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Prospettive Musicali

venerdì 10 agosto 2018

A Simona e a quelle scoperte che sembrava non sarebbero finite mai.



"Credo che, per chi scrive, un’età fondamentale sia quella della adolescenza: quando ancora non si fa parte del mondo degli adulti, ma si sente che la vita vera sta per arrivare, e si fanno le grandi scoperte, si provano le prime emozioni forti e ci si accorge che il mondo è fatto anche di libri, canzoni, film, quadri.

Quando ci si accorge, ad esempio, che la letteratura non è solo quella materia barbosa che si deve studiare a scuola, ma una cosa viva, che parla di esperienze che anche noi saremo destinati a fare e che per il momento possiamo solo vivere di riflesso, immedesimandoci in un qualche personaggio.

È in questa età che si viene segnati, in un modo o nell’altro”.

Daniele Benati, Qualcosa, Paolonori.it.


Non avevo ancora letto La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. L'ho divorato in pochi giorni.

E' un libro bellissimo. L'episodio della laurea (Mattia che non vuole che nessuno lo vada a sentire e che poi quando viene proclamato dottore si sente molto solo fino a quando non incontra in biblioteca Alice) e' identico a quello che vissi io.

Il numero primo era Simona, che poi avrebbe lasciato questa Terra solo qualche anno dopo. Aveva solo 27 anni quando parti', chissa' dov'e' ora e se mi puo' leggere e sentire che tutto il nostro affetto e' rimasto cristallizzato a quei giorni.

La colonna sonora di quel periodo (Disintegration dei Cure, appena arrivato alla redazione della radio con la quale collaboravo allora) e' proprio la stessa citata da Giordano in quell'episodio. Anche per questo leggendolo sono sobbalzato sulla sedia.

A legarci fu proprio quella scoperta che il mondo è fatto anche di libri, canzoni, film, quadri: di un orizzonte emozionale infinito. Non e' una scoperta che devo esclusivamente a Simona. Quando ci conoscemmo quel percorso era gia' iniziato per entrambi.

Ma per un tratto di vita condividemmo letture, dischi, mostre, cineforum (parola bellissima e dimenticata), passeggiate nella natura, discussioni che non finivano mai. Senza quella condivisione sarei stato completamente solo e forse mi sarei perduto.

Il libro di Giordano mi ha riportato a quegli anni, a quell'energia, a quelle scoperte che sembrava non dovessero esaurirsi mai.

Se ho un augurio da fare a un giovane di oggi e' che dimentichi il telefonino e i social e viva proprio quelle esperienze, con tutta la loro confusione, con tutta la loro energia, con tutto quel patrimonio di emozioni che ha lasciato dietro di se' e che non mi abbandonera' mai.

(E domani la Gio' e io, perche' appunto i libri vanno condivisi con chi amiamo, abbiamo deciso che iniziamo Divorare il cielo).