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Osservazioni e ascolti

giovedì 3 aprile 2014

In questa grigia giornata (pare che questa mattina Londra abbia raggiunto il livello 10 della scala di inquinamento dell'aria, il piu' alto), leggo sul sito di Micromega:

"Ridurre le garanzie del Welfare State. Accelerare la privatizzazione della politica e dello Stato. Confermare il potere sostanziale nelle mani di pochi gruppi oligarchici. Trasformare in senso presidenzialistico-plebiscitario l’assetto istituzionale. 

Fuor di retorica e propaganda, sono questi i veri obiettivi delle riforme che Renzi, con metodi duceschi, si appresta a realizzare seguendo il modello della rivoluzione conservatrice Thatcher-Reagan. Occorre mobilitarsi perché questo disegno scellerato si areni".

Segue una bella rassegna di articoli che dimostrano la tesi.

L'unica previsione che faccio, e ne parliamo magari ancora tra qualche mese, e' che questo Renzi andra' a sbattere ancora piu' velocemente del suo predecessore Monti, il defunto telecomandato da Napolitano che duro' in carica meno di un anno e che tutti hanno gia' dimenticato.

L'importante, forse non e' nemmeno il caso di ribadirlo, e' che tutti noi ci impegnamo in una serrata propaganda anti-PD da ora alle elezioni europee, perche' una sonora sconfitta elettorale del PD sembra la via piu' rapida per liberarci di questo burattino, erede di Berlusconi e Blair ma ancora piu' ridicolo e ancora piu' pericoloso.

10 Comments:

Anonymous L. said...

non so fare previsioni sulle sorti del governo Renzi, ma in questi giorni si sta verificando un tiro al bersaglio serratissimo contro gli intellettuali che osano criticare nel merito le riforme, e di questo passo in generale contro chiunque osi pensare, immagino.
ti risparmio le fonti, ma c'è di che preoccuparsi - oltre al resto.

domenica, 06 aprile, 2014

 
Blogger Fabio said...

Per liberarsi di Silvio Berlusconi, che, piaccia o no (e noi ovviamente ne avremmo volentieri fatto a meno), e' stato l'ultimo primo ministro nominato con libere elezioni, l'Italia ha preso una deriva che con la storia costituzionale delle istituzioni democratiche non ha piu' nulla a che vedere.

Gli ultimi 3 governi sono stati guidati da personaggi che nessuno si e' mai sognato di votare. La dimostrazione palese fu Monti, che quando provo' a presentarsi alle elezioni le perse con un misero 8% dei consensi.

Gli intellettuali che oggi vengono attaccati sostengono questa semplice verita', e si permettono di suggerire che certe riforme importanti (ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro, abolizione del Senato quale camera elettiva, ecc.) avrebbero bisogno di un ampio consenso tra le forze della maggioranza e quelle all'opposizione.

Per tutta risposta vengono attaccati e derisi da ministri trentenni il cui curriculum non evidenzia nessun merito per il quale ricoprono quelle cariche (e francamente fatico a capire per quale ragione si siano iscritti al PD invece che a Forza Italia).

Un paio di settimane fa il ministro per le riforme costituzionali, che e' la migliore amica di una mia amica fiorentina che abita qui di Londra, e' venuta a trovarla. La mia amica mi ha invitato a cena a casa loro, ma io quel fine settimana ero in Italia, quindi non ho potuto partecipare. Ti confesso che mi spiace molto, perche' avrei usato quell'occasione per capire la reale pericolosita' di questa gente, che non sono ancora riuscito a inquadrare bene.

Anche se avanzo previsioni di breve durata dell'avventura di questo burattino e dei suoi collaboratori, le mie sono un po' speranze. Come te sono molto preoccupato, ma vorrei anche capirli meglio per comprendere la forza e la determinazione di questo loro attacco alle istituzioni democratiche.

lunedì, 07 aprile, 2014

 
Anonymous L. said...

un vero peccato, avremmo gradito tue dirette impressioni politiche sulla ministra.

lunedì, 07 aprile, 2014

 
Blogger Fabio said...

Le cui interviste rilasciate in questi giorni sono davvero raccapriccianti.

Una cubista prima di citare il professor Rodota' dovrebbe lavarsi la bocca col sapone dieci volte.

martedì, 08 aprile, 2014

 
Anonymous L. said...

beh dai, cubista non è, è laureata in diritto societario :) e infatti stava nel Cda di Publiacqua prima di andare a Roma.
Ciò non toglie che sì, prima di nominare Rodotà dovrebbe perlomeno conoscere ciò di cui sta parlando.

mercoledì, 09 aprile, 2014

 
Blogger Fabio said...

Ma si', dopo la Carfagna perche' non dare una possibilita' anche a questa.

mercoledì, 09 aprile, 2014

 
Blogger CICCILLO said...

non vedo proprio come procurare questa sconfitta al PD.
facendo cosa? votando i testimonial della Lista Tsipras, Casarini, Sgrena e Moni Ovadia?
passando ai 5S?
non credo che conti proprio nulla questa elezione, è solo un modo che in Italia hanno per contarsi attraverso un proporzionale, sia pur corretto, e valutare i rapporti di forza in vista del futuro.
in Italia per me non cambierà nulla fino al momento in cui ci renderemo conto che siamo tutti implicati nello sfascio, in modo attivo e passivo, e cambieremo davvero rotta dal punto di vista culturale e quindi poi politico.
ma la vedo lontanissima nel tempo e continuo a pensare che, con tutte le contraddizioni e le ambiguità del caso, l'unica novità in questo senso siano stati i 5S che pure ancora non riesco a sentire affini.
l'alternativa, per chi ce la fa, è andarsene via: l'unico modo per costruire davvero l'Europa unita.
ma anche qui ne vedremo i risultati fra cent'anni, quando saranno scomparsi tutti quelli, e sono ancora la maggioranza su tutto il continente, che non sanno parlare altra lingua che quella madre.

mercoledì, 09 aprile, 2014

 
Blogger Fabio said...

La sconfitta al PD si provoca votando chiunque altro ma non il PD.

Se e' vero che questa tornata elettorale sulla carta non conta nulla ed e' un modo di contarsi in vista di future alleanze, come sostieni, e' anche vero che se succedesse qualcosa di davvero notevole (ad esempio i 5S diventassero primo partito per numero di voti, neanche un'ipotesi troppo remota), questo fungerebbe da bullone gettato nella macchina: farebbe grippare tanti piani e ripensare almeno alcune cose.

Per precisare: non basta non andare a votare, perche' in quel modo si fanno decidere gli altri. Bisogna proprio prendere posizione contro, esprimere il proprio dissenso.

Vedo che, come tanti che sento quando sono in Italia, sogni anche tu di andartene.

Per esperienza di vita vissuta, sono costretto a farti notare che, quanto meno, va scelta bene la destinazione.

Certe dinamiche, infatti, sono globali. Il 20% dei neo-nazisti in Ungheria e del Front National in Francia, o la crescita esponenziale dell'UKIP qui dove sto io, sono solo la punta dell'iceberg di uno spostamento verso una deriva individualista e non-solidarista che mi pare coinvolgere se non tutto il pianeta almeno tutta l'Europa.

Il commento sulla lingua invece fatico un po' a capirlo. L'adozione di una lingua mondiale porterebbe inevitabilmente a perdere diversita', perche' alla fine le lingue nazionali, come quella che stiamo usando tu e io in questo momento, morirebbero.

Si perderebbero patrimoni culturali. Meglio preservare le diversita' secondo me.

giovedì, 10 aprile, 2014

 
Blogger CICCILLO said...

non credo conti la destinazione, conta il muoversi all'interno di uno spazio che si vuole comune.
senza questo muoversi (ma non da turisti eh) non esisterà mai l'unione europea reale e continuerà ad esistere solo quella formale che risulterà essere solamente una delle tante Rivoluzioni Passive di cui parla un interessante articolo del Manifesto di oggi (che ho comprato per caso sbirciando la prima pagina al supermercato e apprendendo così della scomparsa di K. S. Karol, uno che l'unione europea e il cosmpopolitismo l'ha incarnato davvero).
quanto alle lingue è bene che si preservino tutte ma è essenziale che se ne conoscano altre, almeno un po', sempre con l'obiettivo di cui sopra.
non mi risulta però (così a occhio ma sarebbe interessante conoscere dei dati in merito) che la maggioranza dei cittadini europei parli una lingua diversa dalla propria e così stando le cose mi pare ulteriormente inutile parlare di un'unione poltica che è ben lontana dal raggiungersi nella sostanza (e di conseguenza mi pare inutile votare se non per i motivi che indichi tu, meramente inerenti alla situazione italiana).
quanto ai fascisti e a i razzisti ci sono ovunque ma in Francia, per fare un esempio, c'è anche un'amministrazione pubblica che funziona e pure una destra rispettabile con senso dello Stato, dunque io credo valga la pena viverci nonostante la Le Pen (che comunque è furba, dice cise sensate accanto ad altre demagogiche e detestabili, e intercetta molti voti nelle classi popolari che un tempo erano appannaggio della sinistra e questo la dice lunga sulla nostra crisi).

venerdì, 11 aprile, 2014

 
Blogger Fabio said...

Rispetto a quella rivoluzione passiva mi pare peraltro si stia realizzando una contro-rivoluzione attivissima.

Il che e' un po' inevitabile, dato che i vincoli economici decisi dalle istituzioni europee hanno messo in ginocchio piu' di un'economia locale.

Altro che i lacci e lacciuoli dei quali parlavano i neoliberisti, si e' trattato piuttosto in questo caso di autentici cappi che hanno soffocato tante economie.

Per me, che pure ho una laurea in economia politica, molte decisioni della BCE risultano oscure, inspiegabili, contro-intuitive.

Figuriamoci cosa devono sembrare alla signora Maria con un figlio di 26 anni che dopo avere spedito 1.500 curriculum e' ancora a casa, due anni dopo aver finito l'universita'.

La conseguenza di tutto questo e' di natura nostalgica. Si pensa che le proprie realta' locali forniscano un po' di protezione.

Non si aspira a "muoversi all'interno di uno spazio che si vuole comune". E questo perche' quello spazio, comune non lo si sente affatto. Quanti italiani considerano la Germania, per dire, parte di uno spazio comune?

La soluzione che potrebbe cambiare la percezione collettiva, e realizzare quell'evoluzione auspicabile che tu prospetti, credo passi attraverso un rilassamento dei vincoli economici che, attraverso politiche keynesiane, permetterebbe di rilanciare i consumi e quindi le economie.

Gli 80 euro di Renzi vanno in questa direzione, ma sono ben poca cosa, soprattutto a fronte della norma sul pareggio di bilancio introdotta addirittura nella Costituzione, che di fatto impedisce di imboccare con decisione la strada del moltiplicatore keynesiano.

Servirebbero misure redistributive drastiche che pero', come tu e io abbiamo gia' detto tante volte, oggi suonerebbero del tutto impopolari (la lista Tsipras, che porta avanti questo programma, quanti voti prendera'?).

Come tanti, una via d'uscita non la riesco a intravvedere. Anche perche' non basterebbe una crescita di un punto percentuale dell'economia per generare piu' occupazione.

Figurati che piu' occupazione non si genera nemmeno qui, dove l'economia quest'anno crescera' quasi del 3%.

venerdì, 11 aprile, 2014

 

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