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Prospettive musicali e altre storie

mercoledì 26 settembre 2018



Mi e' capitato a volte di chiedermi cosa prova un poliziotto che sgombera un presidio, una casa occupata da migranti, una fabbrica dove gli operai dormono per difendere il posto di lavoro. Poliziotto, che appartiene per definizione a quello stesso proletariato del quale fa parte chi colpisce col manganello come gli viene ordinato di fare.

Oggi mi domando come si deve sentire un impiegato dell'ufficio personale, proletario come siamo noi, a pronunciare a uno di noi la frase "L'azienda ha deciso di concludere il suo rapporto di lavoro per la soddisfazione di entrambe le parti".

Chissa' come si sente uno che lavora all'ufficio personale, quindi uno pagato per stare otto ore al giorno in ginocchio a succhiare il cazzo del padrone, quando riceve lo stipendio guadagnato col sangue dei compagni licenziati.

lunedì 24 settembre 2018



Ascolto Randy Weston registrato a Montreaux, stasera. La sua musica cosi' ritmica e cosi' sensuale, con queste radici africane scoperte. Riposa in pace, Randy. Grazie per la tua musica.

Ho visto un telegiornale italiano per capire cosa sia questo decreto sicurezza e immigrazione, che senso abbia mettere questi due concetti insieme. Mi e' scesa addosso una tristezza senza limiti, uno sconforto assoluto. Quanto odio. Quanta paura. Quanta ignoranza.

Adesso mi metto a scrivere un po', vado un pochino avanti nel romanzo, concentrato. E' cio' che mi da' pace e un senso di realizzazione. E' anche un po' una fuga dal mondo, lo so bene.

Se vi fa piacere leggere nei prossimi giorni queste brevi note e non vi spiace troppo che io non scriva dei post con un senso compiuto, ogni tanto magari ci sentiamo cosi'. Senza titoli, senza un tema, senza orpelli. Solo qualche frase, osservazioni, parole che arrivano dal cuore un po' come quelle che mi piace scrivere a mano sulla carta per me stesso, ogni volta che mi va.

lunedì 17 settembre 2018

Il difficile primo capitolo.



Ieri sera ho guardato il primo capitolo del romanzo che sto scrivendo. L'ho proprio guardato negli occhi, non solo riletto varie volte limando ogni parola. Ho visto tutti quei caratteri sulle pagine bianche, quei personaggi che dopo mesi di ripensamenti e schemi e indecisioni stanno prendendo vita.

Ho letto il capitolo alla Gio', che ha detto "Te lo rileggo domani con calma, ma mi piace da pazzi. Non c'e' nulla che toglierei". Togliere, come Eicher che toglie ogni nota di troppo in modo che quelle che rimangono esprimano un'idea di spazio. Bisogna fare lo stesso con le parole, dicevamo la Gio' e io mentre provavamo la storia prima di iniziare a scriverla.

Mi sono sentito dopo tanti anni come quella volta che trasportai il pesante amplificatore del basso giu' per le scale della cantina della casa dove abitava un mio compagno di liceo. Nello scantinato c'era gia' la batteria. Attaccammo i jack della chitarra e del basso e inziammo a suonare "Message in a bottle" che conoscevamo tutti e tre. Andammo avanti per un bel po' improvvisando su quel ritmo e quel giro di basso, direi un bel 10 minuti.

Quando dopo l'ultima nota dal frastuono che era rimbalzato sulle pareti emerse uno strano silenzio ovattato, quello di quando i timpani sono stati messi a dura prova e vedi la persona di fianco a te che muove le labbra ma senti solo un fischio insistente, ero cosi' contento che quasi mi veniva da piangere.

Stanotte mi sono sentito ancora cosi'.

***

Nei prossimi giorni saro' impegnato a scrivere cercando di non distrarmi. Qui voglio pero' postare i riferimenti che mi stanno aiutando e mi stanno dando ispirazione, se trovo un momento.

Tutto e' partito di qui, in fondo. Magari anche tutto finira' qui a un certo punto se non trovero' un editore. Andrebbe bene anche cosi'.

Scrivere e' un'esercizio che pulisce la mente e se scriviamo con sincerita' entriamo in contatto con l'anima. Il senso e' quello, l'obiettivo e' quello.

domenica 16 settembre 2018

Un messaggio che ho scritto stamattina a un amico che non trova lavoro.



L'anno scorso il CEO di Morgan Stanley si e' dato uno stipendio di 21.5 milioni di sterline, Sono 60mila sterline al giorno compresi sabati e domeniche. In un fine settimana guadagna quasi tre volte quello che guadagna un insegnante con 20 anni di esperienza in un anno di lavoro.

E di fronte a questo la gente cerca di attentare alla sua vita, lo copre di sputi e verdura marcia, gli brucia la macchina e l'abitazione? Ma va. Lo ammirano.

E le banche di investimento hanno pagato 15 miliardi di sterline in bonus.

Intanto i treni dei pendolari vengono ridotti di numero dopo l'ennesimo aumento. Gas e luce sono aumentati 2 volte in 3 mesi. Alla popolazione, stremata dalla crisi e dalla moderna eroina diffusa tra le masse (Facebook), vengono indicati come colpevoli di tutto questo migranti senza nulla che fuggono da campi di tortura.

Mentre i suddetti CEO vengono ammirati, riveriti.

Alle masse e' stato fatto credere che il loro pargolo che gia' a 2 anni sa usare Whatsapp e fare un video con l'Iphone e' un genio e diventera' qualcuno.

Diventera' un altro schiavo naturalmente, ma loro si baloccano con quel sogno e rifiutano di vedere la realta'.

E quindi non cambia nulla.

So bene che la felicita' non e' funzione dei possedimenti materiali. Non ho idea se il CEO di Morgan Stanley sia piu' o meno felice di voi o di me, infatti.

Sono convinto pero' che se temi per la sicurezza economica di base, intendo il livello piu' basso della piramide di Maslow (cibo e riparo), allora viene a mancare quella serenita' al di sopra della quale poggia ogni possibile ricerca della felicita'.

giovedì 13 settembre 2018

Chiamarsi fuori.



Fatto un calcolo mentale in base alla mia esperienza, ho concluso che standosene fuori dai social media quello che si guadagna e' molto piu' di quello che si perde. Assumendo che il tempo, il nostro preziosissimo e finitissimo tempo, abbia per noi valore.

Ed e' un'assunzione non secondaria questa: il tempo assume valore solo si sa che cosa farne.

E' questa paura di perdere qualcosa che dobbiamo vincere, perche' non perdiamo proprio nulla e soprattutto nulla di importante.

mercoledì 12 settembre 2018

Twitter, o del burro salato.



Il gusto del burro salato lo ricordo da quando ero ancora un ragazzino e venivo da queste parti a studiare la lingua. Mi piaceva gia allora tantissimo.

Quando venni a vivere qui non me lo facevo mai mancare. Tornavo a casa dopo una giornata di lavoro e il mio comfort food preferito era li' ad aspettarmi. Scaldavo una fetta di pane e ci stendevo sopra una badilata di burro salato.

Dopo qualche tempo feci un esame del sangue. Andava tutto bene, tranne il valore del colesterolo, come e' ovvio.

Cosi' all'improvviso smisi di comprarlo, e oggi non ho nemmeno idea di dove trovarlo quando vado al supermercato.

***

Sara' una settimana che sto dicendo a tutti che mi voglio cancellare da Twitter e poi non lo faccio. Come poi se la mia cancellazione fosse un evento mediatico planetario, quando invece credo di avere un'ottantina di followers la meta' dei quali probabilmente non esistono piu' o non sono mai esistiti.

Stanca di sentirmelo dire ("Si'  lo so, me l'hai gia' detto ieri sera e anche domenica"), la Gio' ha evocato il famoso burro salato, della cui esistenza mi ero completamente dimenticato. Ha detto: "Ti viene ancora in mente di comprarlo? Eppure guarda che lo vendono ancora!".

E poi ha aggiunto che non c'e' bisogno di cancellarsi da Twitter. Che basta non aprirlo, proprio come non c'e' bisogno che Waitrose rimuova tutte le confezioni di burro salato dallo scaffale frigorifero, basta decidere che, da oggi, non si compra piu'.

Intanto Twitter l'ho cancellato dalla colonnina qui a destra. Mi sento gia' meglio. Come quando esci da una stanza affollata e respiri aria fresca, finalmente pulita, il rumore di fondo cessa improvvisamente e puoi ricominciare a pensare a quello che ti va.

martedì 11 settembre 2018

Scuse per mettere a tacere l'ansia.



E' da stamattina che mi sono preposto di iniziare a preparare la prossima puntata di Prospettive Musicali, per non lasciarmela per l'ultimo momento, anche perche' e' l'unica sera libera della settimana: domani ho una riunione di lavoro che comincia alle 18.30 e finira' chissa' quando, giovedi' come tutti i giovedi' sera vedo l'analista danese molto ECM e venerdi' vado a sentire Michele Serra all'Istituto di Cultura Italiana.

Vorrei pero' scrivere tutt'altro, iniziare un libro che ho in testa da quest'estate, una storia che mi piace da pazzi e che e' venuta fuori proprio in una seduta di analisi. Ha gia' una sua struttura, so come voglio dividere i capitoli, perfino un bel titolo, ma ho una gran paura di sbagliare, di non possedere gli strumenti per rendere vivi i personaggi come vorrei.

Quando ho capito che la storia non era male sono stato alla Libreria Italiana e ne ho parlato con Mancassola che tiene i corsi di scrittura creativa, ma il prossimo non lo inizia fino a gennaio ha detto.

Cosi' rimando e mi dedico a Prospettive Musicali.

(Il titolo del post si e' generato da solo dopo aver riletto).

Piu' uguaglianza, piu' verde, piu' welfare.



Il giorno che decisi che nella vita avrei voluto fare il ricercatore sociale, lo ricordo ancora molto bene.

Il mio professore di psicologia sociale, che qualche tempo dopo mi avrebbe voluto nel suo istituto, invito' noi studenti del suo corso all'Universita' di Pavia ad andarlo a trovare nel suo studio di Milano.

Fu dopo quella visita che pensai, sul treno che mi riportava a casa, che quello che avrei voluto era farmi interprete dei bisogni delle persone.

Tali bisogni sarebbero stati - non avevo alcun dubbio - piu' uguaglianza, piu' verde, piu' welfare.

venerdì 7 settembre 2018

Le api.



Qualche anno fa mi ammalai per tre volte in un solo inverno, facendo ben due ricadute di influenza.

Successe tutte e tre le volte durante periodi che avevo deciso di trascorrere a Milano. Naturalmente non e' bello stare a letto ammalati, ma quei giorni scanditi dalla Gio' che a meta' giornata mi portava a casa la spesa e mi preparava un pranzetto leggero prima di tornare al lavoro e poi per il resto trascorsi in solitudine (condizione che amo) me li ricordo ancora con piacere e un po' di nostalgia.

Il pomeriggio ascoltavo tutta Fahrenheit, tre ore filate. Ecco, se potessi io Fahrenheit lo ascolterei tutti i giorni. Invece mi forzo quando lavoro a tenere al massimo in sottofondo della musica, evitando programmi parlati che finiscono per distrarmi troppo.

Ma poi quasi tutte le sere un pezzo del podcast di Fahrenheit finisco per ascoltarlo (come dissi pure a Sinibaldi qualche tempo fa quando mi capito' di cenare insieme a lui all'Istituto di Cultura Italiana, prima di lanciarci in una lunga disquisizione su cos'e' diventata la radio ai tempi dei podcast). Oggi, che stanno trasmettendo dal Festivaletteratura di Mantova, non ho resistito a sapere di cosa parlano e infatti li sto ascoltando.

Una scrittrice norvegese che hanno intervistato poco fa ha detto che dobbiamo imparare dalle api, che lavorano per l'alveare e non per loro stesse.

E' un concetto molto bello. Ognuno dovrebbe fare quello che serve alla societa', in cambio dei prodotti e servizi che servono a ognuno e solo di quelli. Un modello nel quale non esisterebbero ne' profitti ne' rendite, quindi non esisterebbero plusvalore, disoccupazione e sfruttamento. Quindi si lavorerebbe il giusto, ne' troppo ne' troppo poco, tutti.

Per me sarebbe la perfezione, il punto piu' evoluto dell'umanita'. Fa riflettere pensare che quando eravamo api ci risultava naturale.

giovedì 6 settembre 2018

Contraddizioni, umanita', amore, spiritualita'.



Ci sono voluti anni di errori, c'e' voluto un percorso psicoterapeutico che e' stato tra le decisioni piu' sagge (poche, in verita') della mia vita, ma credo di avere capito una cosa.

Una soltanto, ma importante. Che non amiamo una persona fino a quando impariamo ad amarne le contraddizioni. Forse un giorno le risolveremo, le tue e le mie grandi e piccole contraddizioni. Se ci riusciremo sara' per tutto l'aiuto che ci siamo dati in questi anni, un giorno alla volta.

Ma intanto, come ha dichiarato Michael Stipe alla BBC settimana scorsa con quel suo caratteristico modo di parlare che sembra che stia parlando solo con se stesso, "If we have an understanding that within each of us there are multiple contradictions, we arrive at a higher place, which is humanity".

E l'umanita', l'amore e la spiritualita' sono aspetti diversi della stessa cosa, come mi disse un giorno Patti Smith, quando ancora non ero in grado di capire le sue parole.

martedì 4 settembre 2018

Gli olivi, i fichi, i sorbi, i gelsi, i noci.



Da quando l'ho trovato citato in Divorare il cielo, mi e' venuta voglia di leggere Il barone rampante di Calvino. Cosi' l'ultima volta che sono tornato in Italia me ne sono procurato una copia uscita per gli Oscar Mondadori, con una bella foto di Ghirri in copertina.

Del libro mi piacciono le descrizioni degli alberi. Ogni albero ha una sua personalita', un suo carattere.

Gli olivi, per il loro andar torcendosi, sono a Cosimo vie comode e piane, piante pazienti e amiche, nella ruvida scorza, per passarci e per fermarcisi, sebbene i rami grossi siano pochi per pianta e non ci sia gran varietà di movimenti. 

Su un fico, invece, stando attento che regga il peso, non s’è mai finito di girare; Cosimo sta sotto il padiglione delle foglie, vede in mezzo alle nervature trasparire il sole, i frutti verdi gonfiare a poco a poco, odora il lattice che geme nel collo dei peduncoli. 

Il fico ti fa suo, t’impregna del suo umore gommoso, dei ronzii dei calabroni; dopo poco a Cosimo pareva di stare diventando fico lui stesso e, messo a disagio, se ne andava. Sul duro sorbo, o sul gelso da more, si sta bene; peccato siano rari.

Così i noci, che anche a me, che e' tutto dire, alle volte vedendo mio fratello perdersi in un vecchio noce sterminato, come in un palazzo di molti piani e innumerevoli stanze, veniva voglia di imitarlo, d'andare a star lassu'; tant’è la forza e la certezza che quell’albero mette a essere albero, l’ostinazione a essere pesante e duro, che egli s’esprime persino nelle foglie.

ECM.



Giusto per raccontarvi cosa succede dietro alle quinte di Prospettive Musicali, stamattina mi ha contattato l'ufficio stampa dell'ECM per proporre di mandarmi le loro uscite come si usa adesso, in formato file.

Come si usa adesso perche' io appartengo alla vecchia scuola, quando ancora le etichette ti mandavano a casa le copie promozionali dei dischi fisici.

Ci ho pensato un po' e poi ho cortesemente declinato, spiegando che per me l'esperienza di ascoltare i dischi ECM non puo' prescindere dalla loro carta e dalle loro fotografie rarefatte in quel bel bianco e nero elegante. La loro musica in formato file sono sicuro che suona diversa. E non ne sto facendo una questione di suono, ma di esperienza.

Pero' se passano di qui li ringrazio per aver pensato a me. E' stato un pensiero gentile, di quelli che ti fanno sentire parte di qualcosa. E sentirsi parte di qualcosa e' importante, specie per me che tante volte non mi sento parte di nulla e ci sto un po' male.

lunedì 3 settembre 2018

Un desiderio.



Ci sono ragioni molto contingenti, molto pratiche, per le quali non scrivo piu' questo blog. Fondamentalmente il tempo che manca, o piuttosto che ho scelto di spendere in altro modo.

Scrivo ancora molto, ma scrivo a mano sulla carta, scavando nell'anima e rivelando a me stesso in forma scritta, e poi in un secondo momento alla Gio', quello che scopro giorno dopo giorno. In genere succede a notte fonda, quando tutto si fa finalmente silenzioso. E poi, una volta alla settimana ne parlo con la ormai famosa analista danese molto ECM, cercando spiegazioni.

E' dei grandi scrittori sapere poi condividere, universalizzandole, queste scoperte. E io non sono ne' Kafka ne' Musil, e non ne sono capace.

Eppure mi spiace avere abbandonato questo medium, per tante ragioni. Non ultima il fatto che il blog si rivelo' a suo tempo un mezzo potentissimo per costruire ponti con anime affini. Forse si aprivano per solitudine questi taccuini online, e forse a un certo punto abbiamo deciso tutti di chiuderli quando le anime affini le abbiamo trovate nella vita reale.

Ma e' un po' un peccato. Ho pensato spesso a come riprendere il discorso interrotto. So solo che mi piacerebbe ripartire dalla nuda parola: da quando nemmeno sapevo come si faceva un link. Scrivendo semplicissime osservazioni senza limiti di spazio e senza l'imbarazzo che mi darebbe scriverle invasivamente su un social network.

Al centro vorrei mettere le emozioni e i sentimenti, e vorrei che i fatti restassero in secondo piano.

So per esperienza che servirebbero continuita' e impegno, e quindi non prometto nulla. E' un desiderio per il momento.