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75/ Ma ci chiamano liberi.

Anche oggi vorrei prendere spunto da Oscar Wilde per la mia riflessione.

"In guerra," rispose il tessitore, "il forte schiavizza il debole, e in tempi di pace il ricco schiavizza il povero. Noi dobbiamo lavorare per vivere, e loro ci danno una paga tanto misera da morire.

Noi per loro fatichiamo tutto il giorno, e loro accumulano oro nei forzieri; e i nostri bambini muoiono precocemente, mentre i volti di coloro che amiamo si fanno duri e cattivi. Noi pigiamo l'uva, ma il vino lo bevono gli altri. Noi piantiamo il grano, ma la nostra dispensa e' vuota. 


Portiamo catene, ma nessuno le vede; noi siamo gli schiavi, ma ci chiamano liberi".
E' un passaggio che ho tratto dalla favola del giovane re. 
In L'anima dell'uomo sotto il socialismo, lo scrittore dublinese afferma
Il socialismo, il comunismo, o come scegliate di chiamarlo, tramutando la proprieta' privata in benessere pubblico, e sostituendo alla competizione la cooperazione, riportera' …

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