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Osservazioni e ascolti

martedì 17 settembre 2013

# 1455

Posso consigliarvi un film, come ai vecchi tempi di questo blog? Si intitola Museum hours, lo ha prodotto Patti Smith con Guy Picciotto dei Fugazi, lo interpreta Mary Margaret O'Hara (un'occasione per recuperare il suo sempre bellissimo Miss America) e lo ha girato un regista del quale Isabel Stevens su Sight and Sound di settembre ha scritto:

"Jem Cohen is a street filmmaker who, like the pavement scavenger in his 1996 short Lost book found collects overlooked and abandoned objects, scraps and corners of the city. Glimpsed for just a second with his static 16mm or Super 8 camera, these moments are edited with a photographer's eye for justapositions, into something that falls between film, photobook and stream of consciousness".

Un film intimo, diaristico, girato con nulla, realmente indipendente e originale, che immagino vi emozionera' come ha emozionato me. Lo hanno presentato a Locarno, per cui mi verrebbe da pensare che ne dovrebbe esistere abbandonata in qualche magazzino una versione sottotitolata in italiano.

A Londra invece lo trovate in questi giorni al BFI e al Curzon Soho.

9 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Io attendo che esca nelle sale...ma uscirà nelle sale italiane?
hrundi v bakshi

venerdì, 20 settembre, 2013

 
Blogger Fabio said...

Guarda Hrundi, io l'ho visto nello Studio del British Film Institute, che e' una sala con 40 posti, in una citta' con 9 milioni di abitanti... E l'hanno gia' tolto pure li'.

La differenza tra Londra e Milano pero' e' che qui resistono sale con programmazioni davvero coraggiose: il British Film Institute, il Renoir, il Curzon Soho, l'Istituto di Arti Contemporanee, l'Istituto Culturale Francese, il Ritzy, il Rich Mix... non sono pochi, e se ti tieni informato (perche' i film arthouse qui restano in programmazione massimo una settimana, o due se proprio va bene) riesci a vedere davvero tante pellicole presentate a Berlino, Venezia, Cannes, al London Film Festival, al Sundance, ecc.

Quando abitavo a Milano, andavo spesso all'Anteo. Ci torno ancora qualche volta, ma e' cambiato tantissimo.

La programmazione e' molto piu' mainstream, il pubblico decisamente anziano.

A questo proposito, spiegatemi una cosa. Ci sono ancora i trentenni in Italia?

Quando avevo 30 anni passavo la mia vita tra librerie, negozi di dischi e cinema.

Qui se vai da Daunt Books, al Curzon Soho, da Sounds of the Universe, ecc., li trovi pieni di trentenni che vivono, oggi, la vita che vivevo io allora.

E quindi ne incontro ancora tanti. A Milano, i trentenni cosa fanno tutto il giorno? Nelle librerie dove vado io, da Buscemi, all'Anteo non se ne vedono.

sabato, 21 settembre, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

Mah! Ravenna, candidata città europea della cultura 2019, non ha più sale in centro. Resiste un' unica sala di proprietà della chiesa....tutto il resto (è noia)è monopolio di multisale con programmazioni standard. Io mi arrabatto in vecchie sale tra Faenza, Forli, Cesena, piccole sale paesane e associazioni culturali che riescono a programmare cose interessanti....ma non ti dico il fredo che bisogna patire d'inverno!...anche perchè, altra anomalia italiana d'estete si chiude!
I trentenni? non so proprio.
hrundi v. bakshi

martedì, 24 settembre, 2013

 
Blogger Fabio said...

Il freddo e' decisamente un'esperienza che abbiamo in comune. Gli autobus che mi portano a casa dopo i film al BFI si aspettano su un ponte ventoso e non passano mai. D'inverno se vai al BFI ti devi vestire come per una spedizione artica.

A volte penso che i disagi rendano l'esperienza memorabile. Ricordo ancora oggi, ed erano gli anni '80, gli avventurosi viaggi sulla Dyane scassata del mio amico Ubi, da Voghera al Bloom di Mezzago, con spifferi che sembravano lame, per assistere a concerti di gruppi "leggendari" come diceva un giovane Claudio Sorge a Radio Popolare.

Leggendari quei concerti magari non erano, ma i nostri viaggi sulla Dyane scassata di Ubi come vorrei riviverli, adesso, qui, subito.

martedì, 24 settembre, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

dyane 6 blu carta da zucchero con un'enorme margherita e uno snoopy sul portellone posteriore
il riscaldamento che si svegliava dopo 20 chilometri
e dei piccoli tergicristalli a fendere dei nebbioni che si tagliavano col coltello (direbbe Fellini probabilmente)
Le passioni scaldano, e il freddo rende tutto più epico.
hrundi v. bakshi

martedì, 24 settembre, 2013

 
Blogger Fabio said...

E' vero, mi hai ricordato quei tergicristallo lentissimi, asmatici, che accarezzavano la pioggia quasi per non disturbarla.

E gli Snoopy, immancabili in quegli anni.

Il fatto che gli Snoopy siano scomparsi dice tantissimo dei tempi che stiamo vivendo.

Non parliamo nemmeno delle Dyane, delle 2CV, delle R4, dei Maggioloni, delle Mini Minor, macchine delle quali se chiudo gli occhi sento i suoni dei motori, perche' quelli non erano rumori ma suoni, rumori sono quelli felpati e insignificanti delle macchine anonime e senza poesia che fanno adesso.

mercoledì, 25 settembre, 2013

 
Blogger Unknown said...

grazie per la segnalazione

giovedì, 26 settembre, 2013

 
Anonymous Anonimo said...

http://youtu.be/LuKexB2VlrM
hrundi v. bakshi

domenica, 29 settembre, 2013

 
Blogger Fabio said...

Grandissimo Tati, e Traffic e' uno dei suoi film che preferisco.

domenica, 29 settembre, 2013

 

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