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domenica 18 ottobre 2015

Riflessioni sparse nella quiete irreale del sabato mattina a Clerkenwell (reprise della domenica mattina)



... to find in the otherness an affectionate sameness of spirit peering back.

La ricopio perche' questa frase riassume troppo, troppo bene il senso delle relazioni profonde e significative, con quella chiarezza e stringatezza che amo tanto nella lingua che mi ha adottato, e merita un post tutto per se'.

6 Comments:

Anonymous auro.m said...

Tratto da "Essays in Love" di Alain de Botton, ultimo letto

[img]http://s21.postimg.org/4p9u78gav/11892346_10153602615058993_8388681778273756023_o.jpg[/img]

domenica, 18 ottobre, 2015

 
Anonymous auro.m said...

ahem, immagine qua: http://s21.postimg.org/4p9u78gav/11892346_10153602615058993_8388681778273756023_o.jpg

domenica, 18 ottobre, 2015

 
Blogger Fabio said...

Viene in mente il celebre aforisma di Groucho Marx: I don't want to belong to any club that will accept people like me as a member :)

Mi hai fatto tornare in mente un post del 2007 (che mi fa anche pensare all'enorme valore di tenere un blog che da 11 anni registra i miei piccoli e grandi cambiamenti di opinione):

http://fabiocalling.blogspot.co.uk/2007/08/we-can-be-heroes-forever-and-ever-ma.html

Il paradosso e' che si esce dallo stato romantico-tragico descritto da De Botton proprio con l'amore: non esiste (almeno credo) un'altra via d'uscita.

Ne abbiamo parlato proprio qualche sera fa la Gio' e io, di quanto la coercizione a ripetere comportamenti da eroe romantico puo' essere terminata solo da un'altra persona. Dev'essere pero' una persona che, donando amore incondizionato, spezza il meccanismo perverso di ripetizione dell'auto-sabotaggio.

In mancanza della principessa (paziente, pazientissima) che bacia il rospo non credo se ne possa uscire (o almeno io ci sono riuscito solo cosi').

Quando ne esci inizia una vita nuova: resti naturalmente affezionato all'eroe romantico, ma come una cosa del passato, un po' come molti di noi restano dolcemente affezionati a com'eravamo nell'infanzia, ma felici del progresso percorso da allora.

lunedì, 19 ottobre, 2015

 
Anonymous auro.m said...

Non saprei dire.

Per me capire che ero amato, ecco, è stata un'emozione enorme!
Molto, molto più del capire che amavo.

Adesso quello che mi impegna maggiormente, essendo iper-geloso ed egotista, è quello che Geoff Warburton chiama "to cease pulling for love", qua:

https://www.holstee.com/blogs/mindful-matter/53911941-the-return-to-lovability

Un abbraccio


lunedì, 19 ottobre, 2015

 
Blogger Fabio said...

"Per me capire che ero amato, ecco, è stata un'emozione enorme!". Verissimo, e soprattutto che per essere amato era sufficiente essere se stessi (impresa difficilissima, che richiede profondita' e concentrazione, almeno all'inizio, e porsi domande molto molto scomode con risposte che per anni hai fatto di tutto per evitare. Soprattutto la domanda: si', ma cosa desidero veramente? La piu' scomoda di tutte).

Poi, se ami davvero, tante cose avvengono naturalmente, senza sforzo. E vedere il giardino crescere e fiorire e' una soddisfazione senza pari.

A parte il rivoluzionario sforzo iniziale (che ripeto, e' una rivoluzione che non puoi fare da solo secondo me... ma accetto che potrei sbagliarmi) il resto e' una conseguenza di un modo nuovo di pensare (che per gli egotisti o ex-egotisti come noi non viene subito naturale), che mette da parte "io" e lo trasforma in "noi".

A proposito di De Botton che hai citato ieri, sei iscritto vero alla newsletter settimanale del Book of Life? Non e' la stessa della School of Life.

In caso contrario, questo e' il link per iscriverti:

http://www.thebookoflife.org/newsletter/.

martedì, 20 ottobre, 2015

 
Anonymous auro.m said...

grazie - pensavo l'una avesse rimpazziato l'altra.

provvedo.

venerdì, 23 ottobre, 2015

 

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