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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

venerdì 28 dicembre 2018

Le mostre del 2018.


Mi domando qualche volta quanto cambia il nostro giudizio sulle mostre che vediamo in funzione del nostro stato d'animo del momento. Io per esempio quando entro alla Tate Modern il sabato sera e mi muovo in quegli spazi enormi a quell'ora deserti, mi sento gia' bene. La mia predisposizione rispetto a quello che vedro' e' certamente positiva.

Di fatto due mostre viste di sera alla Tate, una grande, dedicata alla fotografia astratta, e un'altra piu' raccolta, sull'arte tedesca della prima meta' del Novecento, sono state tra quelle che mi hanno piu' emozionato negli ultimi dodici mesi.

Nella seconda parte dell'anno sono stato spesso alla National Gallery. Mi alzavo il sabato mattina e ci andavo a piedi. Al termine della lunga passeggiata visitavo qualche sala della collezione permanente oppure una mostra temporanea. La piccola retrospettiva su Lorenzo Lotto, solo quattro sale, l'ho visitata varie volte e mi ha sempre rivelato particolari che mi erano sfuggiti.

Ho visitato anche regolarmente le gallerie private di Soho e Mayfair. Richard Serra da Alan Cristea e Tara Donovan alla Pace Gallery sono state le mostre che ho preferito durante quei pellegrinaggi. A volte interessanti, a volte deludenti. 

SHAPE OF LIGHT
Tate Modern

LORENZO LOTTO
National Gallery

MAGIC REALISM
Tate Modern

RICHARD SERRA
Alan Cristea

TARA DONOVAN
Pace Gallery.

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giovedì 27 dicembre 2018

I film del 2018.


E' stato un altro anno di grande cinema questo 2018. Ho visto davvero tanti bei film e non e' stato facile selezionarne solo 5. Ma e' la tradizione di fine anno di questo blog: 10 dischi, 5 film e 5 mostre.

Il film che ho amato maggiormente e' stato, stranamente per me, un film di Natale. Dicembre 1985: Adrian, pubblicitario newyorkese, torna in una cittadina del Texas dai genitori repubblicani e iper-religiosi per celebrare le feste. Riuscira' a rivelare loro che sara' il loro ultimo Natale insieme, essendo malato conclamato di AIDS?

Apostasy, L'assoluto presente e The square sono descrizioni provocatorie del nostro confuso presente: e' proprio grazie a storie cosi' che vado al cinema con passione, settimana dopo settimana, anno dopo anno.

Studio 54 e' un capolavoro di documentario. Ci riporta a un'epoca che abbiamo solo sfiorato facendoci sentire suoni e atmosfera come se ne fossimo stati parte.

YEN TAN
1985

DANIEL KOKOTAJLO
Apostasy

FABIO MARTINA
L'assoluto presente

MATT TYRNAUER
Studio 54

RUBEN OSTLUND
The square.

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lunedì 24 dicembre 2018

Ore 13: il blog e' servito.



Qualche giorno fa pensavo a come rendere piu' facile l'esperienza di chi desidera seguire questo blog e mi e' venuta un'idea che credo risolva allo stesso tempo due problemi, uno vostro e uno mio.

Dato che questo non e' un blog legato all'attualita', ho pensato che non abbia molto senso quando scrivo un post pubblicarlo subito.

Mi sono cosi' riproposto di scriverlo e lasciarlo nell'editor fino al mattino successivo. Il giorno dopo lo rileggo, decido se ho ancora intenzione di pubblicarlo, faccio un minimo di editing e ne programmo la pubblicazione a mezzogiorno (le 13 in Italia).

I due problemi che risolvo cosi' in contemporanea sono:

1) Non pubblico nulla d'istinto. La pubblicazione d'istinto e' raramente curata e rischia a volte di essere l'effetto di stress emotivo. Che quando si pubblica qualcosa va evitato. Ne sanno qualcosa tutti coloro, e non sono pochi, che hanno subito le conseguenze di post e commenti offensivi.

Io non ho mai offeso nessuno, almeno me lo auguro. Ma ho la tendenza a volte a vedere un solo lato della medaglia, e quando mi rileggo a distanza di tempo lo noto. Invece subito, no. Spesso e' meglio porsi domande e ammettere dubbi che darsi risposte. Qualche volta me ne dimentico.

2) Chi legge sa che c'e' un orario di pubblicazione, sempre lo stesso. Pensate, ad esempio, se un giornale uscisse ogni giorno a un orario diverso o un settimanale venisse pubblicato in un giorno diverso ogni settimana. Sarebbe difficile seguirlo.

Se desiderate leggere le mie riflessioni, ora sapete che la pubblicazione avviene alle 13 ora italiana. Non tutti i giorni. Quando ho qualcosa da scrivere e tempo per farlo. Se appena dopo le 13 non trovate alcun aggiornamento, l'appuntamento e' rimandato al giorno o ai giorni successivi. Da gennaio mi piacerebbe scrivere almeno tre post a settimana, vedremo se trovero' il tempo.

L'alternativa sarebbero state le notifiche sui social media, che pero' sapete che detesto e ho abbandonato molto tempo fa senza alcun rimpianto (anzi, con molto sollievo. Per questa e per millemila altre ragioni, grazie Gio').

domenica 23 dicembre 2018

E io? Cos'avrei potuto fare io?



"It is childish and stupid to ask whether this one or that one is guilty. I propose that for one short hour we ask ourselves instead: “What about myself? What has been my share of the guilt? When have I been too loudmouthed, too arrogant, too credulous, too boastful?

What is there in me that may have helped… all the illusions that have so suddenly collapsed?”.

If the war goes on...


A volte le citazioni che pubblico qui le condivido completamente. A volte le scrivo solo per pensarci su.

Questa appartiene alla seconda tipologia. Certo, dobbiamo sempre domandarci come abbiamo contribuito a certe situazioni spiacevoli nelle quali capita di trovarci invischiati. A patto che non indulgiamo in elaborazioni che rischiano di farci sentire inadeguati e di abbatterci.

Ho in corso una lunga querelle con l'analista danese molto ECM sui post-it che appiccico al mio frigorifero.

Ho iniziato anni fa, per tenere traccia di cose piacevoli da fare delle quali avevo letto. Film, mostre, dischi da cercare. 

Quando nella prima parte di quest'anno mi fu diagnosticato uno stato ansioso-depressivo, mi sembro' una buona idea trasformare una parte di quel taze-bao in un elenco di preoccupazioni da risolvere, cosi' da tenerle a mente e farne qualcosa. 

L'analista danese molto ECM non apprezzo'. Mi diede una serie di idee per gestire le mie preoccupazioni, e mi chiese pero' di staccare i post-it, che quelle preoccupazioni me le avrebbero ricordate in continuazione impedendo di liberarmene.

Non diteglielo, ma io quei post-it non li ho mai staccati. Stamattina pero' ne ho scritti un paio, arancioni in modo che risaltino rispetto a tutti gli altri. Su uno ho scritto "Do what you love" e sull'altro "It's OK to be yourself".

Per controbilanciare la citazione di Hesse, credo, e tornare a un giusto equilibrio.

Saranno le mie stelle polari per il 2019.

Il proponimento e' intrappolare ansia e depressione, facendole rimanere per sempre prigioniere di questo 2018. Mentre noi andiamo avanti, finalmente senza di loro. 

venerdì 21 dicembre 2018

Buddhismo e marxismo: un incontro necessario.



"Sono un monaco marxista, un marxista buddhista. Sto dalla parte dei marxisti, perche' a differenza del capitalismo il marxismo e' piu' etico. Il marxismo, come ideologia, ha cura del benessere dei lavoratori e crede nella distribuzione della ricchezza tra i cittadini di uno stato".

DALAI LAMA
Indian Express.


Ho trovato la citazione qui sopra nel volume The value of nothing dell'economista londinese Raj Patel. Che in un altro passo dello stesso libro scrive:

"La filosofia di Gandhi non era, come alcuni l'hanno ricostruita, un grande padiglione di preghiere e incenso. Pur essendo non violenta, prevedeva l'opposizione e il conflitto: indubbiamente gentile, ma comunque un'opposizione".

E' un tema che mi pare interessante. Sviluppare la capacita' di opporsi con fermezza ma anche con gentilezza. Prevedendo il conflitto se necessario, ma gestendolo senza subirlo. Una specie di conflitto empatico, se non lo considerate un ossimoro.

La stella polare deve sempre essere l'affermazione radicale ma empatica, in pari misura marxista e buddhista, della giustizia sociale e dell'uguaglianza redistributiva.

giovedì 20 dicembre 2018

I dischi del 2018: 1.


NIK BARTSCH'S RONIN
Awase.

I Ronin chiamano le loro composizioni moduli, come si trattasse di elementi interscambiabili di una costruzione architettonica.

Gli ipnotici, elegantissimi pattern di questa formazione di Zurigo nascono dalla ripetizione ossessiva di frasi musicali che si trasformano quasi impercettibilmente, sostenute da ritmi dispari e acrobatici.

E' ancora jazz. Forse. Ma come se a suonarlo fossero Steve Reich, Philip Glass, Ryuichi Sakamoto, Terry Riley.

Donald Judd e Mark Rothko, quando il sabato sera ci capita di andarli a trovare nelle sale finalmente silenziose della Tate Modern, suonano proprio cosi'.

PS del 2 gennaio: Nik ha ringraziato personalmente noi di Prospettive Musicali per avere incluso il suo disco nella nostra puntata collettiva di fine anno. Mi ha molto emozionato. Grazie a te per la tua musica, Nik!

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mercoledì 19 dicembre 2018

I dischi del 2018: 2.


MANDOL' IN PROGRESS
The dark side of the mandolin.

Inserendo questo album tra i dischi del 2018, ammetto di barare un po' sulla sua data di nascita. Infatti e' uscito nella seconda meta' del 2017, anche se io ne sono venuto a conoscenza solo qualche mese dopo.

E mi ha folgorato. Si tratta di una riproposizione nota per nota di The dark side of the Moon eseguita da tre mandolinisti italiani. I quali riescono a estrarre la natura folk che si nasconde sotto il trucco pesante del lungo lavoro di post-produzione dell'album originale.

In queste versioni acqua e sapone che ne ricercano l'essenza, le atmosfere del capolavoro dei Pink Floyd si fanno ariose, a tratti evanescenti.

Si ascoltano sia i mandolini che The dark side of the Moon come se fosse la prima volta.

Un disco che e' un'esperienza straniante e magica. Geniale.

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martedì 18 dicembre 2018

I dischi del 2018: 3.


VV. AA.
Black man's pride 2.

Da quanti anni ormai la Soul Jazz sta ristampando gli archivi di Studio One? Ci si aspetterebbe che dopo tutto questo tempo la  qualita' debba per forza di cose peggiorare un po'. E invece inspiegabilmente non e' cosi'.

La raccolta intitolata Black man's pride giunge quest'anno al suo secondo volume. Il sottotitolo, Virtuosi sono i figli e le figlie di Dio, non lascia dubbi: siamo sul versante piu' spirituale della musica giamaicana.

E' una collezione pazzesca dall'inizio alla fine. Ci sono tutti i nostri preferiti: Horace Andy, i Gladiators, Alton Ellis per fare solo qualche nome.

Il rastafarianesimo era inscindibile dalle rivendicazioni identitarie delle persone di colore. Leonard Howell, teorico della spiritualita' rasta, era del resto contemporaneo di Marcus Garvey.

Un album di profonda e rasserenante leggerezza.

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giovedì 13 dicembre 2018

I dischi del 2018: 4.


MARK TURNER/ ETHAN IVERSON
Temporary kings.

Il suono di Temporary kings e' piuttosto indefinibile. Sfugge ogni immediata categorizzazione rispetto alla collaborazione di Turner e Iverson sui dischi di Billy Hart, che si muove in un territorio piu' distintamente jazz.

Le atmosfere restano eteree e silenziose anche nei pochi momenti ritmici, come quando il pianista e il saxofonista americani si cimentano in una cover di Warne Marsh e pare di essere passati ad ascoltare un vecchio disco di Lennie Tristano.

Temporary kings riesce a fare stare insieme magicamente musica da camera e jazz, come un utopico incontro tra Debussy e Coltrane.

Richiede concentrazione e restituisce poesia.

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domenica 9 dicembre 2018

Post-comunismo e bellezza.



"La bellezza è innanzitutto una via da percorrere per la coltivazione della vita spirituale. La condizione per una vita in cui l’umanità si dispieghi a pieno, una vita nuova, innovativa, eticamente sensibile, creativa, ispirata e ispiratrice, passa attraverso la cura della bellezza in ogni aspetto della nostra vita".

Uomini e profeti.


Del marxismo ho fatto miei due concetti centrali: un'idea radicale di uguaglianza e il rifiuto altrettanto radicale dei rapporti di produzione e consumo capitalisti. 

Il fattore fondante del capitalismo e' lo sfruttamento. Sfruttamento che entra all'interno delle relazioni e avvelena la vita. Il capitalismo e' un concetto di morte, non di vita. Il capitalismo e' l'opposto assoluto dell'amore. Il capitalismo e' odio.

Ma una volta presa coscienza di questa verita', dobbiamo andare avanti, non fermarci. 

Il capitalismo ti indottrina che il senso della vita e' arricchirti e consumare. Le persone ignoranti ci cascano. Ammirano chi ha piu' di loro. Disprezzano chi ha meno. Producono, consumano, producono, consumano, producono, consumano. In mezzo, delirano su Facebook. Si mettono i like. Li contano come misura del proprio valore.

E poi muoiono. E hanno lo sfacciato coraggio di chiamare questa cosa qua: vita.

***

Un messaggio salvifico io credo ci sia. Ma dobbiamo elaborarlo da soli, riflettendo. Per questo non vogliono che pensiamo. Ci distraggono in ogni modo.

Io credo che le ricchezze della vita siano tre: l'amore, la bellezza e il tempo. Sono dimensioni immateriali, esperienziali. Non accumulabili, non posticibabili. Le vivi, oppure scompaiono, svaniscono.

Il programma di conversazioni spirituali Uomini e profeti mi ha insegnato negli anni a superare quel materialismo dialettico hegeliano da una evoluzione del quale ha preso vita il pensiero marxiano.

Il pensiero marxiano per potere avere ancora un senso io credo che debba evolvere dal materialismo. Contaminarsi con le grandi tradizioni filosofiche spirituali, in primis il cristianesimo e il buddismo.

Deve concentrarsi sull'esistenza spirituale dell'uomo. Sulla bellezza. Sull'amore. Sul tempo. Deve liberare l'uomo dalle relazioni reificate che sono l'ossigeno del capitalismo.

Tu sei da sfruttare, ci dice il padrone. No, padrone. Io non sono da sfruttare. Io sono nato per conoscere e per essere conosciuto. Per comprendere e per essere compreso. Per amare e per essere amato.

Questo e' il post-comunismo. Questa e' la bellezza.

sabato 8 dicembre 2018

I dischi del 2018: 5.


SKYDIVE TRIO
Sun sparkle.

Una casa isolata tra i boschi. E' mattina presto. Camminiamo fino alla vetta della montagna. Gli alberi si diradano e all'orizzonte lontano scorgiamo il mare tra i fiordi. La musica di quel momento non puo' essere che quella di Sun sparkle.

Il sito della Hubro descrive lo Skydive Trio come Pat Metheny accompagnato al basso da Peter Hook. E aggiungo io da John McEntire alla batteria.

La formazione per due terzi norvegese e per un terzo finlandese suona una specie di post-jazz liquido. Un'evoluzione del jazz nordico che prende le mosse da un arpeggio ripetuto in modo ipnotico del quale si esplorano in dettaglio le possibili variazioni tonali e soprattutto emotive.

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mercoledì 5 dicembre 2018

I dischi del 2018: 6 - 10.


Prima di avere il tempo per rendercene conto, e' trascorso un altro anno.

Fare qualche bilancio e' inevitabile. E riascoltare la colonna sonora di questi dodici mesi permette di abbandonarci ai ricordi.

Musiche che hanno accompagnato momenti di grazia. Musiche nelle quali ci siamo immersi per cercare riparo dalle circostanze della vita. Musiche che sono venute a cercarci quando avevamo bisogno di loro. Musiche alle quali ci siamo aggrappati in cerca di senso.

Dieci dischi. Come tutti gli anni. Cominciando da questi:

BOBO STENSON TRIO
Contra la indecision

MATHIAS EICK
Ravensburg

MOSES SUMNEY
Aromanticism

TONY BUCK
Unearth

WOLFGANG MUTHSPIEL
Where the river goes.

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lunedì 3 dicembre 2018

Calendario dell'Avvento.



Il mio calendario dell'Avvento ha sessantadue giorni. Inizia il primo dicembre e termina il 31 gennaio.

Dicembre e' il mese piu' stressante dell'anno. Natale lo trovo snervante.

Gennaio e' un filo meglio. Ma e' freddo, buio e non finisce mai.

Febbraio e' il vero inizio dell'anno. E' un mese breve e simpatico. Quattro settimane precise precise che sembrano sempre volare. Come se anche loro stessero aspettando la primavera.

Giusto a meta' c'e' il giorno degli innamorati, una festa che mi e' sempre piaciuta. Anche gli anni in cui ero solo mi piaceva. La trovavo una giornata malinconica, ma malinconica in senso romantico.

Guardavo le coppie felici e mi dicevo che sarebbe successo anche a me di innamorarmi, un giorno. Pensavo sarebbe stato bellissimo. E poi ho scoperto che non mi sbagliavo. Infatti essere innamorati e' la cosa piu' bella di tutte quelle che capitano nella vita.

E appena prima di San Valentino c'e' il compleanno della Gio'. Di solito ne approfittiamo per regalarci una piccola gita in mezzo alla settimana, in una citta' d'arte o al mare o al lago. Qualche anno ci e' capitato di sentire gia' un principio di aria di primavera.

Verso fine febbraio poi si comincia ad avvertire che le giornate si sono un po' allungate. Non fa piu' tanto freddo.

Speriamo che questi 60 giorni volino perche' di dicembre e gennaio sono gia' stanco. Invece febbraio lo sto gia' aspettando e non vedo l'ora che arrivi.

sabato 1 dicembre 2018

Un compagno di cammino grandioso, sereno, immortale, infinitamente incoraggiante.



"In the street and in society I am almost invariably cheap and dissipated, my life is unspeakably mean.

But alone in distant woods or fields, in unpretending sprout lands or pastures tracked by rabbits, even on a black and, to most, cheerless day, like this, when a villager would be thinking of his inn, I come to myself, I once more feel myself grandly related, and that the cold and solitude are friends of mine.

I come to my solitary woodland walk as the homesick go home… It is as if I always met in those places some grand, serene, immortal, infinitely encouraging, though invisible, companion, and walked with him".

Journal.