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Prospettive Musicali

venerdì 26 gennaio 2018

Lavorare con consapevolezza.



"Work disappoints us, not by coincidence but by necessity, for at least eight central reasons:

1. The demand for specialisation limits our potential.

2. The concentration of capital squeezes out personal initiative.

3. The extent of consumer choice forces us to commercialise our work beyond what feels tolerable.

4. The scale of industry robs us of a sense of meaning.

5. Competition generates a state of perpetual anxiety.

6. The requirement for collaboration maddens us.

7. Our high aspirations embitter us.

8. The notion that the world is meritocratic imposes a crushing burden of responsibility on us for our defeats".

ALAIN DE BOTTON, The sorrows of work.


Per vivere, molti di noi sono costretti a vendere la propria forza lavoro in cambio di un salario che permetta di comprare cio' che ci e' necessario. Dobbiamo farlo restando completamente distaccati, consapevoli che si tratta di un'alienazione di tempo fondamentalmente improduttiva. 

Dobbiamo lavorare con lentezza o almeno con tempi che scegliamo e ci siano confortevoli, senza partecipare alla competizione, senza desiderare di comandare e senza permettere di farci comandare.

Al di fuori del lavoro salariato, e' invece importante usare le proprie energie migliori in modo creativo: il tempo alienato in cambio di un salario va tenuto separato, con estrema consapevolezza, dal tempo libero, svincolato dal sistema, le cui attivita' scegliamo perche' ci fanno crescere e ci danno gioia.

A questo tempo, senza finalita' di lucro, dobbiamo dedicare tutti noi stessi perche' e' quello davvero produttivo e che da' senso alle nostre vite.

3 Comments:

Blogger Nicola T said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

domenica, 28 gennaio, 2018

 
Blogger Nicola T said...

Ho riflettuto spesso su questo tema del valore del tempo e dell'energia intellettuale che il lavoro costringe a dissipare.
Se mi permetti di banalizzare Marx, credo che la vera sottrazione di plusvalore che il capitalista opera nei confronti del lavoratore sia legata alla sottrazione di tempo.
Il lavoro si appropria di una porzione enorme del nostro tempo.
Per molti è naturale, per me è sempre stato un fenomeno che ho vissuto con sofferenza.
L'idea che per vivere scambio il mio tempo è un costrutto sociale ed economico innaturale.
Il greco antico non ha nemmeno un termine per definire il lavoro.
Esiste èrgon, ma è l'opera finita, il prodotto del lavoro.
Esiste pònos, ma è la fatica e lo sforzo del lavoro.
Questo la dice lunga sulla concezione antica: il lavoro non nobilita nulla e nessuno.
È questa una retorica posteriore, portata dal cristianesimo.
Schopenhauer scrive che il valore del tempo libero è proporzionale a quello dell'individuo che ne usufruisce.
Certamente per chi passa il tempo libero in un centro commerciale o sul divano a guardare il calcio in TV forse è più sensato lavorare.

domenica, 28 gennaio, 2018

 
Blogger Fabio said...

Caro Nicola, qualora qualcuno mi chiedesse che senso ha ancora tenere un blog un po' appartato dal mondo ai tempi di Facebook, gli spiegherei che e' per ricevere commenti come quello che mi hai mandato tu. Il giorno in cui le persone si scambiassero commenti cosi' sul noto social network, credo morirei felice.

Non banalizzi affatto Marx, e io condivido le tue parole. Il modo in cui e' organizzato il sistema del lavoro salariato e' profondamente disfunzionale a un'idea di benessere condiviso, soprattutto nel momento in cui il lavoro viene a scarseggiare essendo in proporzioni crescenti svolto da macchine. E' assai probabile che la prossima generazione di macchine cosiddette intelligenti metta a nudo definitivamente le contraddizioni.

Sul fatto tuttavia che queste contraddizioni inneschino un cambiamento nei rapporti di forze sono parecchio piu' scettico. L'evoluzione dei rapporti di produzione ha cambiato verso negli anni '80 e la velocita' della restaurazione si e' esacerbata ulteriormente negli ultimi vent'anni.

Probabilmente nell'arco di tempo che noi due trascorreremo ancora sulla Terra non cambiera' molto.

Esistono ormai due dimensioni parallele, il mondo di sopra e quello di sotto, rappresentati impareggiabilmente in Eyes wide shut.

Quello di sotto sembra oggi vivere in una bolla di irrealta' fatta social network, centri commerciali, calcio in TV, video virali (alcuni di una violenza indicibile dietro l'apparentemente innocua stupidita'), conformismo estremo.

Tutto questo non fa pensare che vi sara' una reazione, e infatti a Davos settimana scorsa non mi e' sembrato di avvertire alcuna preoccupazione da parte del mondo di sopra. Al punto che ormai si possono riunire alla luce del sole, differenza non da poco rispetto al film di Kubrick.

La retorica del sacrificio portata dal cristianesimo ufficiale per altro e' stata piu' volte smontata da interpretazioni indipendenti del Vangelo, che mettono al centro della predicazione di Gesu' la realizzazione di se stessi e dei propri desideri. Pensa alla parabola dei talenti, e a "a chi ha sara' dato in abbondanza" dal Vangelo di Matteo: esortazioni a realizzare se stessi e le proprie inclinazioni, altro che lavoro salariato, sfruttamento e sacrificio di tempo.

Grazie ancora per avermi fatto riflettere.

lunedì, 29 gennaio, 2018

 

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