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Ambiente Uguaglianza Tempo

mercoledì 7 agosto 2013

# 1432

Guardandola da qui, sono convinto che esista un'altra Italia, vitale e dinamica, che sento vicinissima.

E' costituita da associazioni di cittadini, sindacati (per carita', non quelli ufficiali, pronti a piegarsi a ogni richiesta del padronato), media indipendenti: la FIOM (ricordo che Maurizio Landini e' da 3 anni uomo dell'anno di questo blog), Emergency, Micromega, Liberta' e Giustizia. E da personaggi straordinari, ciascuno nel suo ambito di attivita': padre Alex Zanotelli, Stefano Rodota', Vauro, don Luigi Ciotti, Salvatore Settis.

Leggo di un loro progressivo avvicinamento, e ne gioisco, auspicando la nascita di un soggetto politico che finalmente ci rappresenti, e che metta al centro del dibattito parole d'ordine forti come antimilitarismo, reddito di cittadinanza uguale per tutti, protezione del nostro meraviglioso patrimonio naturale e culturale.

La Gran Bretagna, perduta nel delirio materialista dello shopping e delle celebrities, realta' culturali cosi' non puo' neanche sognarle.

27 Comments:

Blogger CICCILLO said...

anche su questo, perdonami, ma sono pessimista.
questa Italia di cui parli esiste ma è minoritaria e, ahinoi, vecchia.
bene che vada se ci mettono la faccia quelli che citi si può aspirare a superare la soglia di sbarramento ma di poco.
il che equivale a nulla.
spiace dirlo ma hanno più probabilità di combinare qualcosa i 5S sui quali pure c'è scarsa informazione, sia sui loro lati positivi che su quelli negativi.

venerdì, 09 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Rispondo qui a entrambi i tuoi commenti pessimisti, perche' mi sembrano molto collegati.

Dobbiamo secondo me fare attenzione a non attribuire tendenze culturali globali a specifiche geografie.

Non e' "un Paese" che "non concepisce più nulla che sia collettivo", purtroppo: e' una tendenza comune a tutto il mondo. Mi chiudo a riccio sperando che non tocchi a me. Poi quando tocca a te, perche' tocca prima o poi a tutti quanti attraversare, per esempio, un periodo di disoccupazione, resti solo in balia degli eventi.

Dividendo la mia vita tra due culture diverse, la Gran Bretagna iper-individualista e iper-liberista e l'Italia, dove invece alcune reti di solidarieta' mi sembrano sopravvivere (dalla Caritas ai sindacati indipendenti), resto molto colpito positivamente quando in Italia vedo ancora movimenti collettivi forti (No TAV, No MUOS, Cobas, comitati referendari, ecc.).

Qui nel Regno Unito tutto questo non esiste. E quindi teniamoci stretto quello che abbiamo, valorizziamo questi movimenti, facciamone parte, sosteniamoli.

I 5 Stelle comunicano poco e male, ma non e' solo quello il problema. Ho fatto un salto sulla sedia questa settimana, leggendo nel blog di Beppe Grillo (la pagina piu' confusionaria di tutto il web) un intervento di Nigel Farage, leader dell'estrema destra razzista britannica.

Grillo mi pare alquanto confuso di questi tempi.

venerdì, 09 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

forse dobbiamo intenderci su cosa vuol dire movimento "forte".
quelli che tu citi sono tosti, sì, ma minoritari e isolati.
la maggior parte dei cittadini li snobba, è indifferente, prova a chiedere anche ai tuoi lettori o ai tuoi amici cosa pensano della TAV o dell'Ilva e soprattutto cosa sanno, che informazioni hanno.
io sarò sfortunato ma vedo il vuoto totale, anche su facebook.
la maggior parte degli italiani, anche le brave persone di sinistra, sono stanchi e affaticati dal passato recente e dal presente e dall'assenza di un'idea di futuro.
e purtroppo il resto è solo personalizzazione della politica, nulla che corrisponda a una qualche trasformaione culturale, a una rabbia che esplode, a una goccia che fa traboccare il vaso una volta per tutte.
no, il vaso non trabocca mai perché qualcuno trova sempre il modo di fare un buchino e farne uscire un po' da sotto o dai lati e così si tira avanti.

quanto ai 5S va dato loro il merito di essere stati l'unica novità di un certo peso negli ultimi 20 anni e comunque sono stati determinanti, magari involontariamente, in molti accadimenti politici degli ultimi mesi, tanto determinanti che è già di moda metterli nella parte dei capri espiatori e addossargli tutte le colpe.
io cerco di seguire le loro mosse e i loro interventi parlamentari, c'è di tutto ma non tutto è male, basta solo non avere la puzza sotto il naso.
quanto a Farage in effetti Grillo ogni due per tre lo tira fuori.
ma va detto che loro si professano post-ideologici e in questo sono coerenti.
a noi non va giù ma ci toccherà farcene una ragione.
andrebbe capito se anche Farage si professa tale ma io questo non lo so, credo che di fatto quello che li accomuna sia il voler abolire la moneta unica.
che poi, come sai bene, è una cosa assai strana e in effetti non si capisce perché alcuni paesi siano nella Comunità mantenendo monete proprie e gli altri siano sottoposti a ricatti paurosi per tenerli a tutti i costi nell'Euro, ovviamente i più poveri o più indebitati.
io in merito non ho una posizione ma certo le cose come sono non appaiono né tanto chaire né tanto giuste.

sabato, 10 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Come te, non posseggo certezze: osservo, cerco di capire. Mi sembra l'unico atteggiamento onesto e realista.

Con "forti" intendo movimenti che non scendono a compromessi, che affermano istanze plurali anziche' individuali.

A me, in questi tempi cupissimi, questo sembra gia' molto. Mi da' speranze, mi emoziona.

Grillo ha rappresentato l'unica novita' degli ultimi 20 anni, sono d'accordo, ma resto convinto che molti lo abbiano votato senza capire bene cosa stavano facendo. Ad esempio quelli che chiedevano che si alleasse con la vecchia politica, cosa che Grillo ha fatto bene a evitare.

Pero' cosi' facendo si e' alienato una parte consistente di voti, e se si votasse oggi il suo movimento ne uscirebbe ridimensionato, condannandolo a una sempiterna opposizione, a volte costruttiva, piu' spesso inconcludente.

Ho visto una sua intervista nella quale ripeteva come un disco rotto proclami millenaristi che di concreto non comunicavano molto.

Qui nel Regno Unito ci sono segni di ripresa piuttosto forti (il mercato immobiliare ad esempio corre come prima della crisi), mentre da voi e' ancora notte fonda, e l'autunno portera' altri licenziamenti e un'ulteriore contrazione dei salari reali. A quel punto cosa succedera'?

Le famiglie hanno fatto ricorso a tutte le risorse accumulate. E adesso? Quanto ancora riusciranno i partiti padronali PD e PDL a tenere a bada la rabbia con la propaganda?

lunedì, 12 agosto, 2013

 
Anonymous laura a. said...

Fabio, che ne pensi di questo pezzo di Marco Rovelli?
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130810/manip2pg/15/manip2pz/344344/
L.

lunedì, 12 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

io invece trovo molto interessante e spietatamente sincero e realista il pensiero di Marco REvelli qui intervistato:

http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/societa/2013/08/08/news/marco_revelli_bisogna_sentire_lo_scandalo_della_disegualianza_sociale-64487303/

lunedì, 12 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Laura e Francesco -

Grazie a entrambi per gli articoli. Che mi sembrano non contraddirsi, anzi. Revelli insiste sul fallimento della sua generazione, Rovelli mi pare concordi con le speranze che ho espresso in questo post.

Entrambi insistono, giustamente, sull'impatto catastrofico del capitalismo finanziario sulle vite delle persone comuni.

Mi piace molto quello che dice Revelli, sul provare un senso di scandalo al cospetto di una disuguaglianza sociale cresciuta senza limiti.

E' uno scandalo che dovrebbe colpire tutti. Tutti dovremmo naturalmente provare schifo, ribrezzo per i ricchi: per il loro stile di vita ripugnante, volgare e offensivo.

E quello schifo dovrebbe provocare una reazione.

Purtroppo non e' cosi'. Non so cosa sia "passato" in Italia dei loot di un paio di estati fa qui a Londra. Quello che mi aveva immediatamente colpito, e che avevo cercato di raccontare nelle mie corrispondenze per la radio, era la sostanziale natura iper-consumista della rivolta.

Una natura iper-consumista che anziche' porsi in chiave critica nei confronti del sistema, individuando stili di vita altri (come accadde negli anni '60 e '70), sostanzialmente confermava (nel disperato tentativo di emularlo) il sistema valoriale capitalista.

Di fronte a quel fenomeno, anch'io provai per un pessimismo cupo e assoluto. I loot di Londra hanno segnato il trionfo, forse definitivo, del sistema capitalista.

Da quel pessimismo mi guariscono i movimenti egualitari radicali che vedo quando torno in Italia: minoritari certo, ma che mettono al centro i beni comuni e la necessita' di superare una volta per tutte il sistema delle privatizzazioni e delle disuguaglianze.

Qui, lo ripeto, non c'e' nulla di simile, e questo si' che suscita domande e risposte pessimiste.

lunedì, 12 agosto, 2013

 
Anonymous laura a. said...

infatti due quasi-omonimi sono amici, anche politicamente parlando...li divide solo l'età.

sì, ci sono splendide energie in circolo.
il problema è la maggioranza indifferente. O peggio, chi continua a parlare del Pd come un partito di sinistra. Ma di questo si è già detto.

martedì, 13 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Si e' gia' detto, ma ripetiamolo perche' e' meglio mettere le cose in chiaro.

Il PD e' un partito di destra, strettamente funzionale alla destra eversiva (tecnicamente, in quanto non rispetta la Carta Costituzionale) del PDL.

Senza il PD, Berlusconi sarebbe scomparso dalle scene dopo l'avventura del 1994 che, ricordiamolo, duro' 8 mesi.

Se, 20 anni dopo, quell'omino ridicolo (perche' infatti al di fuori del nostro Paese nessuno lo prende seriamente, tranne Putin e pochi altri dittatori di Paesi esotici) e' ancora sulle scene, si deve alla genialita' dei vari D'Alema/ Veltroni/ Rutelli, che ogni volta che Berlusconi e' caduto in disgrazia hanno trovato il modo di resuscitarlo.

Loro legittimo erede e' questo grigiastro (pir)Letta, non a caso nipote di uno dei piu' fidati servitori dell'omino, e vedrete se ancora una volta non lo tireranno fuori dai guai nei quali si e' cacciato con la garanzia dell'immunita'.

Non lo fanno perche' sono ricattati e ricattabili, come sostiene qualcuno. Lo fanno perche' sono collusi.

Resta incomprensibile come SEL abbia solo concepito di allearsi con questa orripilante destra, perdendo del tutto una credibilita' conquistata in anni di battaglie in difesa dei diritti dei piu' indifesi.

martedì, 13 agosto, 2013

 
Anonymous laura a. said...

beh fatto sta che Sel da dov'è sta facendo una buona opposizione - mi arrivano puntuali le relazioni dei deputati, e lo verifico di persona. Se avessero avuto più numeri, avrebbero potuto fare di più.
Per quanto possa sembrarvi strano c'erano molte persone che ancora speravano che Sel potesse dare un peso a sinistra alla coalizione: e molte persone conosco che si sono pentite, dopo, per non averli votati - e ora ridete pure...

martedì, 13 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Non rido affatto, e mi fa piacere che SEL oggi voti regolarmente contro il PD, e presenti proposte costruttive, a volte alleandosi con i 5S.

C'e' un grande bisogno di un soggetto politico forte che si collochi a sinistra di SEL, ma c'e' anche bisogno del patrimonio di esperienza accumulato da SEL in questi anni.

Resto perplesso solo ripensando alla bislacca idea di allearsi con Bersani, quel cadavere ambulante che ha avuto l'unico merito di affossare, speriamo per sempre, il PD. Quell'iniziativa non la capiro' mai, anche alla luce di quello che abbiamo sotto agli occhi oggi (vedrai se il PD non votera' a favore di Berlusconi, loro vero leader).

martedì, 13 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

avrei molte cose da dire ma sono talmente pessimistiche che preferisco lasciar perdere.
quella sinistra di cui parli, Fabio, e anche SEL, per me è morta e stramorta, sotto il peso dei suoi innumerevoli fallimenti, politici e comunicativi.
il suo elettorato e i suoi temi principali sono stati largamente inglobati nell'esperienza dei 5S(Costituzione, missioni militari, grandi opere, precariato, no alle privatizzazioni e via dicendo) che stanno facendo, purtroppo per SEL che è entrata in Parlamento solo grazie all'alleanza col PD (unico motivo per giustificare quella che tu chiami "bislacca idea"), quell'opposizione anche dura che nessuno negli anni passati ha più fatto.
ottenendo anche qualche piccolo risultato, per esempio impedendo il blitz agostano sulla Costituzione grazie ad un ostruzionismo di cui avevamo perso memoria, e sollevando diversi polveroni andando ad alzare tappeti (Rai, finanziamento ai partiti, legge elettorale, crediti dello stato nei confronti delle ormai cosiddette PMI, caso Shabalayeva, etc etc)che nessuno voleva più alzare da tempo.
io penso che non sia poco nel panorama deprimente della politica italiana, bloccata e immobile anche nelle sue componeneti più a noi vicine.
e poi Grillo, pur nelle sue numerose ambiguità, ha dato forma narrativa a un nuovo conflitto di classe che io sento molto reale: quello fra precari e piccoli imprenditori da una parte e pensionati e lavoratori pubblici dall'altra, due Italie che ormai si odiano profondamente e che sono inconciliabili anche grazie alle politiche sindacali che la sinistra, sempre la nostra intendo, ha ampiamente avallato per timore di perdere il suo zoccolo duro, sempre più vecchio e arroccato, in favore di nuove generazioni di cui nulla ha mai voluto sapere per poi ritrovarsele, almeno a livello di rappresentanza parlamentare, passate armi e bagagli in un M5S che evidentemente trovavano, almeno a livello di ipotetica speranza, più vicino alle loro esigenze ed esperienze, anche quotidiane.

dunque paradossalmente sono ottimista nei confronti di una esperienza politica nuova che non ho votato ma che forse voterò (spero il più tardi possibile) piuttosto che nella possibile aggregazione di forìze e personaggi anche rispettabili ma che non si capisce perché in tutti gli anni passati non l'abbiano fatto prima, anzi si capisce benissimo.

consiglio anche questa intervista, complementare a quella pessimistica di Revelli, a Ulrich Beck:
http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/societa/2013/07/17/news/ulrich_beck_ci_salver_la_generazione_dei_giovani_colombo-63159624/

e se vi capita, nei remainders o altrove, non perdetevi il saggio da lui scritto con la moglie: "Il normale caos dell'amore".
spiega molte cose accadute alla nostra generazione e anche molto altro in merito al conflitto fra i sessi e alle nuove forme dei sentimenti e delle famiglie, basterebbe leggerlo per rendere inutili tante chiacchiere sugli stessi argomenti presenti sui blog o altrove.

occorre tacere e studiare, basta commenti! :-)

martedì, 13 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Occorre studiare, sempre, ma occorre anche scambiare idee. Da quello che mi scrivete qui imparo sempre tantissimo. Ancora una volta vi ringrazio, di cuore.

Quello che scrivi, Francesco, a proposito dei 5S e' indicativo del fenomeno paradossale che di loro si parla meno proprio quando fanno qualcosa di concreto, positivo, utile.

Detto questo, io continuo a pensare che le parole d'ordine della vecchia sinistra (lavoro, diritti, uguaglianza distributiva) siano oggi piu' attuali che mai.

Di converso privatizzazioni, flessibilita', mercato mi sembrano termini appartenenti a un'altra epoca, precedente al fallimento globale del capitalismo e della finanza. Suonano decrepiti.

Credo si debba capitalizzare sul loro fallimento per cancellarli definitivamente, per sempre, dal vocabolario, e sostituirli con ambiente, diritti per tutti, socializzazione dei mezzi di produzione e dei profitti, difesa dei beni pubblici, riduzione dell'orario di lavoro.

La sinistra, quella vera, ha ancora moltissimo da dire, proprio per smontare i danni causati dal neo-laburismo qui e dal PD li' da voi.

La post-ideologia di Beppe Grillo puo' funzionare come pars destruens, ma poi, quando si riuscira' finalmente a demolire il sistema, bisognera' ri-costruire, e sara' allora che andranno recuperate parole "classsiche" di giustizia e equita'.

C'e' molto da fare, questo e' certo, perche' la propaganda padronale pervasiva ha addormentato molte coscienze. Ma quello che dice Beck sui giovani e' innegabile e da' molta speranza.

martedì, 13 agosto, 2013

 
Anonymous laura a. said...

è interessante che i non garantiti odino i garantiti (e quindi mirino a distruggere le garanzie per il futuro) piuttosto che coloro che gliele hanno tolte, o impedito di averle.

Come ho già scritto più volte nei miei lunghi anni di precariato non mi è mai passato per la testa di odiare i colleghi "garantiti" (ancora per quanto?)
ma è un discorso che si è già affrontato.

per il resto sono piuttosto d'accordo con voi, grazie Fabio.

mercoledì, 14 agosto, 2013

 
Anonymous laura a. said...

ps: Ulrich Beck cade decisamente alla fine sulle " "piccole New York" svizzere" indicate come modello....sic! come dire mangino brioches.

mercoledì, 14 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

il fatto è che molti di quelli che hanno dai 35/40 in giù sono realmente e concretamente post-ideologici. per molti di loro il capitalismo, la libera concorrenza e la privatizzazione di qualsiasi cosa è un fatto normale e accettato, ci sono cresciuti dentro.
e dunque per loro è normale che ogni cosa si paghi e che ciascuno individualmente scelga cosa acquistare.
la concorrenza sui trasporti per esempio è benvenuta perché, a determinate condizioni, si paga meno e chi se ne fotte se è costruita sullo sfruttamento di coloro che lavorano in quel settore o se di fatto impedisce a chi non ha un computer e una carta di credito di viaggiare a prezzi decenti e di muoversi liberamente anche all'ultimo momento.
e lo stesso è ormai ampiamente accettato su tutto il resto, ospedali, scuole e via dicendo.
forse è questo che potrebbe impedirmi di votare 5S?
sì, certamente, ma allo stesso tempo mi domando se è davvero possibile oggi tornare indietro, anche a una politica radicalmente social-democratica, vale a dire a un compromesso di fatto con l'economia di mercato.
io non ne vedo le condizioni e dunque comprendo chi si muove su obiettivi minimi di salvaguardia della decenza e di difesa di categorie e generazioni che non hanno un futuro.

e qui veniamo al nuovo odio di classe.
facciamo il mio esempio, anche se generazionalmentr incongruo.
nel settore di cui mi occupo attualmente non vengono banditi concorsi dagli anni '90, dunque anche se volessi non potrei parteciparvi.
mi limito dunque a partecipare a procedure e bandi vari che danno poi accesso a un contratto a tempoi determinato o a contratti di prestazione d'opera a ore e sto parlando di insegnamento universitario o presunto tale.
in queste settimane sono impegnato a compilare una dozzina di queste domande, leggendo attentamente i bandi di concorso emanati da ciascuna istituzione che, per la stessa materia, sono uno diverso dall'altro.
ora, questi bandi di concorso sono evidentemente redatti da dipendenti pubblici, direttori, direttori amministrativi, segretari, uffici protocollo etc.
ma è possibile che queste persone non siano in grado di compilare correttamente e in maniera funzionale questi bandi? è possibile che non siano in grado di leggere una circolare ministeriale che dovrebbe regolamentarli e che io stesso conosco? è possibile che in taluni casi io debba telefonare a questi dipendenti pubblici (vincitori di chissà quale impegnativo concorso) per avere chiarimenti e correggere i loro stessi errori? è possibile che non siano in grado di creare dei moduli compilabili in word (come fa la minoranza migliore di loro) e pubblichino questi moduli - ripeto: ognuno diverso dall'altro pur essendo tutti per la stessa materia di insegnamento e dunque non riutilizzabili o replicanbili in serie - come file immagine che non possono neppure essere copiati per poi compilarli?

ecco, ora immaginate questa stessa situazione moltiplicata per ogni momento in cui un giovane neo-laureato, magari con un Erasmus e conseguente permanenza all'estero e conoscenza di una o più lingue diverse dall'italiano che questi dipendenti pubblici spesso parlano a stento, si trova ad affrontare una situazione del genere oppure a rivolgersi a un qualsiasi altro ufficio pubblico per qualsiasi altra pratica (INPS, anagrafe, sanità, tasse, passaporto etc etc) e capirete come nasce l'odio che per noi è attenuato dal fatto di conoscerne le radici ma per loro forse no.
con tutto il rispetto per quelli che invece lavorano bene e con tutto il disprezzo per i dirigenti che sono anch'essi, anzi sopratutto loro, responsabili di questo caos e di questa incompetenza, ma sono anch'essi dipendenti pubblici e spesso con stipendi ingiustificati e relative successive pensioni.

mercoledì, 14 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Laura -

Sono discorsi gia' affrontati, ma sono dinamiche che continuo a non comprendere.

Cosi' come non sono in grado di comprendere chi sfoga la propria frustrazione contro chi ha meno di noi, ad esempio i nostri fratelli che arrivano da Paesi lontani, fuggendo da guerre e carestie.

Non riesco a odiare nessuno, per mia indole, ma non mi piacciono i prepotenti, coloro che si sentono migliori in virtu' di non si sa cosa e che si arrogano diritti speciali, compreso quello di volere possedere piu' di cio' che spetterebbe loro.

Credo sia compito della societa' ridimensionare queste pretese, rieducando queste persone, facendo loro comprendere che il piacere di condividere e' assai superiore rispetto a quello di possedere, in una logica di uguaglianza e fratellanza.

Papa Francesco (un vero rivoluzionario) l'altro giorno ha scritto: "Siamo tutti figli di Dio e fratelli tra di noi". E' un bel messaggio, che comunica un senso di uguaglianza, di pari dignita', e richiama il fatto che a ognuno di noi spettano gli stessi diritti, e che le disuguaglianze vanno livellate, urgentemente.

mercoledì, 14 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Francesco -

Un po' forse stai generalizzando (siamo sicuri che ci siano ancora lavoratori garantiti? Io credo proprio di no, e questo vale per il settore pubblico come per quello privato).

Pero' su una cosa concordo, ed e' la responsabilita' dei dirigenti, e di chi li ha promossi (dirigenti di grado ancora piu' elevato).

Responsabilita' duplice, perche' non solo sono incompetenti tecnicamente, ma anche incapaci di motivare le persone che lavorano per loro.

Tuttavia io credo che si debbano estendere i diritti dei lavoratori, sempre. Credo che la soluzione sia di livellare pesantemente le retribuzioni, distribuendo equamente le risorse, che vengono sprecate ma che tagliando gli stipendi piu' alti (e riducendo per tutti l'orario di lavoro e l'eta' del pensionamento, perche' il problema centrale, per come vedo io le cose, e' che chi lavora troppo e chi guadagna troppo porta via il lavoro a chi non l'ha) si troverebbero, per tutti.

Sui piu' giovani di noi: credo che nonostante "il capitalismo, la libera concorrenza e la privatizzazione di qualsiasi cosa" sia per loro "un fatto normale e accettato, ci sono cresciuti dentro", siano i primi a pagare le conseguenze del fallimento del sistema. E quindi credo che il cambiamento non possa che partire dalle giovani generazioni, ancora una volta.

mercoledì, 14 agosto, 2013

 
Anonymous L. said...

Francesco, capisco la rabbia e la frustrazione davanti a simili situazioni, e in questo non posso che essere solidale, perché tutti abbiamo sbattuto contro l'ottusità della burocrazia e contro la maleducazione e l'incompetenza (che tuttavia, come tu riconosci, non sono di tutti e sono diffuse in tutte le categorie), ed in particolare ci si sente doppiamente penalizzati come quando si fanno domande per concorsi o simili.

Alla reazione di pancia però deve subentrare la testa. Se incompetenza e maleducazione sono trasversali, non mi viene l'odio di classe per queste. Se è vero che l'impiegato pubblico non sa le lingue, è anche vero che non gli è richiesto - gli è richiesto di sapere il diritto amministrativo, che starebbe al legislatore rendere più accessibile e meno tecnico Certo poi c'è l'incapacità anche in quello, come sembrerebbe dai casi che mostri, ma si ritorna al discorso di cui sopra - l'incapace lo trovi ovunque. Possiamo arrabbiarci perché l'incapace professionista paga di tasca sua, ovviamente...ma posso sempre odiarlo perché spesso non paga le tasse...insomma non mi pare un discorso che porta lontano.
Piuttosto, consiglio caldamente una cosa: in caso di disservizi della pubblica amministrazione, protestare, civilmente ma protestare. A voce, per iscritto, e se con l'addetto non è possibile, scrivere lettere ai responsabili, a cui devono per forza risponderti. Anche se nel 99% dei casi ne farà le spese l'ultima ruota dell'ufficio e non certo il responsabile/dirigente, è un modo più sano di incanalare la propria frustrazione. Pretendere l'efficienza della pubblica amministrazione è un diritto ed è cittadinanza attiva.

giovedì, 15 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

certamente generalizzo, non posso fare altro qui a meno di non scrivere un saggio sull'argomento, e certamente son giuste molte delle cose che voi dite, compreso lo scrivere lettere di protesta etc etc.
ma io intendo la questione dal punto di vista politico e vi vedo una forma di scontro di classe ormai.
o, per citare Revelli, lo "scandalo della disuguaglianza".
è vero che nessuno è garantito completamente ma vi è una differenza fondamentale fra un rappresentante del precariato cognitivo (e anche non cognitivo, vogliamo parlare di cooperative, sub-appalti di qualsiasi cosa e tutta la sequela di belle forme contrattuali farlocche concepite neggli ultimi decenni e tranqullamente avvallati da sindacati e partiti anche di "sinistra"?) e un dipendente pubblico e cioè che i sindacati si occupano del secondo e ignorano il primo.
inoltre vi è un'altra differenza fra un metalmeccanico e un dipendente pubblico e cioè che il primo resta senza lavoro solo quando il padrone non vende più la merce che produce (e quanto meno ha la CIG che un precario manco sa cos'è) e il secondo solo quando lo stato va in default, cosa che nel caso italiano stanno cercando in tutti i modi di evitare perché appunto le poche speranza di "ripresa" sono riposte in coloro che pagano le tasse e allo stesso tempo hanno uno stipendio o una pensione.
è un meccanismo infernale, un gatto che si morde la coda ma ti pare Fabio di vedere segnali che vadano nella direzione che tu auspichi, della distribuzione equa delle risorse o del livellamento degli stipendi (e delle pensioni, che è poi quello che alla fine chiedono i 5S)?
no, io vedo che nessuno è disposto a rinunciare a nulla e vedo gli uni contro gli altri.
lotta di classe, appunto.
in altri tempi questo era considerato politicamente praticabile, ora invece dà scandalo, specialmente se lo dice Beppe Grillo, che peralto io non ho mai cagato al contrario di molti altri che han riempito i palasport per vederlo e lo hanno linkato a raffica nei tempi gloriosi della blog-mania che tutti noi abbiam vissuto.
e probabilmente dà scandalo perché alla fine tutti siamo in qualche modo, direttamente o indirettamente, coinvolti in questo stato di cose.
ma spesso non ci piace ammetterlo.

giovedì, 15 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Il punto fragile del tuo ragionamento secondo me e' quando affermi "vi è un'altra differenza fra un metalmeccanico e un dipendente pubblico e cioè che il primo resta senza lavoro solo quando il padrone non vende più la merce che produce".

Questo era vero 20 anni fa, prima della moda del decentramento produttivo e dell'esternalizzazione di rami d'impresa "per razionalizzare i costi di produzione", che in realta' vuol dire "per massimizzare i profitti trasferendo il rischio d'impresa dal capitale alla forza lavoro".

Attenzione, non sto dicendo che non esistono piu' differenze tra lavoratori con contratto a tempo indeterminato e precari, ma:

1) L'unica differenza sostanziale rimasta risiede negli ammortizzatori sociali (CIG, ecc.), che proteggono i lavoratori dipendenti ma non i precari. Dal licenziamento non e' di fatto piu' protetto nessuno. E' ovvio che e' meglio ricevere una porzione per quanto piccola di stipendio rispetto a niente del tutto, ma capisci immediatamente che la lotta di classe alla quale fai riferimento e' alla fine una guerra tra poveri e poverissimi. Non dovremmo guardare ad altri obiettivi? Chi decentra, chi esternalizza rami d'impresa, chi evade il fisco, ecc.

2) Ho letto da qualche parte che nell'ultimo anno in Italia i contratti a tempo indeterminato sono stati il 13% del totale. Il che significa, molto semplicemente, che e' una forma contrattuale che sopravvive solo per quei lavoratori che, con un contratto a tempo indeterminato nell'azienda dove prestano servizio, cambiano posto per loro scelta e si possono permettere di negoziare un nuovo contratto a tempo indeterminato. Stiamo parlando di una minoranza trascurabile.

Non sono nemmeno sicurissimo che non si vedano segnali che vanno verso la distribuzione equa delle risorse o il livellamento degli stipendi e delle pensioni, e lo dici tu stesso quando osservi che sono misure presenti nel programma di un partito che alle ultime elezioni ha raccolto il 25% dei consensi. Le risorse per il reddito di cittadinanza dove si troverebbero se non tagliando gli stipendi piu' alti?

Insomma, credi che il problema siano i dipendenti pubblici che da anni hanno gli stipendi congelati (e di coseguenza immagina quanto sono motivati a fare meglio) o chi chiudendo Termini Imerese e trasferendo la catena di produzione della Panda in Polonia dopo avere succhiato incentivi pubblici per decenni ha ricevuto nel 2012 emolumenti per 48 milioni di euro?

venerdì, 16 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

naturalmente mi trovi d'accordo su tutto quello che riguarda esternalizzazioni, delocalizzazioni, profitti fatti sulla riduzone del costo del lavoro etc etc.
questo è senz'altro il lato debole del pensiero 5S ma va detto che anche Grillo, a suo modo, ha cominciato ad affrontare la cosa immaginando di levare il marchio Made in Italy a quelli che vanno a produrre altrove (cioè quasi tutti quelli che hanno un qualche interesse ad avere quel marchio).
non è molto ma è un primo passo e poi ho sentito, durante il loro ostruzionismo sul blitz anti-costituzionale, una deputata elencare tutte le fabbriche della sua regione costrette a chiudere.
quindi quella sensibilità esiste anche lì, anche se ancora non pienamente espressa.
la domanda dunque diventa: come si concilia questo con l'evocazione di un'intervento pesante su lavoratori del pubblico impiego e pensionati da parte di Grillo?
e come si concilia con una sensazione palpabile di moltissimi cittadini che sotto sotto vivono e pensano le stesse cose anche se magari non le dicono perché vi sono coinvolti in qualche modo?
tu Fabio giustamente pensi ancora globale, fai dei paragoni con l'Inghilterra che sono interessanti e, mi pare di capire, individui un nemico principale nel capitalismo finanziario globalizzato.
tuttavia la politica italiana, per forza di cose, si occupa della situazione italiana (almeno fino a quando esisterà un parlamento mondiale con effettivopotere decisionale ma la vedo dura, già quello europeo stenta ad averne).
e il caso italiano è unico al mondo e una gran parte della sua crisi è morale, come testimonia il continuo emergere della questione dai tempi di Berlinguer in poi.
crisi morale e, aggiungo io, crisi di competenza e crisi organizzativa generata da una burocrazia immobile che qualcuno ha già annesso nella categoria della "casta" e dall'assenza di quella visione d'insieme o capacità di ragionare in termini di interesse generale, beni comuni e cittadinanza.
questo genera, purtroppo, quei micro-conflitti di classe che non hanno più la grandezza di un tempo e il loro valore simbolico, e questo perché le classi sono rimescolate e indefinibili, c'è chi è ha fatto ascesa sociale e chi discesa e pure le generazioni hanno destini diversi a seconda dell'epoca in cui si è vissuti.
riassumendo, Grillo, Casaleggio (hai letto la sua intervista a Wired?) e i loro deputati pongono questa nuova visione della realtà italiana al centro del dibattito e dell'immaginario politico.
e in questo modo rompono le palle a tutti, scompaginano le carte e le mandano tutte all'aria.
io questo lo trovo, per il momento, più interessante di tutte le aggregazioni possibili e immaginarie o già sperimentate della sinsitra radicale che alla fine sono sempre le stesse persone e le stesse cose dette e stradette e costellate di fallimenti.
diciamo che sto a guardare e mi interesso di quello che fanno, di come leggono le realtà dicendo cose che anch'io penso da tempo (per esempio condivido anche in toto la loro critica radicale dell'informazione, in particolar modo di quella televisiva).
Landini e Rodotà, per tornare all'argomento del post, li vedo vecchi e residuali, senza argomenti forti, in questo rimescolamento sociale di cui dicevo prima.
però seguirò anche loro certo, ben vengano, e probabilmente li voterò, almeno in parte.

puoi chiarire il dato sul 13% dei contratti a tempo indeterminato?
parli dei nuovi contratti?
o del totale?
così il discorso non è chiaro.

venerdì, 16 agosto, 2013

 
Anonymous L. said...

è tardi...dico solo che le indennità di disoccupazione sono non per i dipendenti ma per chi perde il lavoro, a patto che abbia un minimo di ocntributi nei due anni precedenti, e quindi anche per chi è precario, durano quel che durano ma servono a chi il lavoro non ce l'ha più.
Per il resto ne sento tanti auspicare una decimazione di pubblici dipendenti - sono gli stessi che si lamentano quando c'è coda allo sportello, quando c'è troppa attesa per gli esami clinici, quando il prof del figlio si ammala e non chiamano il supplente, quando gli infermieri in turno sono pochi. Buonanotte (e comunque non è stato né Grillo né Casaleggio a dare il là alla guerra tra poveri, sono stati gli stessi che hanno tolto i diritti e creato il precariato).

sabato, 17 agosto, 2013

 
Blogger CICCILLO said...

quest'ultimo commento è impreciso e fuorviante.
l'indennità di disoccupazione è riservata principalmente ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo determinato che sono sempre di meno e principalmente occupati in settori specifici.
di recente si è fatto un tentativo di riforma, se non sbaglio con la Fornero, che ha finto di estendere l'indennità anche ai co. co. co. o a progetto ma vi sono tante di quelle condizioni e requisiti che di fatto è praticamente impossibile averla.
lo stesso dicasi per i lavoratori dello spettacolo, per loro natura intermittenti tanto che in Francia hanno un assegno mensile gestito da una cassa dedicata a loro esclusivamente, i quali in Italia hanno perso anche quel poco che avevano (cioè l'indennità a fronte di 78 giornate lavorate nell'anno precedente) mediante un'interpretazione assolutamente arbitraria da parte dell'INPS di un Regio decreto del 1935!
per tutti gli altri non c'è nulla di nulla e nemmeno uno straccio di sindacato confederale che se ne occupi se non attraverso l'inutile e deprimente NIDIL al quale comunque si rivolge una minoranza degli interessati.
quanto a chi si lamente e invoca decimazioni preciso che io non sono per la privatizzazione dei servizi, al contrario.
io mi lamento di quello che vedo quotidianamente e con molte ragioni.
ma sono per un servizio pubblico efficiente e rigidamente controllato, solo in questo modo tra l'altro sarà possibile recuperare un rapporto fra i cittadini e lo stato, cosa che in Italia tragicamente manca e spesso fornisce argomentazioni in più a coloro che incitano, più o meno apertamente, a non pagare le tasse.

sabato, 17 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Francesco -

I nostri commenti non sono affatto contrapposti, anzi direi che una sintesi dei nostri punti di vista fornisce una fotografia piuttosto completa della realta'.

Infatti, per esempio, in Italia esiste una questione morale irrisolta. Ricordo che quando ero un bambino era uno dei leit-motiv di Enrico Berlinguer (che tu giustamente citi), e da allora la situazione si e' solo aggravata (non mi risulta che al tempo di Berlinguer le compravendite di parlamentari fossero cosi' frequenti ne' cosi' alla luce del sole, per esempio).

Contemporaneamente, l'Italia e' stata, ed e', oggetto di un attacco speculativo da parte del capitalismo finanziario globalizzato, che si e' un po' calmato quando sono riusciti a prendere il potere con la forza del ricatto, instaurando governi votati da nessuno e guidati da esponenti del gruppo Bilderberg (Monti e Letta) e imponendo la rielezione di Giorgio Napolitano.

Se libere elezioni dovessero portare al governo un esponente non gradito da Goldman Sachs, Merril Lynch, ecc., l'attacco riprenderebbe piu' spietato di prima, con lo spread a 600 punti in una settimana. L'Italia vive con una pistola puntata alla tempia. E questo Grillo e Casaleggio credo lo abbiano capito da molto tempo.

Credo anche nella sintesi delle soluzioni proposte da te e da me, cioe' in un'alleanza (anziche' nell'attuale contrapposizione) tra il Movimento 5 Stelle e la sinistra, anche extra-parlamentare (quindi, per capirci, sia SEL che i Cobas, i movimenti referendari per i beni pubblici, ecc.).

Ma per far questo Grillo dovrebbe dismettere la sua fascinazione per una certa destra populista, da Casa Pound all'UKIP, che personalmente me lo rende, soprattuttto in tempi recenti, particolarmente indigesto.

Sono sempre stato contrario a un'alleanza dei 5S con il PD. Credo sarebbe stato un errore madornale. Mi va benissimo che i 5S si presentino come movimento antagonista anziche' integrato.

Ma come diceva recentemente proprio qui a Londra Marco Travaglio, un amico e' uno che ti fa capire quando sbagli, non uno che ti da' sempre ragione.

Le parole di Stefano Rodota', fossi stato Beppe Grillo, le avrei considerate oro. E invece Grillo cos'ha fatto? E' andato in piazza a sputtanarlo, dicendo che lui non dimentica nulla.

Capisci che e' un atteggiamento sterile, soprattutto a fronte dei problemi che sia tu che Laura che io abbiamo elencato nei nostri commenti a questo post.

PS: il 13% dei nuovi contratti e' a tempo determinato (non cioe' dei contratti complessivi oggi in essere in Italia).

sabato, 17 agosto, 2013

 
Blogger Fabio said...

Laura -

Sono perfettamente d'accordo con te. Credo che anche in questo caso la sintesi tra quello che affermi tu e quello che sostiene Francesco indichi una direzione auspicabile e assai ragionevole.

Non si tratta di tagliare i dipendenti pubblici (e quindi i servizi perche' senza dipendenti i servizi mi spiega qualcuno chi li fornisce?).

Si tratta piuttosto di sostituire quei dirigenti che non sanno gestire efficientemente l'erogazione dei servizi.

Per quanto mi riguarda, aggiungo, nessun servizio essenziale (sanita', istruzione, ecc.) puo' essere lasciato ai privati, le cui strutture private (cliniche, scuole, ecc.) andrebbero immediatemente socializzate e integrate alla sanita' pubblica e alla pubblica istruzione, rese accessibili a tutti i cittadini indipendentemente dal loro censo (in osservanza della Carta Costituzionale), con una gestione efficiente e moderna.

sabato, 17 agosto, 2013

 
Anonymous Indira said...

This is great!

mercoledì, 28 agosto, 2013

 

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