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Ambiente Uguaglianza Tempo

giovedì 30 ottobre 2014

Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta!



Immenso papa Francesco, come sempre e piu' di sempre, nel suo discorso in occasione dell’Incontro mondiale dei Movimenti Popolari tenutosi ieri.

Non e' un caso, trattandosi dell'invito di un vero rivoluzionario a lottare al fianco dei piu' poveri per la giustizia sociale, che questo suo ennesimo meraviglioso discorso sia stato riportato integralmente solo da due testate questa mattina: l'Avvenire e Radio Popolare.

Prendetevi del tempo: leggetelo, ascoltatelo. Sono parole di straordinaria ispirazione, parole di lotta e di poesia che arrivano all'anima.

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mercoledì 29 ottobre 2014

Il cielo azzurro sulla piazza e l'odore di muffa nel garage



Ringrazio Alessandro Achilli per avermi mandato questa mattina un belissimo intervento del sociologo Luciano Gallino (uno dei miei eroi, citato svariate volte nella mia tesi di laurea) su Repubblica. Da leggere assolutamente, e il finale (cosi' come il finale dell'articolo di Alessandro Robecchi stamattina sul Fatto Quotidiano), sembra riecheggiare la domanda che ci siamo posti qui lunedi'.

Qualche passaggio chiave dall'articolo di Gallino:

Da un lato un gran sole, il cielo azzurro, uno spazio amplissimo, una folla sterminata, brevi discorsi su temi concreti. Dall’altra un garage semibuio dove non si riusciva a vedere al di là di una decina di metri, un centinaio di tavoli dove si parlava di tutto, un lungo discorso del presidente del Consiglio in cui spiccavano acute considerazioni sull’iPhone e la fotografia digitale, e non più di sei-settemila persone — giusto 140 volte meno che a San Giovanni.

[...]

Alla manifestazione di Roma non c’erano (o erano poche) le persone che dovevano scegliere se stare o no dalla parte dei deboli, degli svantaggiati, delle classi inferiori di reddito, di quelli il cui destino dipende sempre da qualcun altro. 

Erano loro stessi, la massa dei partecipanti, a essere deboli, svantaggiati, poveri, perennemente in balia del parere e della volontà di qualcun altro. Collocati, in altre parole, al fondo delle classifiche delle disuguaglianze di reddito, di ricchezza, di potere politico ed economico; disuguaglianze il cui scandaloso aumento negli ultimi vent’anni, nel nostro paese come in altri, accompagnato dalla scomparsa del tema stesso nel discorso delle socialdemocrazie, ha fatto parlare più di uno studioso di nuovo feudalesimo.

Invece nel garage semibuio di Firenze c’erano soprattutto persone a cui l’idea di stare dalla parte dei più deboli e magari di dichiararlo appariva semplicemente repellente, o quanto meno fastidiosa, non meno che mettersi a parlare “in un mondo che è cambiato” di lotta alle disuguaglianze.

[...]

Anche per l’altra condizione non c’era confronto tra i partecipanti di piazza San Giovanni e quelli della Leopolda. Per i primi era evidente che quello che sta succedendo da parecchi anni è una “guerra dell’austerità”, per usare la dizione di un noto economista americano.

Una guerra di classe in cui la destra si prefigge di distruggere le conquiste sociali degli anni 60 e 70, che furono un tentativo riuscito di sottoporre il capitalismo a una ragionevole dose di controllo democratico. 

Le misure imposte da Bruxelles, di cui il governo Renzi, a parte qualche battuta, è fedele esecutore, sono precisamente espressione di tale guerra o conflitto di classe, nella quale le classi dominanti hanno negli ultimi decenni conseguito una grande vittoria. 

Equivalente a una dolorosa sconfitta per i manifestanti romani.

A Firenze l’interpretazione predominante della crisi è stata quella canonica delle destre europee: lo stato ha un debito troppo alto, dovuto all’eccesso di spesa; il problema è il costo eccessivo del lavoro; per rilanciare la crescita bisogna ridurre le tasse alle imprese; i dettati di Bruxelles sono onerosi, ma bisogna pur mantenere gli impegni, ecc. 

Ciascuno di questi slogan è falso quanto dannoso — e si noti che a dirlo sono ormai dozzine di economisti, compresi perfino alcuni esponenti delle dottrine neoliberali. A parte l’interpretazione ortodossa della crisi, che non sta in piedi, chi vi aderisce non si rende conto che ci si avvicina a un momento in cui o si modificano i trattati europei e si adottano politiche economiche opposte a quelle del governo Renzi (che sono poi quelle degli ultimi tre o quattro governi, prescritte dalla Troika e da noi passivamente messe in atto), o ci si avvia ad un lungo periodo di grave recessione e di rapporti intereuropei sempre più difficili, nonché dagli esiti imprevedibili.

***

Solidarieta' da questo blog agli operai delle accierie di Terni che oggi hanno provato sulla propria pelle il nuovo regime che avanza. Una testimonianza tra tante:

Ci hanno chiusi dentro piazza Indipendenza e ci hanno caricato: eravamo a testa e mani nude, miravano subito alla testa.

***

Battendo a sorpresa con un inatteso scatto d'orgoglio la Boschi, oggi la gara di somiglianza tra una donna di regime e una gallina la vince la Picierno.

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lunedì 27 ottobre 2014

E noi invece?



Confesso che mi sfuggono completamente le ragioni dell'entusiasmo che ieri all'adunata della Leopolda muoveva le camicie nere di Matteo Renzi ad applaudirne ogni pensierino elementare: per lo piu' cose sentite 30 anni fa dagli yuppie anni '80 e da allora ripetute fino alla nausea alle adunate dei cosiddetti giovani industriali (giovani proprio come i giovani di Renzi, giovani allo stesso modo), misure gia' abbondantemente dimostratesi funzionali all'allargamento della forbice sociale, e ieri fuori tempo massimo espresse in modo isterico dal ragazzino sbruffoncello con quella sua retorica costruita tra l'oratorio del paese e i canali Mediaset.

Con sullo sfondo una foto della buonanima Steve Jobs (uno nelle cui fabbriche i lavoratori erano cosi' rispettati che si suicidavano), il piazzista degli interessi dei padroni delirava a ruota libera. Truismi noti a tutti venivano enfaticamente enunciati come rivelazioni ("Non c'e' piu' il posto fisso" gridato con tutto il fiato in gola, e i babbei in sala a spellarsi le mani, mah). Maria Elena Boschi Petacci in estasi a sbattere gli occhioni. Un continuo "Cambieremo l'Italia" senza l'ombra di un dubbio che cambiare e' un termine neutro e che si puo' anche cambiare in peggio.

Tutto secondo uno stanco copione frusto e prevedibile. Pero' una domanda dobbiamo farcela: e noi? Noi che non stiamo ne' con questi ne' con il vecchio sindacato che chiede piu' lavoro? Noi che crediamo che il lavoro sia un mezzo ma non un fine, e che si debba chiedere meno lavoro ma distribuito meglio per raggiungere la piena occupazione, equita' redistributiva, socializzazione dei patrimoni sopra al milione, lotta all'evasione e all'elusione, socializzazione dei profitti ottenuti con le delocalizzazioni, riconversione delle spese militari in progetti di riqualificazione del territorio, tutte cose scritte mille volte in questo blog... Noi, in che soggetto politico ci riconosciamo?

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domenica 26 ottobre 2014

Prospettive Musicali del 26 ottobre 2014

JENNIFER CASTLE
Pink city
No Quarter

TWEEDY
Sukierae
DBPM

MARY LATTIMORE AND JEFF ZIEGLER
Slant of light
Thrill Jockey

STEFANO BOLLANI
Joy in spite of everything
ECM

HEINZ HOLLIGER
Robert Schumann: Aschenmusik
ECM New Series

MARC RIBOT TRIO
Live at Village Vanguard
Pi.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

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venerdì 24 ottobre 2014

La truffa



E' il Sole 24 Ore a smascherare la truffa questa mattina, con un bell'articolo dall'eloquente titolo Finalmente le tabelle: tra spese e entrate la manovra cambia volto.

In buona sostanza, poco o nulla di quanto enunciato enfaticamente in conferenza stampa con tanto di slide da Matteo Renzi sembra confermato dai dati ufficiali.

Qualche dato tratto dall'articolo del Sole:

- Il saldo finale della manovra parla di più spese per 4,8 miliardi e meno entrate per soli 1,9 miliardi. Un quadro ben diverso dalle slide dei 18 miliardi di meno tasse e dei 15 miliardi di tagli di spesa

- Ancora più sorprendente il quadro che emerge dai dati di sintesi in termini di coperture: nuove o maggiori spese correnti per 24,3 miliardi contro tagli di spese correnti per 5,7. I tagli peraltro gravano per 4 miliardi sulle Regioni, che saranno costrette a aumentare le tasse locali o a tagliare i servizi ai cittadini

- Naturalmente l'uscita sugli 80 euro alle neomamme e' stata una stupidaggine sparata cosi', non prevista nella legge di stabilita' e senza copertura alcuna: uno scherzo al pubblico televisivo di sprovveduti della domenica pomeriggio

- E infine, il piatto forte. Ricordate quando, con fare, spiace dirlo, da dodicenne idiota, si e' vuotato un secchio di acqua gelata in testa in supporto ai malati di SLA? Ecco: nella legge di stabilita' i fondi per i malati di SLA sono stati tagliati di 100 milioni.

Che dire quindi? Speriamo solo che i babbei che sono stati cosi' stupidi da votare questo imbroglione si ravvedano alla prima occasione possibile.

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martedì 21 ottobre 2014

50 milioni



Da questo articolo, vengo a sapere che nel Paese nel quale vivo la maggior parte del mio tempo, ogni anno anno si contano 50 milioni di prescrizioni di antidepressivi. Considerando che gli abitanti del Regno Unito sono 63 milioni, si direbbe che a non ricorrere a queste schifezze siamo rimasti una sparuta minoranza.

Considerando poi che gli effetti collaterali includono l'inibizione dell'appetito e della libido, due antidepressivi naturalissimi, mi viene da equiparare chi cade in questo imbroglio a quel mio vicino che si alza alle 5.30 tutte le mattine per andare in palestra e che poi per fare un piano in discesa chiama l'ascensore.

A tutti capitano i giorni no, e a me capitano spesso: ma in alternativa agli antidepressivi chimici, posso permettermi di consigliare un'ora in piu' di sonno, una buona fetta di torta o un cinnamon bun della Nordic Bakery, una passeggiata fino a Rough Trade, un salto da Daunt Books per sfogliare un bel libro fotografico, un caffe' con un amico da Host o da Look Mum, un giro in bici scoprendo un percorso nuovo...? E sono solo i primi tra i millemila rimedi naturali che mi vengono in mente in questo momento.

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lunedì 20 ottobre 2014

Servizi per tutti, non elemosine elettorali per qualcuno



Scrive oggi Pippo Civati nel suo blog, sotto il titolo Vi prego: gli asili nido, non gli 80 euro (è meglio, meglissimo):

"A parte il maschilismo certamente involontario (“per le mamme”, che così se ne stanno ancora un po’ a casa) e il messaggio sicuramente forte sotto il profilo del marketing elettorale spintissimo a cui siamo quotidianamente esposti, mi pare una mossa molto sbagliata.

Sulle bambine e i bambini non voglio certo fare polemica, ma come sanno tutti (soprattutto gli esperti), l’investimento in asili nido è quello più redditizio per la società: da tutti i punti di vista. Perché dà lavoro di qualità, perché riduce le disuguaglianze, perché estende un servizio che ora manca".


Allargando un po' il campo prospettico mi domando: il compito dello stato quale dev'essere? Fornire servizi a tutti, oppure dare squallide mance a qualcuno? Poi questa insistenza sugli 80 euro da parte di questo mussolinetto piazzista, da cosa deriva? Perche' 80, qualcuno l'ha capito?

Tutto questo non e' serio e non portera' a nulla, perche' come e' gia' stato ampiamente dimostrato in queste condizioni di incertezza, le famiglie stanno attente prima di spendere anche un euro. Gli 80 euro li metteranno da parte per coprire i costi di servizi che lo stato sta tagliando per comprare i voti di poveri sprovveduti.

Sono sempre piu' convinto che prima finira' la farsa di questo burattino con i suoi penosi selfie autocelebrativi di una personalita' ipertrofica e malata e tweet da bulletto dodicenne cretino, e meglio sara' per questo Paese.

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domenica 19 ottobre 2014

Prospettive Musicali del 19 ottobre 2014

GIRMA YIFRASHEWA
Love & peace
Unseen Worlds

BOLA SETE
The kitchen tapes
Samba Moon

NOEL AKCHOTE'
Carlo Gesualdo: Madrigals for five guitars
Blue Chopsticks

MARCONI UNION
Weightless
Just Music

KIM KASHKASHIAN/ SIVAN MAGEN/ MARINA PICCININI
Tre voci: Toru Takemitsu/ Claude Debussy/ Sofia Gubaidulina
ECM New Series

PATRICIA KOPATCHINSKAJA/ MARKUS HINTERHAUSER/ RETO BIERI
Galina Ustvolskaja
ECM New Series.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

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venerdì 17 ottobre 2014

Anteprima Prospettive Musicali

Domenica alle 22 mi trovate a Radio Popolare con musiche dall'Etiopia, dal Brasile, dalla Francia, dal Giappone, dalla Russia...

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22.00 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Verona, Radio Popolare Salento e sul web.

martedì 14 ottobre 2014

Beautifully blemished collateral of a life lived to the fullest



E' da quando e' arrivato nella posta che ve ne volevo parlare, poi mi e' completamente passato di mente. Avete letto Kinfolk di quest'autunno? Lo trovo il numero piu' bello finora uscito di quella che e' ormai diventata una delle mie riviste preferite.

Il tema e' l'imperfezione, anzi tutte quelle imperfezioni che rendono uniche e quindi di grande valore le persone, le cose, i luoghi, le esperienze.

"E se sbagli, fallo con allegria" disse una avvenente ricercatrice sociale della quale non ricordo proprio piu' il nome, il giorno che diede il benvenuto a un giovane e impacciato assistente di ricerca, un Fabio di molti anni piu' giovane di adesso. Ricordo quelle parole come se me le avesse dette stamattina.

Vivere con la consapevolezza di essere imperfettissimi, in quello che siamo, facciamo, diciamo, pensiamo. Senza cercare una perfezione che troppo spesso, come la saggezza per il grande Lucio, e' solamente la prudenza piu' stagnante.

From the shoddy darning on your cardigan to the oddly manicured shrubs in your neighborhood, these flawed details are the beautifully blemished collateral of a life lived to the fullest. So make mistakes. Make a mess. What have you got to lose?

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Haute Provence, luglio 2014.

Da Prospettive Musicali Flickr:

Ci allontaniamo lentamente e un po' contro voglia da Entrevaux, l'ultimo villaggio di montagna che visiteremo in questa prima parte del viaggio. La strada si fa meno scoscesa, con lunghi tratti pianeggianti, e iniziamo a fare conoscenza con grandi campi di lavanda, che diventeranno familiari quando raggiungeremo il Luberon.

Ma prima di arrivare in Luberon resta una tappa importante da affrontare: le spettacolari gorges du Verdon.

Decidiamo che le visiteremo domani, dedicando alla loro esplorazione tutta la giornata. Come base scegliamo il paese di Montagnac - Montpezat. Se avete viaggiato con noi negli ultimi anni sapete che scegliamo sempre di pernottare ben al di fuori dai centri abitati, in case di campagna che offrono una calorosa accoglienza e un incantevole silenzio.

Mentre ci avviciniamo a Montagnac, attraversiamo campi di lavanda fiorita, che si distendono fino all'orizzonte.

I campi di lavanda hanno un suono caratteristico, quello dei voli di api e calabroni. Con cautela cogliamo un po' di lavanda profumata e lasciamo che il suo caratteristico profumo accompagni l'ultimo tratto del viaggio di oggi, insieme alla luce calda del tramonto.

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giovedì 9 ottobre 2014

It was 10 years ago today



Oggi vado a casa e apro un blog, dissi a Marco. Era un sabato mattina, il 9 ottobre 2004. Ricordo ancora dove eravamo: Neal Street, Covent Garden.

Arrivato a casa scrissi il primo post, che pero', non avendo ancora un collegamento Internet, misi in rete il lunedi' successivo, dal lavoro (riuscendo peraltro a retrodatarlo). Il primo commento a quel post arrivo' quattro anni dopo. Potere di questi messaggi in bottiglia, che magicamente riaffiorano sempre quando e dove non ti aspetti.

Ringrazio tutte le persone che hanno ispirato la scrittura di queste pagine di diario. Che spesso nascono da discussioni personali e scambi di mail. Vorrei ringraziarvi tutti uno per uno, ma l'elenco e' lungo e sicuramente dimenticherei qualcuno. Voi sapete chi siete, sia che apparteniate ancora a questa mia vita, sia che il tempo e gli eventi ci abbiano portato a allontanarci.

Ringrazio tutti coloro che hanno commentato e semplicente letto questi miei errabondi scritti, in tutti questi anni.

I blog sono passati di moda da almeno un lustro, sostituiti da media piu' istantanei e moderni che puoi scrivere addirittura dal telefonino (wow!). Gli sbarluccicanti CD (Facebook, Twitter, Instagram, Tumblr, selfies, ecc.) hanno avuto la meglio su questi gracchianti vinili.

Quando vi stancate della solita musica e avete voglia di fare un po' di crate digging, sappiate pero' che da queste parti il fido London Calling e io resistiamo indomiti al trascorrere sempre piu' frenetico delle mode.

Un abbraccio forte a chi si ostina a passare ancora ogni tanto a farmi visita, e l'augurio di festeggiare insieme tanti decennali di London Calling.

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martedì 7 ottobre 2014

Entrevaux, luglio 2014.

Da Prospettive Musicali Flickr:

Una specie di corto circuito percettivo: un vecchio negozio che si pretendeva moderno vendendo prodotti che apprezziamo quando moderni non sono affatto...

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La creazione di posti di tempo libero



A me continua a sembrare che la sinistra e il sindacato stiano facendo un madornale errore di prospettiva. Combattendo una battaglia che oltre a essere perduta in partenza e' pure di retroguardia. Del tutto anacronistica, almeno per come vedo le cose io.

Provo a spiegarmi.

E' una grande sciocchezza pensare al lavoro come fine: "se c'e' piu' lavoro stiamo tutti meglio".

Se c'e' piu' lavoro, in realta' stiamo tutti peggio, perche' lavorare, anche quando il lavoro che fai ti piace (e capita a una esigua minoranza di lavoratori), e' comunque una pratica che in genere ti costringe a rispettare orari imposti da altri, avere a che fare con persone con le quali non hai scelto di condividere una stanza per 10 ore al giorno, subire rumori e in alcuni casi odori molesti, stare al chiuso quando c'e' un bel sole, ecc.

L'obiettivo dev'essere creare meno lavoro. E piu' tempo libero. E il poco lavoro necessario alla societa' dividerlo tra tutti in parti il piu' possibile uguali. Cosi' come si dovrebbe dividere in parti uguali il prodotto dei processi produttivi. Il quale non ha piu senso, nel ventunesimo secolo, che si divida ancora in tre parti antagoniste (profitti, rendite e salari), in funzione dei rapporti di forza tra le parti sociali. 

Se oggi serve meno lavoro per produrre quello che prima si produceva con tanto, e' assurdo prevedere che i posti di lavoro possano aumentare, non vi pare? 

Ma vi sembra che la produttivita' di un impiegato, con tutte le tecnologie introdotte negli ultimi 30 anni, possa essere la stessa di un impiegato di 30 anni fa? E con la crescente automazione dei processi produttivi e il decentramento produttivo, vi sembra che abbia senso aspettarsi un aumento dell'occupazione nel settore industriale? 

Serviranno sempre meno impiegati, anche intellettuali, e sempre meno operai. Qualche giorno fa leggevo che ormai le banche hanno automatizzato tutti gli investimenti. Quando un titolo ha un determinato andamento, un programma automaticamente compra o vende quel titolo, senza intervento umano, semplicemente in base a un algoritmo... Si chiama algotrading... Gli aerei eseguono le manovre di decollo e di atterraggio ormai quasi automaticamente, guidati da strumenti che interagiscono con quelli di terra... E la diffusione delle stampanti 3D, quanti posti di lavoro rendera' superflui (dalla manifattura ai trasporti)?

I posti di lavoro possono solo contrarsi ulteriormente, per le premesse di cui sopra. Smettiamo di restare a bocca aperta ogni volta che l'Istat dice che aumenta la disoccupazione. Assumiamolo come un dato di fatto. Accettiamolo e andiamo avanti. 

Parliamo di come distribuire i profitti, invece. E di reddito minimo di cittadinanza. E di rotazione del lavoro ancora necessario. E, in primis, di riduzione dell'orario di lavoro per tutti a parita' di salario.

Ecco quello che vorrei sentire dire dalla sinistra e dai sindacati. Ma fino a quando scenderanno in piazza chiedendo piu' lavoro (in genere piu' lavoro di merda), non si otterra' nulla di reale valore (tempo libero).

Vanno chiesti piu' diritti e una migliore distribuzione della ricchezza. E meno lavoro, per tutti.

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giovedì 2 ottobre 2014

La nuova coscienza di classe e lo sciamano



Lucidissimo Christian Raimo oggi su Minima et Moralia:

Risultano spuntate le recenti critiche piccate che gli muove nel suo ciclico editoriale-omelia Scalfari ogni domenica mattina su Repubblica a cui si è aggiunta la chiosa diaconale di De Bortoli qualche giorno fa sul Corriere. 

Renzi non è semplicemente una macchinetta da slogan, ma ha un ruolo socialmente trasformativo. Creare un partito di massa che si identifica e si compatta non più in un particolare tipo di bisogni materiali o di ideali, ma in una condizione emotiva. 

La nuova coscienza di classe è quella di un popolo di ansiosi. E in questo senso la crisi della rappresentanza ha una scaturigine interiore: la società post-comunitaria degli individui monadi è composta da persone che desiderano essere ascoltate, viste, riconosciute. 

La caratteristica precipua dei nuovi adulti è l’ipersensibilità, la fragilità della psiche, una perenne ansia da prestazione. Hanno bisogno di sollievo, hanno bisogno di qualcuno che s’identifichi con loro. O che soprattutto sappia fingere molto molto bene.

Temo Raimo abbia ragione. Saremmo dunque di fronte a una societa' di monadi ansiose (peraltro refrattaria a pratiche associative) che si sta affidando a uno sciamano, che pero' ha in mente il disegno di una societa' ancora piu' monadica...

La prospettiva, se vi fermate a pensare, mette i brividi.

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