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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

mercoledì 7 marzo 2018

Questo lo tengo per la prossima volta.



Lo so che fara' sorridere, scritto da uno che ha votato Potere al Popolo, ma in qualche modo credo che uno degli aspetti piu' malinconici della recrudescenza economica di questi anni sia stata la scomparsa della classe media. Della borghesia colta, dei ceti medi riflessivi come si chiamavano una volta.

Quelli che d'abitudine frequentavano le librerie, i teatri, le mostre di arte contemporanea, i concerti jazz e di musica barocca, le rassegne cinematografiche, che leggevano i giornali di carta, e che adesso non possono piu' farlo come un tempo non lontano.

L'ultima volta che sono stato a Milano sono andato a sentire Alessandro Robecchi che presentava il suo ultimo libro. Commentando la Milano di questi anni, Robecchi (uno dei due che mi seleziono' quando esattamente venti anni meno un mese fa mi chiamarono a collaborare con Radio Popolare - mandando una cassetta, pensate quanti anni sono passati) diceva proprio questo.

Diceva che sempre piu' persone che conosce e frequenta, appartenenti quindi alla classe sociale alla quale apparteniamo anche noi, stanno scivolando verso il basso. Uno scivolamento lento quanto inesorabile.

Questo libro lo compro adesso e questo invece lo compro la prossima volta. L'abbonamento a teatro magari quest'anno non lo faccio e ci vado un paio di volte meno. Ci sono un paio di concerti che mi interessano settimana prossima al Conservatorio ma vado a uno solo perche' due costano troppo. Il giornale oggi non lo compro che e' facile che avro' poco tempo per leggerlo.

Ecco, sara' anche per senso di appartenenza ma tutto questo lo trovo un po' triste, io che pure considero ben piu' urgente dare un tetto a chi non ne ha uno, diritti di cittadinanza agli immigrati, sicurezza lavorativa ai precari, reddito di cittadinanza ai disoccupati, welfare efficiente per tutti, eccetera.

8 Comments:

Blogger CICCILLO said...

e nemmeno nessuno ha da dire nulla su questo argomento!
dunque inizio io:
secondo me il fenomeno varia con l'età, i giovani andrebbero in giro e comprerebbero libri se avessero i soldi, invecchiando invece i soldi ci sono (più o meno) ma manca il tempo, mancano le energie, manca l'entusiasmo della scoperta, qualcuno è giunto alla saturazione.
poi lo so che non è elegante dirlo ma molti utilizzano vari metodi di fruizione gratuita dei contenuti, dunque in questo modo ovviano alla mancanza di denaro.
io sono fra quelli e credo di avere paradossalmente più fruizione di una volta, solo che lo faccio senza muovermi e gratuitamente (o quasi).
temo sia un fenomeno irreversibile, Robecchi forse parla per sé, forse si rammarica che il suo libro non venda.
ma tenga pure conto che molti preferiscono forse i programmi televisivi di cui lui stesso è autore.

martedì, 13 marzo, 2018

 
Blogger Fabio said...

In realta' anche se non si capisce tanto, questo sarebbe un post sulla scomparsa della classe media piu' che sulla trasformazione dei consumi culturali.

Non ci ricordiamo abbastanza spesso quanto fragile e' quella costruzione sociale del secondo dopoguerra del '900, una classe che prima non esisteva e che sta scomparendo.

Una classe che e' cresciuta numericamente fino al 1980 grazie al boom economico per poi subire un continuo attacco, che prese le mosse da quello al sindacato (Reagan contro il sindacato dei controllori di volo, Thatcher contro quelli dei metalmeccanici e dei minatori, da noi la marcia dei 40mila colletti bianchi della Fiat) per proseguire con la mutazione dei partiti socialisti europei nel loro ontologico contrario e con la conseguente precarizzazione del mercato del lavoro che ha tolto di mezzo ogni residua garanzia.

A quegli attacchi prolungati, quella costruzione sociale cosi' fragile che ha permesso a noi di studiare e raggiungere un illusorio e temporaneo benessere non ha saputo reggere.

Trovo questo declino molto malinconico.

Sui consumi culturali sono abbastanza d'accordo con le tue osservazioni. Ho solo forse meno fiducia di te nell'assunto che se i giovani potessero comprerebbero e leggerebbero piu' libri. Una minoranza sicuramente. Ma ricordo anche che qualche anno fa quando una serie di scontri con la polizia qui a Londra degenero' in saccheggi, gli unici negozi che non vennero devastati furono le librerie, e non per rispetto della cultura. I giovani fecero incetta di elettronica di consumo e di scarpe da ginnastica firmate.

Dei metodi di fruizione gratuita abbiamo gia' discusso tante volte e sicuramente sono molto diffusi. A me piacciono dischi, libri, mi piace andare al cinema, ecc., ma mi rendo conto che siamo rimasti in pochi. E il giorno che queste cose non riusciro' piu' a permettermele (un giorno forse neanche tanto lontano) credo che ricorrrerei alla fruizione gratuita. O forse, conoscendomi, ascolterei piu' la radio pur di non cedere allo streaming guidato da algoritmi.

Grazie per aver scritto. Sinceramente Francesco non mi aspetto piu' che qui nascano dibattiti come avveniva una volta. Sia perche' prima scrivevo molto piu' regolarmente, sia perche' oggi i luoghi della discussione sono diventati i social network.

Muovendomi in controtendenza ho imparato a scrivere molto per me, sulla carta. In quel modo ho compreso che un blog come London Calling riflette un'immagine molto approssimativa di me. E cosi' ho un po' perso interesse.

Ma ogni tanto qualcosa voglio continuare a scriverla perche' questo frammento di rete al quale ho dato il mio nome resta un luogo al quale sono affezionato.

martedì, 13 marzo, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

non credo sia molto importante se e quanto si paga, piuttosto che cosa si ascolta o si fruisce.
io per esempio ora sto ascoltando la tua trasmissione dell'11 febbraio e ho trovato delle cose interessanti, per esempio il lavoro di Mantler e anche, inaspettatamente, il primo brano dell'Orchestra Jazz Partenopea.
quanto alla classe media io ne ho una visione meno idilliaca, quello che vedo io sono invece competenze e conoscenze ridotte al minimo e tutte dentro al circuito mainstream.
se questi sono i risultati di un raggiungimento del benessere avvenuto in passato non c'è di che esultare, io credo.
per non parlare del processo di distruzione della socialità e dell'ambiente stesso perpetrato da una sorta di Worldwide Middle Class, basta andare a vedere come è ridotta Venezia e chi sono coloro che la occupano e la devastano ogni giorno.
quanto ai social e blog ne abbiamo parlato tante volte ma vale la pena di ricordare che una gran parte del tempo libero - prima destinato ad ascolto, visione e lettura - questa mitica "classe media" lo occupi producendo essa stessa dei contenuti su facebook e altre piattaforme, peraltro senza guadagnare nulla e producendo invece profitti per le grandi multinazionali del web che manco ci pagano le tasse sopra....

mercoledì, 14 marzo, 2018

 
Blogger Fabio said...

Comincio a risponderti dall'inizio, e cioe' ringraziandoti per il commento a una delle ultime puntate di Prospettive Musicali che ho realizzato e scusandomi per la qualita' non buona del file, molto compresso.

Spiace che a Radio Popolare usino lo stesso livello di compressione per i programmi musicali che usano per il radiogiornale e per programmi parlati.

Resta pero' molto bello il modo attuale di fruire dei programmi radiofonici, sostanzialmente "on demand" anziche' a un'ora precisa. Io per esempio ascolto sempre Battiti il giorno dopo la messa in onda e Tutta la citta' ne parla la sera mentre mi preparo la cena.

Mi riferivo, nel mio post, a un certo tipo di classe media, quelli che si chiamavano (espressione che non sento da vent'anni e chissa' in quale stanza della mente avevo archiviato) ceti medi riflessivi.

Poi certo c'e' sempre stata la classe media ignorante, gli ignoranti arricchiti si diceva un tempo. Immagino che nel Nord-Est ve ne fosse una folta rappresentanza, senza voler scadere ne' nella sociologia da bar e nemmeno nel pregiudizio.

E fai benissimo a mettermi davanti al fatto che tale classe con i suoi consumi sciagurati abbia compromesso irreparabilmente l'ambiente e il concetto stesso di coesione sociale.

Dobbiamo pero' riconoscere che molta della musica e della cultura che amiamo (parlando per me ad esempio i dischi ECM, le mostre di arte contemporanea, le stagioni cinematografiche dedicate alla nouvelle vague e a Bergman) si e' affermata grazie all'esistenza di una condizione socio-culturale che non e' ne' quella di chi guarda i quiz su Rai 1 prima del telegiornale e nemmeno quella di chi con la cultura non perde tempo perche' e' assai piu' interessato a yachting e auto sportive.

E' una condizione socio-culturale che, guardandomi attorno sia qui a Londra che quando sono a Milano vedo assottigliarsi, e invece sia l'economia che la cultura ne hanno bisogno.

Quanto a ingrassare Google con contenuti su cui non paga le tasse, e' quello che stiamo facendo proprio in questo momento. Ho letto che comunque si tratta di una decina di dollari a testa all'anno, quindi direi che possiamo mettere il cuore in pace e continuare a usare questa piattaforma :)

giovedì, 15 marzo, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

beh 10 dollari google e altri 10 facebook fa comunque una cifra notevole, calcolando che gli utenti sono nell'ordine di almeno un miliardo di persone nel mondo....

detto ciò sì, la borghesia colta e/o illuminata è anch'essa sempre meno colta e vieppiù oscura e poco illuminata.
non so, io in quel mondo ci sono nato dentro e alla fine ho cercato di allontanarmene, penso anche che sia in gran parte responsabile della scomparsa, almeno in Italia, della cosiddetta sinistra, sempre più borghese appunto e che ha perso per strada quelli che erano i suoi elettori di riferimento, i quali come si sa si sono spostati ormai definitivamente a destra lasciando a PD e compagnia bella Milano città o il centro di Roma, il che la dice tutta.
però non molto tempo fa ho rivisto La Terrazza di Ettore Scola, è un film degli anni '80 e vi è descritta con cinica ferocia proprio quella ceto medio riflessivo o borghesia colta che dir si voglia, il declino era già tutto descritto lucidamente lì, nessuno è riuscito a fermarlo, poi è arrivato Berlusconi che ha dato il colpo di grazia ma ammettiamolo, è stata una ritirata decisa ancora prima di mettersi a combattere.
abbiamo sbagliato tutto.

giovedì, 15 marzo, 2018

 
Blogger Fabio said...

Lo sai da solo vero che non te ne sei mai allontanato? La musica che ascolti e suoni e' figlia di quella cultura. Uno non ascolta Eve Risser, Sylvie Coirvoisier e Susanne Abbuehl senza avere alle spalle un certo tipo di letture e visioni, non credi?

L'altro giorno scavando nella mia infanzia con la mia analista e' venuto fuori l'incontro con quella borghesia illuminata. Avveniva alcuni mesi all'anno, durante le vacanze in montagna, quando frequentavo una famiglia fantastica la cui casa piena di libri, giornali e Radio 3 era per me un'oasi di pace rispetto a quella della mia famiglia dove la televisione non taceva un istante (televisione che ho sempre rifiutato infatti di possedere, per tutta la vita).

Forse la differenza tra noi due sta nella scelta, che per me c'e' stata ed e' avvenuta molto naturalmente. Credo facesse parte della dinamica della ribellione.

E si', a livello sociale e' avvenuto storicamente un contropiede fulmineo. Non c'e' stato il tempo per riorganizzare li' per li' la resistenza. E poi la resistenza non c'e' mai stata perche' l'hanno fatta passare come fuori moda rispetto alle sorti progressive che ci attendevano a braccia aperte. Si era entrati negli anni '80, in fondo. La modernita' era iniziata, non aveva senso la nostalgia.

A quel periodo e' seguito il rimbambimento collettivo degli anni dell'Iphone e di Facebook, lo scambio ininterrotto di falsita' e superficialita' scritte e fotografate.

La borghesia illuminata esiste ancora. I festival letterari si moltiplicano, per esempio. E' solo diventata un circolo chiuso che non ha piu' impatto sociale, laddove dovrebbe essere un'elite che indica la via.

La indica ancora forse, ma poi quando ci si conta si e' sempre gli stessi, o si perde per strada qualcuno, che si fa prendere nel gioco dei like. Un po' come in quel film, L'invasione degli ultracorpi mi pare si intitolasse in italiano.

La terrazza di Ettore Scola non l'ho visto, grazie per il consiglio.

venerdì, 16 marzo, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

mah non so, io no conosco quasi nessuno che ascolta Eve Risser (a Milano quando è venuta in piano solo al Masada, eravamo in 20, contati) o Susanne Abbuehl.
i miei coetanei che vengono da quella borghesia illuminata sono rimasti fermi ai loro 20 anni, continuano a riascoltare il punk o quello che ascoltavano allora, pochissimi conoscono la musica classica e piuttosto che mettere piede alla Scala o a un concerto preferiscono San Siro e Springsteen.
certo io ho ricevuto una qualche educazione all'ascolto e alla lettura però piano piano mi sono reso autonomo da quella impostazione, ho sviluppato interessi miei in un senso che non saprei descrivere, molto onnivoro ed eclettico, e la musica e la letteratura che mi interessano (o il cinema) sono molto lontani dalla cultura borghese per eccellenza, quella più o meno dell'secolo romantico.
io credo che già nel '900 ci sia stata, grazie anche ai mezzi di riproduzione del suono, una grande quantità di nuovi incontri e nuove musiche, ognuno espressione di culture diverse e a volte lontanissime fra loro, il jazz ne è l'esempio più fulgido.
quello a cui assistiamo ora è uno spostamento generale verso la produzione culturale imposta dal mercato e questo tocca tutte le classi sociali, in un appiattimento che è verso quello che si immagina essere il gusto della middle class mondiale.
anche la scomparsa delle culture minoritarie (o meglio il loro essere diventate patrimonio della cosiddetta destra identitaria) è una delle gravi colpe della borghesia illuminata, almeno di quella italiana.
la mia sintesi è infatti Pasolini, un altro che odiava la sua classe sociale di provenienza e ha cercato disperatamente di allontanarsene.
non ho ancora trovato un pensiero più efficace del suo nello spiegare questo fenomeno.
e infatti La Terrazza, che è del 1980, viene subito dopo Brutti Sporchi e Cattivi che può essere considerato una sorta di omaggio di Scola, virato al grottesco, al pensiero pasoliniano (compreso l'utilizzo di alcuni attori in comune).
quegli anni, dalla morte di Pasolini all'avvento delle televisioni private contemporaneo alla sconfitta del movimento del '77, possono essere a buon titolo considerati l'inizio del fenomeno di cui stiamo parlando.
fenomeno su cui avrei da parlare per ore, magari se capita lo farei volentieri di persona, quando vieni a Milano e se ti fa piacere.

venerdì, 16 marzo, 2018

 
Blogger Fabio said...

Pasolini peraltro appartiene alla cultura e alle letture di quella borghesia illuminata della quale stiamo disquisendo. Quella che ha trovato nei suoi scritti infatti l'antidoto con il quale sopravvivere ai fenomeni che citi. Soprattutto all'americanizzazione dei modelli di consumo veicolata attraverso le serie televisive importate e proposte come stile di vita aspirazionale e moderno dalle televisioni commerciali. In una stagione nella quale il termine moderno era diventato aspirazionale di per se', e il passato un carico del quale sbarazzarsi perche' impediva di correre agilmente verso un dorato futuro.

Quanto dorato fosse quel futuro adesso lo sappiamo.

L'immagine di 20 persone che ascoltano Eve Risser al Masada mi colpisce molto. Mi da' sensazioni contrastanti che non riesco a riconciliare, come mi succede spesso quando mi rendo conto che la bellezza e' una prerogativa di minoranze illuminate. Mentre contemporaneamente a 20 persone che ascoltano la Risser, ve ne sono 20 milioni imbmbolate a vedere il cadavere di Baglioni, che era gia' putrescente quando eravamo ancora bambini, e a commentarne le gesta su Facebook scambiandosi migliaia di psicofarmaci like, viscida carezza dei nostri tempi che conferma la nostra esistenza sociale.

Perche' i grandi numeri non vedono la bellezza? Perche' si accontentano del pastone da galline che gli viene proposto in pacchetti pronti all'uso? Perche' non si ribellano? Perche' accettano quella dieta di mediocrita' e non guardano cosa c'e' dall'altra parte del muro, con un po' di curiosita'?

Chi ha le risposte o anche ipotesi e passasse di qui, e' benvenuto a suggerircele. Sarebbe un mondo cosi' piu' vivibile e inclusivo anche per noi, se succedesse.

Certo, vediamoci a Milano e continuiamo il discorso di persona, mi farebbe tantissimo piacere rivederci.

sabato, 17 marzo, 2018

 

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