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Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 29 novembre 2013

# 1517 (Evangelii gaudium)

Non ho mai fatto mistero di ammirare in modo incondizionato il nostro Santo Padre papa Francesco, ma dopo aver letto la sua ultima magnifica esortazione apostolica, Evangelii gaudium, la mia ammirazione si e' trasformata in entusiasmo per la sua enorme, rivoluzionaria saggezza.

Tra l'altro: da quando lo seguo con costanza ho capito perche' Patti Smith (icona di questo blog, che come qualche ascoltatore di Radio Popolare che ha avuto la pazienza di ascoltare la nostra conversazione ricordera', ci spiego' bene l'equazione tra spiritualita' e umanita') pochi giorni dopo che Jorge Bergoglio venne eletto pontefice si mosse da New York per ascoltare le sue parole ispirate.

Leggiamone insieme alcuni passi, che confermano lo spiccato orientamento collettivista, anti-capitalista, favorevole a politiche redistributive e di equita' sociale di questa Chiesa militante e rivoluzionaria che sento sempre piu' vicina al mio pensiero.

Li numero solo per comodita' di lettura:

1) Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa.

2) In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. 

Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante.

3) Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. 

Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole. 

Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilità praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere d’acquisto.

4) Non possiamo più confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. [...] Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma l’economia non può più ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditività riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi.

5) La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la società, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi. 

I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. 

L’inequità è la radice dei mali sociali.

Ringrazio un blog che seguo sempre con grande attenzione per aver riportato la versione quasi integrale, e per di piu' commentata molto meglio di quanto saprei fare io, di questa (ripetiamolo: magnifica) esortazione apostolica. Il piu' bel manifesto economico anti-liberista e keynesiano letto negli ultimi anni, scritto con semplicita' e competenza da colui che considero una guida e un maestro saggio e entusiasmante.

giovedì 28 novembre 2013

# 1516 (Da un trimestre fiscale all'altro)

"Spesso restiamo sorpresi dalla differenza tra gli edifici solidi e massicci del passato e le orrende costruzioni del presente. Nel campo delle belle arti creiamo ancora oggetti magnifici, ma gran parte degli oggetti che ci circondano - strade, ponti, edifici, mobili, utensili, tutte cose che un tempo richiedevano arte e abilita' artigianale - sembrano essere costruiti nel modo piu' semplice ed economico.

Sono convinto che questa differenza sia legata alla nostra visione accelerata e frivola del tempo, e all'equiparazione del tempo al denaro. Se lavoriamo con fiducia sul lungo periodo, costruiamo cattedrali; se lavoriamo da un trimestre fiscale all'altro, costruiamo disgustosi centri commerciali.

I manufatti moderni non sono brutti perche' la plastica e i componenti elettronici siano intrinsecamente piu' brutti della pietra e del legno, ne' perche' la gente sia piu' stupida di una volta. Il motivo e' il distacco, il mancato rapporto tra le persone e gli oggetti.

L'artificiosa separazione del lavoro dal gioco, inoltre, spezza il nostro tempo e riduce la qualita' della nostra attenzione. L'atteggiamento di fede sostiene che io e il mio lavoro siamo una cosa sola, e che noi siamo organicamente integrati in una realta' piu' grande.

Questo non e' possibile se viviamo una realta' in orario d'ufficio e un'altra la sera. Se lavoro e gioco non sono una cosa sola, la qualita' diventa un orpello, un accessorio; e da li' a sommergere il mondo con luoghi e oggetti brutti, il passo e' breve".

STEPHEN NACHMANOVITCH
Free play.

Non sono d'accordissimo che la plastica e i componenti elettronici non siano intrinsecamente piu' brutti della pietra e del legno, ma per il resto concordo in pieno con Nachmanovitch.

# 1515 (Niente)

Trovo molto difficile capire l'entusiasmo seguito ieri alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, esattamente allo stesso modo in cui mi lasciarono totalmente indifferente le sue dimissioni da presidente del consiglio di un paio di anni fa, quando gli subentro' la salma mummificata di Mario Monti.

A parte il fatto che sto con Gaber, quando disse, citando peraltro un suo amico cantautore del quale non ricordo il nome, "Non temo Berlusconi in se', temo Berlusconi in me". E quello non e' mai decaduto, purtroppo. E' ancora li' e ogni giorno prende decisioni a mio nome.

E comunque, le forze politiche che per 20 anni hanno sostenuto Berlusconi, PDL e PD, sono ancora al potere, giusto? Il primo si e' scorporato in 2 tronconi, esattamente come 30 anni fa Canale 5 genero' Italia 1, per rosicchiare quote di mercato alla RAI portando a Mediaset un pubblico che almeno in qualche caso le medie inferiori era riuscito a completarle.

Il PD, questo raccapricciante coagulo di nullita' che negli ultimi 20 anni non essendosi mai messe d'accordo su uno straccio di programma si sono fatte dettare la linea da Berlusconi, vedo che si dibatte spaesato in una delle sue solite crisi d'identita' (identita' che mai hanno avuto e mai avranno), ora che il loro vero leader e' decaduto.

E quindi cosa cambia adesso? Niente.

mercoledì 27 novembre 2013

# 1514

Highgate, novembre 2013. Karl Marx.

# 1513

Highgate, novembre 2013. Malcolm McLaren.

# 1512

Highgate, novembre 2013. Bert Jansch.

# 1511

Highgate, novembre 2013.

# 1510

Highgate, novembre 2013.

martedì 26 novembre 2013

# 1509

Photographers' Gallery, novembre 2013.

# 1508

Hauser & Wirth Saville Row, novembre 2013. Claes Oldenburg, Giant 3-way plug.

# 1507

Blain/ Southern Gallery, novembre 2013. Mostra di Felix Gonzalez-Torres e Damien Hirst, scoperta passando in Hanover Square con l'autobus. Quelle sul pavimento sono caramelle.

# 1506

Carnaby Street, novembre 2013. Decorazioni natalizie.

# 1505

Oxford Street, novembre 2013. Decorazioni natalizie.

giovedì 21 novembre 2013

# 1504

The City, novembre 2013. Autunno in citta'.

# 1503 (Un impulso prepolitico, una radice antropologica)

"Se la sinistra, come credo, è prendere le parti di qualcuno a discapito di qualcun altro, allora ritrovarsi a sinistra del Pd non è roba da gauche caviar né un lusso per abbienti. È una scelta di campo consapevole e originata «da un impulso prepolitico, una radice antropologica» di chi «davanti alle disparità di classe o di censo o di condizione sociale (…) si scandalizza» (parole di Marco Revelli).

Resto convinto di un fatto: chi la «disparità di classe» l’ha vissuta davvero, nel proprio grande o piccolo mondo, si preoccupa più per i miliardi di euro buttati per una linea ferroviaria inutile che per un’insegna di partito imbrattata".

MICROMEGA

mercoledì 20 novembre 2013

# 1502



E' da un po' che volevo segnalarvi questo film, girato con un budget risibile ma pieno di vita vera, di cose che succedono davvero. Caratteristica questa di tutti i film che mi piacciono (forse in effetti non e' nemmeno il caso che lo ripeta tutte le volte).

Short term 12 e' la storia di Grace, che lavora come assistente in una casa dove vivono adolescenti senza una famiglia o che una famiglia l'avevano ma ne sono stati allontanati.

Non succedono molte cose (altra caratteristica dei film che piacciono a me), certamente non accade nulla di spettacolare. Siamo piuttosto proiettati nel mondo e nelle vicende quotidiane di questa singolare famiglia allargata. Piccoli episodi di rivalita', e momenti di grande solidarieta' e generosita' si svolgono davanti a noi, come se fossimo stati ammessi nella foster-care facility di Grace come osservatori discreti.

Particolarmente toccante la storia di Marcus, che avendo compiuto 18 anni deve allontanarsi dai suoi amici.

Qui a Londra credo che sia rimasto su soltanto allo sgarrupato Odeon di Panton Street, che viene sempre in soccorso a chi non riesce a vedere i film nelle ormai uniche due settimane di programmazione.

Quando l'ho visto io, qualche settimana fa, credo fossimo in 5, come succede sempre con i film che mi piacciono. Pero' ha vinto un po' di premi al SXSW, quindi non e' proprio solo a me che e' piaciuto.

L'atmosfera peraltro e' parecchio indie di adesso (Animal Collective/ Bon Iver/ White Denim/ Midlake/ ecc.) non perche' esplicitamente contenga musiche loro, ma implicitamente si' e se avete visto il trailer qui sopra capite cosa intendo.

martedì 19 novembre 2013

# 1501


Aaron Parks e' un giovane pianista di Seattle. Ascoltando Arborescence, il suo nuovo lavoro, sembra di sentire una sequenza di notturni di Frederic Chopin suonati come se a eseguirli, re-interpretandoli con sensibilita' contemporanea, fosse Keith Jarrett circa 1975. In queste notti autunnali non mi serve nient'altro.

# 1500

Mi fa un po' specie pensare che questo e' il millecinquecentesimo post di London Calling. 1500. Guardate che sono tanti.

Chissa' com'e' che quando il vento cambio', mentre tutti quanti abbandonavano in tutta fretta il loro blog e abbracciavano le sorti progressive dei social media, io invece me ne sono rimasto a zappare questo orticello ormai dimenticato da tutti (da 150 - 200 visite giornaliere attorno al 2005 - 2006, adesso si arriva si' e no a 30).

Perche' in tempi di schermi al plasma sia rimasto a trasmettere da questa scassata televisione in bianco e nero con la sintonia che fa un po' quello che vuole e' un mistero prima di tutto per me.

Mi fa sentire un po' un dinosauro. Ma del resto, francamente, non e' che se guardo la mia collezione di dischi mi sento tanto piu' moderno. L'altra sera parlando con la Gio' le dicevo che, di questo passo, se arrivero' a 70 anni a quell'eta' ascoltero' solo musica dei cavernicoli primitivi, che in mancanza di supporti disponibili riprodurro' io stesso percuotendo sassi e tronchi con rami e salmodiando inni al Dio Sole in lingue sconosciute.

L'unica spiegazione razionale, credo, dev'essere che per me un blog continua a essere un taccuino scritto in forma libera. Non ci sono limiti nel numero di caratteri come in Twitter, quello che scrivi non lo vedono tutti i tuoi "amici" come in Facebook, non devi pubblicare necessariamente fotografie come in Instagram. Chi arriva qui ci arriva per caso cercando qualcosa (che probabilmente non trovera'), oppure perche' per qualche ragione gli interessa quello che pubblico.

L'altra spiegazione possibile e' che, io che sono notoriamente ultra-smemorato, scrivo per tenere memoria delle cose che succedono a me e nel mio mondo. Perche' l'archivio di London Calling (con tutti i commenti che un tempo venivano scritti, le mie risposte, le discussioni, qualche volta pure i litigi che si concludevano inevitabilmente con "stiamo dicendo la stessa cosa") a me piace ogni tanto andare a rileggerlo. E' divertente, e a volte abbastanza emozionante, ricordare persone che si sono frequentate in certi periodi, cose che si sono sentite, lette e viste, luoghi che si sono visitati. Pescare un mese a caso e ritornarci con la memoria, rivivere momenti, felici o confusi, o completamente neutri come sono tanti periodi della nostra vita, quelli che passano e se ne vanno e ne perdiamo traccia.

E' una bella cosa un blog, e mi mancherebbe se non l'avessi.

# 1499

Blackfriars Bridge, novembre 2013.

# 1498

Blackfriars Bridge, novembre 2013.

lunedì 18 novembre 2013

# 1497 (Acqua)

"Quando si viene colpiti dai demoni della confusione e dal senso di oppressione, a volte per scacciarli e' sufficiente sgombrare lo spazio. Se sei particolarmente nervoso, prova a fare questo: libera completamente il piano di lavoro.

Puliscine la superficie. Prendi un bicchiere di vetro trasparente e riempilo di acqua pulita, quindi posalo sul tavolo. Resta seduto e osserva l'acqua. Lascia che l'acqua sia un esempio di immobilita' e lucidita' di pensiero...".

- Stephen Nachmanovitch, Il gioco libero della vita

sabato 16 novembre 2013

# 1496 (Cultivating ourselves and caring for others)

"At the Geneva Congress in 1866, the International Association of Working Men set down its demand for an eight-hour day: "We require eight hours work, eight hours of our own instruction and eight hour for repose".

Cultivating ourselves and caring for others is also a kind of work".

- Harry Eyres, The Slow Lane

giovedì 14 novembre 2013

# 1495

Hampstead Heath, novembre 2013.

# 1494

Hampstead Heath, novembre 2013.

lunedì 11 novembre 2013

# 1493

Soho, novembre 2013. La Nordic Bakery, rituale essenziale del fine settimana: un cinnamon bun caldo di forno, il caffe' migliore della citta', l'atmosfera silenziosa e l'FT Life & Arts appena comprato all'edicola di Beak Street.

# 1492

Soho, novembre 2013. Articolo di Paul Morley da FT Life & Arts, che si conferma ancora una volta l'inserto culturale migliore del Pianeta Terra (come questo blog sostiene da anni).

# 1491

Soho, novembre 2013.

lunedì 4 novembre 2013

# 1490

Bloomsbury, novembre 2013. Cinema Renoir.

# 1489

Islington, novembre 2013. Candid Arts Cafe.

# 1488

Islington, novembre 2013. Mercanti di metalli.

# 1487

Islington, novembre 2013. Mercanti di metalli.

# 1486

Vi invito a firmare la petizione di Maso Notarianni che chiede le dimissioni della ministra Cancellieri, questo atroce anello mancante tra lo yeti e un como', della quale e' difficile capire il davanti e il dietro per via dell'impressionante somiglianza tra il faccione e il culone come anche il suo comportamento di questi giorni dimostra.

La ministra Cancellieri che, ricordiamolo, prima di far scarcerare la figlia di Ligresti, fu ministra degli interni del governo guidato dal cadavere da salotto che piace tanto alle signore, il nostro Mariolone Monti. E quindi un po' di tempo per pensare a come risolvere la questione carceraria, per tutti e non solo per qualcuno, si direbbe che l'abbia avuto.

Il fu Mariolone Monti che, ricordiamo anche questo, venne nominato senatore a vita e poi il giorno dopo, giusto il tempo di cambiare il pannolone, primo ministro da Giorgio Napolitano, quello che con il compagno di merende Nicola Mancino trattava con i boss di Cosa Nostra e poi, scordammoce o passato, ha fatto distruggere le registrazioni delle telefonate.

Nessuno di questi e' mai stato votato dal popolo per ricoprire quelle cariche.

La petizione la trovate qui.

venerdì 1 novembre 2013

# 1485

David Zwirner Gallery, ottobre 2013. Mostra di Philip Lorca diCorcia.

# 1484

Soho, ottobre 2013. Gail's.

# 1483

Soho, ottobre 2013. Beatroot Cafe.

# 1482

Royal Academy, ottobre 2013. Mostra di arte australiana.

# 1481

Royal Academy, ottobre 2013.