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Osservazioni e ascolti

lunedì 31 ottobre 2016

Concentrazione



"Creative work needs solitude.

It needs concentration, without interruptions. It needs the whole sky to fly in, and no eye watching until it comes to that certainty which it aspires to, but does not necessarily have at once.

Privacy, then. A place apart — to pace, to chew pencils, to scribble and erase and scribble again.

But just as often, if not more often, the interruption comes not from another but from the self itself, or some other self within the self, that whistles and pounds upon the door panels and tosses itself, splashing, into the pond of meditation. 

And what does it have to say? That you must phone the dentist, that you are out of mustard, that your uncle Stanley’s birthday is two weeks hence. You react, of course. Then you return to your work, only to find that the imps of idea have fled back into the mist".

Upstream.


Questo tipo di interruzioni, quelle che provochiamo a noi stessi, e' in genere assai piu' frequente nell'ambiente domestico. Siamo sul divano che leggiamo una cosa e quasi sempre ci viene in mente che dobbiamo ancora fare la lavatrice, andare a fare la spesa, controllare l'estratto conto della banca, pagare la rata delle spese di condominio, stendere il bucato...

E la concentrazione e' perduta.

Per cui ho preso l'abitudine di mettere Moleskine, libri e giornali nel mio fedele zainetto e il sabato mattina cercare fuori casa il mio "place apart", dove immergermi nella lettura o scrivere un po' lasciando fluire i miei pensieri. Un posto magari non del tutto silenzioso, non privo di distrazioni (l'improvviso ingresso nel campo visivo di una persona che sembra interessante, l'ascolto di alcune frasi di una conversazione che si svolge al tavolo vicino...), ma sufficientemente "apart" da rendere impossibili i doveri domestici.

A Shoreditch (che da Clerkenwell raggiungo a piedi in meno di un quarto d'ora) ci sono molti caffe' carini. Ne aprono uno nuovo ogni settimana, basta guardarsi un po' attorno.

Molto consigliati sono anche i caffe' lungo Regent's Canal, soprattutto d'estate (il Towpath Cafe' e' quello che preferisco, ma mi piacciono un po' tutti).

Un'altra meta ricorrente e' London Fields (i caffe' sotto gli archi della ferrovia) o se ho voglia di camminare un po' piu' del solito quello davanti al lago a Victoria Park.

Se invece ho voglia di andare verso il centro ci sono le mie amate Nordic Bakeries, a Soho (qualche volta un po' troppo affollata) o a Marylebone (sempre tranquilla).

E d'estate, naturalmente Hampstead Heath.

"Scribble and erase and scribble again" fino a quando trovo concentrazione e pace, e quello e' sempre un momento bellissimo e un po' magico.

giovedì 27 ottobre 2016

Faro



"It is comforting to know there are lighthouse keepers on rocky islands along the coast. Sometimes, when I have been for a walk after dark and see my house lighted up, looking so alive, I feel that my presence here is worth all the Hell".

Journal of a solitude.


Magari e' un sogno che realizzero', un giorno.

Al tramonto, in ogni stagione e con ogni condizione metereologica, usciro' a passeggiare lungo la costa della mia piccola isola. Mi siedero' su uno scoglio a guardare la vastita' del mare, sentendo gli spruzzi delle onde e il suono irregolare del vento che interrompera' il silenzio tutt'attorno.

Da distanza guardero' le luci della costa, ricordando (con nostalgia? Con sollievo?) i tanti anni trascorsi anch'io immerso in quel rumore costante e nell'aria respirata molte volte.

Di chi sentiro' la mancanza? Di cosa sentiro' la mancanza?

lunedì 24 ottobre 2016

Nuovismo



Eppure continuo a credere che questo nuovo nuovismo che ci circonda sia gia' vecchissimo.

Che ogni persona schiava del suo egofonino, ogni persona che non legge piu' un bel libro, che non cammina piu' guardandosi attorno o parlando con uno sconosciuto in carne ed ossa, che non ozia piu', che non sogna piu' usando la propria immaginazione invece di uno schermo, sia lo specchio di un'epoca che e' destinata dopo questa per me inspiegabile euforia a tramontare molto rapidamente.

E lo scrivo non rifiutando questo tempo presente e i suoi strumenti tecnologici, che infatti uso anch'io, ma tenendo ben presente la necessita' di gestirlo, questo presente, con un solido senso del limite.

Il fatto di poter portare con me una grande quantita' di musica tra la quale scegliere quella piu' adatta al momento, una macchina fotografica di qualita' piu' che discreta con la quale riprendere il mondo, uno strumento per condividere pensieri in modo immediato con la Gio' quando non siamo insieme e' bellissimo, ovvio.

Ma e' altrettanto bello l'egofonino lasciarlo a casa ogni volta che mi va, rendermi irreperibile quando passeggio lungo Regent's Canal in compagnia dei miei pensieri o quando mi rifugio a leggere e a scrivere tra altri lettori e scrittori alla Nordic Bakery di Marylebone, segnarmi gli appuntamenti e i compleanni sulla mia agendina di carta (sapendo che mi ricordero' solo quelli importanti e gli altri mi prendero' la liberta' di dimenticarli), informarmi con un'edizione del telegiornale al giorno e approfondendo poi le notizie comprando riviste e quotidiani, chiedere indicazioni quando sono disorientato.

Mi piacciono tavoli e sedie di legno, tessuti che e' bello toccare e nei quali e' bello avvolgersi, fiori e piante, l'acqua fresca e trasparente che esce dal rubinetto e che e' di tutti, camminare fino a sentire una dolce stanchezza che mi fa riposare bene la notte, vedere un bel film al BFI tra altri cinefili curiosi e concentrati, visitare gallerie d'arte facendo domande ai galleristi, sfogliare libri in libreria, guardare vecchie fotografie, mettere un disco e sentirlo senza interruzione, concentrato e prendendo qualche appunto per quando lo trasmettero' e ne parlero' alla radio.

Mi spiace, davvero, per i nuovisti con gli sguardi bassi concentrati su tutte quelle protesi egofoniche e il loro ingombrante bagaglio di caricabatterie, eppure mi appaiono gia' decrepiti. E invece tante cose che ho sempre fatto mi sembrano sempre fresche e interessanti: ogni volta capaci di rinnovare un ricordo, un progetto, un'emozione che mi fa stare bene.

domenica 23 ottobre 2016

Prospettive Musicali del 23 ottobre 2016


Le musiche di stanotte le ho tratte da:

ARTHUR VEROCAI
Arthur Verocai

PEARL JAM
No code

TRYGVE SEIM
Rumi songs

TIGRAN HAMASYAN/ ARVE HENRIKSEN/ EIVIND AARSET/ JAN BANG
Atmospheres

GIOVANNI GUIDI/ GIANLUCA PETRELLA/ LOUIS SCLAVIS/ GERALD CLEAVER
Ida Lupino.


Le letture erano tratte da:

LEONARDO CAFFO
La vita di ogni giorno.



Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web.

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giovedì 20 ottobre 2016

Domenica a Prospettive Musicali


Protagonista di Prospettive Musicali sara' questa domenica il poeta, mistico e teologo sunnita Jelaluddin Rumi.

I suoi versi sono stati recentemente messi in musica dal compositore e saxofonista norvegese Trygve Seim, molto noto ai nostri ascoltatori - l'abbiamo infatti ascoltato anche recentemente come componente delle formazioni di Mats Eilertsen e Sinikka Langeland.

Ascolteremo, tradurremo, leggeremo e rifletteremo insieme sulle sue parole.


Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul web.


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domenica 16 ottobre 2016

Prospettive Musicali del 16 ottobre 2016


SIMPLE MINDS
New gold dream

WILLIAM TYLER
Modern country

DOMINIQUE PIFARELY QUARTET
Trace' provisoire

PETER ERSKINE TRIO/ JOHN TAYLOR/ PALLE DANIELSSON
You never know

PETER ERSKINE TRIO/ JOHN TAYLOR/ PALLE DANIELSSON
As it is

Miniatures.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus.

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venerdì 14 ottobre 2016

Letteratura



Del Nobel a Dylan e' stato scritto gia' tutto.

Aggiungo solo, perche' non mi pare di averlo letto da nessuna parte, che credo la scelta degli accademici scandinavi, al di la' del nome prescelto, vada letta come una conferma che le migliori canzoni (folk, pop, rock) sono una forma di letteratura esattamente come i migliori romanzi, la migliore poesia e, aggiungo, il miglior cinema.

Quello che importa e' il messaggio, che viene prima della forma che si e' scelto di usare per comunicarlo. Quel messaggio ha aiutato a comprendere un po' meglio il mistero della vita e dei sentimenti?

Per cui credo che in futuro si debba considerare seriamente tra i potenziali premi Nobel per la letteratura Werner Herzog, Patti Smith, Jean-Luc Godard, Neil Young, Nanni Moretti, Leonard Cohen e come loro tutti quelli che hanno coniugato la parola con musica e immagini regalandole una dimensione ulteriore che ha saputo amplificarne il potere emozionale e, a volte, cambiare la vita delle persone.

giovedì 13 ottobre 2016

Domenica a Prospettive Musicali

Glauco Venier mi capito' di ascoltarlo alcuni anni fa qui al Barbican accompagnare la cantante britannica Norma Winstone.

Il nuovo lavoro del pianista friulano, allievo di Franco D'Andrea, si inserisce nel solco dei lavori pianistici di Misha Alperin. A prevalere, in queste quindici miniature sospese tra musica da camera e minimalismo, e' la natura contemplativa di queste note che galleggiano, come piccole barche a vela, in oceani di silenzio.

Lo riservero' per il finale del programma, per darvi la buona notte nel modo piu' raccolto possibile mentre ci avvicineremo alla mezzanotte.


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mercoledì 12 ottobre 2016

Referendum



Questa cosa di votare per il referendum costituzionale, io l'ho capita cosi'.

Negli anni, si e' sviluppata una forte insofferenza nei confronti dell'idea di democrazia, o meglio del principio che sta proprio alla base del concetto e che e' sancito nella nostra Carta Costituzionale. Che cioe l'esercizio del potere in un sistema democratico tutela, attraverso un sistema di pesi e contrappesi, le minoranze che le elezioni le hanno perdute.

Il sistema democratico implica per sua natura che chi vince una tornata elettorale non puo' fare tutto cio' che vuole. E' un concetto sacrosanto, mi pare. Non lo e' pero', e diventa disfunzionale, nel caso in cui chi e' stato eletto per governare voglia stravolgere radicalmente il quadro legislativo.

Se per esempio si vogliono cancellare con un colpo di spugna diritti e liberta', questo sistema di pesi e contrappesi rende l'operazione non impossibile (si veda la cancellazione dello Statuto dei Lavoratori, che e' comunque avvenuta nonostante le garanzie della nostra Costituzione), ma un po' difficile si'.

Quindi, si e' deciso che questo sistema di equilibri democratici deve essere smantellato.

Ora, la maggior parte delle persone non e' che proprio si appassioni al tema. Diciamo che si concentrano su altri problemi: salute, lavoro, questioni sentimentali, problemi economici. Le riforme costituzionali nella lista non sono proprio ai primi posti.

Di conseguenza, a votare non ci andrebbe nessuno, tranne i malati di questioni politiche e sociali come siamo noi che passiamo le nostre serate a informarci e a approfondire. Noi che, ca va sans dire, voteremmo in massa No bocciando questa riforma reazionaria e autoritaria.

Allora cosa fanno? Devono convincere i cosiddetti indecisi a recarsi alle urne.

Gli indecisi sono persone che hanno scelto di vivere senza pensare. E' una scelta come un'altra, chi siamo noi per giudicare? Come c'e' chi detesta usare le gambe e prende la macchina anche per fare 100 metri, c'e' chi detesta usare la testa, considerando l'attivita' di riflettere troppo faticosa e troppo poco gratificante.

Il problema diventa collettivo nel momento in cui gli indecisi si fanno convincere, e a votare ci vanno. Perche' gli indecisi non cercano l'informazione come facciamo noi, la subiscono. Gli indecisi si informano con la televisione che tengono in sottofondo tutto il giorno.

Quindi l'unica soluzione secondo me, se ve ne e' una, e' convincere gli indecisi a non andare a votare, per la stessa ragione per la quale io che non mi interesso di calcio non vado allo stadio ne' mi verrebbe mai in mente di partecipare a una discussione su chi dovrebbe giocare in Nazionale e chi no.

Indecisi, state a casa. Non dovete decidere per forza. La vostra indecisione va benissimo, purche' il 4 dicembre stiate a almeno 200 metri dal seggio piu' vicino a casa vostra.

Questo in attesa che finalmente si capisca che il voto ha delle conseguenze enormi, e che e' un diritto che va acquisito superando un semplice test sulla Carta Costituzionale a risposte chiuse che certifichi una conoscenza di base della scelta che ci si accinge a compiere.

lunedì 10 ottobre 2016

Francesco



Leggo le cronache dei dibattiti elettorali e referendari, negli Stati Uniti e in Italia, e dapprima resto basito. Poi mi rendo conto che e' quello il linguaggio al quale le persone rispondono nell'era del rimbambimento indotto e del conformismo ostentato, l'era di Facebook.

Anzi, credo che la societa' di questi anni la spieghino di piu' i video di quei dibattiti di tanti articoli e trattati sociologici.

Forse non serve nemmeno ascoltarli. Mettete il volume a zero (tanto non vi perdete nulla). E' sufficiente guardarli i rappresentanti eletti dal popolo, guardare le loro espressioni, e si capiscono, del popolo che li ha votati, tante cose. Nessuna delle quali positiva.

Mi vengono in mente, per contrasto, le parole forti e ispirate di papa Francesco. I suoi richiami all'accoglienza, alla giustizia sociale, alla pace, all'ecologia.

Affidiamoci, noi comunisti, pacifisti e ecologisti, alle parole di Francesco. Mettiamole in pratica. Il suo pensiero ci aiuta a navigare questo oscuro presente, e ci mostra ogni giorno una strada di uguaglianza, profondita', equilibrio, speranza.


Ieri questo blog ha compiuto 12 anni. Prospettive Musicali, il programma che co-conduco a Radio Popolare, venerdi' ne compie 15. Who knows where the time goes...

mercoledì 5 ottobre 2016

Cartellino



Il mio posto "fisico" di lavoro e' dove appoggio il mio computer e il mio telefono. Questo mi consente di lavorare indifferentemente dall'ufficio di Londra, da quello di Milano, dal mio soggiorno, ecc.

Il mio direttore sta a Chicago, i miei collaboratori piu' stretti a New York e a Varsavia. Qui in Inghilterra ho solo una collaboratrice che abita fuori Londra (uno dei suoi vicini di casa e' Nick Cave!) e che vedo una volta al mese quando va bene, anche se ci parliamo tutti i giorni.

Il mio orario di lavoro lo decido in genere organizzandolo attorno a una serie di riunioni che avvengono spesso anche a orari un po' assurdi (stanotte sono stato su Skype col mio direttore a scrivere un rapporto di ricerca fino alle 23, per dire), o a impegni personali (tipo quando devo volare a Milano, quando c'e' qui a Londra la Gio', ecc.).

Lavoro tanto e in genere ricevo giudizi positivi. Ma con i miei ritmi, prendendomi delle pause e piccole liberta' che so per esperienza che mi serviranno a rendere al meglio quando devo concentrarmi.

Per questo, quando leggo sui giornali italiani, com'e' successo ancora in questi giorni, la gogna alla quale sono sottoposti i cosiddetti "furbetti" che durante l'orario di lavoro si assentano dall'ufficio mi viene la pelle d'oca.

Ma davvero nel ventunesimo secolo si ritiene ancora accettabile che i lavoratori timbrino il cartellino, che debbano essere incatenati in ufficio con obbligo di presenza, che non siano liberi di decidere il proprio orario - naturalmente garantendo un buon rendimento?

Davvero si pretende che un lavoratore non sia libero di uscire per andare a pagare una fattura, in banca, a bere una tazza di caffe', a comprare un libro, a fare una breve passeggiata, dal dottore? Che sia incatenato alla scrivania da un'ora sempre la stessa a un'altra sempre la stessa, tutti i giorni, fino a quando, ormai svuotato di vita e di umanita', a 70 anni andra' in pensione?

E li considerate davvero "furbetti" quelli che cercano di assecondare il residuo di impulso vitale rimasto in loro? Non sono, le loro, strategie minime di sopravvivenza?


Domani mattina alle 8.35 saro' ospite di Radio Popolare per parlare di Brexit.

lunedì 3 ottobre 2016

Sostituzione



Stamattina sono passato all'ufficio postale di Old Street perche' dovevo spedire la dichiarazione dei redditi di quest'anno e mi serviva una prova di spedizione.

Stavo facendo la coda, quando e' arrivato un impiegato, mi ha chiesto cosa dovevo fare e mi ha mandato a uno sportello laterale, dove prima di me c'era solo una coppia che doveva spedire un pacco.

Arrivato il mio turno, l'impiegato allo sportello mi ha invitato a usare il servizio automatico di spedizione. Che, lo dico cosi', non e' proprio facile da usare: i passaggi non sono pochi, le domande non immediate, devi scegliere quello giusto tra adesivi tutti piu' o meno uguali da appiccicare alla busta, farne una scansione, ecc.

Trattandosi di una busta piuttosto importante mi sentirei piu' tranquillo se la procedura l'avesse fatta un impiegato. Che invece e' rimasto a guardare.

Il punto e': si sara' reso conto, l'impiegato allo sportello che mi ha chiesto di usare la macchinetta automatica che cosi' facendo ha spalato un'altra badilata di terra della tomba che sta scavando un po' ogni giorno al suo posto di lavoro?

E la solerte signorina che al Waitrose di St. John Street passa la sua giornata a invitare le persone a spostarsi dalla coda con le cassiere a quella delle casse automatiche, lo sa che quando avra' convinto un numero significativo di clienti lei e le sue colleghe cassiere riceveranno come ringraziamento per il lavoro svolto una lettera di licenziamento?

E i dirigenti dell'impiegato e della signorina, lo sanno che subito dopo tocchera' a loro? E gli imprenditori, si stanno domandando quando avranno sostituito i lavoratori con le macchine chi avra' il potere d'acquisto per comprare le merci prodotte?

domenica 2 ottobre 2016

Due frasi



Quando ho appuntamento da un medico, mi piace arrivare molto prima.

Mi siedo nella sala d'aspetto e faccio esercizi mentali di rilassamento.

Questo non e' pero' possibile quando vado dal mio dentista, che nella sala d'aspetto ha un'enorme televisione perennemente sintonizzata su BBC World. Di solito mi ci siedo proprio davanti e seguo le notizie, cercando di distrarmi in quel modo.

Una mattina di direi 5 o 6 anni fa sono arrivato come sempre con i miei bei 20 minuti d'anticipo e mi sono seduto al solito posto, in attesa che il dentista uscisse dallo studio e mi chiamasse. Purtroppo, proprio quella mattina BBC World aveva deciso di trasmettere un servizio su un incidente accaduto a un appassionato di parapendio che si era schiantato contro una montagna.

I particolari erano parecchio raccapriccianti e sanguinolenti, del tutto inadatti per ottenere quel rilassamento che mi avrebbe permesso di vincere la tensione pre-dentista.

Cosi' mi sono spostato sulla poltrona piu' lontana dalla televisione e ho preso dal tavolino di fianco a me una rivista, una a caso pur di distrarmi dalle immagini crude che avevo appena visto.

Si trattava della rivista Psychologies (che mi pare di avere visto anche in versione italiana non so se con il titolo originale in inglese o tradotto). Sfogliandola, mi sono imbattuto in un articolo sul potere terapeutico di tenere un diario.

L'articolo diceva: non e' importante quanto scrivete, ma scrivete ogni giorno. Basta una frase. L'idea, piuttosto ovviamente, era quella che "una parola tira l'altra". Una frase sarebbe stata solo l'inizio. Poi ne sarebbero seguite altre, in modo naturale.

Tornato a casa dopo la visita, io che ho sempre tenuto un diario in modo pero' saltuario, occasionale, iniziai a seguire quel consiglio. Lo cambiai solo leggermente sostituendo a "Basta una frase" "Bastano due frasi", dato che scrivere mi risulta molto naturale, mentre invece innaturale e' per me la sintesi estrema.

Vale un po' la stessa cosa con i libri, se ci pensate. Un libro abbandonato per 4 o 5 giorni non vi viene piu' tanta voglia di riprenderlo. Mentre leggendo ogni giorno con continuita', anche poche pagine, si riescono a affrontare volumi anche piuttosto complessi.

Mi resi subito conto che l'idea di scrivere ogni giorno aiuta tantissimo a sviluppare un bel dialogo, onesto e sincero, con noi stessi: con i nostri sentimenti, le nostre preoccupazioni, le nostre paure. Da allora infatti scrivo tutti i giorni senza eccezioni.

Anzi, con un'unica eccezione che e' quando sono con la Gio' (qui, a Milano, durante i nostri viaggi) dato che quando questo accade sostituisco la scrittura con il dialogo tra di noi (dialogo che spesso e' ancora piu' profondo, e rivela piu' cose, di quello che ho con me stesso - e credo che questo succeda proprio grazie alla "scrittura ininterrotta" della quale parla questo post, che facilita come conseguenza molto naturale il dialogo con chi amiamo).

Stamattina pensavo che forse avrebbe senso fare la stessa cosa anche se si tiene un blog. Se avessi tempo credo ci proverei. Ma "Se avessi tempo credo ci proverei" e' quello che dissi a me stesso anche quando lessi quell'articolo nella sala d'aspetto del dentista...