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Osservazioni e ascolti

mercoledì 29 gennaio 2014

Barbican, gennaio 2014.

A Coen brothers charmer about... almost absolutely nothing you could pin down as a substantive subject. That is its charm; that and an unerring sense of place and past time. This delectable, dawdling tale of a struggling Welsh-born New York folk singer (Oscar Isaac) is their best film since No country for old men.

It is also, you suspect, a homage to two of the film-makers' obsessive ur-texts, The odissey, which inspired O brother, where are thou?, and Joyce's Ulysses.

Cosi Nigel Andrews di FT Life & Arts su Inside Llewyn Davis, film di struggente poesia e una malinconia di fondo che l'umorismo dei Coen (che non ho personalmente mai trovato particolarmente efficace) non scalfisce. Il senso di sconfitta e di talento sprecato di Davis ti entra dentro e non va piu' via.

Mentre vedevo questo film, dall'altra parte dell'Oceano ci lasciava un cantautore che a un certo tipo di folk, contemporaneamente pieno di impegno e di poesia, ha dato un contributo indispensabile, e le cui interpretazioni del ricchissimo patrimonio popolare americano ricordo con grande affetto.

martedì 28 gennaio 2014

Clerkenwell, gennaio 2014. Patti Smith sulla copertina dell'FT Weekend Magazine. L'intervista pero' non e' un gran che, ripete cose gia' lette altrove molte volte.

Devo ammettere (e posso farlo perche' per fortuna questi messaggi in bottiglia che getto nell'immenso oceano della rete li leggete ancora massimo in 5) che da quando ho avuto il privilegio di trascorrere tre quarti d'ora seduto su un divano in un basement di un elegante hotel di Covent Garden a chiacchierare con Patti (perche' di quello si e' trattato quando mi chiesero di intervistarla per la radio: di un dialogo. Anche perche' io un'intervista non so nemmeno come inizare a farla. Anzi, vi confesso che ho trovato il coraggio di mandarla ai miei colleghi di Milano solo dopo che la sua agente mi ha scritto: contattami pure tutte le volte che vuoi parlare con Patti perche' a lei e' piaciuto molto il tempo che avete passato insieme. Da li' ho capito che non era dunque tutto da butttare via), da quando ho avuto quell'inatteso privilegio e da quando lei e' stata cosi' immensamente generosa con me, ogni intervista a Patti mi sembra abbastanza noiosa da leggere.

Perche' per me Patti e' quella che mi sta a sentire con attenzione quando le racconto di me quattordicenne di provincia che ascoltando i suoi dischi ho scoperto che esisteva un altro mondo possibile. E' quella con la quale parliamo del suo concerto di Firenze, di cosa si ricorda degli anni '70, di arte, di politica, di vita, ed e' quella che mi parla di quando visita le chiese, di quando prega, di come si commuove ogni volta che va a Assisi,  e finiamo per dimenticarci completamente che io sono li' per farle domande di musica e che lei e' li' per promuovere un disco.

E alla fine, quando quelli della casa discografica entrano nel basement e ci dicono che il tempo a nostra disposizione e' finito e ci accorgiamo che non abbiamo fatto quello che eravamo li' per fare (un'intervista per la radio che peraltro avevo preparato per giorni e coinvolgendo vari amici), invece di stringerci la mano come avrebbero fatto una cantante e un giornalista della radio, le chiedo se per favore mi firma la mia copia di Just kids, e poi ci salutiamo abbracciandoci come vecchi amici.

Ecco, da allora quando leggo un'intervista con Patti, bella professionale e fatta da un giornalista vero che ha fatto il suo dovere, mi sembra di non riconoscerla del tutto, che stia un pochino recitando una parte che nell'atmosfera concentrata di quell'elegante basement mi ha regalato la generosita', una generosita' che considero immensa, di non recitare con me.

Rough Trade East, gennaio 2014. Mogwai.

venerdì 24 gennaio 2014

Clerkenwell, gennaio 2014.

Ad alcuni, del resto, piace proprio vivere da soli, trovano compagnia nelle tazze di caffe', nella televisione, in un libro, nel silenzio e non hanno bisogno d'altro, ma per Benedikt non e' esattamente cosi'.

Non sappiamo spiegarlo, non lo comprendiamo nemmeno, ma a volte e' felice, anzi felicissimo, di isolarsi dal mondo con il cane, eppure e' cosi' solo che non riusciamo a esprimerlo a parole, ci sono solo le sue mani sul tavolo in cucina e il tempo passa, o come dice una poesia: "Ci sono ferite cosi' profonde e vicine al cuore/ che fin la pioggia contro i vetri puo' essere fatale".

Con alcune delle persone alle quali voglio piu' bene, si e' generato una specie di accordo non scritto: ci regaliamo pressoche' solo libri. E cosi' gennaio tutti gli anni diventa un mese di scoperte letterarie pazzesche.

Per questa devo ringraziare la Gio'. Uno dei libri che mi ha regalato infatti mi sta piacendo moltissimo e vorrei segnalarlo anche a voi. E' stato scritto da un poeta e romanziere islandese che si chiama Jon Kalman Stefansson, piuttosto noto tra gli appassionati di letteratura nordica essendo stato plurinominato a vari premi letterari locali.

Il libro si intitola LUCE D'ESTATE, l'ha tradotto in italiano Iperborea, e appartiene alla categoria dei libri per sognare (la Gio' e io dividiamo i libri che leggiamo in due generi letterari: libri per pensare e libri per sognare). Racconta la vita in un piccolo paese in Islanda dove, cito le note di copertina, la luce infinita dell'estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell'inverno accende la magia delle stelle.

A dispetto del titolo, o forse proprio per quello, una buona lettura per queste lunghe notti invernali bagnate di pioggia (speriamo solo che il finale non deluda. Nel caso, ve lo faccio sapere).

giovedì 23 gennaio 2014

Clerkenwell, gennaio 2014. Matite.

Clerkenwell, gennaio 2014. Ultimissimi e graditissimi strascichi del Natale.

lunedì 20 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 1


BLUE JASMINE e' la storia di una rovinosa caduta, che e' insieme individuale e collettiva. Ed e' un film sulla nostra ostinata negazione della realta', sul nostro vivere di illusioni, di immagini, di finzioni che, come conseguenza inevitabile, alla realta' stessa ci portano a soccombere.

Attraverso il personaggio di Jasmine, moglie trofeo di un banchiere senza scrupoli, Woody Allen ci pone domande senza risposta.

Quale probabilita' abbiamo di cambiare davvero, imparando dai nostri errori e superandoli? O siamo forse invece condannati a ripeterli compulsivamente quegli errori, nel tentativo di replicare conflitti di insondabile profondita' (insondabile soprattutto a noi stessi) senza saperli risolvere?

Non c'e' redenzione in Blue Jasmine. Solo la cruda rappresentazione del crollo di un sistema valoriale che ha impietosamente mostrato tutta la sua vacuita'.

Un film di impressionante cupezza e, sotto la superficie apparentemente lieve, di enorme complessita'.

sabato 18 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 2


LA VIE D'ADELE e', molto semplicemente, una delle piu' realistiche e emozionanti storie d'amore viste al cinema.

Lo vedi e non capisci se sei davanti a uno schermo o nella vita vera, se i personaggi recitano una parte o sono soltanto se stessi.

La vie d'Adele e' un film che ti fa provare scoperta, gioia, confusione, e infine soffrire il senso di perdita che soffre la protagonista.

Lascia scossi, come a volte ci sa scuotere la vita, e questo e' un effetto che solo il cinema migliore riesce a ottenere. E quando succede, quelle poche volte che succede, capisci che quello che hai visto e' un capolavoro.

giovedì 16 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 3


La classifica piu' slow della rete arriva finalmente al numero 3.

Now MUSCLE SHOALS has got the Swampers, cantano i Lynyrd Skynyrd nella bellissima (anche se assai controversa: come vi raccontavo alla radio solo qualche settimana fa si tratta di un attacco frontale contro Neil Young) Sweet home Alabama.

E questo film, che e' il mio documentario musicale preferito del 2013, e' proprio dedicato alla sezione ritmica di quel piccolo studio sperduto nella campagna dell'Alabama, dove vennero registrati tanti capolavori di Aretha Franklin, di Wilson Pickett, degli Staple Singers, di Percy Sledge. E poi degli Stones, di Bob Dylan, di Simon & Garfunkel, dei Traffic.

A raccontare quello che succedeva a Muscle Shoals sono proprio Jagger & Richards, Steve Winwood, Gregg Allman, Bono Vox e tanti altri protagonisti di un'epoca che, lo ripetiamo spesso qui e il documentario lo dimostra molto bene, fu unica e irripetibile.

It was really funky, you know, that was the whole idea of it, sostiene Jagger nel documentario, ma alla fine sono uscito dal cinema con l'impressione di avere visto scorrere un pezzo di storia importante, e con gli occhi ancora lucidi di commozione e nostalgia.

martedì 7 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 4


Considero un enorme privilegio avere conosciuto gli animali che la mia famiglia ha ospitato fin da quando ero bambino. Mi hanno fatto capire tante cose, su loro animali e su noi uomini. Crescendo, ho scelto di diventare prima vegetariano (28 anni fa) e da qualche anno quasi completamente vegano.

Da ragazzo (me lo ricordava ancora divertita la Gio' qualche tempo fa) mi piaceva affrontare in luoghi pubblici donne impellicciate, gridando: signora, guardi che perde sangue! Una volta attratta la loro attenzione, e quella delle persone attorno a loro, mi scusavo profusamente. Mi perdoni, mi sono sbagliato, non e' lei, e' la sua pelliccia.

Seguirono tanti banchetti e volantinaggi per raccogliere firme e sottoscrizioni: contro la caccia, la vivisezione, i circhi con animali. E alcune azioni dirette delle quali meglio non scrivere.

Uno dei miei film preferiti nell'anno appena trascorso, BLACKFISH, girato dalla documentarista americana Gabriela Cowperthwaite, affronta con competenza il tema dell'antispecismo e della liberazione animale. Lo fa mostrandoci la sofferenza inutile alla quale sono sottoposti gli animali nei parchi divertimento, e alcune conseguenze estreme.

E' un film bellissimo, che ci ricorda che ogni animale, umano e non umano, ha diritto alla sua vita, alla sua liberta', al rispetto della sua natura, e a un trattamento etico e compassionevole. In fondo, o ci salveremo tutti insieme, o non si salvera' nessuno.

lunedì 6 gennaio 2014

I film dell'anno di London calling: # 5


Se avete un po' di pazienza, perche' in questo periodo non ho tantissimo tempo, dopo i 10 dischi vi racconto anche quelli che sono stati i miei 5 film preferiti del 2013. Facciamo 5 e non 10, cosi' non ci mettiamo tutto il mese di gennaio.

Iniziamo da APRES MAI di Olivier Assayas, cronaca di un periodo che si credeva un inizio e fu invece una parentesi.

Credo che sia questa fragilita', forse questa irripetibilita', a rendere gli anni '70 cosi' affascinanti, almeno per me. Per molti aspetti (musicale, artistico, culturale, politico), e pur con tutte le contraddizioni che e' impossibile non vedere (e che il film non nasconde), si e' trattato di un nuovo Rinascimento, che Assayas con questa pellicola ci ha fatto (ri)vivere, rappresentandolo in chiave piuttosto realista.

# 1534

South London, gennaio 2014. Post gemello del # 1532. Aspetto la telefonata di Eicher da un momento all'altro.

sabato 4 gennaio 2014

# 1533

Segnalo ai lettori londinesi (ammesso che questo blog di lettori ne abbia conservato ancora qualcuno, londinesi o no) che il BFI ha iniziato ieri un extended run di La belle et la bete di Cocteau, che dovrebbe andare avanti fino al 30 gennaio.

Tecnicamente, l'ho trovato un film di luci perfette, che rendono il bianco e nero affilato come una lama.

Lo vedi come se entrassi in una sorta di trance a-temporale. Come ha dichiarato Cocteau in un'intervista del 1954 (il film invece risale a 8 anni prima), la poesia non ha nulla a che fare con l'evasione.

Proprio il contrario. Cocteau definisce infatti la poesia come invasione: l'anima viene invasa da emozioni che ci portano a esplorare gli angoli piu' profondi di noi stessi. A questo stato profondo ci porta raccontandoci una fiaba, e questo non so per voi ma per me ha del miracoloso.

# 1532

South London, gennaio 2014. L'inverno e' la stagione delle foto ECM. Questa non saprei proprio dirvi dov'ero quando l'ho scattata. In un punto imprecisato della citta' tra Tooting e Waterloo comunque, da un autobus. Sicuro che se passa per caso di qui, Eicher questa la compra.

giovedì 2 gennaio 2014

I dischi dell'anno di London calling: # 1



Memorie di Rain Parade, Clay Allison, Opal. Kendra Smith che butta a terra la sua chitarra mentre e' in tour, proprio qui a Londra, e abbandona la musica per andare a vivere in una cabina di legno senza energia elettrica, sperduta da qualche parte in Northern California, lontana dal mondo.

Sono passati tanti anni. La chitarra di David  Roback e la voce di Hope Sandoval mi emozionano proprio come mi emozionavano allora. Restano i piu' grandi di tutti i MAZZY STAR, e Seasons of your day e' l'album piu' misterioso e coinvolgente tra tutti quelli che ho sentito nel 2013.

Poesia psychedelica. Rarefatto folk rock. Musica classica.

I dischi dell'anno di London calling: # 2



La musica della cantante svizzera SUSANNE ABBUEHL e' silenzio, rarefazione, sospensione temporale, tutte caratteristiche che apprezzo molto e che ricerco nei miei ascolti. Il suo terzo album si intitola The gift, e comprende poesie di Emily Dickinson, Emily Bronte e Sara Teasdale interpretate su una base di filicorno, harmonium indiano e piano.

Musica che e' respiro lento e cadenzato, emozionante e lenitiva come solo la migliore poesia sa essere. Consiglio di recuperare anche il suo capolavoro April, uscito oltre dieci anni fa ma che credo ancora disponibile.