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domenica 12 marzo 2017

Passione



Un appassionato di musica non puo' che detestare il mondo digitale con tutto il cuore.

La disponibilita' di tutto subito e' del tutto incompatibile con quello che i greci chiamavano kairos: l'evento lungamente atteso, l'epifania, l'illuminazione.

Avere tutto subito genera un senso di confusione e di inevitabile inappetenza che e' l'antitesi della passione. Passione che invece nasce dalla scarsita', dall'attesa, dalla ricerca e dalla scelta ben ponderata di come allocare risorse per loro natura finite.

Chi e' davvero appassionato di musica, ama acquistare uno o al massimo due dischi per volta, ascoltarli con concentrazione dall'inizio alla fine con un bell'impianto hi-fi e poi riascoltarli dall'inizio per coglierne i dettagli che erano sfuggiti, leggendo le liriche, le note, i collaboratori, guardando le fotografie che accompagnano l'opera.

Chi ama la musica ne ascolta poca, selezionando ogni nuovo acquisto con cura e senza fretta dopo aver letto interviste e recensioni e avere ascoltato programmi radiofonici di qualita' (io consiglio Battiti, la Radio Uabab, Late Junction e naturalmente Prospettive Musicali). Non si lascia trascinare nella bulimia dell'acquisto compulsivo e d'impulso e dell'ascolto in condizioni meno che ottimali.

Chi ama la musica possiede una raccolta di dischi piuttosto contenuta che lo rispecchia e racconta la sua storia, la sua evoluzione come essere umano, il suo percorso.

Alla musica riconosce la capacita' di donarci emozioni, profondita', ispirazione. Di conseguenza non la svilisce, non ne abusa, la rispetta, instaura con la musica - quella che ha davvero senso ascoltare e solo quella - un dialogo profondo.

3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

La tua analisi potrebbe essere estesa, con le dovute specificazioni, alla letteratura, al cinema, persino ai viaggi. Ma è certamente nel campo musicale che il concetto di Kairòs e di passione così come l'hai descritta si realizza pienamente e in modo netto e facilmente riconoscibile, in se stessi e negli altri.
Personalmente ho ridotto di molto il numero dei miei ascolti annui e ho intensificato l'esperienza nei modi che hai descritto. Una sorta di ritorno agli esordi, quando acquistare un disco era una questione non solo di reperibilità ma anche di budget (risparmiavo sulle paghette per arrivare al prezzo della agognata cassetta e del vinile qualche anno dopo).
Mai come in questo caso il ritorno al passato è il futuro autentico della fruizione musicale.
Nicola

giovedì, 16 marzo, 2017

 
Blogger Fabio said...

Io sono tornato proprio alle modalita' di scelta accurata di quando ero uno studente: l'ascolto di programmi radio che considero affidabili, la lettura di recensioni e interviste, la qualita' grafica dell'opera che mi accingo a aggiungere alla mia raccolta di dischi ben selezionata. Acquisto solo cio' che sento rappresentarmi, senza alcun criterio di completezza e soprattutto senza fretta.

La musica, il cinema, la letteratura e i viaggi sono troppo importanti per lasciare che siano tritati dalla negazione del concetto di limite della quale scrivevi qui qualche giorno fa.

Spotify e' un surrogato poverissimo dell'esperienza profonda di ascolto, proprio come la pornografia e' un surrogato miserrimo del fare l'amore con una persona alla quale sei legato da un rapporto di affetto e dialogo costruito nel tempo e rinnovato con cura ogni giorno.

Il cinema esemplifica altrettanto bene il concetto, come giustamente sottolinei. Io ho preso l'abitudine, da anni ormai, di andare al cinema ogni fine settimana. Durante la settimana leggo quali pellicole saranno nelle sale delle quali seguo la programmazione (qui a Londra l'Institute of Contermporary Arts e il Cine Lumiere). Cerco recensioni, guardo i trailer. Se una di quelle pellicole mi interessa, scelgo quella. Altrimenti vado al British Film Institute a vedermi un film d'essai, magari una vecchia pellicola in bianco e nero che ho gia' visto e desidero rivedere dopo anni.

Andare fisicamente alla sala cinematografica, attendere che lo spettacolo inizi, guardarmi attorno e osservare prima dell'inizio gli altri spettatori (i cinefili sono in genere persone interessanti) e magari scambiare qualche parola con chi e' seduto vicino a me: tutto questo fa parte dell'esperienza.

Di Netflix non penso nulla di meglio di quanto ho gia' scritto sopra a proposito di Spotify.

Non so dire se questo fenomeno (streaming illimitato di musica e film) sara' di breve periodo, come mi auguro per chi e' cascato in questo consumo superficiale e bulimico. Ma faccio tutto cio' che posso per mettere in comune la mia esperienza, e mi da' gioia sapere che altri, come te, condividono questo mio modo di vivere l'arte e la cultura.

giovedì, 16 marzo, 2017

 
Anonymous Anonimo said...

Non posso aggiungere nulla alla tua esemplare replica Fabio, non è una novità del resto che tu e io abbiamo una visione del mondo singolarmente convergente su moltissimi punti.
Nicola

sabato, 18 marzo, 2017

 

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