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Prospettive Musicali

domenica 31 dicembre 2017

Prospettive Musicali del 31 dicembre 2017

HORACIO BURGOS/ CARLOS EL TERO BUSCHINI DUO
Entreverados

DAVID VIRELLES
Gnosis

DJANGO BATES' BELOVED
The study of touch

SHABAKA AND THE ANCESTORS
Wisdom of elders.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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giovedì 28 dicembre 2017

Domenica a Prospettive Musicali


Con la direzione della radio, abbiamo concordato che la notte di Capodanno di Radio Popolare sara' divisa in due parti molto ben distinte.

La prima, affidata a me, sara' la colonna sonora della cena. Una cena tra ottimi amici, con i quali ci si ritrova e si discorre tranquillamente con un po' di buona musica in sottofondo. Oppure, se non ci sentiamo in animo di festeggiare, la musica che ho scelto si potra' ascoltare sul divano, sorseggiando una buona tisana, in compagnia di un libro che ci tenga compagnia. O scrivendo qualche riflessione e pensiero sul nostro taccuino. Alle 23.30, quindi un quarto d'ora prima del solito, passeremo invece la linea a un programma musicale piu' adatto ai festeggiamenti, condotto dall'amico Disma Pestalozza.

Apriremo le nostre selezioni con i suoni acustici del duo argentino formato da Horacio Burgos alla chitarra classica e Carlos El Tero Buschini al contrabbasso. Insieme esplorano i suoni tradizionali della loro terra: soprattutto il tango, ma anche il meno noto carnavalito.

Nella seconda parte del programma ascolteremo il poetico e silenzioso jazz scandinavo del trio guidato dal pianista Django Bates (britannico di origini, ma naturalizzato danese).

Buon 2018!

Prospettive Musicali va in onda ogni domenica alle 22 su Radio Popolare, 107.6 in modulazione di frequenza stereofonica.

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domenica 24 dicembre 2017

Prospettive Musicali del 24 dicembre 2017



BJORN MEYER
Provenance

ANOUAR BRAHEM
Blue maqams

ROSCOE MITCHELL
Bells for the South side

BARRY GUY/ MARILYN CRISPELL/ PAUL LYTTON
Deep memory

POWERTRIO
Di lontan.

Buon ascolto e buon Natale.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 20 dicembre 2017

Domenica a Prospettive Musicali


Qualche anticipazione, se pensate di trascorrere la sera della vigilia di Natale con la musica che ho scelto per voi.

Apriremo Prospettive Musicali con i suoni profondi e meditativi del basso a sei corde suonato dallo svedese Bjorn Meyer, che gia' conosciamo per essere stato componente dei Ronin.

La seconda parte del programma sara' dedicata quasi interamente alla libera improvvisazione. Proseguiremo l'ascolto di un concerto al Museo di Arte Contemporanea di Chicago del saxofonista dell' Art Ensemble, Roscoe Mitchell, accompagnato da componenti dell'AACM.

E ci scambieremo gli auguri ascoltando le geometrie irregolari del Powertrio, da Lisbona, che esegue musiche improvvisate e eteree all'arpa, al piano, alla chitarra classica e agli idiofoni.

Vi aspettiamo alle 22 su Radio Popolare, 107.6 in modulazione di frequenza stereofonica.

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martedì 19 dicembre 2017

Le mostre del 2017



Un magnifico dittico di Giovanni da Rimini che e' stato acquisito quest'anno dalla National Gallery e che sa tenere insieme lo stile solenne delle icone bizantine e quello naturalistico della scuola fiorentina di Giotto, e' l'opera d'arte piu' emozionante che ho visto qui a Londra in questi dodici mesi.

Tra le retrospettive, ho apprezzato particolarmente Giacometti alla Tate Modern e Basquiat al Barbican. Nulla di nuovo naturalmente, sono entrambi autori che conosciamo molto bene, ma mi e' piaciuto rivisitare i loro percorsi artistici con completezza.

Tra le mostre collettive mi e' piaciuta soprattutto Everything at once, organizzata da Vinyl Factory e Lisson Gallery, sia per la qualita' dei lavori esposti che per l'allestimento, in quello che fu un palazzo brutalista nel quale lavorai durante i miei primi mesi qui a Londra e che sta per essere demolito.

E infine ricordo con piacere un lunedi' mattina nel quale non siamo andati al lavoro e invece abbiamo fatto una bella passeggiata ai Kensington Gardens. Quando si e' messo a piovere ci siamo rifugiati al Natural History Museum e ci siamo immersi nelle belle fotografie di natura del loro concorso annuale. Ne siamo usciti con gli occhi carichi di bellezza e poesia.

GIOVANNI DA RIMINI
National Gallery

ALBERTO GIACOMETTI
Tate Modern

EVERYTHING AT ONCE
Store Studios

JEAN-MICHEL BASQUIAT
Barbican Gallery

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR
Natural History Museum.

I film del 2017



Non ho mai avuto una televisione, un videoregistratore, un lettore di DVD. Ma adoro andare al cinema. Ci vado per riflettere sulla vita, ed e' la vita reale, sono le storie quotidiane quelle che mi piace vedere sullo schermo. Per questo e' singolare che il mio film preferito del 2017 sia stato un cartone animato, dello Studio Ghibli. Una fiaba nella quale non viene pronunciata neanche una parola. Una storia d'amore sorprendente e dolcissima, con un finale davvero lacerante: era da quando vidi Into the wild che non mi commuovevo cosi' al cinema.

Tra i film visti nel 2017, ho trovato formidabili anche le avventure di un rifugiato rappresentato attraverso una lente deformante grottesca ma oltremodo tenera e empatica, un film tedesco e uno indiano che parlano di due padri che insegnano a ritornare umani ai figli assorbiti dalla carriera, e la storia di una ricca famiglia disfunzionale circondata dalla disperazione di Calais.

MICHAEL DUDOK DE WIT
The red turtle

AKI KAURISMAKI
The other side of hope

MAREN ADE
Toni Erdmann

MICHAEL HANEKE
Happy end

SHUBASHISH BHUTIANI
Hotel Salvation.

Unione



The instinct, rhythm and radiance of the human body come alive vividly when we make love. We slip down into a more ancient penumbral rhythm where the wisdom of the body claims its own grace, ease and joy. 


The act of love is rich in symbolism and ambivalence. It arises on that temporary, total threshold between solitude and intimacy, skin and soul, feeling and thought, memory and future. When it is a real expression of love, it can become an act of great beauty which brings celebration, wonder, delight, closeness and shelter. 

The old notion of the soul being hidden somewhere deep within the body serves only to intensify the loneliness of the love act as the attempt of two solitudes to bridge their distance. However, when we understand that the body is in the soul, intimacy and union seem unavoidable because the soul as the radiance of the body is already entwined with the lover.

Divine beauty: the invisible embrace.

domenica 17 dicembre 2017

I dischi del 2017: # 1 - 5



Che cosa restera' di noi su questa Terra, quando non ci saremo piu'? Io credo che rimarranno tutte le cose che abbiamo fatto con amore, cercando grazia e trascendenza. Quelle piccole (un gesto di gentilezza che qualcuno ricordera', una bella fotografia che abbiamo scattato amando profondamente il momento che abbiamo voluto fermare, un nostro scritto particolarmente ispirato), cosi' come quelle che anche a noi stessi rivelano con sorpresa l'immensita' delle nostre anime (avere amato una persona o un ideale come non pensavamo fosse possibile, trascendendo i nostri umani confini).

Come si inserisce la musica in queste osservazioni? La musica, come scrivevamo qualche giorno fa, attraversa le nostre vite regalandoci momenti di grande consolazione. Ma non rappresenta solo questo. La musica puo' essere una forza inesauribile di ispirazione, che ci rinnova e ci rende persone migliori.

Con questo spirito, negli anni della maturita' i miei ascolti hanno sempre piu' privilegiato musiche che mi aiutano a entrare in profondita' dentro me stesso.

C'e' chi sa meditare. Io, nonostante tanti goffi tentativi, non ne sono capace. La mia mente, proprio perche' la cerco di fissare su un punto o sul respiro, inizia ad andare dove vuole lei senza volerne sapere di tornare.

Cosi' da qualche anno ho sostituito la meditazione con la scrittura. Almeno in un paio di occasioni al giorno (di solito la mattina appena sveglio e la sera appena prima di dare la buona notte alla Gio'), mi metto di fronte a una pagina bianca del mio moleskine e scrivo una paginetta di pensieri. Se scrivi tutti i giorni, di cose da scrivere ne hai sempre tantissime.

Li chiamo i miei quaderni londinesi, e mi fa sempre sorridere immaginare il giorno in cui qualcuno li scoprira', quando non ci saro' piu', e magari decidera di sfogliarli e leggere qualcuno di questi miei pensieri quotidiani scritti di prima mattina o a notte fonda, prima di sbarazzarsi di quella pila di quaderni. Oppure come e' forse piu' probabile i quaderni londinesi verranno buttati via senza che nessuno li legga mai. La mia vita finita davvero in quel momento, chissa' quanto tempo dopo il mio ultimo respiro.

E mentre scrivo i quaderni londinesi ascolto musica, sempre, perche' la musica aiuta a entrare dentro la propria anima, se e' scelta bene. Naturalmente non tutta la musica. Quella da intrattenimento ha una funzione diversa, escapistica, va in una direzione opposta a quella che cerco io. Va benissimo anche quella, ci mancherebbe. Semplicemente io non ne sono attratto in questo momento. Lo sono stato in passato e magari lo saro' in un'altra fase della mia vita, ma adesso no.

Un lungo preambolo che magari qualcuno che passa di qui trovera' stucchevole, ridondante (dai, su, passiamo a questo elenco!), e forse lo e'. Ma volevo introdurre i dischi che ho ascoltato, amato, suonato alla radio quest'anno, con una nota che li tenesse tutti insieme.

Anche perche' i primi cinque provengono tutti da zone geografiche diverse: Italia, Argentina, Israele, Svizzera, India.

Stefano Battaglia ha composto un capolavoro assoluto, ispirato dal tema delle migrazioni, che non puo' lasciarci indifferenti. E' musica che e' stata concepita al monastero di Bose, e se ci siete stati capite immediatamente il senso di pace e centratrura in se stessi che si prova raccogliendosi in preghiera in quel luogo isolato dal mondo e bellissimo.

Un altro disco che ho amato particolarmente e che e' stato concepito in un luogo sacro, una chiesa affacciata sul lago d'Orta, e' l'incontro tra il chitarrista classico Horacio Burgos e il contrabbassista Carlos El Tero Buschini, entrambi musicisti di origine argentina, che rivisitano con gentilezza di tocco le musiche della loro terra, dalla malinconia del tango al ritmo leggero del carnavalito.

Ancora il tema della guerra e della migrazione ha ispirato il nuovo lavoro del trombettista israeliano Avishai Cohen, che si apre con una traccia semplicemente commovente che porta il titolo di "Will I die, miss, will I die", parole pronunciate tra le lacrime da un bambino siriano vittima di un attacco con armi chimiche.

Il pianista svizzero Colin Vallon ha pubblicato nella prima parte dell'anno un album di sue composizioni impressioniste che hanno accompagnato con grazia l'arrivo della primavera.

E infine, il suono del sarod quest'anno e' riuscito a darmi un po' di pace in momenti difficili. E dato che non sono ancora finiti (anzi), portero' con me nel prossimo anno anche i meravigliosi raga classici eseguiti da Pradeep Barot e dai suoi discepoli Riccardo Battaglia e Federico Sanesi.

Un grazie particolare alla Gio', che ha condiviso in tempo reale il mio entusiasmo per queste musiche, e a tutti gli ascoltatori di Prospettive Musicali che mi hanno accompagnato con pazienza in queste scoperte.

STEFANO BATTAGLIA
Pelagos

BURGOS BUSCHINI DUO
Entreverados

AVISHAI COHEN QUARTET
Cross my palm with silver

COLIN VALLON TRIO
Danse

PRADEEP BAROT/ RICCARDO BATTAGLIA/ FEDERICO SANESI
Tales of Indian sarod.

venerdì 15 dicembre 2017

I dischi del 2017: # 6 - 10



Un altro anno se n'e' andato ed e' ancora una volta tempo di bilanci. Parlando di musica, sono stati per me dodici mesi di scoperte. Il mio percorso di ascoltatore si e' spostato ancora un po' verso il jazz, mondo al quale mi sono avvicinato da qualche anno con una curiosita' che si e' via via trasformata in passione.

L'incontro tra musiche devozionali del mondo arabo e nordafricano e jazz caldo e avvolgente proposto da Anouar Brahem, il ritorno alle origini ambientali di Brian Eno, la chitarra acustica di Dominic Miller scandita dalle percussioni gentili di Miles Bould, la fusione tra il calore del jazz partenopeo e le atmosfere rarefatte di quello nordico che nasce dall'incontro tra il quartetto della fisarmonicista Giuliana Soscia e del pianista Pino Jodice con il saxofonista scozzese Tommy Smith, e il jazz profondo e romantico del contrabbassista siciliano Rosario Bonaccorso e del suo quartetto: sono stati questi alcuni dei dischi che ho maggiormente apprezzato nel 2017.

ANOUAR BRAHEM
Blue maqams

BRIAN ENO
Reflection

DOMINIC MILLER/ MILES BOULD
Silent light

GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE 4TET MEETS TOMMY SMITH
North wind

ROSARIO BONACCORSO
A beautiful story.

Risveglio



I love this woman in a way I can’t describe & a feeling of belonging to each other that reaches across all the pain. It’s as though we’ve answered something in each other that was almost forgotten. I look back on that whole ten years in California & I see myself hunting desperately for something I wasn’t finding. 

I know the Work point of view is the only true one. That life is inside. That nothing outside can ever finally answer our yearning. I know that’s true but, in some way, finding Jessie has reached something inside me. A part of me feels brand new — re-awakened.

Two prospectors.

martedì 12 dicembre 2017

Taccuini, non reti sociali



Questo blog esiste da tantissimo tempo, dal 2004. E' coetaneo di tanti altri, che nel tempo hanno chiuso. Tanti taccuini sui quali non scrive piu' nessuno, alcuni cancellati per inattivita' dai server e altri che sembrano hotel cadenti e demode' di quelli che capita di vedere affacciati su certi lungomare, o seggiovie abbandonate per mancanza di neve. Fotografie ingiallite, che raccontano giorni lontani.

I blog erano quaderni sui quali si scriveva quando si aveva un po' di tempo, senza aspettarsi che qualcuno davvero perdesse il suo, di tempo, a leggere i nostri pensieri. Andava bene cosi'. Ogni tanto arrivava un qualche commento, sempre da parte delle stesse persone. A qualcuno rispondevi e si sviluppavano belle discussioni. Con qualcuno si decideva di incontrarsi. Con qualcuno diventavi amico dopo essersi letti per mesi, a volte anni.

Poi un giorno arrivo' Facebook. Sembrava uno strumento innocuo e molti ci si trasferirono, armi e bagagli. Il conto dei like, delle visualizzazioni, i commenti che fioccavano.

A me Facebook fu antipatico dall'inizio, lo sapete. Decisi che non avrei seguito la massa, ben consapevole che mi sarei trovato solo. E' un po' la storia della mia vita del resto. Mi e' successo spesso e credo continuera' a succedermi. (Poi solo non sei mai. Anzi la solitudine e' precondizione di incontri bellissimi. Ma questo e' un altro treno di pensieri come dicono qui, e magari lo prenderemo un'altra volta).

Credo che neanche questa notizia, la seconda principale sul Guardian di stamattina, cambiera' l'opinione prevalente. Ma magari a chi come me si ostina a dichiarare la propria indipendenza dal mondo, leggere che un dirigente di Facebook prova, parole sue, un tremendo senso di colpa per i danni sociali di questo social network, conferma che forse non ci siamo proprio sbagliati a chiamarcene fuori.

domenica 10 dicembre 2017

Le consolazioni della musica



Perche' ascoltiamo musica? Perche' ce ne siamo appassionati fino a lasciare che un flusso di note abbia attraversato tutte le nostre vite?

A partire da una sera lontana, l'anno doveva essere il 1973. Mio padre, che allora aveva 12 anni meno di quelli che io ho adesso, ascoltava tutte le sere Supersonic e Popoff alla radio.

"Che bella questa canzone, di chi e'?" devo aver detto passando vicino alla radio.

Il giorno dopo, quel papa' e quel bambino andarono in un negozio di dischi di una cittadina vicina. Il papa' regalo' a quel bambino la cassetta che conteneva quella canzone. Una cassetta che quel bambino conserva tutt'ora come una sacra reliquia.

Avevo otto anni, la canzone era questa.


On my morning bike ride to Battery Park, I heard music as I approached the tip of Manhattan, and then saw and joined a silent crowd who sat gazing out to sea and listening to a young man playing Bach’s Chaconne in D on his violin.

When the music ended and the crowd quietly dispersed, it was clear that the music had brought them some profound consolation, in a way that no words could ever have done.

Music, uniquely among the arts, is both completely abstract and profoundly emotional. It has no power to represent anything particular or external, but it has a unique power to express inner states or feelings. Music can pierce the heart directly; it needs no mediation. 

One does not have to know anything about Dido and Aeneas to be moved by her lament for him; anyone who has ever lost someone knows what Dido is expressing. 

And there is, finally, a deep and mysterious paradox here, for while such music makes one experience pain and grief more intensely, it brings solace and consolation at the same time*.


Ecco forse perche' ascoltiamo musica, quindi.

Perche' ci sa consolare. Di tutte le amarezze che la vita ci riserva, delle abitudini che ripetiamo automaticamente e delle quali non conosciamo i perche', dell'inferno (le altre persone, per noi introversi), delle ferite dell'anima causate dalla superficialita' e dall'incuria nostra e altrui.

(* Oliver Sachs, Musicophilia).