Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

martedì 30 settembre 2014

Diritti e reddito uguali per tutti, senza buttar via la propria esistenza in un ufficio, in una fabbrica, in un cantiere



Un pezzo di Alessandro Gilioli pienamente condivisibile. Da L'Espresso:


Scusatemi, ma non credo al diritto al lavoro.

Credo invece, fortemente, che sia un diritto di ciascuno e di tutti avere una casa, un reddito, i servizi essenziali di salute, istruzione, ambiente e svago: e con la minore dose possibile di forbice sociale.

Del resto il lavoro nel ‘900 era considerato un diritto perché era l’unico mezzo con cui gli esseri umani potevano avere accesso a una casa, a un reddito, ai servizi etc.

Il lavoro quindi non è un fine, è un mezzo.

I diritti di cui sopra invece sono il fine, non il mezzo.

L’equivoco è grave, perché porta a un paradosso: rivendicare come un diritto il costringersi a vita a una condizione che è raramente di soddisfazione e molto più spesso di sottomissione, ricattabilità, umiliazione, insomma di tempo umano pieno di infelicita.

Adesso però siamo in un’epoca in cui il lavoro costituisce una porzione sempre più decrescente in termini di creazione di ricchezza di un Paese.

Non è uno scenario futuribile. E’ in corso. Prendete i fatturati di Google e divideteli per il numero dei suoi dipendenti; poi fate la stessa operazione con una vecchia azienda manifatturiera: vedrete subito la differenza. Abissale.

Il caso è estremo ma la tendenza è quella – e qui se n’è già accennato: algoritmi e iperautomazione stanno arrivando a sostituire gli umani pure nei lavori d’ingegno.

Di lavoro, pertanto, ne resterà poco. Sempre meno.

Il che è un disastro, se il fenomeno è gestito con le politiche della destra – quelle oggi prevalenti in quasi tutto il mondo – perché così sì provoca povertà per molti e sicuro aumento del divario sociale, nonché appunto il paradossale effetto di considerare un osso attorno al quale sbranarsi il poco lavoro che c’è: cioè il buttar via la propria esistenza in un ufficio, in una fabbrica, in un cantiere.

Ma sarebbe una grande chance, questo cambiamento di produzione, se invece fosse gestito redistribuendo univeralmente la ricchezza creata (anche) con strumenti diversi dal lavoro umano. Cioè garantendo alle persone gli stessi diritti che nel ‘900 si conquistavano solo grazie al lavoro, ma adesso ottenibili anche senza: o con molto meno, con un po’.

Etichette:

giovedì 25 settembre 2014

Poi vengono i momenti



Poi vengono i momenti nei quali capita di rileggersi e pensare: ma le ho scritte io queste cose? Davvero? Nel senso: sono io che ho perso tempo dedicandomi a questo mondano orrore, quando nel mondo la' fuori, a cercarla, si trova tanta bellezza?

Etichette:

mercoledì 24 settembre 2014

E' finita



Cala finalmente la tela sulla patetica recita, apparentemente comica ma in realta' tragica per il nostro Paese, di Matteo Renzi e dei suoi amici dell'oratorio.

Cosi', qualche dichiarazione sparsa letta oggi.

Pippo Civati:

Per dire: sono al telefono alla radio con Formigoni che sta dicendo che la legge delega sul lavoro è perfetta, inemendabile, da approvare così com’è. Che si tratta di una grande riforma, che si vota subito, che non c’è alcun problema, che risponde in toto alle loro proposte.

Ferruccio de Bortoli:

Renzi non mi convince [...] La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto.


Il Re è nudo. L’esibizione dei muscoli, la ricerca di un nemico (sempre a sinistra) da asfaltare, la gesticolazione riformista per evitare il confronto sul merito, la scelta di donne e giovani (talora incompetenti) per rendere visibile la rottamazione, il renzismo, insomma, sembra aver perso il suo appeal.

Pierluigi Bersani:

Renzi ha preso il 40%? Con il mio 25% Renzi sta governando. Io non ci sono al governo, mi va bene, non chiedo riconoscenza ma rispetto. Noi un po' lo abbiamo smacchiato, il giaguaro. A Renzi consiglierei piuttosto di avere un rapporto un po' più amichevole col suo partito. Capisco che inventarsi un nemico al giorno sia una tecnica comunicativa e che ora ci sono capitato io. Ma qui bisogna risolvere i problemi del paese
.

Come faccio da tempo, ho scelto di riportare solo dichiarazioni di esponenti del PD e giornalisti da sempre vicini a quella formazione. Niente Micromega, il Manifesto, il Fatto, che sono rimasti sempre coerenti.

Dai, manca poco e poi sto bimbominchia sara' solo un lontano ricordo, come le due salme che l'hanno preceduto.

Etichette:

martedì 23 settembre 2014

Gorges de Daluis, luglio 2014.

Scendendo verso il Luberon, la strada diventa davvero spettacolare. Ci fermiamo molte volte per sgranchirci e guardarci attorno. L'aria e' fresca e frizzante.

Queste gole poco conosciute non hanno nulla da invidiare alle assai piu' note Gorges du Verdon. In piu', sono una bella sorpresa sul nostro percorso.

Come sempre, non incontriamo nessuno e procediamo lentamente con i finestrini aperti a lasciare entrare il sole.

Colonna sonora vecchi dischi di Dylan e Springsteen e le nostre esclamazioni di meraviglia.

Rivedere i trattati




Si può quindi affermare che la Ue sarebbe ormai diventata una dittatura di finanza e grandi imprese, grazie anche all’aiuto di governi collusi o incompetenti? Certo, il termine ha lo svantaggio di essere già stato usato dalle destre tedesche, le quali temono — nientemeno — che la Ue faccia pagare alla Germania le spese pazze fatte dagli altri Paesi. 

Peraltro abbondano i termini attorno all’idea di dittatura: si parla di “fine della democrazia” nella Ue; di “democrazia autoritaria” o “dittatoriale” o di “rivoluzione neoliberale” condotta per attribuire alle classi dominanti il massimo potere economico.

Il termine potrà apparire troppo forte, ma si dia un’occhiata ai fatti. I poteri degli Stati membri di cui le istituzioni europee si sono appropriati sono superiori, per dire, a quelli dei quali gode in Usa il governo federale nei confronti degli Stati federati. 

Quali insulti l’ideale democratico deve ancora subire, prima che si alzi qualche voce — meglio se sono tante — per dire che di questa Ue dittatoriale ne abbiamo abbastanza, e che se uscirne oggi può costare troppo caro è necessario rivedere i trattati, prima di assicurarci decenni di recessione e di servitù politica ed economica?


Luciano Gallino, che citai molte volte nella mia tesi di laurea, anno 1989, resta ancora oggi uno dei piu' lucidi sociologi italiani. L'articolo e' tratto da Repubblica di oggi.

Etichette:

lunedì 22 settembre 2014

Haute Provence, luglio 2014.

Ci fermiamo a parlare un po' con un giovane pastore. Mi piace tanto il mio lavoro, ci dice. Non ho padroni. Il mio compagno di lavoro e' il sole.

Etichette:

giovedì 18 settembre 2014

Le riforme che farebbero ripartire il Paese



A me sembra che si sia generata un po' di confusione. Il fatto che sto burattino del cazzo annunci sfracelli di riforme una piu' lugubre dell'altra senza sapere da dove cominciare, guardate che in fin dei conti e' positivo.

Perche' tra tagli alla sanita' e alla scuola pubblica, precarizzazione definitiva del mercato del lavoro e annullamento dell'autonomia dei magistrati, non ce n'e' una sola anche vagamente auspicabile. Pensate che disastro se sapesse come realizzarle.

Io resto convinto che le riforme da attuare per aiutare la ripresa del Paese siano ben altre:

1) Cancellazione del pareggio di bilancio

2) Riconversione delle spese militari in aiuti alle famiglie in difficolta'

3) Diritti uguali per tutti, indipendentemente dallo stato di famiglia e dall'orientamento sessuale

4) Raddoppio dell'IVA sui beni di lusso e cancellazione della stessa imposta sui beni di prima necessita' e sui prodotti culturali (libri, dischi, giornali, riviste, cinema)

5) Reddito minimo garantito a tutti, finanziato con un prelievo sui patrimoni superiori al milione di euro e con la socializzazione forzosa dei profitti di imprese che delocalizzano la produzione

6) Riduzione dell'orario di lavoro a 30 ore settimanali per tutti, per garantire l'inserimento dei giovani e il re-inserimento dei disoccupati

7) Lotta all'evasione fiscale attraverso un registro degli acquirenti di beni di lusso a disposizione della Guardia di Finanza

8) Investimenti nella riqualificazione del territorio e del patrimonio culturale e paesaggistico, finanziati attraverso un'imposta speciale sul possesso di auto private che contemporaneamente incentivi il car sharing e l'utilizzo di mezzi pubblici e biciclette.

Dimentico sicuramente qualcosa che se volete potete aggiungere.

Etichette:

mercoledì 17 settembre 2014

Restano sparsi disordinatamente i vuoti a perdere mentali abbandonati dalla gente



E a proposito di Feste di piazza, questa versione acustica di quasi 8 minuti registrata nell'auditorium della Radio Televisione della Svizzera Italiana (dove sono stati registrati mille mila dischi ECM, tra l'altro) con un immenso Bob Fix al sax la conoscete?

Il giovane Dylan tra gli operai dell'Italsider di Bagnoli. E poi tutti a mangiare pane e pomodoro discutendo di politica e organizzando il prossimo sciopero, sotto un pergolato con le bandiere rosse sullo sfondo...

*

Feste di piazza
le carte colorate
gli sguardi sempre ben disposti
a dolci ed aranciate...

I capintesta con i distintivi sfavillanti
si sbracciano come dannati
solo per sentirsi più importanti...

Sale sul palco il numero 24 della lista
che per far presa sulla folla continua
a ripetere: è ora di finirla adesso basta...

Tutti d'accordo, e si può andare avanti
e come previsto dal programma
arrivano i cantanti...

Adesso il turno di quello un pò introverso
che mentre si esibisce stancamente
pensa che è solo tempo perso...

E tutto ad un tratto arriva l'attrazione
la gente applaude nervosamente
per mascherare un pò di delusione...

tutto è finito, si smonta il palco in fretta
perchè anche l'ultimo degli addetti ai lavori
ha a casa qualcuno che l'aspetta...

Restano sparsi disordinatamente
i vuoti a perdere mentali
abbandonati dalla gente...

Etichette:

lunedì 15 settembre 2014

Perché in nome del progresso della nazione, in fondo in fondo puoi sempre emigrare



E' il mio ultimo giorno italiano. Ho un posto sul 21.50 per Gatwick che dovrebbe farmi arrivare all'aereoporto giusto in tempo per il consueto last train to London (quello della canzone che canticchio sempre mentalmente mentre la citta' si avvicina).

Lavorando, sto ascoltando Fahrenheit, oggi dedicato alla ripresa della scuola. Hanno appena trasmesso una canzone di Edoardo Bennato che non sentivo da anni, questa.

*

Edoardo lo conobbi una sera di qualche anno fa. Era a Londra per girare un video, e la sua agente di allora mi propose di cenare insieme a loro: lei, Bennato e io. La condizione era quella di non parlare delle mie attivita' in ambito musicale. Bennato infatti le aveva posto la condizione che non avrebbe voluto incontrare nessun giornalista.

Li portai in un ristorantino di Islington. Riuscii a fingere molto male ("Ma come fai a sapere queste cose se non ti occupi di musica?" "Eh, cosi', cultura generale"). Al punto che quando ci salutammo la sua agente, messa alle strette, dovette confessare che "Beh, si', in effetti fa qualche collaborazione con Radio Popolare".

Durante quella cena credo di averlo irritato almeno un paio di volte: quando dissi che suo fratello in Inghilterra dopo aver partecipato al Womad era diventato molto popolare ("E io invece non sono nessuno" disse piccato), e poi per il fatto di avere parlato con lui solo dei suoi dischi fino a La torre di Babele (1976), gli unici che posseggo e conosco, dimostrando di non avere alcuna conoscenza dei suoi dischi successivi (men che meno che fosse ancora in attivita').

Per il resto fu una serata molto bella, a parlare dell'atmosfera dei festival di quegli anni (che io non avendo vissuto per pochi anni ho idealizzato mica male). Parlammo molto dei suoi testi. Soprattutto di Un giorno credi (da I buoni e i cattivi) e Feste di piazza (da Io che non sono l'imperatore), le sue canzoni che preferisco, che lo forzai a analizzare per me verso per verso, esercizio al quale si sottopose con enorme pazienza e disponibilita'.

*

Quello di In fila per tre appena trasmessa da Fahrenheit non me lo ricordavo proprio, ma riascoltandolo direi che e' uno dei suoi migliori. E oggi, il giorno dell'inizio dell'anno scolastico, ve lo ripropongo perche', leggerete, resta attualissimo:

Presto vieni qui, ma su, non fare così,
ma non li vedi quanti altri bambini
che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
che sono bravi e che non piangono mai

è il primo giorno però domani ti abituerai
e ti sembrerà una cosa normale
fare la fila per tre, risponder sempre di si
e comportarti da persona civile

Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
ad amar la patria e la bandiera
noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
e discendiamo dagli antichi Romani

E questa stufa che c'è basta appena per me
perciò smettetela di protestare
e non fate rumore, quando arriva il direttore
tutti in piedi e battete le mani

Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
ora farò di te un vero uomo
ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l'onore,
ti insegnerò ad ammazzare i cattivi

e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
e ricordatevi i libri di storia
noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
andiamo dritti verso la gloria

Ora sei un uomo e devi cooperare,
mettiti in fila senza protestare
e se fai il bravo ti faremo avere
un posto fisso e la promozione
e poi ricordati che devi conservare
l'integrità del nucleo familiare
firma il contratto, non farti pregare
se vuoi far parte delle persone serie

Ora che sei padrone delle tue azioni,
ora che sai prendere decisioni,
ora che sei in grado di fare le tue scelte
ed hai davanti a te tutte le strade aperte
prendi la strada giusta e non sgarrare se no
poi te ne facciamo pentire
mettiti in fila e non ti allarmare perchè
ognuno avrà la sua giusta razione

A qualche cosa devi pur rinunciare
in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
perciò adesso non recriminare
mettiti in fila e torna a lavorare
e se proprio non trovi niente da fare,
non fare la vittima se ti devi sacrificare,
perché in nome del progresso della nazione,
in fondo in fondo puoi sempre emigrare

ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre...

Etichette:

domenica 14 settembre 2014

Prospettive Musicali del 14 settembre 2014

SPOON
Inside out
da They want my soul
Headz 2014

PETER FRAMPTON
Something's happening
da Frampton comes alive!
A&M 1976

PETER FRAMPTON
Lines on my face
da Frampton comes alive!
A&M 1976

JAMES BLACKSHAW
Part 1
da Fantomas le faux magistrat
Tompkins Square 2014

Dopo il GR:

JAMES BLACKSHAW
Part 3
da Fantomas le faux magistrat
Tompkins Square 2014

JAMES BLACKSHAW
Part 6
da Fantomas le faux magistrat
Tompkins Square 2014

TO ROCOCO ROT
Many descriptions
da Instrument
City Slang 2014

TO ROCOCO ROT
Down in the traffic
da Instrument
City Slang 2014

AUGUSTUS PABLO
Keep on dubbing
da King Tubbys meets rockers uptown
Yard International/ Clocktower 1976

AUGUSTUS PABLO
Young generation dub
da King Tubbys meets rockers uptown
Yard International/ Clocktower 1976

AUGUSTUS PABLO
555 Dub St.
da King Tubbys meets rockers uptown
Yard International/ Clocktower 1976

FIRE! ORCHESTRA
Part two
da Enter
Rune Grammofon 2014.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

Etichette:

venerdì 12 settembre 2014

Anteprima Prospettive Musicali

James Blackshaw abbiamo iniziato ad ascoltarlo insieme quando era un virtuoso chitarrista fingerpicking sulla scia di John Fahey, Bert Jansch e Robbie Basho, ed e' interessante continuare a seguirne le eccentriche traiettorie ora che e' diventato un raffinato compositore contemporaneo.

A Radio Popolare, domenica 14 settembre alle 22.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

Etichette:

Haute Provence, luglio 2014.

Tutta la pioggia di ieri ha lavato il cielo, che stamattina e' di un bell'azzurro che esalta i colori.

Lasciamo Colmars e ci avviamo sulla strada per Montagnac. E' una strada stretta, che attraversa un bosco di alti pini attraverso le punte dei quali filtrano i raggi del sole.

Non incontriamo altre auto, e quindi proseguiamo lentamente, guardandoci attorno con meraviglia, gustando ogni curva del percorso.

Da Prospettive Musicali Flickr.

Etichette:

giovedì 11 settembre 2014

Ci si aspetterebbe umiltà, silenzio, riservatezza


In questi giorni e' difficile tenere il conto di quanti prendono apertamente le distanze da Pittibimbo.

E anche se con i ve l'avevo detto non si va da nessuna parte, sono contento di avere giudicato questo burattino fin dall'inizio di questa sua penosa avventura giunta al capolinea quello che ormai tutti hanno potuto constatare: un gradasso senza sostanza, un imbroglione assai piu' spregiudicato dei suoi maestri politici Silvio Berlusconi e Wanna Marchi.

Tocca oggi a Roberto Saviano scrivere, sull'Espresso:

Il momento è gravissimo e la necessità di serietà è illimitata: il primo ministro e gli altri componenti del Consiglio dei ministri dovrebbero rendersi conto che non è possibile sempre e comunque strizzare l’occhio alla più stantia rappresentazione della cialtroneria nazionale.

[...]

Ci si aspetterebbe umiltà, silenzio, riservatezza: esistere solo quando si è al lavoro, rifuggendo ogni futilità.

[...]

Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro.

*

A breve, scrive Saviano. Ce lo auguriamo di cuore.

Quel giorno sara' un giorno bellissimo per il Paese, ma a patto che le forze di sinistra finalmente siano pronte a presentare un progetto alternativo, che abbia come caposaldi la lotta al privilegio, l'affermazione di diritti di uguaglianza, un pacifismo radicale senza compromessi, la difesa del territorio e del nostro patrimonio naturale e culturale unico al mondo.

mercoledì 10 settembre 2014

Val d'Allos, luglio 2014.

Poi ci salutiamo, con una bella stretta di mano. Le loro vacanze sono finite: riprende per loro l'odissea di lavori precari, contratti di 2 mesi pagati 400 euro.

E' per loro che dobbiamo tutti combattere contro il governo Renzi e le sue politiche padronali liberiste, per questi ragazzi generosi che pur di non farci camminare sotto la pioggia si stringono un po' sulla loro macchina scassata.

La meglio gioventu', davvero.

Da Prospettive Musicali Flickr.

Etichette:

Alternative Scotland


Scrive oggi George Monbiot sul Guardian:

If Scotland becomes independent, it will be despite the efforts of almost the entire UK establishment. It will be because social media has defeated the corporate media. It will be a victory for citizens over the Westminster machine, for shoes over helicopters (bellissima questa immagine)

It will show that a sufficiently inspiring idea can cut through bribes and blackmail, through threats and fear-mongering. That hope, marginalised at first, can spread across a nation, defying all attempts to suppress it. 

That you can be hated by the Daily Mail and still have a chance of winning. (Il Daily Mail ma non solo, dato che non mi risulta che alcuno dei corporate media britannici sostenga l'indipendenza scozzese).

If Labour has any political nous, any remaining flicker of courage, it will understand what this moment means. Instead of suppressing the forces of hope and inspiration, it would mobilise them. It would, for instance, pledge, in its manifesto, a referendum on drafting a written constitution for the rest of the UK.

It would understand that hope is the most dangerous of all political reagents. It can transform what appears to be a fixed polity, a fixed outcome, into something entirely different. It can summon up passion and purpose we never knew we possessed. 

If Scotland becomes independent, England – if only the potential were recognised – could also be transformed.

*

Sono molto d'accordo con le conclusioni dell'articolo, almeno in linea di principio (in termini pratici credo che Monbiot sia un filo ottimista). 

Non so se i media italiani stanno spiegando con cognizione di causa quello che sta accadendo. Il referendum per l'indipendenza della Scozia nasce dall'iniziativa di un movimento di protesta nei confronti delle politiche di austerita', dei tagli fiscali per i ricchi e dell'aggressivita' militare di Westminster.

Gli indipendentisti scozzesi sono un movimento popolare anti-establishment (assai piu' a sinistra dei decotti Labour) che noi donne e uomini che abbiamo a cuore i valori di uguaglianza e autodeterminazione dobbiamo sostenere. 

Auguriamoci una vittoria del si' dunque, che rivitalizzi la vita politica di tutta la Gran Bretagna (e non solo: perche' Monbiot non allarga il discorso alle sinistre di tutta Europa?). 

Sosteniamo la possibilita' di una Scozia autonoma e libera di autodeterminare il proprio futuro. Una zona franca dalle imposizioni di Westminster e delle istituzioni finanziarie dell'Unione Europea, un laboratorio di politiche sociali realmente alternative.

Etichette:

martedì 9 settembre 2014

Lac d'Allos, luglio 2014.
Entriamo nel rifugio, dove si realizzera' il nostro sogno di bere una tazza di te' caldo, all'asciutto.
Da Prospettive Musicali Flickr.

Etichette:

lunedì 8 settembre 2014

L'urgenza di elaborare con serieta' e impegno una proposta politica alternativa


Scrive oggi Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera che il sostegno a Renzi cresce: quasi due su tre (64%) esprimono un giudizio positivo con un aumento del 3% rispetto a luglio.

E aggiunge, cercando di interpretare questo incredibile risultato (impresa non facile):

Il perdurante consenso della maggioranza dei cittadini per il governo risulta davvero sorprendente, tenuto conto di tre aspetti: gli indicatori economici che rimangono negativi (o addirittura peggiorano); l’abituale pessimismo che caratterizza l’opinione pubblica al rientro dalle ferie; l’atteggiamento decisamente critico nei confronti dell’esecutivo espresso da molti media nel mese di agosto. 

A questo proposito sembra che la «luna di miele» di Renzi con la stampa sia terminata, quella con l’establishment (imprenditori, realtà associative, sindacati e, in generale, corpi intermedi) attraversi una fase delicata, mentre quella con i cittadini continua senza cedimenti.

*

E' un risultato che purtroppo non si riesce a spiegare se non tristemente constatando livelli di immaturita' politica che vanno ben oltre l'autolesionismo e lasciano senza parole.

Guardandomi attorno in questi giorni nei quali sono passato in Italia, mi sono fatto l'idea che lo zoccolo duro di Renzi sia formato dalla convergenza di tre segmenti:

1) Lo spettatore tipo del TG1, di Vespa, dei dibattiti omogeneizzato Nipiol in onda sul primo canale e su Canale 5: quelli che stanno sempre dalla parte di chi vince. Prima la DC, poi Berlusconi e adesso Renzi. Incapaci di un'opinione critica perche' non posseggono alcuna base di economia politica, di teoria delle dottrine politiche, e la Costituzione si sono stancati di leggerla dopo l'articolo 1

2) La base elettorale piu' acritica del PD: i fedeli alla linea del partito, qualsiasi essa sia. Quelli che se fossero cattolici starebbero sempre dalla parte del papa, indipendentemente dal fatto che Benedetto sedicesimo e papa Francesco offrono un'interpretazione antitetica del messaggio cristiano. Quelli che erano comunisti e sono diventati neoliberisti, senza avere alcuna idea ne' di cosa fosse il comunismo ne' di cosa sia il neoliberismo. Per fare quello che fanno i loro amici con i quali vanno a mangiare la pizza la domenica sera (gli stessi che 30 anni fa quando erano giovani vedevano in sezione)

3) Quelli che hanno sempre votato Berlusconi e che constatando tristemente l'appannamento del loro lider maximo cercano un rimpiazzo, velocemente: uno che ne porti avanti le politiche, lo stile, le parole d'ordine. Uno che, continuando a parlare di cambiamento, esorcizzi e blocchi un reale cambiamento.  

*

Scrive Alessandro Gilioli (mi perdonera' se metto insieme diversi post del suo blog):

E sa Dio quanto avremmo bisogno di elaborare noi una cultura e una proposta politica forte e coerente, radicale e contemporanea, rivoluzionaria e praticabile, che cazzo, altro che Renzi.

Invece no, molto più comodo star qui a dirci quanto è sbruffone Renzi o quanto è stupida la Boschi.

E magari sarà anche stupida, la Boschi, ma dopo che ci siamo appagati constatandone la stupidità, che passi avanti abbiamo fatto noi – invece – per costruire un Paese più decente a noi stessi e a quegli sfigati che abbiamo generato?

Nulla. Restiamo ancora qui, divisi tra partitini vecchi e improbabili, liste fantasma, astensionismi incazzosi, simpatie o antipatie grilline, scazzi sui social, cose così: rischiando di renderci, alla fine, perfino più stupidi della Boschi.


[...]

Già: se la questione politica forte non è pensare al breve ma al lungo, è lecito chiedersi se ci sarà anche qualcosa di diverso da proporre agli elettori di sinistra, nel 2017, o no.

Intendo dire, ad esempio: l’opposizione all’attuale capo del governo, dentro e fuori il Pd, sta elaborando un progetto e un leader alternativo, in vista del prossimo giro? Al di fuori di Renzi e dei suoi, qualcuno sta elaborando una cultura politica e una classe dirigente di governo?

Se la risposta è no – e si preferisce attaccare Renzi per i selfie, le secchiate d’acqua e le camicie bianche – non è che ci tocca aspettare il 2017: si passa direttamente al 2022.

E certo, qui si è gente paziente, ma non così tanto.

*

Siamo tutti d'accordo che con gli scazzi/ invettive/ denunce/ battute su Facebook non si va da nessuna parte? E che solo con l'elaborazione di una proposta politica di reale cambiamento (giustizia sociale, ecologia, diritti per tutti) si puo' almeno provare a sconfiggere il berlusconrenzismo?

Quindi, cosa vogliamo fare?

Etichette:

Lac d'Allos, luglio 2014.
Heaven up here.
Da Prospettive Musicali Flickr.

Etichette:

domenica 7 settembre 2014

Prospettive Musicali del 7 settembre 2014


BRUCE SPRINGSTEEN
Thunder road
da Born to run
Columbia 1975

BRUCE SPRINGSTEEN
Backstreets
da Born to run
Columbia 1975

BRUCE SPRINGSTEEN
Nebraska
da Nebraska
Columbia 1982

BRUCE SPRINGSTEEN
Mansion on the hill
da Nebraska
Columbia 1982

BRUCE SPRINGSTEEN
Highway patrolman
da Nebraska
Columbia 1982

Dopo il GR:

BRUCE SPRINGSTEEN
Used cars
da Nebraska
Columbia 1982

TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS
Fault lines
da Hypnotic eye
Reprise 2014

TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS
Here comes my girl
da Damn the torpedoes
Backstreet 1979

TOM PETTY & THE HEARTBREAKERS
Shadow of a doubt
da Damn the torpedoes
Backstreet 1979

I was born in an ashram
da Liberation!
Memphis Industries 2014

Dry morning
da The reckoning
Three Crows 2014

Nocturnal me
da Ocean rain
Korova 1984

Subterraneans
da Subterranean new designs on Bowie's Berlin
Motorik 2014

Early in the morning
da Ginger Baker's Air Force
Polydor 1970.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

Etichette:

venerdì 5 settembre 2014

Anteprima Prospettive Musicali

Like a vision she dances across the porch as the radio plays Prospettive Musicali. A Radio Popolare, domenica 7 settembre alle 22.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

Etichette:

lunedì 1 settembre 2014

Un'altra che elegantemente lo manda affancool


Come vi dicevo qualche giorno fa, durante queste fasi conclusive del governo farsa di Matteo Renzi, mentre dietro la cortina fumogena dei mille giorni (dagli annunci a raffica ai quali e' seguito il nulla siamo passati adesso all'annuncio di futuri annunci a raffica ai quali seguira' il nulla) il decotto capocomico e la sua compagnia di giro di attori da recita dell'oratorio (e guardate che correggendo un filo l'accento la ministra coccode' sbattiocchioni Boschi con quei suoi bei tailleur da sorelle Bandiera la sua porca figura tra i Legnanesi la farebbe) stanno elaborando (lo spero per loro) una exit strategy che gli permetta di non uscire di scena tra sputi e uova marce, ho scelto di riportare in questo blog solo citazioni da articoli di giornalisti fino a poco fa positivi o almeno attendisti nei suoi confronti.

Niente Fatto Quotidiano, Micromega, Manifesto, ecc. che sono stati critici fin dal primo momento.

Scrive oggi Lucia Annunziata, direttrice dell'Huffington Post, gruppo L'Espresso:

Fa testo di questa inadeguatezza il percorso di preparazione e le conclusioni del primo Cdm d'autunno - insieme sono purtroppo la fotografia di un governo segnato dalla approssimazione amministrativa. Abbiamo assistito a vicende incredibili, che per qualunque altro esecutivo avremmo stroncato sul nascere.

Surreale il percorso della riforma della scuola. Non c'è nulla di meno serio di un premier che su un argomento così delicato per le famiglie e le decine di migliaia di lavoratori del settore, non lavori insieme al suo ministro; un premier che pochi giorni prima di proporre questa riforma scenda in campo con pirotecniche affermazioni tipo "vi stupiro'", salvo poi ritirare l'intero progetto evidentemente non pronto, con la flebile scusa dell'ingorgo.

Surreale anche il percorso della riforma del lavoro, che ha subito lo stesso travaglio di quella della scuola, con un ministro, Poletti, che un giorno annuncia, un giorno nega quel che ha detto. E il riemergere di un tema, l'abolizione o meno dell'articolo 18, che ha a lungo diviso il paese, e che certo meritava di essere trattato , non fosse altro per capire cosa ne pensa il governo, e che è stato però seppellito sotto un aggettivo, in questo caso "superato".


Ma se la voce lavoro è dispersa, la voce giustizia, la più delicata da vent'anni a questa parte, è finita dritta dritta di nuovo nelle secche dello scambio politico, irretita nelle fibrillazioni della maggioranza e delle preoccupazioni di Silvio Berlusconi. 

Stesso destino per le risorse fresche, i milioni promessi per il rilancio dell'economia, passati da 43 miliardi, oppure 30, altre cifre vaganti, a infine solo a 3,8.

Alla faccia di quella che l'Annunziata chiama approssimazione amministrativa! Si annunciano 43 miliardi, ma nei fatti diventano 3.8. Si annuncia una rivoluzione sul fronte scolastico (assunzione di 100 mila insegnanti precari) e a pochi giorni dal varo del nuovo anno viene ritirata. 

Il confuso anche nel taglio della barba cosiddetto ministro Poletti continua, di fatto, a ribadire di non avere la piu' pallida idea della delicata materia della quale il premier per scherzare l'ha chiamato a occuparsi, forse come burla.

La riforma della giustizia, leggetevi il capitolo relativo alla responsabilita' civile dei magistrati e quello sulla stretta alle intercettazioni, e' evidente che Renzi se l'e' fatta dettare parola per parola da Silvio Berlusconi.

Prosegue l'Annunziata:

La sua è stata ("e' stata": l'uso del passato prossimo dice molto su quanto l'Annunziata prevede che questa truffa ordita dalla banda dei rignanesi ai danni degli italiani durera' ancora) una visione del potere senza gabbie etiche, solo e puramente funzionale. 

Non ha mai avuto dubbi infatti sulla natura tattica delle alleanze, e così come non ha esitato a far fuori Enrico Letta, così ha risdoganato e rimesso al centro senza nessuna spiegazione l'arcinemico del suo stesso partito, Silvio Berlusconi; o ha distrutto e rivivificato carriere a seconda dei voti che aveva necessità di raccogliere su questo o quel provvedimento.

[...]

Arriva tardi e male perché in questi mesi non ha saputo o voluto raccordarsi davvero con il paese, e la sua crisi. Il suo orizzonte è stato il più politicista di tutti i leader più recenti. Proprio perché concentrato sulla presa dei centri di potere. 

Ma non ha saputo mai spiegare a tutti noi perché si sta sempre peggio, cos'è che non funziona nelle nostre città e come mai l'Italia ha continuato a scivolare verso dati economici negativi. Non lo abbiamo visto parlare con nessun poveraccio, salvo i suoi giri veloci e le sue pacche sulle spalle. 

Ha visitato a mala pena qualche fabbrica, della lunga vicenda della Alcoa non ha preso mai nota, ha fatto i suoi gesti di potere disprezzando Squinzi e i sindacati, ma ha visto Landini che è 'nuovo' e cool ma non sembra avergli parlato a sufficienza da capire che lui e Landini vivono in luoghi diversi.

Parla tanto di quote rose, ma non parla mai di aborto, di diritti, di bambini uccisi da madri a da padri in depressione. Non ha mai fatto una filippica sull'onestà collettiva, sulla evasione fiscale, in compenso abbiamo tante filippiche su gufi e invidiosi e specie altre. 

Non ha mai detto una parola sul disagio dei giovani, sul degrado che alcol droga e bassi affitti hanno scatenato questa estate sul nostro territorio nazionale, in compenso fa docce gelate, e prepara una mossa smart via l'altra, un permanente girotondo di discorsi, conferenze stampa, convegni - oggi sappiamo già della conferenza stampa di mercoledì e poi del convegno europeo di venerdì e poi della la visita all'Onu prima anticipata da quella - e dove altro? - alla Sylicon Valley.

Ma soprattutto sembra non aver mai albergato nella sua testa l'idea che un paese in gravissima crisi c'è bisogno di un qualche misura speciale. Forse di una idea di unità nazionale che non sia solo il suo patto con Berlusconi e Ncd a fini di raccattare i voti che gli servono.

[...]

Alla fine, spenti i fuochi artificiali, il Renzi che esce da Palazzo Chigi e naviga nel mondo reale è nei fatti un premier tenuto continuamente a balia da altri. Un premier decisamente messo al suo posto di ragazzino. E non solo dalla copertina dell'Economist.

L'avventura di Matteo Renzi e dei suoi dilettanti allo sbaraglio direi che si e' finalmente conclusa. Il loro fallimento e' inappellabilmente totale e coinvolge tutte le dimensioni della cosa pubblica e della convivenza sociale: economia, diritti, politiche ambientali, lavoro, scuola, giustizia, welfare, previdenza.

Cala la tela. Se gestissi una ditta di trasporti manderei a Palazzo Chigi il preventivo per una sessantina di scatoloni da recapitare a Rignano sull'Arno, valido per i prossimi due mesi.

Etichette: