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Osservazioni e ascolti

martedì 27 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 4


RADIOHEAD
A Moon shaped pool.

Colonna sonora di low-flying panic attacks, piu' frequenti e inevitabili del solito in questo strano 2016, A Moon shaped pool e' un manifesto di disorientamento, l'If I could only remember my name dei Radiohead.

Il nastro lasciato esposto a un sole sempre piu' caldo e a un'aria sempre piu' chimica, e gli archi che scivolano sui misteriosi piani inclinati escheriani di Daydreaming ci portano a viaggiare senza coordinate nell'atmosfera vertiginosa e irreale di musiche davvero mai sentite prima, capaci di vincere la forza di gravita' che ci tiene legati a questa Terra e a questo tempo.

Preoccupati solo di ri-inventarsi, i Radiohead hanno quest'anno finalmente reciso ogni residuo legame con la loro discografia pop pre-Kid A e inciso un capolavoro ultraterreno di psichedelia contemporanea che cita Henryk Gorecki e i Can, Arvo Part e il Neil Young di On the beach.

A Moon shaped pool e' un album miracoloso, che ci incantera' ancora tra molti anni.

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7 Comments:

Blogger albertocchio said...

strano disco… devo ancora decidere se e quanto mi piace.
sono curioso di vedere il podio…
e sarei ancora più curioso se fai la stessa cosa con i libri, credo che questo 2016 sia stato un anno fantastico per la letteratura… ma io soffro di bibliofilia da sempre, non faccio testo.
ciao_alb

martedì, 27 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Strano senza dubbio, di strana e obliqua bellezza direi.

Penso che come gli altri anni faro' liste di dischi, film e mostre.

Mi hai molto incuriosito: ti senti di indicarmi i 5 libri che hai preferito quest'anno? Magari con una breve spiegazione di come mai ti sono piaciuti, naturalmente solo se hai tempo e se non sto chiedendo troppo.

martedì, 27 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

il tempo lo trovo sempre, quando serve…
ma non aspettarti grandi commenti, non sono abbastanza colto, vado molto a "pelle", un libro lo devo sentire, anche in senso fisico, del resto lavoro come grafico/prestampatore e la carta è il mio elemento.
cmq in cima ci metto Citta in fiamme di Risk hallberg, un esordio col botto, non c'è una sola cosa che non mi sia piaciuta del libro: la storia è magnifica, la scrittura formidabile… 1000 pagine a volte sono poche.
Ho aspettato per mesi Purity di Franzen e non mi ha deluso, non poteva eguagliare Libertà o Le Correzioni ma come scrive lui… forse la storia ha qualche intoppo ma merita cmq di essere letto.
un gradito ritorno è stato anche La luce dei giorni di McInerney, lo conosco dall'esordio, ho letto tutto di lui e questo non potevo perdermelo perché riprendeva un discorso iniziato qualche libro prima. si può discutere sul "personaggio" ma Jay è un grande scrittore.
un altro lo sto finendo in questi giorni, è Una vita come tante della Hanya Yanagihara, semi-esordiente anche lei, la storia è molto bella, a volte si dilunga troppo [sono 1100 pagg.], ha una bella scrittura, molto scorrevole e solo a tratti potrei azzardare qualche scivolone banale ma si perdona, forse sono peccati di gioventù…
mi è piaciuto meno Le Ragazze della Emma Cline ma solo perché c'è stato un revival diffuso su Charlie Manson e i '70 ma è una da tenere d'occhio.
mi sono concesso una divagazione con Il Cartello di Don Winslow e mi ha sorpreso, è ruvido, crudo, violento e scritto molto bene ma per goderlo appieno bisogna aver letto anche i prequel della storia. molto attuale.
non potevo perdermi la Biografia di Barry Miles su Burroughs, è una biografia ma anche 50 anni di storia, di cultura "alternativa" e Miles fa luce su molte cose poco conosciute, non è un libro per soli estimatori, si legge meglio di un romanzo di narrativa.
ne frattempo mi sono divorato un paio di Pynchon e un W.T.Vollmann [Europe Central, assolutamente da leggere] e qualche frivolezza su cui preferisco sorvolare…
per rispondere ad una domanda che senz'altro ti farai: si, ho una preferenza per gli autori USA, DeLillo, Ellroy, Bret Easton Ellis, David Leavitt al più grande di tutti: Foster Wallace [Infinite Jest, dopo la Ricerca proustiana è il miglior libro che abbia mai letto].
ho lasciato gli studi superiori un po' troppo presto, vorrei poter essere in grado di leggere autori come Gaddis o Zinov'ev ma sono fuori dalla mia portata, ho ancora l'Ulisse di Joyce fermo a Penelope…
scusa per la lungaggine, tra le altre cose sono spesso logorroico… spero di aver soddisfatto la tua curiosità ma ora tocca te…
ciao_alb

mercoledì, 28 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Beh, non posso nemmeno iniziare dopo un commento cosi' bello e ricco. Grazie davvero, sono tutti spunti interessanti.

Io sono soprattutto un lettore di saggistica, forse perche' si tratta di libri che posso interrompere e riprendere dopo un po'. Sono inoltre molto lento, mi piace assaporare le parole, rileggere quello che mi e' piaciuto. E il fatto di leggere in una lingua che non e' la mia lingua madre rende tutto ancora piu' lento e un pochino faticoso se sono stanco (ad esempio al termine della giornata, quando finalmente avrei tempo).

Ma insomma, dopo avere addotto tutte queste belle scuse, mi sono piaciuti soprattutto quattro libri quest'anno:

1) Mary Oliver, Upstream. Non so se hai letto qualcosa di suo, lei e' una poetessa americana che viene considerata da qualcuno l'erede di Whitman e Thoreau. Upstream e' una serie di riflessioni di varia natura: sul tempo, sull'arte, sulla vita.

2) Martha Naussbaum, Anger and forgiveness. Lei invece e' una filosofa che ho scoperto solo recentemente, anche se pubblica dagli anni '80. Si occupa di emozioni e di gestione di dilemmi etici. Anger and forgiveness affronta il tema della rabbia che scaturisce da ferite a quello che consideriamo il nostro status. Spiega da cosa deriva l'esasperazione e come provare a gestirla attraverso il perdono.

3) Paul Kalanithi, When breath becomes air. Questa e' saggistica che si legge pero' come narrativa. E' il racconto di un giovane chirurgo su una malattia che non gli ha lasciato scampo, e soprattutto e' una riflessione sulla brevita' della vita e sulla necessita' di non posticipare. di non attendere.

4) Federico Rampini, L'eta' del caos. I libri di Rampini si leggono invece molto velocemente. Mi piace come racconta il mondo, spesso partendo da situazioni personali nelle quali ci si riconosce. Mi sembra uno dei pochi giornalisti italiani che e' consapevole della crescente complessita' e prova a decodificarla.

Grazie ancora per la tua lista.

giovedì, 29 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

si, l'avevo capito che eri uno da saggistica…
non ho letto nulla di quel che citi, conosco a malapena un paio di nomi.
solitamente non leggo saggistica perché preferisco sentirlo raccontare il mondo, non spiegarlo… già mi da fastidio quel poco che conosco.
augurissimi di fine… inizio… anno? boh…
ciao_alb

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Capisco il tuo commento sulla saggistica. Io non ho perso le speranze di capirlo un pochino il mondo, anche se ogni anno la comprensione si allontana un po' di piu', di pari passo con il posto che sento di avere in "questo" mondo.

Ma per fortuna ne esiste un altro, al quale accediamo non per conoscenza ma attraverso un sentire molto piu' primitivo. E forse il vero mondo e' proprio quello "altro", mentre "questo" e' una trascurabile illusione.

Auguri anche a te, Alberto. Che il 2017 ci porti serenita' e salute. Sarebbe gia' un regalo enorme.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 
Blogger albertocchio said...

beh… hai chiuso veramente in bellezza…
gli auguri non fanno mai male anche se per la serenità è troppo tardi e la salute è quel che in fondo mi sono meritato. ma va cmq bene così, ricambio di cuore perché alla fine questo 2016 finisce meglio di come è cominciato, grazie a te.

venerdì, 30 dicembre, 2016

 

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