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Osservazioni e ascolti

giovedì 5 gennaio 2017

Le mostre del 2016



La monumentale retrospettiva della Royal Academy sull'espressionismo astratto, i ritratti di Leibovitz, Avedon e Warhol, i fiori di O'Keeffe, la collezione fotografica modernista di sir Elton John. Le mostre dell'anno qui a Londra sono state:

ABSTRACT EXPRESSIONISM
Royal Academy

ANNIE LEIBOVITZ
Wapping Power Station

GEORGIA O'KEEFFE
Tate Modern

THE RADICAL EYE
Tate Modern

RICHARD AVEDON/ ANDY WARHOL
Gagosian.

Puntate precedenti:
2015.

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20 Comments:

Anonymous L. said...

di sicuro la scelta non ti manca...io ho visto belle mostre in Italia, non solo fotografiche (Ai Wei Wei a Firenze, iniziativa che ha ovviamente spaccato la cittadinanza in due per via dell'installazione di gommoni arancio sulle bifore di Palazzo Strozzi, non so se hai visto qualche foto), ma soprattutto fotografiche. Mi è ovviamente piaciuta molto quella di Robert Frank a Forma di Milano, poi in Triennale interessante anche L'altro sguardo (donne fotografe dagli anni '70 ad oggi da una collezione privata), ma quella che mi è veramente entrata nel cuore è stata Per pura passione di Letizia Battaglia al Maxxi di Roma. Credo resti aperta a lungo: se ti càpita devi vederla. Non una mostra di belle foto: una mostra sul lato oscuro del nostro paese e al tempo stesso una testimonianza di volontà di riscatto. Per chi ha la nostra età credo che certi nomi, certe foto di cronaca, "risuonino" particolarmente.
Poi ho visto anche Kapoor al Macro, che di solito amo, ma stavolta era molto molto difficile (era praticamente come trovarsi da lillipuziani in una mega sala operatoria, o almeno io l'ho vissuta così).
Tra le delusioni invece Sarah Moon a Parma, non per le foto ma per il fatto che erano pochissime (riscattata comunque dalla bellezza del palazzetto Eucherio San Vitale).

giovedì, 05 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Che anno meraviglioso e' stato anche il tuo, L., sicuramente dal punto di vista culturale.

Mi fai ricordare, ed e' un ricordo pieno di nostalgia, quando per vedere mostre interessanti dovevo salire su un treno, viaggiare. Ora ho il problema opposto: riuscire a trovare il tempo per fare esperienza di tutto quello che capita nel raggio di 10 chilometri da casa.

Mi hai molto incuriosito con le fotografie di Letizia Battaglia. Da quello che ho visto in rete, mi pare molto bella l'installazione. E mi ha molto colpito la foto di Franca Rame in una Palazzina Liberty affollatissima. Altri tempi, proprio. Oggi le stesse folle sarebbero attratte da celebrita' e stilisti di grido. E infatti sbaglio, non sono affatto le stesse folle.

Su Robert Frank quest'anno ho visto un bel documentario, Don't blink. E' come entrare nelle sue fotografie, lo consiglio.

Devo proprio viaggiare di piu' quando sono in Italia. Fammi sapere se c'e' qualcosa di bello a Frirenze, da troppo manco da quella citta' e mi piacerebbe salutarti di persona dopo tutti questi anni senza vederci.

Buon 2017!

venerdì, 06 gennaio, 2017

 
Anonymous L. said...

Don't blink l'ho visto in Dvd, ma confesso che in video il ritmo sincopato (che poi è lo stesso delle sue foto) l'ho trovato difficile da seguire.
A Firenze prossimamente so che ci sarà una mostra di Bill Viola, che vedrò ma finora mi ha sempre lasciata freddina (anche se so di essere tra i pochi). Se si dovesse prevedere qualcosa di più originale ti faccio sapere!

lunedì, 09 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Sul tema del cinema visto al cinema invece che in DVD o streaming (a casa o addirittura in movimento), dovremo prima o poi scrivere un post. Qualche sera fa ho cercato di vedere il DVD Wild combination, documentario dedicato a Arthur Russell. Dopo pochi minuti ho dovuto interrompere la visione. Sono sicuro che nell'atmosfera immersiva di una delle sale cinematografiche che piacciono a noi l'avrei apprezzato moltissimo.

A me Bill Viola piace abbastanza, forse perche' ho visto sue mostre in contesti molto belli (la prima volta allo Yerba Buena Center di San Francisco). Immagino che a Firenze luoghi ancora piu' belli non manchino. Certo e' piuttosto ripetitivo, ma mi informo e non e' detto che non faccia finalmente un giretto a Firenze dopo tutto questo tempo.

lunedì, 09 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

un po' vi invidio, un po' no…
mi spiego meglio: io non vado mai [quasi] a vedere mostre… ne ho viste pochissime e l'ho fatto solo perché trascinato a forza… mi succede sta cosa strana che mi rovina l'idea che mi sono fatto delle opere.
Tanto per citarne una: Steve McCurry… se non vedevo le foto dal vivo era meglio, vedere come sono state ritoccate [perché è inutile che ci dicano il contrario: sono ritoccate, se non tutte almeno una gran parte] è stata una grossa delusione… l'ultima produzione [quella pubblicitaria, per capirci] è addirittura imbarazzante per quanto male è fatta la post-produzione: scontorni scolpiti, sfocature e ombre da panico… sarà pure che lavoro in grafica da quasi trent'anni ma certe cose non si possono vedere.
non so… viste dal vero certe cose assumono connotati completamente diversi, spesso peggiori, l'unico che non mi ha deluso è stato basquiat e warhol. una mia amica ha fatto l'allestimento della mostra di Mattotti qui a qualche km da Udine, mi ha invitato ma ci ho mandato mio figlio e sua madre…
quando si tratta di mostre non riesco mai a pensare: ah, che mi sono perso… casomai il contrario.
se fossi un pittore [o un fotografo, chessò…] non esporrei mai e poi mai ma qui rischio il linciaggio e mi fermo.
ciao [e niente insulti, grazie]

lunedì, 09 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Hai espresso un'opinione rispettabilissima.

Ti invito pero' al dubbio. Ti faccio un esempio. Io, che adoro andare al cinema, sono stato pochissime volte a teatro. La ragione, ho sempre pensato, e' che quell'esperienza e' legata a esperienze un po' obbligate durante gli anni del liceo. Quando andavo a Milano in pullman con la mia classe, di pomeriggio, e aspettavo solo che la rappresentazione finisse per approfittare del tempo libero e andare a comprare dischi in via Torino.

Ma sono convinto che se oggi andassi a vedere spettacoli che affrontano temi contemporanei in chiave critica e provocatoria, mi appassionerei.

Per le mostre si puo' dire la stessa cosa. A Londra ho la fortuna di frequentare amici che sono galleristi, curatori, critici, artisti e che mi portano con loro. A volte commentano le installazioni in modo critico, altre volte mi fanno notare la cura con la quale le opere sono state disposte.

Credo che questo faccia la differenza. Molto poi dipende dall'istituzione che organizza la mostra. La Tate, per dire, affida le mostre a curatori di primo piano che raramente commettono errori.

Detto questo, anche a me piace sfogliare cataloghi con calma: esperienza senza dubbio preferibile a una mostra affollata. (Per dire, non andrei mai alla Tate di domenica pomeriggio).

martedì, 10 gennaio, 2017

 
Anonymous L. said...

McCurry a me pare finto sempre, forse è proprio il caso estremo...all'estremo opposto vedo difficile sostenere che sia meglio vedere una riproduzione di Caravaggio rispetto ad un quadro dal vero (ma anche un Bacon, è anche una stampa baritafa di Robert Frank). Ma ognuno ovviamente fa le sue legittime scelte personali, io ad esempio non vado più ai concerti (molto per pigrizia, devo dire).

mercoledì, 11 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Da appassionato di musica, ho smesso molti anni fa di frequentare concerti. Guardare un musicista che suona secondo me toglie molto all'esperienza dell'ascolto.

Se salgo su un treno, mi piace guardare fuori dal finestrino, non le operazioni di guida del macchinista. Le quali per altro sarebbero falsate dal fatto che il macchinista sa che lo sto guardando e che deve guidare compiendo gesti innaturalmente spettacolari.

Sono perfettamente d'accordo con te anche sulla prima parte del tuo intervento. Davanti ai Bacon alla Tate Britain mi emoziono sempre al punto che mi spiace ogni volta dovere lasciare quella sala. Cosa che non accade guardandoli su un catalogo.

mercoledì, 11 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

sui concerti sono molto selettivo. mi sono perso un sacco di gruppi anche sotto casa ma da quando mio figlio suona se posso non mi perdo qualche gruppo interessante. ho incominciato nel '80 con Lou Reed a Bologna e non ho mai smesso… la musica dal vivo è cosa ben diversa da un ascolto casalingo, si vive molto sul "fisico", io mi avvicino sempre all'impianto d'amplificazione… i dead can dance dal vivo… ah.

mercoledì, 11 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Sul fatto che si tratti di esperienze molto diverse sono molto d'accordo.

Ho cominciato a disamorarmi della musica dal vivo per il fatto che a Londra i concerti devonbo essere prenotati con grande anticipo se vuoi assicurarti un posto.

Mi e' capitato cosi' di essere in serata Jarrett e avere un biglietto per andare a sentire gli Swans, e viceversa.

Per cui preferisco non prenotare nulla. Se poi quella sera ci sono ancora posti, bene. Altrimenti faccio altro. E in genere faccio altro.

mercoledì, 11 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

mi stai dicendo che hai visto gli swans dal vivo? e allora scusa ma ti odio un po'…
ma tu sei nella patria dei live [o almeno lo era]. avevo amici che vivevano a londra ai tempi d'oro del punk/new wave, il più appassionato girava con Peter Murphy, si ubriacava con gli U2 prima di essere U2, i Joy Division suonavano nello scantinato sotto il suo appartamento… ma sto parlando di una milionata di anni fa. capisco che sia cambiato tutto, basta aprire un qualsiasi video su YT per capirlo.
per certi versi sono un nostalgico, 20 anni fa ho visto i Lush al Mithos di Meolo, li ho rivisti quest'anno qui vicino, eravamo forse in 80/100 persone ma che concerto che hanno fatto!
ho sempre pensato che dal vivo hai un'idea più chiara di quanto sono bravi certi musicisti, quelli che si affidano troppo ad effetti da studio meglio non ascoltarli live…

mercoledì, 11 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Londra non credo sia piu' quella cosa li' che dici da molti anni (una trentina). E comunque, se anche la fosse, io probabilmente non lo saprei, dato che quando il tuo amico girava con Peter Murphy aveva probabilmente la stessa eta' e cioe' 20 - 25 anni, i punk avevano 20 - 25 anni o anche meno, ecc.

Gli ultimi con i quali "ho girato" (nel senso che mi avevano invitato nella casa dove vivevano e siamo andati qualche volta a cena insieme grazie a una mia amica che era stata la fidanzata di Carl Barat) sono stati i Libertines durante la loro ascesa. Ma sto parlando di 15 anni fa.

I miei primi anni londinesi (direi dal 2001 al 2006) li ho passati uscendo tutte le sere e passando da un concerto all'altro. Ho visto tutto quello che mi interessava vedere, proprio tutto, dagli emergenti alla prima data fino a Dylan/ Young/ Reed. Ho conosciuto tutti quelli che mi interessava conoscere.

Poi mi sono stancato di fare quella vita, come e' naturale che sia quando non sei piu' giovane e i gruppi emergenti e il loro pubblico cominciano ad avere 15 anni meno di te e soprattutto a suonare una musica che non ha piu' nulla a che vedere con la tua vita. E cosi' ho staccato la spina, senza dare un preavviso nemmeno a me stesso. E' capitato.

Pero' non andare piu' a concerti un po' paradossalmente ha allargato molto i miei orizzonti, soprattutto oltre al presente e alle musiche anglo-americane. Gli ultimi anni dello scorso decennio li ho trascorsi recuperando parecchia musica del passato, anche remoto, come puoi constatare dall'archivio di questo blog. E musiche di zone del pianeta che nemmeno sapevo esistessero.

Dopodiche' seguendo il tuo ragionamento se un musicista e' bravissimo in studio e si affida a produttori molto efficaci ma dal vivo non riesce a rendere la propria musica in modo coinvolgente, la cosa mi interessa il giusto. Nel senso che ascolto i suoi dischi, se mi danno emozioni, e mi va benissimo cosi'.

Capisco che la mia attitudine rispetto alla musica non e' molto standard, eh :) Ma credo che tu mi possa capire dato che e' probabile che apparteniamo alla stessa generazione.

giovedì, 12 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

io sono del '63 e sono contento così. ho visto cose che gli odierni umani…
volevo chiarire: mi vedo un paio di concerti all'anno, raramente di più e solo cose che veramente non voglio perdermi. vengo da un paesello di un migliaio di anime [molte delle quali, per citare Gogol, sono morte], la mia prima vera & ufficiale audiocassetta è stata Adventures dei Television appena uscita e dopo trent'anni mi sono visto Tom Verlaine paseggiare [prima dell'ovvio concerto] sotto la mia ex abitazione… per me è stata la quadratura del cerchio.

PS: prima dei lush quarda un po' qui chi ha suonato: http://sentireascoltare.com/festival/fiera-della-musica-di-azzano-2016/
e questa sembra la rotondità del quadrato…

giovedì, 12 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

Mi fai venire in mente il giorno che, a Milano, di ritorno dal lavoro trovai sotto casa Steve Wynn che contemplava le paperette sul Naviglio. Ci mettemmo a parlare amabilmente. La discussione prese pero' una piega meno piacevole quando gli chiesi se era ancora in contatto con Kendra Smith :/

E si', io sono della tua stessa generazione. E non rinuncerei mai ai ricordi di quando la musica la scambiavamo su cassette registrate dai dischi (dovendo interrompere il nastro per girarli). E di quando la musica era rara, te la dovevi cercare e andare a prendere salendo su treni e aerei.

Abbiamo visto un mondo bellissimo, molto piu' di questo che trovo funzionale quanto gelido.

Buffa poi la coincidenza, ennesima, che mi fai notare :)

giovedì, 12 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

a volte 6 gradi di separazione sono fin troppi…
non passa mese che non faccia girare almeno una volta la Supernova e la Soul Giver degli Opal. non ne trovi tanti in giro che si ricordano della kendra.
ho percorso un po' d'europa negli anni 80 con soltanto un paio di levis sdruciti e una camicia bianca e mi sentivo fuori tempo massimo… ora so quanto mi sbagliavo.
è vero, abbiamo visto un mondo bellissimo che non c'è più, lo trasmetto a mio figlio ogni giorno e sono contento che a volte mi invidia un po'.
ora basta un'accetta e 1000€ per ammazzare due genitori e, a volte, farla franca.

giovedì, 12 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

E vogliamo parlare di Fell from the Sun dei Clay Allison? E dell'EP Northern line? E dell'album Five ways of disappearing (che gia' oggi si scambia attorno alle 350 sterline, per cui se l'hai tienilo stretto)? E di Rainy day? E di Emergency third rail power trip e Explosions in the glass palace?

Di Kendra, a proposito, sai qualcosa? Ha davvero fatto perdere ogni traccia di se'. L'ultima informazione reperibile, che risale pero' a quasi 20 anni fa, sostiene che vivesse in una carovana parcheggiata da qualche parte in Nord California, senza energia elettrica.

Dischi cosi' non ne escono davvero piu'. Il rock e' diventato una cosa completamente diversa oggi, per molti versi l'opposto di cio' che era allora.

venerdì, 13 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

ah ok… vedo che la conosci mooooolto meglio di me.
i miei dischi sono un po' sparpagliati in giro da amici, fratelli & C. e quindi devo andare a memoria… di sicuro ho Happy Nightmare baby comperato usato ma in buone condizioni. adesso ho parecchia roba in digitale anche perché il mio stereo ha problemi di vecchiaia [è del 1980]. di Fell from the Sun ho solo la versione Opal.
di kendra so che ha fatto di tutto per sparire, voci non confermate affermano che vive in una specie di ranch/comune da qualche parte in Kalifornia dedicandosi a piante & ortaggi… ho letto qualcosa sul web ma non ricordo dove…

venerdì, 13 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

"Not much is known about her after the solo album came out except according to 4AD she had moved to the woods of Northern California in the early 1990s, living in a small cabin with no electricity, and returned there after making two appearances to promote the album".

Ci affascina anche per il fatto di essere sparita, no? Puoi proiettare su di lei tutto cio' che desideri. La puoi immaginare molto felice, oppure isolata da questo mondo e in una dimensione completamente propria di profonda e complessa introversione.

E chissa' quale e' la versione di Kendra piu' rispondente alla realta'.

venerdì, 13 gennaio, 2017

 
Blogger albertocchio said...

assolutamente che si. sparita nel nulla. reinventata in qualsiasi ruolo…
è una cosa che vorrei poter fare due volte al giorno.
io potrei diventare il primo suicidio irrisolto della storia o il giustiziere del mercoledì pomeriggio o farmi fare una lobotomia parziale e scrivere libri tipo harmony…
e tutto ptrbbe essere rispondente alla realtà.

se poi Kendra doveva diventare come i Mazzie Star forse ha fatto la scelta giusta.

domenica, 15 gennaio, 2017

 
Blogger Fabio said...

A me i Mazzy Star piacciono molto, ma sono d'accordo sul fatto che gli Opal/ Clay Allison fossero proprio un'altra cosa. Aprirono strade, almeno per me.

La scelta di Kendra di far perdere le sue tracce e' il gesto pre-moderno definitivo e, forse e per chi se lo puo' permettere, l'unica vera scelta di liberta'.

"Per chi se lo puo' permettere" va inteso come "per chi ha relazioni forti e soddisfacenti", gli unici legami che rendono davvero liberi.

La immagino, in questo momento, molto felice, molto realizzata, molto "altra", in grado di resistere al freddo dell'inverno grazie a caldi maglioni da lei cuciti durante l'estate assemblando scampoli di vecchie coperte.

lunedì, 16 gennaio, 2017

 

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