Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 28 febbraio 2005

Lunedi' 28 Febbraio 2005: Matt Ward



Il suo disco del 2003 si intitolava “The transfiguration of Vincent”, e vi assicuro che se all’epoca l’avete ascoltato non l’avete domenticato tanto facilmente: soprattutto per una versione spettrale di “Let’s dance” di David Bowie. Una versione che lasciava presagire che proprio nessuna danza sarebbe accaduta.

Il suo nome e’ Matt Ward e fa il cantautore. Matt Ward e’ nato in California, ma ora vive a Portland, nell’Oregon, che negli Stati Uniti gode di una reputazione da citta’ di pazzi.

E da un matto Matt Ward e’ stato scoperto, da quello spirito inquieto che risponde al nome di Howe Gelb, cantante e polistrumentista del progetto in perenne trasformazione chiamato Giant Sand. Howe Gelb che pubblico’ i primi due dischi di Ward per la sua piccola etichetta, la Ow Om.

E Howe Gelb che compare come ospite anche in questo quarto album di Ward, che porta il titolo di “Transistor radio”, pubblicato in questi giorni da Matador.

“Transistor radio” e’ un disco dedicato, leggiamo sulle note di copertina, alle ultime radio indipendenti rimaste, e soprattutto alle stazioni radio del passato. Quelle radio che erano animate dalla passione per la musica e che si ascoltavano, tra mille fruscii, in onde medie.

Ha dichiarato a Uncut Matt Ward: “Ho letto dell’impatto che la scomparsa di John Peel (storico dj di BBC Radio 1) ha avuto. La sua scomparsa per me rappresenta un cambio della guardia nel nostro modo di comunicare. L’essere umano che comunica la sua passione per la musica e’ oggi sostituito da un robot che puo’ solo suonare quello che Clear Channel ha pre-programmato”.

Non sono certamente le radio commerciali quelle alle quali Matt Ward si rivolge. E non e’ il suono digitale di oggi, quello che esce dai solchi dei suoi dischi. Nella stessa intervista, Matt Ward si spinge a dichiarare: “Tra 100 anni, la rivoluzione digitale sara’ ricordata per quello che e’: gli anni bui del suono. Essa cancella l’umanita’ da ogni voce, corda o tamburo. Essa ha manipolato le nostre menti e le nostre orecchie al punto che oggi la musica di mezzo secolo fa ci appare ‘fuori moda’”.

La sua musica e’ proprio una reazione ai suoni gelidi, robotici degli i-Pod, alla riduzione dell’arte musicale in file MP3.

Stilisticamente Matt Ward riprende il folk di Woody Guthrie e del primo Bob Dylan, dei boot-stomp drums (i ritmi tenuti battendo gli stivali a terra) e delle cottonfield guitars che accompagnavano il blues che nasceva nei campi di cotone come canto che accompagnava il lavoro.

La sua e’ musica romaticamente aggrappata alla tradizione e il suo e’ un talento destinato, con ogni probabilita’, a restare ai margini del panorama musicale, cosi’ come accade a Howe Gelb o a Vic Chesnutt (che compaiono in questo “Transistor radio”): grandi scrittori di canzoni che il mondo frenetico nel quale viviamo non ha piu’ il tempo di ascoltare.

Ma provate a prestare attenzione a questo disco, alle sue semplici, consolatorie ballate, a quello stile chitarristico che riprende il finger-picking di John Fahey con naturalezza.

Ascoltate, in apertura, la spontaneita’ con la quale Matt Ward riprende in modo strumentale la meravigliosa “You still believe in me” di Brian Wilson. Date un ascolto a “One life away” che la segue, con quel suono pieno di nostalgia, che sembra uscire da una vecchia radio a transistor. Lasciatevi contagiare dalla cover di “Sweethearts on parade” di Louis Armstrong, avvolta da interferenze che sembrano le stesse dei primi dischi dei Flaming Lips.

C’e’ amore per la tradizione, reso con una produzione in meravigliosa bassa fedelta’ in questo disco, dalla copertina a tinta seppia e dai suoni naturali ottenuti con nulla.

Fragile e agrodolce, ritratto di quell’America perdente rappresentata in un film come “Sideways”, “Transistor radio” e’ decisamente un disco che merita un ascolto.

http://www.matadorrecords.com/m_ward/

venerdì 25 febbraio 2005

Venerdi' 25 Febbraio 2005: Zagora'

Tenta di nevicare da giorni senza riuscirci veramente. E fa molto freddo, di quello che ti fa camminare in fretta, senza tempo di guardarti attorno. Sono qui a Londra i giorni piu' freddi dell'Inverno, proprio ora che ho molto bisogno di Primavera.

Tempo fa, quando gli raccontai che mi mancava la versione radiofonica di London Calling, Roberto Festa mi propose di collaborare a Zagora', il quotidiano culturale di Radio Popolare che cura con Bruna Miorelli. La collaborazione e' iniziata oggi e il mio giorno dovrebbe essere il Venerdi' (anche se trattandosi di servizi registrati li potrebbero trasmettere anche in un altro giorno della settimana). Se a qualcuno dei lettori del blog capitasse di ascoltare e volesse darmi qualche consiglio, come sempre sono benvenuti.

La prima puntata e' stata dedicata ai Low. Le prossime settimane parlero' di due cantautori che ascolto in continuazione in questi giorni, Matt Ward e Laura Veirs.

Zagora' va in onda tra mezzogiorno e l'una.

mercoledì 23 febbraio 2005

Mercoledi' 23 Febbraio 2005: cammineremo, correremo e faremo capriole

Avrei voluto farti una sorpresa, facendomi sentire dopo tutti questi anni. Troppo tardi, non hai avuto la pazienza di aspettare. Ti ho promesso tante volte di tornare sulla tua montagna a salutarti. Poi i contatti si sono diradati. Sono passati quasi sedici anni da quei pomeriggi che trascorrevamo insieme. L'Inverno in casa ad ascoltare musica, e poi la bella stagione, quando uscivamo a guardare il cielo e i fiori. Lo sai che a osservare il cielo e i fiori a quel matto magrolino con i capelli lunghi che arrivava dalla pianura hai insegnato tu vero? E forse sai anche che la tua positivita' che non so dove andavi a prendere era contagiosa. E ti ricordi le nostre discussioni, anche aspre, che finivano con te che mi chiamavi "il nipotino di Pol Pot"? Adesso so che per un po' non ce ne saranno altre di discussioni, che non ci saranno altri pomeriggi passati ad ascoltare e a riascoltare Harvest. Adesso so cosa ho perso.

Te ne sei andato in silenzio, chiudendo adagio la porta dietro di te. Mi ha fatto molto male sentire che hai molto sofferto. La liberazione e' spesso un processo doloroso. Spero che tu mi possa perdonare per non esserti stato vicino in quella lotta. Io invece non riesco a darmi pace.

Ora finalmente sei libero di camminare e correre e so che nessuno potra' fermarti. Io sono rimasto qui e il cielo e i fiori li guardo ancora come tu mi hai insegnato. Un giorno ci incontreremo ancora, e sara' un giorno di Primavera. Ma questa volta tutti e due cammineremo, correremo e faremo capriole.

Pier Mario, forse non te l'ho mai detto: grazie. Con tantissimo, tantissimo affetto.

lunedì 21 febbraio 2005

Lunedi' 21 Febbraio 2005: neve e altre emozioni

Mi hanno scritto un po' di amici dicendomi che sono sotto la neve. Qui a Londra ha provato a nevicare un paio di volte negli ultimi due giorni, ma con scarsi risultati. La prima volta stanotte, mentre ero fuori dal Renoir a parlare con Francesca, la seconda oggi pomeriggio verso le due, mentre stavo camminando nel South Bank. Nevicava con il Sole e la neve cadeva silenziosa nel fiume prima di dissolversi appena toccata la sua superficie.



Sabato mi sono svegliato con un messaggio di Giovanna che mi annunciava la nascita di Leonardo avvenuta appena prima. E' bello svegliarsi e iniziare un fine settimana in questo modo. Ho festeggiato ascoltando "Shiny happy people" mentre facevo colazione, come augurio per il piccolo Leonardo. Benvenuto e sii davvero il piu' possibile shiny e happy!



Venerdi' sera concerto dei Low alla Royal Festival Hall. Bella ed emozionante la sequenza "Monkey", "California", "(That's how you sing) amazing grace". Loro sono semplici, simpatici. Sembravano intimiditi da tutto quello spazio e da tutte quelle persone attorno a loro. Alla fine Alan ha detto che non sono soliti a quel tipo di situazioni. Sono belle persone ed e' bello che esista un gruppo come i Low.




Sabato mattina mi sono alzato abbastanza presto per "beat the crowd" e andare a vedere la mostra che la Tate Britain sta dedicando ad Anthony Caro in occasione del suo ottantesimo compleanno. E' una rassegna completa dei suoi lavori, che si apre con un'installazione straordinaria realizzata nella Duveen Gallery, un lavoro che per la sua semplicita' e eleganza mi ha ricordato Donald Judd. Splendide le sculture degli anni '70, quando Caro inizia ad esplorare strade diverse dalle sculture dipinte degli anni precedenti. Sono forme che respirano, materia libera di esprimersi nello spazio. C'e' leggerezza e il desiderio di conoscere la verita' e l'essenza delle cose attorno a noi. Non perdete questa mostra.

http://www.tate.org.uk/britain/exhibitions/caro/



Se tornate in centro dopo aver visitato la Tate Britain, non usate la metropolitana. Proprio davanti alla galleria ferma il 77A, che vi porta ad Aldwich costeggiando il fiume e passando per Westminster, Trafalgar Square e lo Strand. Ci si sente turisti nella propria citta' su quell'autobus.



Ieri sera Francesca e io abbiamo sfidato il timore che fosse un film troppo triste e ci siamo trovati al Renoir per vedere "The sea inside" di Alejandro Amenabar. Non so se questa pellicola sull'eutanasia sia gia' uscita in Italia. A me ha ricordato gli anni del servizio civile, quando mi occupavo di ragazzi con malattie degenerative. Mi ha fatto venire in mente Pier Mario e il suo modo di osservare il cielo quando lo portavo a passeggiare spingendo la sua carrozzella sulla salita di casa sua, che mi sembrava non dovesse finire mai. Come sarebbe felice Pier Mario di ricevere una mia telefonata e che sciocco sono a non chiamarlo piu' spesso. Adesso cerco il suo numero e lo chiamo.

domenica 20 febbraio 2005

Domenica 20 Febbraio 2004: colori

Ero a pranzo da Wagamama con Lula poco fa. Di fianco a noi c'era una famiglia bellissima. I bambini, concentrati, coloravano degli album. A un certo punto alcuni pastelli sono rotolati contro il mio piatto: blu, rosso e giallo.

venerdì 18 febbraio 2005

Venerdi' 18 Febbraio 2005: meglio pensare alla musica

Stasera suonano i Low alla Royal Festival Hall. E' troppo una serata da Low in effetti.

Lunedi' esce il nuovo M Ward. Il Lunedi' successivo uscira' la ristampa del primo album di Laura Veirs.

Meglio pensare alla musica.

giovedì 17 febbraio 2005

Giovedi' 17 Febbraio 2005: vite condizionate

Vi capita mai di accorgervi di quanti verbi al condizionale usiamo? Vorrei, potrei, dovrei. E' un vivere debole, condizionato da troppi eventi. E' difendersi, sopravvivere.

mercoledì 16 febbraio 2005

Mercoledi' 16 Febbraio 2005

"We do not need all that we are meant to buy today to satisfy profit-based capitalism".

Lo ha detto Joseph Beuys commentando "Economic values", uno dei suoi ultimi lavori. "Economic values" esprime il contrasto tra il soddisfacimento di bisogni di base, che dovrebbe essere garantito per tutti, e i privilegi di pochi.

Mi piacerebbe che tutti coloro che leggono queste righe, stasera pensassero a qualcosa da eliminare dai propri acquisti.

Io credo che il sistema capitalista (= guerra, imperialismo, distruzione dell'ambiente, sfruttamento) vada combattuto cosi', togliendogli ossigeno. Tornando ai bisogni di base, alla semplicita'. Rifiutando tutto quello che non serve davvero.

Si vive di relazioni, non di prodotti.

martedì 15 febbraio 2005

Martedi' 15 Febbraio 2005

Tempo a due dimensioni
proiettato sul presente
felicita' temporanea
fragile.

Niente profondita'
niente trascorrere
niente ricordo
niente sentire.

Niente blu
niente rosso
niente nero
niente bianco.

Ma forse basteranno i colori
che hai lasciato nella mia scatola di pastelli.

domenica 13 febbraio 2005

Domenica 13 Febbraio 2005

Le 10 di sera passate da poco. Un Sabato solitario con me stesso e una bella Domenica di incontri. Mi sento bene dopo questo fine settimana.

Un po' di persone mi hanno detto che usano il mio blog per sapere che fare a Londra. E allora suggerisco un paio di mostre fotografiche da non perdere, che ho visto Sabato.

La prima e' alla Scout Gallery, una galleria che ha aperto un paio d'anni fa sul lato nord di Hoxton Square (la metro piu' vicina e' Old Street). In questi giorni (e fino al 19 Marzo) ospita una bella mostra dedicata a William Gedney. Trentuno fotografie che sono un percorso nell'America degli anni'60 e '70, con un'occhio di riguardo alla controcultura di quegli anni. E infatti William Gedney e' un Edward Hopper controculturale che usa la macchina fotografica invece dei pennelli. I soggetti appartengono a "quell'America": distributori di benzina, periferie urbane. Ma i protagonisti sono hobos e giovani che viaggiano con chitarre e libri di Kerouac. A me la mostra e' piaciuta molto. In questo sito trovate dieci fotografie che dovrebbero darvi un'idea. La mia preferita e' quella di Brooklyn sotto la neve (e' la 3 nel sito).

http://www.scoutgallery.com/gedney.html.

***

Un'altra mostra che consiglio e' quella aperta fino al 24 Marzo in una delle piu' prestigiose gallerie fotografiche di questa citta', Michael Hoppen Contemporary. La galleria e' in Jubilee Place, appena prima di King's Road. E Jubilee Place e' una delle vie di Londra che preferisco. Passateci di sera per gustare la pace di quella strada e dei suoi esclusivi giardini. Non direste mai di essere in centro a Londra.

Protagonista della mostra e' la fotografa Tiina Itkonen, che ha scattato queste foto in Groenlandia. Meravigliosi i paesaggi. I due che preferisco non li ho trovati nel sito, quindi rimedio con questa foto di un villaggio (che pero' non ha la stessa profondita' e lo stesso mistero). E' un candore che abbaglia quello fotografato da Tiina Itkonen. C'e' immensita' e solitudine in queste foto, e anche un'infinita poesia.


Savissivik Posted by Hello

http://www.michaelhoppengallery.com/itkonen/images.htm

***

Molto emozionante incontrare Sid Griffin ieri sera. Eravamo entrambi all'Odeon di Camden Town, a vedere "Mayor of the Sunset Strip" di George Hickenlooper. Il film e' una lunga intervista a Rodney Bingenheimer, che viveva a quattro isolati di distanza da Sid. Interessante ascoltare i suoi commenti alla fine del film. Che e' molto triste (perche' Rodney e' un personaggio di una dolcissima tristezza, un vero born loser). Sid era molto stupito che nell'intervista non fosse mai citato Greg Shaw, che invece di Rodney e' stato uno dei migliori amici. Bellissime le immagini degli X, dei Ramones, di Brian Wilson.

Alla fine del film abbiamo parlato di quegli anni: di Shelly Ganz, di Steve Wynn, e naturalmente dei Long Ryders. Che vorrebbero tornare a suonare in Italia. Qualcuno che si fa avanti per organizzare un tour?

***

Domenica tranquilla e un po' pigra. Ho visto Francesca alla Photographers Gallery e mi ha raccontato il suo viaggio in Asia, da sola per tre mesi. E abbiamo parlato di strategie di sopravvivenza a Londra e zone dove vorremmo andare a vivere. E stasera ho cenato con Sinead, che in questo momento e' qui dietro, anche lei a ticchettare sui tasti (lei pero' sta lavorando).

***

.

Disco piu' ascoltato nel fine settimana e' stato il nuovo album dei Low. Che e' meno slo-core e un po' piu' aggressivo dei precedenti. Specie all'inizio, con quell'apertura che puo' addirittura ricordare i compagni di etichetta Oneida. Gli episodi di "The great destroyer" (Rough Trade) che preferisco sono pero' quelli piu' riconoscibili ("Silver rider", "On the edge of" e "Cue the strings"). Bel titolo "On the edge of". Sull'orlo di qualcosa che potrebbe succedere. O forse no. "Death of a salesman" e' una delle canzoni piu' tristi pubblicate dal trio del Minnesota. Non vedo l'ora di ascoltarli, questo Venerdi' alla Royal Festival Hall.

http://www.chairkickers.com/

sabato 12 febbraio 2005

Sabato 12 Febbraio 2005



5 dischi da portare sempre con se’ (5 dischi che mi hanno salvato tante volte):

1) REM, uno a scelta tra Murmur (IRS), Fables of the reconstruction (IRS), Out of time (Warner) e Automatic for the people (Warner)
2) PIXIES Doolittle (4AD)
3) HUSKER DU Warehouse: songs and stories (Warner)
4) ROBERT WYATT Shleep (Hannibal)
5) TALKING HEADS, uno a scelta tra 77, Fear of music e Remain in light (Warner).

***

Questo e' un racconto breve che mi ha mandato Raffaella e spero che non se ne abbia a male se lo annoto nel mio blog, perche' e' un racconto che scalda il cuore. Grazie e certo che comprero' il libro dello scoiattolo e della formica. Passo oggi da Waterstone in Piccadilly, che ha tutto. E' di uno scrittore olandese che si chiama Toon Tellegen. Lo leggero' e rileggero' ogni volta che vorro' iniziare qualcosa, non sapro' come e mi verra' voglia di lasciar perdere. Che errore sarebbe.

Una mattina lo scoiattolo si sedette allo scrittoio per scrivere una lettera alla formica.
Ma non sapeva bene come scrivere quel che voleva scrivere.

Salve, formica

cominciò. Ma non era quello che intendeva dire.
Mise la lettera in terra e ricominciò.

Carissima formica,

scrisse, ma era ancora peggio.
Su una nuova lettera scrisse:

Ciao, formica.

e su un'altra:

Formica!

e su un'altra ancora

Formica....

e ancora:

O formica...

e poi:

Gentile formica,

e:

Formica, formica...

Così scrisse per tutta la mattinata, sospirando sempre più forte.
"Deve esserci un inizio di lettera" pensò "che si adatti perfettamente alla formica."
Questo era certo, ma lui non riusciva a trovarlo.
Sul pavimento intorno a lui il mucchio di lettere diventava sempre più alto.
Infine lo scoiattolo si alzò e, facendosi strada tra tutte quelle lettere, aprì la porta
per andare a riflettere sul grosso ramo davanti a casa.
Ma appena mise piede fuori, il vento s'intrufolò in casa, spazzò via le lettere dalla
stanza e le soffiò in un piccolo turbine fino alla formica.
Era una bella giornata, e la formica se ne stava per l'appunto a prendere il sole sulla porta, pensando a cose lontane.
Ed ecco che si trovò improvvisamente coperta fin sopra la testa dalle lettere dello scoiattolo.
Si aprì a fatica un passaggio in mezzo a quell'enorme mucchio e cominciò a leggerle.
Finì di leggerle solo a tarda sera, al lume della luna.
Allora restò seduta in silenzio per un pò,
fissando i cespugli immersi nella penombra.
Poi di quelle lettere fece una pila ordinata alta fino al tetto,
si arrampicò lungo un fianco della casa, si sdraiò sopra la pila di lettere, si tirò addosso a mo' di coperta quella che iniziava con "Carissima formica", e si addormentò.
La luna splendeva, e quando la formica si girava nel sonno le lettere frusciavano.
La formica nel sonno scuoteva la testa e mormorava: "Sono io, quella formica".

venerdì 11 febbraio 2005

Venerdi' 11 Febbraio 2005

Stanotte tra un sogno e l'altro ho scritto qualcosa nel mio moleskine. Stamattina l'ho ritrovato:

"Penso sempre piu' spesso che tutto quello di cui ho bisogno un giorno l'ho avuto, e l'ho lasciato scivolare come sabbia tra le dita.

Il mondo emozionante che avevamo inventato e che sarebbe potuto essere nostro per sempre.

Ne ho bisogno
ne ho bisogno".

***

Ero al telefono poco fa con Francesco Adinolfi (il mio caporedattore al Manifesto) che mi diceva quanto il Guardian sia per lui un quotidiano straordinario, e mi e' venuto in mente che oggi non abbiamo dato un'occhiata ai dischi preferiti dei supplementi culturali del Venerdi', un appuntamento fisso nel mio blog. Rimediamo subito. Il Guardian guarda al passato e mette come disco della settimana una raccolta di singoli Motown 1959-61. L'Independent invece preferisce il disco nuovo di Josh Rouse (che a me non piace molto, ma del quale parlano benissimo tutti in questo periodo in Inghilterra). Molto bella la copertina, che ricorda la grafica dei vecchi LP Blue Note.

***



Alla fine di una giornata come oggi ci vuole proprio un disco come questo. Blues suonato come lo avrebbero fatto i Velvet Underground il giorno che incisero “White light/ white heat”. Ricordi dei Gun Club, soprattutto quelli di “Miami”. Devendra Banhart che ascolta Tim Buckley e prova a cantare come lui. Rumore sferragliante di treni merci. Vento tra i capelli. Jack London e Jack Kerouac. Terra e polvere. Blues acido e minaccioso. Una cover acustica di “Rex’s blues” di Townes Van Zandt. E poi “Per favore stai attenta quando sarai a New Orleans”, con tutta quell’elettricita’. Lui che assomiglia a Syd Barrett o a Marc Bolan o a tutti e due. Ha 23 anni e arriva da New York. Vero nome Guy Blakeslee. Si fa chiamare Entrance. Il suo secondo album si intitola “Wandering stranger” ed e’ stato pubblicato questa settimana qui in Inghilterra da una minuscola etichetta del Suffolk che si chiama Sketchbook. Prossimamente a Prospettive Musicali.

http://www.pitchforkmedia.com/record-reviews/e/entrance/wandering-stranger.shtml

martedì 8 febbraio 2005

Martedi’ 8 Febbraio 2005

“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abitero’ in una di esse, visto che io ridero’ in una di esse, allora sara’ per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere”.
- ANTOINE DE SAINT-EXUPERY Il piccolo principe

Di questo libro ne ho diverse copie,
almeno una per ogni casa dove vivo o ho vissuto per un certo periodo.
“Il piccolo principe” e’ uno di quei libri da rileggere in un’emergenza,
un’esperienza capace di riconciliarci con noi stessi e con il mondo.
Mi commuovo ogni volta che ripercorro la storia del bambino che appare all’aviatore nel deserto.
Perche’ al piccolo principe mi sono affezionato,
come e’ inevitabile che accada.
E “si arrischia di piangere un poco se ci si e’ lasciati addomesticare”.
E si vuole continuare a sentire quel riso,
che diventa per noi “come una fontana nel deserto”.
Ma non sempre e’ possibile.
Non sempre e’ possibile.

***

Cinque letture per un’emergenza:

1) “Il piccolo principe”
2) Qualche volume dei Peanuts, preferibilmente nelle edizioni tascabili BUR, quelli che leggevo sempre negli anni dell’universita’ prima di andare a dare un esame
3) Qualche “Topolino” degli anni ’70, quelli che arrivavano nella posta e quando tornava da scuola Fabio diventava un bambino molto felice
4) “Peter Camenzind” di Hermann Hesse, la copia che prestai a Rocco il giorno che ci incontrammo per la prima volta. Quando me la rese mi fece notare che avevo sottolineato la frase “Quello che volevo piu’ di ogni altra cosa era trovare un amico” e mi disse “Adesso Fabio un amico l’hai trovato”. E divenne il migliore amico della mia vita
5) Uno a scelta tra “Timbuctu’” di Paul Auster (che lessi tutto d’un fiato in un pomeriggio di Sole nei giardini di Grace Cathedral, San Francisco – avete presente “Grace Cathedral Park” dei Red House Painters? Ecco, li’), “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach e “Il profeta” di Kahlil Gibran.

***

Mai dimenticarsi di ringraziare chi ci ha regalato un libro,
specialmente se l’ha scelto con grande cura per noi.
E allora grazie Simo per avermi regalato la copia di “Il piccolo principe”
che e’ davanti a me in questo momento.
E grazie Auro e Lella.
Negli scorsi giorni,
mentre ero a casa,
impossibilitato a uscire,
ho letto il libro che mi avete regalato a Natale,
“E siamo di nuovo a Natale” di Gray Joliffe.
Mi ha fatto sorridere,
e per questo vi ringrazio di cuore.

***

Bella questa serata. Grazie Patrizia per averla condivisa. E’ un piacere per me cenare con altri vegetariani. Siamo stati da Mildred’s, un vegetariano in Soho. Non lo conoscevo e mi e’ piaciuto molto. Ottima musica mentre aspettavo Patrizia: Nick Drake, ideale in quel momento e in quel luogo. Delizioso il cibo, l’atmosfera, il vino organico, l’apple crumb. E la conversazione. So che non e’ stato facile raccontare quello che mi hai raccontato. Sei coraggiosa e forte e suprererai tutto. E se hai bisogno io ci sono.

***

Sto ascoltando “Rex’s blues” di Townes Van Zandt. E’ quasi l’una. Domani giornata lunga, gruppi in serata. E dopodomani anche. Ci vuole un buon sonno ristoratore ora.

domenica 6 febbraio 2005

Domenica 6 Febbraio 2005

Sono quasi le 10 di sera e mentre dalla mia radio esce il ringhio di Captain Beefheart ho deciso collegarmi per sapere notizie di Giuliana Sgrena. La radio inglese infatti non ne sta parlando. Ancora nessuna buona notizia. Speriamo nelle prossime ore. Bellissime, anzi commoventi, le vignette di Vauro che trovate nel sito del Mani.

***

Sto decisamente meglio oggi. Sono riuscito a uscire e ho passato la seconda parte del pomeriggio con Sinead al caffe' della Photographers' Gallery. Sinead che e' appena tornata dopo 10 mesi a Mosca e che sta per partire per Kuwait City. Ci siamo raccontati un anno di vita. Sempre bellissimo passare un pomeriggio con lei. Rispetto alla sua vita la mia e' un a passeggiata. Mi manchera' ancora una volta.

A un certo punto mi ha chiesto: "And love?".

***

Ieri sera non ne potevo piu' di stare in casa. E avevo voglia che qualcuno mi raccontasse una storia prima di addormentarmi. Ho misurato le mie forze e la mia resistenza al dolore e ho concluso che avrei potuto trascinarmi fino al mio cinema locale senza rischiare di morire per strada. Il mio cinema locale e' in effetti una pena, ma proprio non ce l'avrei fatta ad arrivare fino al Riverside (il cinema d'essai piu' vicino a casa). Un'occhiata a Time Out non mi ha dato molte speranze di vedere un buon film. Il mio cinema locale ha 4 sale (piu' un numero imprecisato di chioschi di popcorn). Ecco i film che davano ieri: "Sideways", bellissimo ma gia' visto, "Meet the Fockers" (pieta'!), "Ray" (nooo!) e "Ocean's twelve". Ho scelto quest'ultimo, piu' perche' diretto da Steven Soderbergh che per altro. E poi perche' avevo bisogno di un film di azione che mi coinvolgesse, qualcosa che non mi facesse pensare. Alla fine devo ammettere che ho passato un paio d'ore divertenti. La scena nella quale Julia Roberts interpreta se stessa e la gag con Bruce Willis mi hanno fatto ridere, il che ha significato delle fitte tremende che mi hanno fatto passare la voglia di ridere per le successive 24 ore. Vedere Roma e Bellagio, dove parte del film e' stato girato, mi ha fatto venire una gran nostalgia di casa. Come succede ogni volta che non sto troppo bene. Ora pero' sto meglio e spero di non vedere piu' il mio cinema locale e i suoi chioschi di popcorn per almeno un anno.

***

"And love?"

***

"And

venerdì 4 febbraio 2005

Venerdi' 4 Febbraio 2005

Mi sono svegliato due notti fa con dei dolori lancinanti, che stanno passando solo ora. Chest infection chiamano questa cosa. Per due giorni non sono quasi riuscito a sentire musica. Solo pochi dischi hanno avuto la capacita' di farmi dimenticare i dolori. Il male c'era ancora, ma ascoltando questa musica sono riuscito temporaneamente a non sentirlo.

Eccoli:

1) ERIK SATIE Avant-dernières pensées (Collins)
2) MICHAEL NYMAN The draughtsman's contract (Piano)
3) BRIAN ENO Music for airports (Point)
4) LAURIE ANDERSON Big science (Warner)

***

Giovedi' pomeriggio mi ha scritto Danilo chiedendomi se avessi potuto partecipare a un Microfono Aperto, e la sera abbiamo parlato in diretta, anche del mio blog.

Danilo e' una delle persone piu' intelligenti, sensibili e piacevoli che io abbia mai conosciuto. Ricordo la prima volta che ci siamo parlati, all'interno della redazione della radio. Tornavo da Londra e avevo bisogno del rinnovo della mia tessera di collaboratore, ma purtroppo Cristina era ancora in ferie. Danilo ha interrotto quello che stava facendo e si e' fatto carico di farmi spedire la tessera rinnovata direttamente qui a Londra. Questo senza che ci conoscessimo, con una gentilezza che mi ha davvero colpito. Un bell'esempio di "Perform random kindness and senseless acts of beauty".

Circa un anno dopo venne a Londra e mi telefono'. Passammo alcuni giorni insieme in giro per la citta', gli presentai i miei amici e ancora adesso tutti mi chiedono come sta e quando tornera' qui. Di quei giorni ho molti ricordi. Compresa una deliziosa, perfetta pasta con le verdure che Danilo, anche lui vegetariano, preparo' e che resta tra le esperienze gastronomiche piu' indimenticabili dei mia anni londinesi.

***

Sto sfogliando i settimanali culturali del Guardian e dell'Independent. L'Independent mette come disco della settimana il nuovo Lou Barlow, che invece il Guardian definisce "disconcertingly AOR". Sapremo chi ha ragione Lunedi', quando il disco sara' nei negozi. Spero l'Independent.

mercoledì 2 febbraio 2005

Mercoledi' 2 Febbraio 2005

"Troppe le direzioni di ricerca, troppe le impressioni dei sensi, troppe le fantasticherie da seguire e completare"
- Martin Amis, L'informazione

Semplifica Fabio.
Non disperdere energie.
Prova ad arrivare all'anima delle cose.
Chiudi tutte le porte se necessario, almeno momentaneamente.
Per sapere quali aprire, con consapevolezza, e quali tenere sigillate.
Per sempre?
Quando?
Mai?

***

Leggete e diffondete http://endlessescape.blogspot.com/. Marco grazie per l'acknowledgement a London Calling! Flowers and poetry, endless Summer, honey in your daily tea, love.