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Prospettive musicali e altri racconti

martedì 11 giugno 2019

20/ 70.



Bruce Springsteen, ho letto oggi, tra qualche mese compira' settant'anni. Non sono mai stato un fanatico della sua musica, ma ho i suoi primi dischi e anche qualcuno dei successivi. E mi e' capitato quei primi dischi di ascoltarli in varie circostanze e eta' della mia vita. Dalle gite scolastiche al tempo del liceo in poi. Per cui a quelle canzoni sono un po' legato, inevitabilmente.

Il nome di Springsteen lo lessi per la prima volta su un muro vicino alla scuola media che frequentavo. Bruce is the boss, avevano scritto. Doveva essere il 1976 o giu' di li'. Il senso di quella scritta lo capii non molto tempo dopo, quando la mia passione per la musica prese forma.

Lui era un ragazzo, e io ancora un bambino. Oggi lui e' un signore anziano, e buona parte della mia vita e' volata via, in un soffio.

Non e' un memento mori il fatto che Springsteen compia settant'anni. E' un signore in grande forma. Eppure e' una misura del tempo che scorre come sabbia tra le dita. Molto ma molto piu' velocemente di quanto avrebbe potuto pensare quel bambino che si domandava cosa volesse dire quella scritta che leggeva ogni mattina su quel muro, trotterellando verso la scuola.

6 Comments:

Anonymous Marco Reina said...

Quando, a maggio del 2018, Paul Weller compi' 60 anni, egli disse (in un' intervista a GQ, edizione UK):
"Sixty is quite a monumental birthday. I thought 50 was quite a milestone, but 60... I marvel at where it’s all gone. I see Glen Matlock [of Sex Pistols] quite a lot and we might be chatting about being in the 100 Club in 1977 and you just have to stop and think, ‘That was over 40 years ago.’”
Come sabbia che scorre velocemente tra le dita, per riprendere la tua bella similitudine.

mercoledì, 12 giugno, 2019

 
Blogger Fabio said...

Come cantava Lennon, life is what happens to you while you're busy making other plans. E accade molto in fretta.

Stamattina leggevo una citazione di Montaigne: amministriamo il tempo, ce ne resta ancora molto di ozioso e mal impiegato. Sta a noi fare in modo che quello che resta sia ricco di senso, scoperte, emozioni. Ora sappiamo che, a differenza di quello che scriveva Montaigne, sembra molto ma non lo e' affatto.

mercoledì, 12 giugno, 2019

 
Blogger Andrea said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

venerdì, 14 giugno, 2019

 
Blogger Fabio said...

Il finale della storia di Bruce is the boss e' questo. Chi fece quella scritta, quando ero al liceo scrisse dietro il muro della palestra Q: are we not men? A: we are Devo.

A quel punto ero grande abbastanza per capire. Cosi' cercai di conoscerlo. Scoprii che era un ragazzo di quinta. Diventammo amici. Finimmo, anni dopo, per collaborare con la stessa radio.

Ci incontriamo ancora di tanto in tanto, perche' quando torno a trovare i miei genitori mi capita di passare vicino a dove ora vive, durante le mie passeggiate in campagna. Ha un lavoro molto bello. Seleziona tra il catalogo Warner internazionale cosa stampare in Italia.

Qualche tempo fa mi mando' in formato elettronico una mia foto di quando entrambi collaboravamo per quella radio. Ci sono io ancora ragazzo, serio e concentratissimo al microfono, circondato da Revox, piatti, vinili appoggiati sul pavimento.

Di quegli anni ho pochissime foto. Per quello scatto gli saro' grato, per sempre.

venerdì, 14 giugno, 2019

 
Anonymous Marco Reina said...

Per il suo (prossimo) genetliaco, Springsteen ha realizzato per i suoi ascoltatori ('fan' o meno) quello che e' il suo miglior disco da molti anni a questa parte: la recensione apparsa sul NYT ne fotografa perfettamente le influenze musicali e di filosofia (di vita).

sabato, 15 giugno, 2019

 
Blogger Fabio said...

Non l'ho ancora ascoltato, ma se lo consigli lo ascoltero'. Resta un artista con una sua integrita', che ha fatto a volte scelte inattese e interessanti. La sua poetica suona piacevolmente nostalgica. E' la voce di un mondo semplice, passato di moda ma di grande umanita'.

sabato, 15 giugno, 2019

 

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