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giovedì 24 settembre 2015

Un minuscolo segreto



Ti racconterò un minuscolo segreto. Uno dei miei incubi ricorrenti è il dispiacere di non essere riuscito a tramandare nulla di me. Forse è una cosa che dipende dall’età che incalza, ma il fatto di non aver avuto figli, alla lunga, mi inizia a pesare. 

No, non credo che sarei stato un gran che come padre; sicuramente un gran rompicoglioni, possessivo e prepotente, ma credo che avrei cercato di passare il testimone di quelle che sono state le mie passioni a mio figlio. 

E non parlo esclusivamente delle passioni musicali. Mi sarebbe piaciuto condividere con lui quello che mio padre ha fatto – non so quanto consapevolmente – con me, facendomi appassionare a certe sue passioni. 

Non posso dire di non aver provato; ho provato con i miei nipoti e con le figlie della mia compagna, ma ho fallito miseramente. Non sono mai riuscito a stimolarne neppure la curiosità. A volte mi dico che non è colpa mia, che è colpa del buco generazionale e della immensa differenza tra le generazioni attuali ed il loro modo di fruire la musica e le fonti, ma la verità è che non sono riuscito a ottenere reazioni di sorta. 

Così mi domando spesso che fine faranno quelle cose meravigliose che sono nascoste dentro a migliaia di copertine o di pezzetti di plastica e ne soffro. Ne soffro sinceramente.

14 Comments:

Blogger 3imaginaryboys said...

Bellissimo, nella sua tristezza infinita.

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Si', decisamente considerazioni non particolarmente spensierate.

Ma di queste ultime e' piena la rete (cosi' come di pessima musica e' pieno il panorama radiofonico, no?). Se London Calling e Prospettive Musicali hanno una funzione (il che peraltro e' tutto da dimostrare) e' quella di raccogliere e diffondere pensieri e musiche altre, che almeno dal mio punto di vista hanno un valore.

Grazie per il tuo riscontro: ormai mi sembra strano che ci sia qualcuno che ogni tanto passa ancora di qui :)

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Anonymous Anonimo said...

lettori silenziosi
Hrundi V. Bakshi

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Il che va benissimo. Mi piacerebbe se questo piccolo spazio che mi sono ritagliato nella rete, lontanissimo dal fracasso dei social network, rimanesse silenzioso proprio cosi' com'e': un luogo dove fare un giretto quando si vuole pensare e magari trovare nella colonnina qui di fianco un'idea per un ascolto, un film, una mostra.

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Blogger CICCILLO said...

no Fabio, stavolta non sono d'accordo.
i giovani ascoltano quello che gli pare e ormai hanno consuetudini diverse dalle nostre ed è giusto così.
e poi non è tutto come dice questo tipo che non so chi sia.
alcuni, è vero, ascoltano solo sotto-generi e/o sotto-culture musicali contemporanee (le quali il più delle volte si differenziano da quelle passate per dettagli culturali o relativi ai personaggi mentre la musica di fatto è uguale a quella che ascoltavamo noi).
altri invece conosconno solo quello che è passato loro dai genitori e ti stupisci del fatto che conoscano solo quello che è stato creato e venduto decenni prima della loro nascita.
il panorama è molto variegato e complicato, non è possibile trarne delle conclusioni.
inoltre va detto che loro hanno a disposizione una quantità spaventosa di musica (praticamente in tempo reale, tramite la rete) di tutti i generi e tutte le epoche, molta di più di quella che conoscevamo noi.
semplicemente ascoltano in modo diverso e se ne impippano di copertine, credits, autori, produttori e altre cose su cui noi, più o meno, passavamo i nostri brufolosi pomeriggi.
secondo me non è un male in assoluto, dipende da come ascoltano.
io per esempio ora mi concentro molto meglio sulla musica che ascolto in radio (da voi e non solo) e meglio se la ascolto senza sapere chi suona, perché sono meno condizionato.
idem dicasi per le compilation che mi faccio io stesso e dove mi capita di non ricordare al primo istante che cos'è il pezzo che ascolto, il che lo rende come nuovo, almeno per qualche istante, e permette un ascolto diverso e più attento.
dunque non so se lo zapping su youtube e spotify sia cosa deleterio.
deleterio è di certo l'atteggiamento triste e nostalgico di quelli che in questo modo allontanano ancora di più i giovani invece di coinvolgerli.
e comunque anche mio padre quando ascoltavo certe cose degli Henry Cow a 17 anni passava in corridoio e, sporgendosi nella mia camera, mi diceva: "è uguale a Kurt Weill".
e non aveva tutti i torti.
occorre anche un po' di pazienza, diamo ai giovani il tempo di capire le cose pian piano, senza volergliele imporre.
questo tizio mi pare comunque un pessimo genitore, meglio che non abbia avuto figli suoi.

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

E' un frammento di un'intervista a un giornalista musicale (nella quale mi sono imbattuto per caso appunto facendo zapping in rete, partendo, pensa, da un tweet che parlava di crisi della stampa musicale), ma almeno per come l'ho interpretato io, ha poco a che fare con la musica in se' e di piu' con il salto generazionale, enorme e che io avverto molto, tra noi e i nativi digitali.

Mi fa sempre molto effetto constatare la smaterializzazione dell'esperienza, musicale e non solo (non entro nemmeno nel tema della comunicazione perche' non ne usciremmo piu').

Per me adolescente l'ascolto della musica era inscindibile dalla ricerca di oggetti fisici:

- i dischi, che dovevi andare a cercare in una citta' (per me Pavia o Milano) prendendo un treno e investendoci un pomeriggio, oppure attendere che il tuo negoziante locale tornasse da un viaggio presso un importatore, con l'auto carica

- e le cassette che ci si scambiava tra compagni di scuola e amici.

Dato che dovevi stare attento a spendere con attenzione la piccola somma di denaro che avevi a disposizione, scegliendo tra tanti nomi, titoli, copertine, suggestioni, ti dovevi preparare in anticipo leggendo la stampa musicale.

E a tutto questo (riviste di musica, negozi, oggetti fisici) ti legavi, ti affezionavi.

Per carita', ci si puo' probabilmente anche affezionare a Youtube, Spotify e Soundcloud, non dico di no. Io, semplicemente, non riesco. Accetto che possa essere un mio limite, ma non credo che oggi, con le modalita' attuali di ascolto e la disponibilita' infinita di musica a costo zero potrei ancora appassionarmi come mi appassionai allora.

Non so nemmeno se l'atteggiamento nostalgico che tu sottolinei sia triste. Per me, per esempio, e' assai piu' triste sentire la musica col telefonino. Questione di punti di vista.

Cosi' come sono sicuro che il mio sguardo sorridente quando esco da un negozio di dischi con un po' di musica nuova risulti incomprensibile ai piu'. Ma guarda, sinceramente era cosi' anche allora :)

Nessuno peraltro mi sembra voglia "imporre" nulla a nessuno. Credo che il giornalista intervistato abbia espresso la mancanza del piacere di un dialogo con le nuove generazioni. In questo senso, io provo la stessa mancanza e per questo mi sono sentito di copiare questo frammento.

lunedì, 28 settembre, 2015

 
Blogger CICCILLO said...

per quello che vedo youtube e spotify, insieme ai social e ai siti personali degli artisti, di fatto sostituiscono le riviste di musica, i negozi e i supporti allo stesso tempo.
dunque anche i giovani si "preparano in anticipo" e quando trovano una cosa che li colpisce approfondiscono nello stesso modo in cui approfondivamo noi, comprando dischi e andando ai concerti.
più che un "salto generazionale" mi pare un fenomeno diffuso a tutti i livelli e che colpisce più che altro le varie categorie di intermediari (giornalisti, uffici stampa, case discografiche, dinosauri siae e via dicendo...), i quali, come il tizio in questione, si sentono (al pari di Eco con le sue sparate degli ultimi tempi contro rete e diffusione di massa del "tu") in vario modo defraudati di una loro autorevolezza e, in certi casi, del ruolo di "opinion leader".
anch'io sono rimasto sconcertato quando, qualche giorno fa, si sono presentate all'esame di ammissione in Conservatorio alcune allieve, italiane e una cinese, che eseguivano i brani senza la partitura e cantando sulle basi mandate dal telefonino.
ma poi quando passavano all'esecuzione con accompagnamento di pianoforte se la cavavano ugualmente, senza grosse differenze.
io credo che da genitori e da educatori dopbbiamo semplicemente mostrare loro che esiste altro senza preoccuparci di questioni di eredità o trasmissione delle nostre cose.
così è sempre andata e sempre così sarà: il mezzo è il messaggio ma dipende sempre da come lo si usa e da quanti diversi se ne possono usare.
mi preoccuperò quando i messaggi spariranno ma non vedo per ora questo pericolo, caso mai ce n'è troppi! :-)

martedì, 29 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Mah, non so se i giovani "si preparino in anticipo" come facevamo noi, perche' oggi di fatto l'attesa non esiste piu'. Dei dischi nuovi dei New Order e di Julia Holter non parla gia' piu' nessuno. Ufficialmente sono usciti 4 giorni fa. Ufficiosamente tutti li avevano gia' scaricati e ascoltati da settimane. E infatti adesso tutti stanno sentendo il disco nuovo di Joanna Newsom, la cui data ufficiale di pubblicazione e' il 23 ottobre, e parlando di quello.

La prima volta che entrai in rete avvenne nel 1996, usando il computer nello studio del mio professore di psicologia sociale con il quale allora lavoravo. Gli avevo chiesto il permesso di mandare un messaggio di posta elettronica a un collega ricercatore che stava in Giappone. Mandata la mia prima e-mail, entrai (via Altavista, te lo ricordi?) nel sito dei REM. Ne avevo sentito parlare, a Planet Rock, da Paolo Gironi. Testi, foto, discografia, concerti, trovai di tutto. Tutto quello che mi sarebbero serviti una quantita' infinita di tempo e quattrini a raccogliere era li', a disposizione. Rimasi senza parole. Eppure capii da subito che si stava perdendo qualcosa.

Se potessi, oggi vorrei tornare a un istante prima di quella scoperta, a quando le informazioni erano pochissime e te le dovevi andare a cercare sulle riviste che arrivavano dall'Inghilterra e dall'America. A quando per vedere un video dei Joy Division dovevi stare alzato fino alle 3 del mattino o a quella volta che, facevo quinta liceo, durante una vacanza a Parigi avevo scoperto un fast food con uno schermo che trasmetteva video musicali (ricordo ancora, per dire, The lovecats dei Cure, Temptation dei New Order, All I need is everything degli Aztec Camera) e a cena andavo sempre li'.

L'ascolto di musica era ricerca, viaggio, lenta scoperta, emozione. E per quelle dinamiche, che sento ancora consone al mio carattere, mi ci appassionai. Ora credo mi appassionerei a qualcos'altro. E infatti cito Spotify e Soundcloud, ma poi li evito e continuo a ascoltare musica come mi piace: comprando dischi, emozionandomi quando li scarto e li suono per la prima volta, leggendo le note di copertina e i testi, guardando le fotografie, perfino sentendo e apprezzando la qualita' della carta.

Poi certo, se fai un discorso generale, come fai tu, ti do ragione. Il dialogo con le nuove generazioni non puo' che transitare attraverso un percorso di apertura al cambiamento, un percorso che ci porti a abbracciare il nuovo senza pregiudizi.

Immagino che si possa vivere benissimo senza comprare dischi. E' solo che a me verrebbe a mancare, molto semplicemente, quello che considero uno dei massimi piaceri della vita sulla Terra :)

martedì, 29 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Ah, aggiungo un'altra cosa (che tra l'altro so che e' vera anche per il nostro comune amico Alessandro, anzi se devo dirla tutta ho imparato da lui). Sai che adesso se compri un disco da Amazon lo puoi scaricare immediatamente sul tuo PC, a costo zero, prima ce ti arrivi la copia fisica.

Ebbene, credi che usi quel servizio? La risposta e' no. La musica, almeno per me, si ascolta dai dischi. Se usassi quel servizio (mi pare si chiami Autorip), sono sicuro che perderei qualcosa della magia del primo ascolto del disco comprato.

A rendere belle e speciali le esperienze (sto parlando di musica ma non solo di quella) sono l'attesa e la scarsita' secondo me, non certo l'immediatezza e l'abbondanza.

mercoledì, 30 settembre, 2015

 
Blogger CICCILLO said...

non so, io non ho sto feticcio dell'oggetto disco.
seguendo il tuo discorso allora l'unica per non perdere la magia sarebbe, come Bach, farsi a piedi 400 km per andare a sentire Buxtehude a Lubecca che suona l'organo!
e, conoscendoti un po', so che sarai d'accordo! :-)

mercoledì, 30 settembre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Vedo che mi conosci piu' di "un po'".

Probabilmente su quella strada incontrerei Werner Herzog e ne percorreremmo un tratto chiacchierando amabilmente :)

mercoledì, 30 settembre, 2015

 
Anonymous L. said...

Sono un po' OT ma ho una cosa sa dire a Fabio e siccome riguarda la musica la scrivo qui. Mi trovo ad uma serata di fotografia, una lectio che sta per iniziare tenuta da Efrem Raimondi di cui ti ho parlato tempo fa. COme intro ha fatto partire un brevissimo video in loop (la nuca di una donna in primo piano sullo sfondo di un lago, con i capelli corti che si muovono impercettibilmente). La musica che lo accompagna è una cover di Hey Hey, My My, fatta da Sid Vicious. Un intro che "spacca', direbbero oggi... (ma forse è già passato di moda)

venerdì, 09 ottobre, 2015

 
Anonymous L. said...

Mi scuso per gli errori di scrittura...comunque l'immagine è questa:
https://m.youtube.com/watch?v=L3uBsuf-lE0

venerdì, 09 ottobre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Ciao L., sempre bello ricevere tue notizie. Un giorno prometto che entrero' anch'io in Facebook, in incognito, con un nome di fantasia che ti faro' sapere, e iniziero' a seguirti perche' mi manca sapere cosa fai.

Non sono sicuro che avrei associato quell'immagine a quella musica, ma ovviamente rispetto la decisione di Efrem. Che infatti potrebbe aver voluto generare un contrasto tra un'immagine piuttosto statica e una musica piu' dinamica.

Forse avrei scelto, per quell'immagine, la superlativa, ultra-malinconica, autunnale versione di quella canzone che hanno fatto qualche anno fa i Chromatics:

https://www.youtube.com/watch?v=rSycSBYHitc.

lunedì, 12 ottobre, 2015

 

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