quali ora non possono fare altro che continuare a difendere i garantiti e sono completamente inetti nei confronti degli altri che infatti, laddove possono, si stanno orgaqnizando per conto loro (il MayDay peraltro sta lì a testimoniarlo ed è attivo ormai da un decennio e passa).

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

1. a parte il fatto che in diversi comparti i diritti fondamentali sono estesi anche ai precari (malattia pagata salvo decurtazione proporzionale ai giorni in egual modo per precari e fissi, ferie pagate, trattamento previdenziale in proporzione)
2. a parte il fatto che i diritti dei tempi indeterminati sono già sotto erosione
3. non capisco in che modo, e ribadisco l'ho sempre pensata così anche da precaria, la distruzione dei diritti di qualcuno possa agevolare i diritti di altri. Non è una coperta che se la tiri da un lato ne avanza da quell'altro.
L'accumulo di ricchezze è concentrato in una minima percentuale di popolazione per sperequazioni che non c'entrano niente con i diritti residui dei lavoratori. E volerli finire di distruggere è portare a compimento l'opera che altri hanno iniziato.

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

infatti Laura, io non ho mai sostenuto che vadono distrutti i diritti di chi ce li ha, al contrario, è ovvio che i diritti vadano estesi anche ai precari e quelli che già ci sono, forse quelli ai quali tu ti riferisci, sono appannaggio dei lavoratori a tempo determinato, non certo ai cococo o alle finte partite IVA, agli interinali, gli stagisti, gli apprendisti e via dicendo.
ma quanti sono? io credo comunque assai pochi ma mi auguro sia come tu dici.
resta il problema di un conflitto di fatto fra le due categorie o classi sociali e io lo vedo tutti i giorni e non vedo collaborazione da parte dei Tutelati (chiamiamoli così visto che nessuno è al riparo dalla minaccia di licenziamento) anzi fastidio e scarsa attenzione, di fatto un conflitto strisciante e a volte esplicito.
lo ripeto: un'eventuale unità la si potrà costruire quando questo conflitto cesserà e io trovo che i Tutelati dovrebbero fare il primo passo.
li vedo invece tutti impegnati a scioperare alla come viene (anche in assenza di governo o controparte credibilepoliticamente) o a impuntari sui contratti integrativi e le indennità quando appunto la maggioranza degli altri queste cose non sanno nemmeno cosa siano.

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo con ogni parola di Laura.

Francesco, non fare l'errore di contare i morti adesso, mentre la guerra e' in pieno svolgimento.

I conti si fanno alla fine. Autocitando il post originale, "ora che il padronato ha sentito l’odore del sangue, si appresta a spolpare la preda".

Non e' ancora tempo di bilanci definitivi. Alla fine (tra 4 - 5 anni) di garantito (nel senso di "chi ha qualche tutela" per usare la tua definizione) non ne restera' nemmeno uno.

A meno che, ripetiamolo ancora una volta, il 99.9% assuma consapevolezza della propria soverchiante superiorita' numerica e liberi il pianeta da quello 0.1% che ne sta determinando le sorti.

E, sempre per ripetermi, e' un processo che potrebbe durare al massimo qualche settimana, proprio per la nostra superiorita' numerica. Se solo fossimo tutti uniti, quelli con qualche tutela e quelli senza.

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

è vero, in questo momento i Tutelati del pubblico stanno facendo scioperi e presìdi per difendere i loro salari in quelle parti che negli anni '90 erano state ottenute dai sindacati come forme mascherate di adeguamento di salari da miseria al costo della vita, e ora vengono richieste indietro (letteralmente).
Ma l'errore NON E' scioperare adesso: è NON AVER scioperato prima, a fianco dei precari: non aver capito che stava iniziando l'opera di distruzione che presto avrebbe raggiunto anche loro.

Un po' a lato, per conforto, vi linko una cosa molto interessante che dimostra che "c'è vita" nella protesta, oltre all'inconcludente M5S:
http://altracitta.org/2013/04/05/sabato-13-a-firenze-cancelliamo-la-cattiva-politica-rifondiamo-la-finanza-pubblica/#.UWASFHz88VQ.facebook

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Sono convinto che la protesta esista e sia vitale, e il tuo link lo conferma.

Ma mi rincresce anche constatare che la "protesta non inconcludente", chiamiamola cosi' per capirci, e' un fenomeno che coinvolge una piccola minoranza, colta e illuminata.

Il problema che tutti dovremmo sforzarci di risolvere e' come coinvolgere un gruppo crescente di persone, e forse anche come rendere piu' appealing e accoglienti queste minoranze, che a volte mi sembrano un po' parlare solo tra di loro, perdendosi per di piu' in distinzioni e conflitti interni.

E finiscono per apparire un po' tristi, sortendo un effetto addirittura un po' controproducente.

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

tristi non direi, ma certo pochi.
Però l'iter ipotizzato è lo stesso dell'acqua pubblica, dove dalla protesta dal basso si è arrivati al risultato del referendum, anche se ancora è tutto da combattere il vero nemico - l'intreccio pubblico-privato che a troppe amministrazioni garantisce una bella fetta di utili.

Proprio perché questi sono processi lunghi per me è necessario stare anche sul fronte della rappresentanza istituzionale, anche se a qualcuno sembrerà una bestemmia.
Scegliendole nominativamente alle primarie di Sel io ho contribuito a mandare in parlamento un paio di persone ultrafidate, che conosco e che stanno presentando proposte sui temi che ritengo importanti e che sono sicura riterreste tali anche voi.
Se gli altri non faranno crollare tutta la baracca qualche cambiamento si può produrre anche così.
Altrimenti non so proprio.

giovedì, 11 aprile, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

vi segnalo quest'articolo molto interessante che in certo senso dà ragione a tutti noi (ammesso che esista un vero disaccordo):


http://furiacervelli.blogspot.it/2013/04/la-guerra-alla-kasta-produce-mostri.html

venerdì, 12 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo ancora una volta con te Laura. L'esempio che porti, cosi' come il referendum che ha bloccato la prliferazione di centrali nucleari sul nostro territorio, nascono da piccoli gruppi di persone colte e illuminate e poi raccolgono consensi in circoli piu' ampi della popolazione, fino a imporsi su larga scala.

L'articolo che proponi, Francesco, rende ancora piu' evidente che le divisioni tra lavoratori sono artificiose e create ad arte.

Come create ad arte sono tante altre paure, dal diverso allo spread, che generano acquiescenza e accettazione di cio' che accettabile non e' affatto.

venerdì, 12 aprile, 2013

 
Anonymous laura a. said...

grazie del link Francesco, molto interessante e "necessario".

Oggi a Firenze si è costituito il forum Per una nuova finanza pubblica e sociale.
Consiglio di visitare e tenere d'occhio questo link, nonché le iniziative che prenderanno il via sul territorio:
http://www.perunanuovafinanzapubblica.it/

Grazie a Fabio e a tutti per la discussione.

sabato, 13 aprile, 2013

 
Blogger Fabio said...

Grazie a voi per i vostri contributi. E io che stavo per abbandonare London Calling...

Auguri a Per una nuova finanza pubblica e sociale: c'e' un enorme bisogno di finanza etica, pubblica e privata, che metta al centro dell'agire economico l'uomo, e non il profitto.

domenica, 14 aprile, 2013

 

Posta un commento

<< Home