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Osservazioni e ascolti

domenica 13 marzo 2016

Identificazione totale



"E il cinema ha un vantaggio imbattibile che il teatro non ha: su nessun palcoscenico del mondo l'illusione e' cosi' perfetta, l'identificazione cosi' totale e la realta' cosi' fuori combattimento come davanti a uno schermo nel buio di una sala.

A teatro si ride, a volte si piange anche, ma il cinema e' il regno ideale dei sentimenti, il luogo in cui tutto puo' succedere e dove il mondo oltre le pesanti tende di velluto perde importanza per qualche ora".

Nicolas Barreau, Una sera a Parigi.


Andare al cinema mi piace sempre di piu', ogni anno che passa. A Londra ce ne sono tre che frequento regolarmente, anche perche' la membership in uno di questi tre consente prezzi scontati anche negli altri due: il British Film Institute, del quale sono socio da molti anni, e poi le sale dell'Istituto di Arti Contemporanee e quella dell'Istituto Culturale Francese. Le loro selezioni sono cosi' interessanti che mi sono dimenticato che di cinema ne esistono anche altri (dei quali peraltro non mi posso permettere i prezzi).

Non ho idea di come si scarichi un film sul computer (ancor meno sul telefonino) e a casa non posseggo nemmeno un DVD. Quelli che negli anni mi hanno regalato li ho regalati a mia volta, cogliendo poi l'occasione di vedere quegli stessi film al cinema quando mi e' stato possibile.

Ed e' verissimo che al cinema tutto puo' succedere, come si legge nelle ultime pagine di questo libro, ma quella che mi piace davvero vedere rappresentata al cinema e' la realta', con le sue contraddizioni, i suoi momenti di felicita' intensa e quelli pensosi e malinconici.

Quando questo succede, scatta quella magica identificazione totale con i personaggi, persone proprio come noi, con storie personali proprio come le nostre. I film che mi piace vedere sono quelli.

In me quell'identificazione scatta anche quando leggo storie su libri, dove il lettore si deve inventare tutto: volti, luoghi, suoni. Il teatro invece non fa proprio per me, con la sua recitazione spesso eccessivamente enfatica, gli scenari fissi e finti, l'impossibilita' di cogliere espressioni e sguardi degli attori come accade con i primi piani cinematografici.

Stessa cosa vale per i concerti, e su questo non conto le discussioni fatte con i miei amici. Tra andare a un concerto o vedere un documentario sullo stesso artista, quando e' possibile preferisco di gran lunga la seconda opzione. 

Mi hanno detto in tanti che quello che ho appena scritto non ha senso, citandomi l'emozione dell'esperienza dal vivo. Probabilmente lo pensate anche voi e vengo messo ancora una volta in minoranza sul mio stesso blog. 

Ma se penso all'idea di sentire musica in piedi, separato dal palco da una barriera di persone alte e da molti metri di distanza, con il pubblico che parla durante le esecuzioni, l'ambiente troppo caldo per i miei gusti, ecc., sono contento di avere discontinuato l'ascolto di musica dal vivo da ormai diversi anni* (mentre di dischi non ne ho mai abbastanza!).

* Fanno eccezione i concerti al Barbican e quelli al Southbank, dove le condizioni d'ascolto sono sempre non meno che ottimali, l'acustica perfetta, le poltrone comode, le sale (gradinate e rivestite di caldo legno) mai affollate oltre la naturale capienza e la politica dei returns ineccepibile.

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Sai, alla fine l'ho comprato anch'io; non sono ancora arrivato alle ultime pagine, ma poco manca!
Ultimamente per vari "non motivi" non riesco a leggere molto; ma è buffo che, a parte questo libro, il precedente raccontava di un uomo che si chiude nel bagno delle donne del cinema Corallo e non ne vuole sapere di uscire....
Come vedi, la sala cinematografica, rimane sempre nei paraggi anche qua.


*secondo me le tue eccezioni, Barbican e Southbank non sono altro che le selezioni che fai delle sale cinematografiche....ma potrei anche sbagliarmi!
A me capita ultimamente di andare all'Area Sismica (zona Forlì), dove nei concerti della domenica pomeriggio non vola una mosca
...per mangiare, bere, giocare, chiacchierare; ci sono i ristoranti i bar le sale giochi i parchi casa propria, non è necessario pagare un biglietto per una sala cinematografica, e disturbare chi vuole vedere un film!

Hrundi V. Bakshi

mercoledì, 16 marzo, 2016

 
Blogger Fabio said...

I libri di Barreau li ho scoperti quando, un giorno che eravamo in libreria, ho pensato di fare un regalo alla figlia quattordicenne della mia compagna. Che dopo averli letti li ha consigliati a Giovanna e a me, e cosi' ci siamo appassionati anche noi a quella rilassante lettura, perfetta per prendere il fiato tra libri magari piu' complessi. Come mi accade con la musica, mi piace molto mischiare letture di diverso genere. Mischiando mantengo vivo il mio interesse. Questo avviene regolarmente per la musica come per la lettura, per il cimena come per le arti visuali.

La musica per me e' molto importante, come fosse qualcosa di sacro. Senza la musica non avrei capito tante cose dentro e fuori di me. La mia vita sarebbe stata molto meno interessante e piena di colori. Ascoltare musica non puo' essere il pretesto per una serata a bere e chiacchierare. Per me (e per le persone introspettive in genere) e' qualcosa di molto piu' di questo. La musica si ascolta riprodotta bene, in un ambiente ottimale e comodo e possibilmente con la giusta concentrazione.

Barbican e Southbank non deludono mai, almeno nel fatto di offrire le condizioni ideali per l'ascolto.

giovedì, 17 marzo, 2016

 

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