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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

lunedì 11 giugno 2018

L'inganno.



Perche' e' cosi' difficile per molti appartenenti alle classi subalterne identificarsi con la propria classe sociale e agire (votare per esempio) in coerenza con i propri interessi e non con quelli delle classi dominanti?

Mi sono fatto l'idea che non esista una sola risposta, ma almeno due. 

1) Una evidente inconsapevolezza della propria condizione e una sopravvalutazione della mobilita' sociale verso l'alto. Nonostante le evidenze empiriche contrarie, sono in molti a pensare che i propri figli, cosi' speciali ai loro occhi, riscatteranno la loro condizione diventando "qualcuno": un calciatore, una modella famosa, uno scienziato, un personaggio televisivo, un alto dirigente.

2) L'invisibilita' delle classi dominanti. I ricchi mandano i propri figli alle scuole private, si curano con la sanita' privata, frequentano circoli preclusi a chi non appartiene alla propria classe sociale, viaggiano in auto dai vetri oscurati e in classi esclusive.

Se ne intercettano le tracce, quasi delle evidenze semiotiche della loro esistenza (auto di lusso, negozi del centro, ristoranti di chef celebrita'), ma non li si incontra.

Questa distanza proietta sul di loro sia un rispetto che se li frequentassimo perderebbero subito, sia un'aura di desiderabilita' che fa perdere di vista che quei modelli di vita e consumo sono destinati a rimanere per i componenti delle classi subalterne aspirazioni irraggiungibili, desideri frustrati.

Ci si dimentica, attraverso questo stato autoillusorio, della propria condizione di mediocrita' e soprattutto del proprio stato di fragilita' e bisogno. Primario interesse degli appartenenti alle classe subalterne sarebbe un welfare di eccellenza: scuole, assistenza, sussidi, ospedali, trasporti pubblici. 

Ma non lo sanno.

Al contrario, sostengono con convinzione chi promette meno tasse. E quindi meno servizi e di peggiore qualita', piu' individualismo, piu' vulnerabilita', piu' solitudine. Si fanno inconsapevoli alfieri e difensori di un liberismo che e' legge del piu' forte e che va contro il loro tornaconto. 

Media, politici, influenzatori, autorita' per distrarre deliberatamente dalla rapacita' senza limiti delle classi dominanti amplificano ad arte la distanza tra chi ha poco e chi non ha nulla. Confermano che chi sta a galla e' diverso dai migranti e da chi per un rovescio della sorte e' sceso sotto alla soglia di poverta'.

A costoro, agli ultimi, agli esclusi, viene attribuita la responsabilita' di quel progressivo scivolamento verso il basso che i ceti medio-bassi non possono non percepire, ma che non hanno gli strumenti per interpretare per quello che e': sottrazione di diritti e ridistribuzione verso l'alto.

In questo modo si preclude alle classi subalterne quella unione senza la quale non avranno mai la massa critica per rovesciare il tavolo e riprendersi cio' che e' anche loro.

 L'inganno e' riuscito alla perfezione.

10 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Mi sono sempre posto la stessa domanda, ma in riferimento alle donne.
Perchè le donne non si votano?
Perchè votano gli uomini e si accontentano delle quote rosa, che neppure vengono rispettate? (che a me non sono mai piaciute e mi sembrano un'elemosina)
Hrundi V. Bakshi

venerdì, 15 giugno, 2018

 
Blogger Fabio said...

In un passato recente, mi sono occupato di ricerche sulle discriminazioni di genere.

Il team di ricerca era guidato da donne molto determinate, che diventavano sprezzanti e aggressive quando mettevo in discussione le loro conclusioni di parte.

Osservando le piu' scalmanate di loro, mi sono reso conto che replicavano comportamenti discriminatori e separatisti che noi uomini, o almeno i piu' progressisti e sereni di noi, abbiamo abbandonato ormai molti anni fa.

Io che gia' prima non sentivo forte la mia identita' di genere mi sono allontanato da quell'esperienza domandandomi senza trovare risposta per quali ragioni alcune donne la enfatizzano eccessivamente.

Conosco uomini, tra i quali mi includo, che hanno un buon rapporto con la loro parte femminile. E donne che vivono il loro genere con serenita', gettando ponti verso l'universo maschile.

Ma sostenere che le donne in generale esprimono i valori che vengono considerati femminili (empatia, intelligenza emotiva, inclusione, eccetera) non corrisponde al vero nella mia esperienza.

In ambienti tradizionalmente maschili, e la politica e' uno di essi, mi sembra che molte donne per avere successo si trasformino enfatizzando i loro tratti maschili.

Ho scritto questo commento in modo spero chiaro e soprattutto educato, sperando di non avere offeso la sensibilita' di nessuna lettrice pur avendo toccato un tema piuttosto sensibile. Se qualche lettrice desiderasse contraddirmi, gradirei se possibile che usasse lo stesso tipo di linguaggio, e non l'insulto gratuito.

venerdì, 15 giugno, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

io credo ci sia un equivoco di fondo in questo genere di ragionamenti, come pure in quelli che tendono a voler dare la patente di buoni elettori e toglierla a chi vota contro il proprio interesse o la propria classe di origine.
penso piuttosto che il problema sia nei rappresentanti e non nei rappresentati e che è ai primi che andrebbe chiesta la patente o perlomeno un certificato di buona fede (se mai fosse possibile anche in questo caso).
in Italia abbiamo avuto diversi esempi del fenomeno che tu descrivi.
ma perché nessuno, tranne Pasolini e quasi nessuno dopo di lui, ha denunciato il sostanziale tradimento della dirigenza borghese del PCI e via via di tutto ciò che lo ha sostituito nei confronti proprio di quelle che tu chiami le classi "subalterne"?
perché non si pone l'accento su questo fenomeno (peraltro comune a tutti i partiti della socialdemocrazia europea) e piuttosto ce la si prende con coloro che vengono ingannati dalla destra nazionalista e purtroppo anche in parte socialista (almeno a parole...)?
io trovo perfettamente naturale che chi non ha nulla prenda le distanze da partiti che ormai di socialista non hanno più nulla e hanno contribuito forse più di altri che si definiscono liberali a distruggere il Welfare State in tutte le sue forme e a privatizzare qualsiasi cosa che prima fosse servizio pubblico.

venerdì, 15 giugno, 2018

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo su tutto quello che dici a proposito del tradimento da parte del PCI e delle sue raccapriccianti identita' successive (e qui dei Laburisti) delle classi i cui interessi avrebbe dovuto rappresentare.

Pero' stiamo complicando la questione. Il punto e' piuttosto semplice. Qual e' l'interesse di chi ha meno? E' forse avere a disposizione servizi piu' scadenti in cambio della riduzione della progressivita' fiscale e quindi di sconti a chi ha di piu'? Questo e' quello che prometteva il partito del presidente del consiglio Matteo Salvini (non contiamoci balle, gli altri sono solo figuranti), che oggi nei sondaggi veleggia verso il 30%. E questo e' quello che vedremo di qui a poco.

Chi ha meno, non dovrebbe invece sostenere il messaggio opposto? Inaspriremo la progressivita' fiscale in modo da operare una ridistribuzione della ricchezza e servizi pubblici migliori per tutti, anche se necessario socializzando scuole e cliniche private. Per ridurre la conflittualita' sociale, eleveremo tasse sui grandi patrimoni in modo da dare accoglienza, casa e lavoro ai migranti.

A me sembra semplice buon senso. Potere al Popolo dovrebbe essere attorno al 50%, la Lega attorno al 2. Sostenuta cioe' solo da sparuti imprenditori non interessati a manodopera a basso costo, perche' a tutti gli altri l'esercito industriale di riserva, cioe' l'immigrazione, dovrebbe fare un gran comodo.

L'interesse numero uno, forse l'unico, di chi ha meno e' il welfare. E' quello che dovrebbe orientare il voto. Mi dai piu' welfare? Ti sostengo. Aumenti le tasse ai ricchi? Avrai il mio voto.

A me sembra semplicissimo. E invece accade il contrario.

venerdì, 15 giugno, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

mah non so, a me non pare che in Italia vi siano tutte ste classi subalterne, io vedo un'enorme classe media, l'80% dei quali dicono sia proprietario di almeno una casa, dunque non sono più proletari in senso stretto, lasciando quest'ultima classe di fatto agli stranieri, regolari o meno, e nemmeno tutti.
dunque io vedo una middle class piuttosto benestante (o che perlomeno non muore di fame) che se la prende banalmente con quelli più deboli di loro, cioè gli stranieri (regolari e non), proprio perché gli tolgono il lavoro (che in realtà nessuno di loro vuole più fare) o perché invadono i pronti soccorsi e le graduatorie per le case popolari, cioè gli levano quel poco di welfare state che ancora esiste.
Potere al Popolo non avrà mai il 50% per il semplice fatto che rappresenta un pensiero ideale e minoritario di eguaglianza e trasformazione disinteressata della società.
il problema dal punto di vista elettorale è che i proletari stranieri non votano, dunque sono rappresentati (ma solo idealmente) da qualcuno che non ha i loro interessi di classe, riproducendo così il meccanismo di cui ho parlato nel commento precedente.
il PCI comunque aveva masse di proletari pronti non solo a mobilitarsi ma anche a votare compatti (e infatti qualcosa ha ottenuto in entrambi i modi, occorre riconoscerlo).
la cosiddetta "sinistra" non ben identificata attuale non ha più nessuno dietro pronto a mobilitarsi, i giovani sono inesistenti, i vecchi sono stanchi, gli stranieri si ammazzano di fatica e non votano comunque, a meno che non siano riusciti faticosamente ad ottenere la cittadinanza ma ci vogliono anni.
e non è un caso che la questione dello ius soli sia così centrale, almeno in prospettiva futura...

sabato, 16 giugno, 2018

 
Blogger Fabio said...

La tua e' la stessa tesi dell'Amaca di stamattina, l'hai letta?

https://www.facebook.com/AmacaMicheleSerraRepubblica/?hc_ref=ARRaSebZ_RpzhoBOYmcC9sr3IOdDhxQD5r9JHjVhSyq1dCurEBs95L6SnggsWXwkGS8&pnref=story.

C'e' del vero, e mi avete entrambi fatto riflettere sulla natura di quelle che nel mio post ho chiamato classi subalterne in mancanza di un termine migliore.

Il plurale che pure ho usato avrebbe dovuto farmi capire delle cose che invece mi avete fatto comprendere voi.

E' cosi'. L'esito del voto nasce dalla paura dei penultimi di scivolare nell'ultimo girone infernale, che sentono sempre piu' vicino.

La piccola borghesia come dici tu possiede qualcosa, fosse anche solo la casa dove torna per cena tutte le sere, ed e' quel qualcosa che difende strenuamente da quelli che definisce, proprio per prendere le distanze pur sapendo che non e' cosi', stupratori e delinquenti.

Se cosi' fosse, e probabilmente e' proprio cosi', ci troviamo di fronte a un problema di soluzione ancora piu' complessa. La piccola borghesia starebbe infatti barattando un'illusoria protezione dell'argenteria di famiglia per paura di confondersi con chi sta sotto di loro. Accettano quindi di farsi rapinare da chi sta sopra, rinunciando a cio' che spetterebbe loro in termini di welfare in cambio di un'illusione. Lasciateci almeno quella, dicono.

(Dopo aver letto te e Serra, mi sento un po' come quando esco dallo studio dell'analista e mi rendo conto che le mie convinzioni di un'ora prima sono state capovolte completamente :)

sabato, 16 giugno, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

aver detto le stesse cose di Serra (e, giuro, senza averlo letto prima) un po' mi preoccupa, di solito lo detesto proprio perché voce (una delle principali, direi) di quella sinistra borghese che ha contribuito non poco allo stato di cose presente.
probabilmente a nostra volta entrambi le abbiamo lette da qualche altra parte (lui dice da Giobbe Covatta) ma io credo di averle un po' vissute nella realtà che mi circonda, dato che mi capita di frequentare luoghi e persone molto diverse e poi treni, uffici postali, residenze per anziani e via dicendo (qualche mic.ap. di RadioPopolare pure...) dove certi discorsi li senti in ogni momento e a poco a poco il quadro che ne esce è questo.
bentornato Serra comunque nell'analisi marxista, dopo che per decenni ne è stato il più accanito detrattore, sia pur sotto forma di satira o di scrittura di programmi televisivi mainstream...
quanto al capovolgimento delle tue convinzioni non ti preoccupare, basta che torni a vivere regolarmente in Italia e anche tu ti puoi accorgere delle stesse cose.
io comunque non ti auguro di tornare! :-)

sabato, 16 giugno, 2018

 
Blogger Fabio said...

Su Serra pensiamo un po' le stesse cose, anche se io alcuni suoi interventi di costume e meno politici continuo a apprezzarli. Il suo continuo richiamo all'imbarbarimento del linguaggio e degli stili per esempio lo condivido.

E sai qual e' la parte del tuo ragionamento che piu' mi ha convinto? Quando parli della competizione tra piccola borghesia e nuovi arrivati durante le file al pronto soccorso o per un posto all'asilo nido.

Dopo di che, il problema resta sempre quello delle risorse scarse per il welfare, e quindi se la piccola borghesia invece di prendersela con i nuovi arrivati pretendesse da chi possiede patrimoni ingenti un contributo maggiore (non minore!), si risolverebbero contemporaneamente il problema delle risorse per il welfare e quello di quei migranti che finiscono per delinquere in mancanza di un'alternativa che permetta loro di vivere dignitosamente in modo onesto.

Il fenomeno e' globale (pensa a Trump) e qui non si sta meglio di li', con l'aggravante della spada di Damocle dell'uscita dall'Unione Europea con la quale non c'e' alcuna chiarezza sugli accordi. Sembra di stare sul Titanic.

Si stava meglio, ma il referendum ha cambiato tutto e ora si sta tutti peggio, noi immigrati e loro, nonostante la stampa popolare continui a sostenere posizioni nazionaliste. L'equivalente su per giu' del nazionalismo di Salvini, con gli stessi toni.

domenica, 17 giugno, 2018

 
Blogger CICCILLO said...

beh allora ti auguro di andartene dal UK ma non di tornare in Italia!
intanto questo nostro piccolo scambio di idee mi è ritornato alla mente leggendo poco fa che Davide Casaleggio ha appena organizzato un convegno intitolato: "Innovazione tecnologica e occupazione: quale futuro per il welfare post-ceto medio?".....
Secondo te cosa sarà il welfare post-cetomedio?

domenica, 17 giugno, 2018

 
Blogger Fabio said...

Soprattutto: esistera' ancora il welfare? E non e' stato il drastico ridimensionamento del welfare a fare scivolare verso il basso chi si era illuso di avere conquistato una qualche sicurezza? A generare quindi questo post-ceto medio di cui parla Casaleggio?

L'innovazione tecnologica portera' a una forbice ancora piu' marcata tra chi avra' gli strumenti per governarla e chi e' destinato a subirla, magari anche solo per questioni anagrafiche (tu e io, per dire).

Il reddito universale e' una necessita' piuttosto urgente, ma non mi sembra che a parte le promesse in campagna elettorale ci sia la volonta' di realizzarlo. Avrai sentito anche tu che c'e' gia' chi lo definisce un assegno per stare sul divano (proprio gli amichetti di Serra, tra l'altro).

Il movimento di Casaleggio e' un enigma. Tra scalmanarsi gridando insulti e andare a dire ai commercianti che sono tutti onesti una via di mezzo l'avrebbero potuta trovare. Pur non avendoli mai votati (grazie anche a Giovanna che essendo stata amica di Casaleggio padre mi racconto' un po' di dietro le quinte) li trovo un pezzo piu' deludenti del previsto.

domenica, 17 giugno, 2018

 

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