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Prospettive musicali e altre storie

mercoledì 30 maggio 2018

Scrivere.



Se c'e' qualcosa che e' cambiato in questi anni e' stato per me imparare a amare la musica delle parole. Una frase costruita con cura ha sempre un bel suono.

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"Outside the Downs had disappeared, obliterated by a swelling wall of thunderheads. The cloud was growing as I watched, banking up into headwalls and cornices and deep ice-blue gullies. It looked like the aftermath of an explosion, like the world beyond the hills had been bombed to smithereens. But that’s how we go, is it not, between nothing and nothing, along this strip of life, where the ragworts nod in the repeating breeze?

Like a little strip of pavement above an abyss, Virginia Woolf once said. And if she’s right, then the only home we’ll ever have is here. This is it, this spoiled earth. We crossed the river then and pulled away, and in the empty fields the lark still spilled its praise".

E' un frammento tratto da To the river di Olivia Laing, che stasera leggevo a voce alta a me stesso. 

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Chi scrive bene, ti fa venire voglia di leggere i suoi libri a voce alta. Cosa che peraltro la Gio' e io facciamo spesso, alternandoci alla lettura anche in luoghi e mezzi pubblici. Le letture di Gio' alla radio le scegliamo e le proviamo di solito nel lungo tratto che facciamo sul tram 14 da Porta Genova a Via McMahon. 

Leggevo qualche tempo fa che se scrivi male perche' tutti nel tuo ambiente scrivono cosi', dovresti cambiare ambiente. Chi parla male pensa male, mi pare dicesse in un suo film Nanni Moretti. E chi scrive male mi da' sempre l'impressione che viva male, con sciattezza, senza prestare attenzione, senza la capacita' e la volonta' di analizzare le proprie emozioni. 

Prima che mi diagnosticassero i problemi di salute mentale dei quali ho sofferto nella prima parte di quest'anno, conseguenti a una situazione molto difficile al lavoro perche' per fortuna la mia vita personale e' al contrario molto serena e in equilibrio, mi svegliavo di soprassalto di notte. E allora mi alzavo e iniziavo a scrivere, per un'ora o anche un'ora e mezza che volavano. Ho scritto tantissime riflessioni, che rilette a distanza di mesi mi sembrano profonde e bellissime, come se non le avessi nemmeno scritte io.

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La scrittura salva. La scrittura ci fa capire tante cose di noi e del mondo, se solo le dedichiamo tempo e attenzione ogni giorno.

Evitiamo il fracasso dei social media. Scriviamo per noi stessi. Pagine bianche da riempire di osservazioni e riflessioni da rileggere quando ci va. E magari, se ci sentiamo, ogni tanto annotiamo qualche pensiero anche su un blog, per chi passa di qui e senza chiedere nulla in cambio.

lunedì 28 maggio 2018

Ai miei pensieri, a com'ero ieri, e anche per me (reprise).



"Ha mai pensato di scrivere un blog?", ha chiesto giovedi' scorso nella nostra sessione settimanale l'analista danese molto ECM.

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Ieri pomeriggio se ne scherzava via Whatsapp con Laura, ricordando quando scrivevamo proprio qui che il blog ci serviva per non andare dall'analista.

Abbiamo concluso lo scambio concordando che se tutti ci andassero, il mondo sarebbe molto migliore di com'e'. Tutti ne hanno bisogno. Specialmente chi non lo sa. Mi viene in mente (scritto con la piena consapevolezza che autocitarsi non e' un gran che elegante) quello che dicevo in conclusione del mio ultimo Prospettive Musicali. Quando affermavo che e' chi ha piu' bisogno di rompere i propri schemi di ascolto ad essere meno disposto a farlo.

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Stamattina leggevo in un'intervista a un'analista di New York che si chiama Jamieson Webster: "But it's very difficult to tell your story, and the story you tell is always a lie".

Il fatto, l'ho capito proprio grazie all'analisi, e' che non sei consapevole di questo strato di finzione fino a quando quella storia l'hai raccontata. E' solo raccontandola che capisci, magari non subito, quali parti della tua autobiografia non hanno tanto senso nel contesto della narrazione. Sono quelle che hai ricostruito attraverso acrobazie compiute ad arte per tenerti a distanza di sicurezza dalla realta'. E sono nel contesto dell'analisi le piu' importanti di tutte.

Ci vuole un po' di tempo (molte ore nelle quali brancoli un po' nella nebbia), ma poi quando meno te l'aspetti si chiarisce tutto.

La mia analista ha lo studio vicino a una chiesa con un cortile alberato (St. Bartholomew's, non lontano dal mercato di Smithfields). Poco piu' di un mese fa sono uscito e avevo questa distinzione cosi' chiara che ho passato un'ora a scriverla sul mio Moleskine nel giardinetto alberato della chiesa. Un'epifania, un atto noetico, chiamatelo come preferite ma di quello si e' trattato. Avevo una riunione di lavoro ma l'ho cancellata, non potevo fare altrimenti.

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La domanda dell'analista mi ha fatto capire anche un'altra cosa, dopo averci pensato un po' in questi giorni. Che un blog non e' un Moleskine, non e' un diario. E', e non puo' essere altrimenti che questo, un racconto romanzato della realta'. Una rappresentazione in bassa fedelta'. A lie, direbbe forse Jamieson Webster. O almeno una fotografia passata attraverso un effetto di Instagram. La realta', ma filtrata attraverso la lente deformante delle parole.

E' dopo essermi chiarito bene questo che ieri ho ricominciato a scrivere qui, dopo molto tempo.

domenica 27 maggio 2018

Altruismo.



Ieri sera sono stato alla Tate Modern, che come vi ho detto tante volte il sabato sera e' magnifica. Ci saranno massimo 150 persone sparse per tutti i piani. Capita spesso di avere intere sale tutte per se'. Il silenzio e' irreale, si sentono i ronzii dei neon e si e' tentati di camminare in punta di piedi.

La mostra da vedere in questo periodo qui a Londra e' quella intitolata "Shape of light", sulla fotografia astratta. Le foto degli artisti Bauhaus da sole si pagano il prezzo di ingresso. E la sala 10, quella dedicata al minimalismo, e' cosi' emozionante nelle sue geometrie semplici e naturali  e nei suoi colori minimi e uniformi che non volevo piu' uscire.

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Ma sto divagando, come faccio sempre. Volevo parlare di un'altra cosa, e cioe' che nel negozio al secondo piano (quello che collega le due ali della galleria) da qualche tempo hanno messo un bel tavolone di fianco alle riviste, per cui se uno ha tempo ci puo' passare un'ora o due indisturbato a leggere.

Poi tanto sanno che nessuno riesce a uscire a mani vuote: una di quelle riviste bellissime la compri per forza, una volta Another Escape, un'altra Cereal, un'altra Kinfolk, ecc.

Sull'ultimo numero di Kinfolk (quello dedicato a Parigi), che e' in edicola per altro da credo un mese abbondante e che ieri sera ho finalmente comprato prima che esca il prossimo e questo diventi difficile da trovare, stamattina ho letto un bell'articolo sul sacrificio di se'.

Espressione che non mi piace. Massimo Recalcati qualche settimana fa a Torino presentando il suo ultimo libro diceva che ci sacrifichiamo per ottenere un risarcimento futuro (su questa Terra o nel Regno dei Cieli, non fa differenza). Il sacrificio e' un differimento del guadagno, diceva.

Il sacrificio si differenzia quindi dalla donazione, che si realizza nel suo atto. La donazione infatti non prevede risarcimento, non chiede nulla in cambio.

Dice l'articolo: "The key is to make altruism a lifetime habit. Selflessness helps us to identify and connect with other people, and it boosts our ability to work well with others".

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Sto pensando che forse dovremmo lasciare perdere termini come sacrificio e donazione, e parlare di altruismo. Altruismo richiama un modo di pensare, un'abitudine piu' che un atto. E le parole sono importanti, teniamolo sempre presente. Il loro significato, le loro evocazioni, il loro suono.

Altruismo ha a che fare con connessione profonda, con empatia.

L'articolo e' a pagina 23, ma lo trovate anche qui.

domenica 13 maggio 2018

Prospettive Musicali del 13 maggio 2018.


SYLVIE COURVOISIER TRIO
D'agala

MARKUS EICHENBERGER & DANIEL STUDER
Suspended

ANDY SHEPPARD QUARTET
Romaria

KRISTJAN RANDALU
Absence

HARALD KIMMIG/ DANIEL STUDER/ ALFRED ZIMMERLIN STRING TRIO
Im hellen.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 9 maggio 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Come sempre, per i miei affezionati lettori un paio di anticipazioni su cosa ascolteremo domenica a Prospettive Musicali.

Apriremo la puntata con la straordinaria fantasia cromatica della pianista svizzera Sylvie Courvoisier accompagnata da una stellare sezione ritmica composta da Kenny Wollesen (batterista gia' con John Zorn, Tom Waits, Bill Frisell) e da Drew Gress (contrabbassista che ha collaborato con Tim Berne e Dave Douglas).

Ascolteremo poi un altro trio, quello del pianista estone Kristjan Randalu, formato insieme al chitarrista americano Ben Monder (che suonava la chitarra su Black star di David Bowie) e al batterista finlandese Markku Ounaskari. Con loro il suono si fara' poi ancora piu' essenziale e sospeso, come spesso succede nella seconda parte del programma.

Prospettive Musicali va in onda ogni domenica alle 22 su Radio Popolare, 107.6 in modulazione di frequenza stereofonica.

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domenica 6 maggio 2018

Prospettive Musicali del 6 maggio 2018.


JOHN LENNON
Legend

CARLA MARCOTULLI
Love is the sound of surprise

MICHAEL DESSEN TRIO
Somewhere in the upstream

MATHIAS EICK
Ravensburg

EVE RISSER
Les deux versants se regardent.

Le letture (con un grazie di cuore a Gio' e Franci per avere letto per noi) le abbiamo tratte da:

ERLING KAGGE
Il silenzio.

Ascolta il programma.

Prospettive Musicali va in onda tutte le domeniche alle 22 a Radio Popolare Milano, Radio Wave International, Radio Popolare Salento e sul webSeguiteci anche alla pagina Prospmus. Le radioregistrazioni del programma le trovate alla nostra pagina nel sito di Radio Popolare e in Itunes.

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mercoledì 2 maggio 2018

Domenica a Prospettive Musicali.


Come sempre, un paio di anticipazioni su quello che sentiremo domenica a Prospettive Musicali.

Ascolteremo un bell'omaggio al saxofonista Yusef Lateef realizzato dal trombonista californiano Michael Dessen e dal suo trio. Dessen ha realizzato una lunga suite divisa in 8 movimenti che cattura lo spirito di ricerca di Lateef, il quale amava oltrepassare i confini del jazz e avventurarsi nelle sue origini etniche.

Andremo poi a esplorare il nuovo lavoro del trombettista norvegese Mathias Eick. Il jazz sospeso e contemplativo del suo sestetto si anima in alcune tracce con un bell'equilibrismo ritmico sul quale galleggia il dialogo poetico tra la tromba di Eick e il violino di Hakon Aase.

Prospettive Musicali va in onda ogni domenica alle 22 su Radio Popolare, 107.6 in modulazione di frequenza stereofonica.

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martedì 1 maggio 2018

A chi ha lavorato.



Alla fine io credo che il Primo Maggio possa essere anche un'occasione per domandarci il senso della vita. Cosa vogliamo davvero fare, nella nostra vita e della nostra vita?

E cosa vogliamo che diventi, per noi, il lavoro? Che ruolo desideriamo che abbia? Per usare un modello che stiamo utilizzando spesso nell'analisi dell'identita' l'analista danese molto ECM e io, quali bisogni vogliamo che il nostro lavoro soddisfi all'interno della sempre utile piramide di Maslow?

Il senso, un senso, puo' stare all'interno della sfera del lavoro? Oppure i rapporti di produzione capitalisti per loro natura lo rendono di fatto impossibile, in quanto un senso umano e umanista sarebbe solo un ostacolo alla competitivita'/ produttivita' per esempio? Questo al netto delle dichiarazioni di principio degli uffici comunicazione che non vanno presi sul serio neanche per un istante.

Ecco, secondo me il Primo Maggio serve a farci queste domande.

PS: non voglio sprecare il tema perche' merita un post a parte, ma la Gio' mi diceva qualche sera fa che un'insegnante dei suoi figli ha detto che valuta piu' le domande delle risposte. O era un'altra mamma che ha chiesto che gli insegnanti valutassero le domande che vengono poste loro tanto quanto o ancora di piu' delle risposte nelle interrogazioni. Oggi me lo faccio ri-raccontare perche' me l'ha detto che era un po' tardi, e poi ve lo scrivo.