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sabato 12 febbraio 2005

Sabato 12 Febbraio 2005



5 dischi da portare sempre con se’ (5 dischi che mi hanno salvato tante volte):

1) REM, uno a scelta tra Murmur (IRS), Fables of the reconstruction (IRS), Out of time (Warner) e Automatic for the people (Warner)
2) PIXIES Doolittle (4AD)
3) HUSKER DU Warehouse: songs and stories (Warner)
4) ROBERT WYATT Shleep (Hannibal)
5) TALKING HEADS, uno a scelta tra 77, Fear of music e Remain in light (Warner).

***

Questo e' un racconto breve che mi ha mandato Raffaella e spero che non se ne abbia a male se lo annoto nel mio blog, perche' e' un racconto che scalda il cuore. Grazie e certo che comprero' il libro dello scoiattolo e della formica. Passo oggi da Waterstone in Piccadilly, che ha tutto. E' di uno scrittore olandese che si chiama Toon Tellegen. Lo leggero' e rileggero' ogni volta che vorro' iniziare qualcosa, non sapro' come e mi verra' voglia di lasciar perdere. Che errore sarebbe.

Una mattina lo scoiattolo si sedette allo scrittoio per scrivere una lettera alla formica.
Ma non sapeva bene come scrivere quel che voleva scrivere.

Salve, formica

cominciò. Ma non era quello che intendeva dire.
Mise la lettera in terra e ricominciò.

Carissima formica,

scrisse, ma era ancora peggio.
Su una nuova lettera scrisse:

Ciao, formica.

e su un'altra:

Formica!

e su un'altra ancora

Formica....

e ancora:

O formica...

e poi:

Gentile formica,

e:

Formica, formica...

Così scrisse per tutta la mattinata, sospirando sempre più forte.
"Deve esserci un inizio di lettera" pensò "che si adatti perfettamente alla formica."
Questo era certo, ma lui non riusciva a trovarlo.
Sul pavimento intorno a lui il mucchio di lettere diventava sempre più alto.
Infine lo scoiattolo si alzò e, facendosi strada tra tutte quelle lettere, aprì la porta
per andare a riflettere sul grosso ramo davanti a casa.
Ma appena mise piede fuori, il vento s'intrufolò in casa, spazzò via le lettere dalla
stanza e le soffiò in un piccolo turbine fino alla formica.
Era una bella giornata, e la formica se ne stava per l'appunto a prendere il sole sulla porta, pensando a cose lontane.
Ed ecco che si trovò improvvisamente coperta fin sopra la testa dalle lettere dello scoiattolo.
Si aprì a fatica un passaggio in mezzo a quell'enorme mucchio e cominciò a leggerle.
Finì di leggerle solo a tarda sera, al lume della luna.
Allora restò seduta in silenzio per un pò,
fissando i cespugli immersi nella penombra.
Poi di quelle lettere fece una pila ordinata alta fino al tetto,
si arrampicò lungo un fianco della casa, si sdraiò sopra la pila di lettere, si tirò addosso a mo' di coperta quella che iniziava con "Carissima formica", e si addormentò.
La luna splendeva, e quando la formica si girava nel sonno le lettere frusciavano.
La formica nel sonno scuoteva la testa e mormorava: "Sono io, quella formica".

4 Comments:

Blogger stefano said...

Ciao Fabio. il mio preferito rimane automatic for the people. non manca mai quando decido di andarmene in vacanza.
un abbraccio

domenica, 13 febbraio, 2005

 
Blogger Fabio said...

Direi che "Murmur" e "Out of time" sono il lato piu' uplifting dei REM, mentre "Fables of the reconstruction" e' quello piu' astratto e poetico e "Automatic for the people" quello piu' oscuro. Alla fine non so cosa preferisco. "Automatic for the people" mi ricorda l'outback australiano e la Tasmania, perche' l'ho ascoltato spesso mentre ero da quelle parti. Ogni volta che lo riascolto lo associo a quelle immagini. Grazie per aver lasciato un commento, e un abbraccio a te!

domenica, 13 febbraio, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Giusto, Fabio.
Lasciar perdere sarebbe un errore.
A volte siamo eccessivamente severi con noi stessi e finiamo col censurarci, col lasciare nell'inespresso qualcosa che invece merita di essere condiviso.
Di arrivare a destinazione. Anche se non è espresso in maniera perfetta, potrebbe comunque saper parlare a chi sa ascoltare e capire.
Ora sono ancora più contenta di averti spedito la storia perchè mi hai portato a rifletterci ancora.
ciao!
Raffaella

lunedì, 14 febbraio, 2005

 
Anonymous Anonimo said...

Giusto, Fabio.
Lasciar perdere sarebbe un errore.
A volte siamo eccessivamente severi con noi stessi e finiamo col censurarci, col lasciare nell' inespresso qualcosa che invece merita di essere condiviso.
Di arrivare a destinazione. Anche se non è espresso in maniera perfetta, potrebbe comunque saper parlare a chi sa ascoltare e capire.
Ora sono ancora più contenta di averti spedito la storia perchè mi hai portato a rifletterci ancora.
ciao!
Raffaella

lunedì, 14 febbraio, 2005

 

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