Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Osservazioni e ascolti

lunedì 4 aprile 2016

Bernard Jacobson Gallery. Alexander Calder, Blue flower, perforated red.

Si discuteva qualche giorno fa in Instagram (e si' lo so, non esiste un luogo reale o virtuale nel quale non riesca a intavolare una discussione, compresi i siti fotografici!) su quanto l'avanzare dell'eta' porti a diventare sentimentali.

A me e' successo con la musica che ascolto, con i film che vedo, con i libri che leggo, con le arti visuali che seguo. 

Le sculture di Calder non sono forse sentimentali, ma di certo le considero molto emozionanti. Oltre naturalmente alla loro leggerezza cosi' importante nelle nostre vite, personalmente mi comunicano un senso di nostalgia per una sera di quest'inverno, quando la Gio' e io andammo a visitare la sua mostra alla Tate Modern.

Durante le aperture serali del fine settimana, la Tate e' magnifica. Dalle 21 alle 22 e' praticamente deserta, con i guardiani delle sale che chiacchierano tra di loro o tengono gli occhi puntati sulla lancetta dei secondi dei loro orologi. Ti fanno fare quello che vuoi, compreso fotografare i lavori delle mostre temporanee se non lo fai troppo sfacciatamente.

In ogni sala incontri massimo un paio di persone, in genere coppie che si tengono per mano e commentano le opere a bassa voce, oppure persone per conto proprio, con matita e taccuino, nelle quali spesso rivedo un giovane me.

Da quella visita in una fredda sera invernale, ogni volta che mi capita durante le mie abituali passeggiate per gallerie del sabato mattina di imbattermi in una scultura di Calder (e sta capitando davvero spesso) penso a noi due seduti in silenzio in quelle grandi sale per cogliere la magia di quelle sculture sospese sopra di noi. Sorrido e mi commuovo. E' sicuramente l'eta' che avanza, non fateci caso.

Sabato e' successo a una mostra collettiva con un titolo molto bello: Bonheur de vivre. Una gioia di vivere che, con il passare degli anni, diventa sempre piu' legata a filo doppio alla malinconia del vivere. La quale, come un costante cono d'ombra sullo sfondo, rende la luce ancora piu' evidente e a volte meravigliosamente abbagliante.