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Osservazioni e ascolti

venerdì 30 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 1


GLAUCO VENIER
Miniatures.

"La natura suona da sempre. Io l'ho ascoltata e la restituisco cosi', come la sento nel cuore. Ti da' dei ritmi, un'energia spirituale. Ti offre un'armonia che e' gia' perfetta di per se'. E domanda solo di parlarti".

Ascoltare le quindici miniature composte dal pianista udinese Glauco Venier e' sentire il respiro perfetto della natura. Un'esperienza profonda e molto coinvolgente.

E' musica, la sua, che suggerisce ricordi e visioni sinestetiche di ogni volta che la natura ci ha permesso di immergerci nel suo abbraccio.

Musica che lascia molto spazio al silenzio e quindi alle nostre riflessioni, al nostro guardare dentro di noi, al nostro rinnovarci e affrontare con rinnovate energia e speranza il futuro, in armonia con l'universo.

Che e' anche, alla fine di questa lista, l'augurio a tutti voi che ogni tanto passate a trovarmi qui a London Calling.

Come sono solito concludere Prospettive Musicali: grazie per il vostro paziente ascolto. Buon 2017.

Riepilogando.

Puntate precedenti:
2015
2014
2013
2009

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giovedì 29 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 2


NICK CAVE & THE BAD SEEDS
Skeleton tree.

In tutte le forme di espressione, e' prerogativa dei grandi artisti riuscire a renderci sopportabile il dolore della perdita, interpretandolo in chiave poetica.

L'effetto e' quello di una catarsi: il nostro dolore si riflette nell'opera d'arte e torna a noi in una dimensione elegiaca, come se ne cogliessimo per la prima volta la dimensione epica eppure cosi' straordinariamente umana.

Skeleton tree si compone di musiche spesso avvolte attorno a variazioni di un loop, prive di una struttura riconoscibile. Simili a preghiere o comunque a dialoghi con chi non c'e' piu' o che possiamo solo immaginare. Presenze vicine e lontanissime.

E' un disco che avrebbe solo potuto avere una copertina tutta nera. Eppure come accade in certe sequenze di One more time with feeling, il documentario sulle sue sessioni di registrazione, ascoltandolo restiamo abbagliati da un fascio di luce bianchissima.

Il fascino di Skeleton tree e' proprio in quel contrasto estremo che non ammette mediazioni, come quelle situazioni della vita nelle quali il dolore si trasforma e diventa dialogo profondissimo e senza compromessi con la dimensione piu' pura di noi stessi.

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mercoledì 28 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 3


MARKUS STOCKHAUSEN/ FLORIAN WEBER
Alba.

Alla musica, se la amiamo davvero, dobbiamo dedicare uno spazio centrale nelle nostre vite. Solo quando questo accade, ci accorgiamo di dischi che richiedono attenzione senza interruzione per esprimere tutta la loro silenziosa poesia.

Quella composta dal pianista Florian Weber e dal trombettista e filicornista Markus Stockhausen (figlio del compositore Karlheinz Stockhausen) e' musica di profonda introspezione.

Composta non e' peraltro una parola che si applica a ogni traccia, dato che l'album alterna pagine scritte a libere improvvisazioni.

Consiglio di ascoltare Alba nelle ore piu' quiete della giornata (come il titolo sembra suggerire), in sequenza con A cosmic rhythm with each stroke, la collaborazione tra Vijay Iyer e Wadada Leo Smith, pubblicata proprio all'inizio del 2016.

Sono dischi molto diversi, ma che si complementano bene tra loro se volete esplorare le possibilita' espressive dell'incontro tra piano, tromba e molto, molto meditativo silenzio.

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martedì 27 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 4


RADIOHEAD
A Moon shaped pool.

Colonna sonora di low-flying panic attacks, piu' frequenti e inevitabili del solito in questo strano 2016, A Moon shaped pool e' un manifesto di disorientamento, l'If I could only remember my name dei Radiohead.

Il nastro lasciato esposto a un sole sempre piu' caldo e a un'aria sempre piu' chimica, e gli archi che scivolano sui misteriosi piani inclinati escheriani di Daydreaming ci portano a viaggiare senza coordinate nell'atmosfera vertiginosa e irreale di musiche davvero mai sentite prima, capaci di vincere la forza di gravita' che ci tiene legati a questa Terra e a questo tempo.

Preoccupati solo di ri-inventarsi, i Radiohead hanno quest'anno finalmente reciso ogni residuo legame con la loro discografia pop pre-Kid A e inciso un capolavoro ultraterreno di psichedelia contemporanea che cita Henryk Gorecki e i Can, Arvo Part e il Neil Young di On the beach.

A Moon shaped pool e' un album miracoloso, che ci incantera' ancora tra molti anni.

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lunedì 26 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 5


RYLEY WALKER
Golden sings that have been sung.

In Golden sings that have been sung, Ryley Walker si muove con leggerezza tra John Martyn e i Gastr del Sol, tra Bert Jansch e i migliori dischi solisti di David Grubbs.

Le sue evocative melodie, dolci e intense, trovano un apice di incredibile emozionalita' nella traccia che chiude questo piccolo capolavoro di storie minime interpretate con l'infinita sensibilita' di arpeggi gentili.

Age old tale, una Bless the weather per il ventunesimo secolo, enfatizza la poetica sospensione temporale di tutto l'album e si conclude con note sparse di clarino che scorrono per la nostra spina dorsale lasciandoci, quando torna il silenzio, in uno stato di profonda e malinconica beatitudine, immersi nell'essenza piu' pura di noi stessi.

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sabato 24 dicembre 2016

Natale e' come Facebook



Quest'anno ho deciso di non tornare in Italia a Natale.

L'idea era quella di fare un po' come se il Natale, che ho sempre detestato, non esistesse proprio.

Non ho fatto piani ma da qualche parte nella testa mi aspettavo in realta' che succedesse come due anni fa, quando all'ultimo momento venni invitato a pranzo a casa di amici.

Senonche', errore che non ho ancora imparato a non commettere nonostante ci abbia sbattuto il naso un numero infinito di volte ormai, le amicizie non e' che si possono dare per scontate.

Non puoi pensare che a una persona che hai visto l'ultima volta a una cena a settembre poi venga in mente di invitarti a pranzo a Natale solo perche' l'ha fatto due anni fa (men che meno che sappia che quest'anno hai deciso di rimanere a Londra).

Quindi, dato che tutti i miei amici stretti sono partiti o comunque lo passeranno con le loro famiglie, quest'anno per la prima volta passero' il Natale da solo.

Tenete presente che Londra a Natale chiude, completamente. Domani e' tutto chiuso, tutto, ma proprio tutto. Ve lo assicuro, perche' oggi ho passato ore online a controllare se ci fosse almeno una cosa, un caffe', un cinema, un museo che rimanesse aperto.

L'idea di passare Natale alla Tate o alla National Gallery, che mi era balenata per un istante nella mente, e' durata un paio di minuti.

Stessa cosa per i cinema (a parte probabilmente, ma non sono nemmeno sicuro, i multisala commerciali che pero' non frequento).

E non vanno i mezzi. Ne' le metropolitane ne' gli autobus. Niente proprio, per tutto il giorno.

Alla fine, considerando che si prevedono ben 14 gradi, ho pensato che mi preparero' un panino, mettero' nello zainetto qualche mandarino, e andro' a fare un pic-nic solitario su una panchina a Victoria Park dopo esserci arrivato camminando lungo Regent's Canal (cosi' mi distraggo un po').

Giusto per non pranzare a casa da solo.

Se ci pensate, Natale e' come Facebook.

Anche se hai deciso di startene fuori per scelta, perche' non ti interessa, perche' lo trovi falso, per qualsiasi altra ragione, alla fine non farne parte fa sentire un senso di esclusione, proprio come se tutto il mondo si fosse dimenticato di te.

In ogni caso: sia che siate parte del club sia che, come me, vi siate o ne siate stati esclusi, un caro augurio di Buon Natale, che sia proprio come lo desiderate.

(Vi faccio poi sapere com'e' andato il pic-nic a Victoria Park. Minimo minimo le previsioni della BBC sono sbagliate e piovera' o almeno fara' freddo. Prevedo che dopo questa esperienza l'anno prossimo tornero' anch'io in Italia a fare Natale in famiglia, come tutti).

giovedì 22 dicembre 2016

I dischi del 2016: # 6 - 10



La ragione per la quale alla fine di ogni anno trovo sempre interessante l'esercizio di preparare una lista degli ascolti che ho preferito negli ultimi 12 mesi ha poco a che fare con la musica e molto con la vita e con il trascorrere del tempo.

E' piu' un modo per ricordare momenti. Non necessariamente e non esclusivamente felici, perche' un anno e' fatto di tante cose. Di scoperte, di emozioni dolci, di incontri, ma anche di delusioni, di vuoto, di momenti carichi di solitudine.

Il 2016 per esempio lo ricordero' come l'anno nel corso del quale sono riuscito a coronare il mio progetto di percorrere a piedi il meraviglioso sentiero che segue la costa della Cornovaglia.

Ci pensavo da qualche anno. In primavera la Gio' e io ci siamo comprati un po' di guide e mappe che sono rimaste stese per mesi sul pavimento del soggiorno come fossero tappeti, e abbiamo cominciato a disegnare le tappe del nostro viaggio, in modo che prevedessero pernottamenti in piccoli cottage, come ospiti di famiglie modeste e contadine.

Il vento di mare, le giornate lunghissime che si concludevano con tramonti mozzafiato, le luci di quei giorni che cambiavano in continuazione mi restano nell'anima. E poi tutto quel silenzio che invitava a riflessioni ogni volta che ci fermavamo a riposare. Quel silenzio che e' stata la musica piu' bella e emozionante che ho sentito quest'anno.

Il suono piu' fastidioso, piu' che un suono un dolore lancinante, l'ho sentito alle 4 del mattino del 24 giugno. Mi sono svegliato di soprassalto nel cuore della notte, ho aperto la radio che era rimasta su Radio 4 dalla sera precedente e la risata sgangherata, sguaiata, roca, alcolica del ripugnante Nigel Farage mi ha annunciato che la mia storia d'amore, a volte anche travagliata come sapete, con questo Paese era proprio finita.

In mezzo c'e' stata la musica. Musica che ha continuato a diventare sempre piu' liquida, disorientando ancora di piu' chi come me la associa a oggetti rotondi che girano su un piatto o in un lettore, alle copertine, alle fotografie, alle illustrazioni, alle note. E non riesce a dissociare il piacere dell'ascolto alla paziente ricerca dell'oggetto fisico.

Anche quest'anno ho deciso di fare una lista dei primi dieci. Partendo dal fondo:

DAVID BOWIE
Black star

JAMES YORKSTON/ JON THORNE/ SUHAIL YUSUF KHAN
Everything sacred

TIGRAN HAMASYAN/ ARVE HENRIKSEN/ EIVIND AARSET/ JAN BANG
Atmospheres

WILLIAM TYLER
Modern country

WOLFGANG MUTHSPIEL
Rising grace.

Nei prossimi giorni, quando trovero' un istante tranquillo, scrivero' qualche nota di accompagnamento all'ascolto dei cinque preferiti. Passate di qui ogni tanto se siete interessati a scoprirli insieme.

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giovedì 15 dicembre 2016

Poverta'



Parliamo spesso qui a London Calling di lotta alla poverta', invocando politiche ridistributive, reddito di cittadinanza, ecc.

Ma domandiamoci: esiste anche un significato positivo della parola poverta'? La poverta' e' solo una condizione di disagio oppure questo vocabolo puo' essere anche declinato con una valenza, addirittura, aspirazionale?

Volere essere poveri, nel mondo contemporaneo, sembra un controsenso. Ma e' proprio cosi'?

Oggi cercando tutt'altro mi sono imbattuto in un articolo scritto da Goffredo Parise nel 1974, sul Corriere della Sera, proprio su questo tema. Mi ha colpito molto e ve ne trascrivo alcuni estratti. Poi se a qualcuno interessa lo commentiamo insieme.


"Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua.

Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. 

Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. 

Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. 

Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. 

No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. 

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. 

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. 

Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. 

Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza".

martedì 13 dicembre 2016

Si cambia musica



Mi sforzo di continuare a fare pensieri positivi.

E' un colpo di stato, e' regime, ma non credo che durera' a lungo.

Siamo nella singolare situazione di non sapere quando si terranno elezioni che ci libereranno da questi farabutti, ma di sapere chi le vincera'.

E' una sensazione in fondo rasserenante. Ancora un anno, massimo un anno e mezzo e poi di questi truffatori non sentiremo piu' parlare.

Si potranno allora affrontare temi cari a noi Cittadini, come il reddito di cittadinanza, l'accoglienza degli ultimi e la lotta alla poverta', il disarmo unilaterale, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela del nostro bellissimo territorio, la diffusione della cultura, dell'arte, della musica, della libera espressione.

Si divertano fin che ancora possono con il loro patetico governo fantoccio che non rappresenta nessuno, questi estremisti anti-democratici arroccati nel palazzo e incollati alle loro decrepite poltrone.

Ancora un po' di pazienza e poi la musica cambia davvero.

lunedì 5 dicembre 2016

Ha vinto la Costituzione



Sono molto felice, ovviamente.

Ha vinto la nostra bellissima Costituzione.

E ha vinto l'unico popolo del quale mi sento parte, noi Italiani che abbiamo ancora una volta dimostrato la nostra maturita' politica di Cittadini, ben superiore a quella dimostrata nel 2016 dai Sudditi Britannici e dai Consumatori Americani.

Abbiamo vinto collettivamente. Nessuno ora si arroghi un'esclusiva vittoria. Si proceda solo rapidamente a smantellare l'eredita' del Renzismo-Berlusconismo. A riscrivere uno Statuto dei Lavoratori che protegga posti e salari, basato su diritti e su un principio di equita'.

Si attui quello che prevede la Costituzione in materia di progressivita' fiscale, che permetta finalmente una ridistribuzione da chi ha troppo a chi non ha abbastanza e che garantisca una casa e un lavoro, sanita' e istruzione di eccellente qualita' a tutti.

La Costituzione non va riformata. Va applicata.

Quella di ieri e' una grande e bellissima vittoria collettiva di tutto un popolo che ha dimostrato maturita', affetto per il proprio patto costituente, e che rende fieri di appartenervi.