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Un taccuino di brevi riflessioni su vita, arte, societa'

mercoledì 30 gennaio 2019

Con senso di responsabilita'.



Fonti ufficiali hanno dichiarato in questi giorni che verra' data priorita' all'approvvigionamento di medicinali rispetto ai generi alimentari, i quali si prevede che scarseggeranno.

E' ormai evidente a chiunque che un gruppo ben organizzato di imbroglioni senza alcun piano di uscita ha ingannato elettori che non avevano la preparazione necessaria ad assumere una decisione cosi' importante.

Un governo responsabile emetterebbe questo comunicato, senza attendere ulteriormente:

Grazie per avere partecipato al referendum consultivo del 23 giugno 2016. 

L'opzione che ha ricevuto il 51.9% dei voti e' stata presa in considerazione per prima. Tuttavia, una volta constatate le conseguenze gravemente negative per gli equilibri economici del Regno Unito, si e' deciso a favore dell'opzione che ha ricevuto il 48.1% dei consensi. 

Siamo certi che questa decisione sia la migliore per il Paese.

Non sembra anche a voi piu' sensato che tornare a Bruxelles col cappello in mano e farsi coprire di ridicolo ancora una volta?

lunedì 28 gennaio 2019

Schedato e felice.



Niente di personale, soprattutto trattandosi di un giornalista che mi e' capitato di incontrare abbastanza spesso.

Pero' leggere un articolo cosi' fa cascare le braccia. Nel senso che da un giornalista di fama e esperienza ci si aspetterebbe indignazione rispetto a una schedatura razziale, non entusiasmo perche' la app che consente la schedatura, e che stanno testando da mesi, funziona.

Va bene, i tempi sono cambiati, accetto questa ulteriore conferma che appartengo a un'altra epoca. Lasciatemi pero' scrivere almeno nel mio blog che quelli la', di tempi, erano un pezzo migliori di questi.

sabato 26 gennaio 2019

Gratitudine.



In questi giorni mi sono imbattuto piu' volte in modo casuale in articoli e interventi sul tema della gratitudine. Cosi' durante la seduta settimanale con l'analista danese molto ECM ne abbiamo parlato.

Una delle cose che ho imparato e' che la gratitudine e' un concetto centrale della psicologia positiva. E che fa molto bene tenere un diario della gratitudine.

Secondo l'analista danese molto ECM, ha senso scrivere tre ragioni di gratitudine ogni sera, pensando alla giornata appena trascorsa. Non fermarsi a una sola, ma sforzarsi di farsene venire in mente altre. Mentre mi versava un bicchiere d'acqua, ha detto: per esempio potrebbe essere grato di bere acqua pulita ogni volta che desidera, non crede? Le ragioni di gratitudine sono tantissime se ci pensa.

Il 2019 per me e' iniziato piuttosto bene. La richiesta del mio trasferimento a Milano sta facendo passi avanti. Esami clinici hanno scongiurato un problema che precedenti esami avevano evidenziato. La fase acuta della depressione che mi e' stata diagnosticata quasi un anno fa sembra alle spalle.

Ho molti motivi per provare gratitudine e credo mi fara' bene scriverli ogni sera.

venerdì 25 gennaio 2019

Il pifferaio.



A volte mi capita di domandarmi se il mondo non sia impazzito.

Per esempio quando vedo che un soggetto squallido, vestito con tetre divise come se fosse sempre Carnevale, suscita in tante persone anziche' fastidio o ilarita' addirittura ammirazione. Al punto che si rivolgono a questa macchietta chiamandolo capitano. Vi rendete conto? Cercano uno che li comandi.

E piu' costui dice stupidaggini razziste, violente, brutali, o semplicemente becere, grossolane, sguaiate, da osteria, piu' gli vanno dietro, rapiti.

Ora, va bene, si tratta di individui culturalmente deprivati. Persone infantili, fragili, alle quali mettere in mano Facebook ha fatto l'effetto che si ottenne diffondendo l'alcol tra i nativi americani.

Pero' guardate che il loro voto vale come il vostro e il mio. E questo quando siamo a pochi mesi dalle elezioni europee fa una certa paura.

Poi se volete suggerirmi che ho abbastanza da pensare e scrivere guardando a cio' che sta per accadere qui, non posso darvi torto.

E' solo che questi fenomeni autolesionistici non li comprendo, in qualsiasi parte del mondo si manifestino.

giovedì 24 gennaio 2019

Social media o newsletter?



Come ho scritto tante volte, non sono capace di usare i social media. Ho fatto vari tentativi, tutti goffi, tutti di breve durata. Pubblico ancora qualche foto su Instagram, piu' che altro per farne una copia, ma credo che anche di quello mi stanchero' presto.

Leggerli poi mi da' un senso di vertigine e ansia. Quella sequenza casuale e velocissima di curiosita' e notiziole a ciclo continuo che mette sempre in alto post che non suscitano in me un qualsivoglia interesse mi innervosisce. Non ne comprendo il senso. E poi non percepisco alcuna autenticita'.

Per converso, amo tantissimo le newsletter tematiche. Sono iscritto a un numero spropositato e le scorro tutte. Alcune le stampo, o almeno ne stampo articoli e li conservo per un po' rileggendoli piu' volte, sottolineandoli, condividendoli.

Con il tempo che risparmio non usando i social media, mi sto domandando se provare a scrivere una newsletter mia. Una raccolta di articoli e frammenti di libri che mi hanno colpito, con brevi scritti miei. Tutto ben diviso per temi (cultura, musica, arte, osservazioni sul mondo, eccetera). Se mi do come cadenza un paio di uscite al mese, qualcosa di sensato potrebbe venire fuori lavorandoci una o due sere alla settimana.

Ci sto un po' pensando, ma iniziero' solo se sapro' dare continuita' al progetto.

mercoledì 16 gennaio 2019

Un'esplicita ammissione.



Come a seguito di un'esplosione, nel Regno Unito le lancette degli orologi si sono fermate al momento dello scoppio dell'ordigno, le 4 del mattno del 24 giugno 2016.

Ogni tentativo di ripararli e' fino a oggi fallito, e non si vede perche' dovrebbe riuscire nei prossimi giorni, settimane, mesi.

Ma il tempo, a differenza degli orologi, non si ferma mai, continua a correre.

Questo ho scritto ieri, senza sapere che altro aggiungere.

Da settimane sto cercando di scrivere un post sul tema sul quale non siete in pochi ad aspettare che scriva un commento. Me ne sono reso conto ieri sera quando dopo il voto parlamentare ho ricevuto un numero elevatissimo di visite qui, oltre a un mare di messaggi personali.

Vi chiedo scusa. Scrivo. Rileggo. E poi sempre cancello.

Non ne so scrivere nulla con lucidita'. Troppo forte e' il dolore. Troppo breve la distanza. Troppo intenso il mio coinvolgimento emotivo.

Aggiungo solo che trovo molto fuori luogo le manifestazioni di giubilo, da qualsiasi parte provengano. Abbiamo perso tutti. Non comprenderlo offre un'ulteriore conferma che l'onda d'urto di quell'esplosione non si e' ancora esaurita, e mette ancora piu' paura.

martedì 15 gennaio 2019

L'incomprensibile entusiasmo di fronte a una sconfitta.



Non comprendo come si possa desiderare con tanta cattiveria punire oggi chi, nel contesto culturale vivo degli anni '70, ha lottato per i diritti dei lavoratori. Chi ha vissuto una parte della propria gioventu' in clandestinita' per liberare il proletariato dalle catene del capitale e da rapporti di produzione improntati al furto di plusvalore, allo sfruttamento, al ricatto della disoccupazione.

Lo Stato deve perdonare e accogliere, non punire e escludere, queste persone.

Men che meno capisco che a gioire sia chi di quello stesso proletariato fa parte. Che condanna cosi' se stesso e i propri figli a una vita di stenti e sacrifici, a una mobilita' sociale inesistente e a una lotta senza fine contro chi ha ancora meno per stare a galla.

lunedì 7 gennaio 2019

Una societa' bella e' una societa' giusta.



Bellezza e' armonia e proporzione tra le parti.

Una societa' bella e' quella nella quale tutti hanno abbastanza e nessuno ha troppo. Chi ha troppo deve dare a chi e' meno fortunato: staranno meglio entrambi.

I modi per realizzare una bella societa' certo non mancano, da una forte progressivita' fiscale alla socializzazione dei patrimoni privati oltre la soglia del necessario. Sono convinto che chi verrebbe alleggerito del peso superfluo, fatta esperienza di una vita piu' semplice e naturale, meno lussuosa e artificiale, sarebbe grato del cambiamento.

Vivrebbe una vita piu' autentica e in contatto con se stesso.

Purtroppo esistono condizionamenti sociali che impediscono che cio' si realizzi. I componenti piu' fragili e ignoranti della societa' ammirano chi ostenta, anziche' disprezzarlo e ridicolizzarlo come sarebbe logico fare. E la loro ignoranza viene nutrita di proposito, con programmi televisivi scadenti e social network sgrammaticati, ostentativi e violenti.

Ho letto che qui nel Regno Unito un amministratore delegato gudagna 133 volte lo stipendio medio dei lavoratori della sua azienda. Per guadagnare lo stipendio medio annuale (medio, non minimo) degli altri dipendenti impiega 29 ore di lavoro. Il 4 gennaio aveva gia' guadagnato quello che voi e io ci metteremo un anno di fatiche per ottenere.

Basterebbe unirci per riprenderci cio' che e' nostro. E voglio ripeterlo: si farebbe solo del bene a queste persone, ricchissime ma poverissime, che hanno perso se stesse.

La ridistribuzione e' l'unica via per una societa' oltre che piu' giusta anche piu' bella, proporzionata, armonica.

domenica 6 gennaio 2019

Il mio bagaglio a mano.



Ogni volta che torno a Londra, la mia mamma mi prepara due squisite torte, una di mandorle e una di verdure di stagione, e la mamma della Gio' un sacchetto di altrettanto squisite ciambelline fatte da lei, da portare con me.

E' un rituale che trovo bellissimo, per il quale sono e saro' sempre loro grato.

Quei cibi preparati in casa soddisfano oltre al palato la vista. Sono sempre un po' irregolari, sempre un po' diversi. Nel colore, nelle venature dovute alla cottura, oltre che nel gusto.

Le cose fatte dalle mani e non dalle macchine sono proprio belle. Nella loro irregolarita' ricordano la meravigliosa originalita' della natura. Trasmettono un senso di cura, di identita', di individualita'.

La tecnologia e' utile. Senza la tecnologia non potremmo conunicare in questo modo, ad esempio. Ma la tecnologia non ha nulla di bello. La tecnologia e' omologazione e standardizzazione, che sono l'opposto della bellezza.

Usiamola per quel tanto che serve, ma per fare esperienza della bellezza alziamo il nostro sguardo.

sabato 5 gennaio 2019

Piccolo manifesto per il 2019.



Mi hanno regalato un libro che ho letto quasi tutto d'un fiato tornando a Londra qualche sera fa. Si intitola La via della bellezza e l'ha scritto il teologo Vito Mancuso.

La tesi e' la stessa che Mancuso ha enunciato nelle quattro puntate di Uomini e profeti che ha recentemente condotto su Radiotre. Secondo Mancuso, ricercando la bellezza (un armonico equilibrio dinamico tra logos e caos, tra ordine e imprevedibilita') si raggiunge in modo naturale l'etica, il bene.

E allora perche' non sostituire faticose e ripetitive risoluzioni per il nuovo anno con il proponimento di riempire le nostre vite di bellezza?

Rendiamo la bellezza una pratica consapevole, una stella polare che ci diriga e ci ispiri. Una bellezza che sia cura: prendiamoci cura della nostra persona, di chi amiamo e di coloro con i quali entriamo in contatto anche solo casualmente (il prossimo, nella terminologia delle Scritture), delle nostre abitazioni, del nostro linguaggio, dei nostri ascolti, delle nostre letture, dei nostri percorsi, del cibo che prepariamo e con il quale ci nutriamo.

Trasformiamo noi stessi. Trasformiamo il nostro tempo. Diventiamo esempi di una bellezza armonica, autentica, naturale: in ogni nostra azione, in ogni nostra parola.

Proponiamoci di essere protagonisti contagiosi di una nuova rivoluzione gentile che e' individuale e sociale, collettiva.

Buon anno, buona bellezza.


Un grazie speciale alla Gio' che qualche settimana fa ha ascoltato la prima delle puntate di Uomini e profeti condotte da Mancuso e me l'ha subito segnalata. E a Radiotre, naturalmente: la radio che ascolto anche quando sono qui, nella cui filosofia mi riconosco, che mi fa sentire sempre un po' a casa e non solo geograficamente.