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Ambiente Uguaglianza Tempo

martedì 14 marzo 2006

Sweet child of mine

Le regole della distribuzione cinematografica mi sono davvero oscure. Qui a Londra, dove non vengono mai doppiati, i film dovrebbero uscire immediatamente, cosa ci vuole a scribacchiare un po' di sottotitoli? E invece spesso bisogna aspettare mesi prima che una pellicola che voi in Italia avete gia' visto tutti passi anche da queste parti. E succede pure con film in lingua inglese (per fare un esempio, con "Le tre sepolture", che qui dobbiamo ancora vedere).

Insomma e' successo anche con "L'enfant", palma d'oro a Cannes l'anno scorso, che finalmente e' stato distribuito anche qui, ultimo Paese europeo immagino. Se non altro lo danno al mio cinema locale (il Barbican per chi ancora non lo sapesse), quindi anche con l'otite ho potuto percorrere i cinque sopraelevati e ventosi minuti che separano il mio soggiorno dalle poltrone della sala 2.

La storia, immagino la conosciate, e' quella di due sbandati belgi che hanno un figlio. Il padre decide di venderlo, all'insaputa della madre. La quale, naturalmente, ha un collasso quando lui, raggiante, le mostra i 5mila euro ottenuti dalla vendita. Seguono delle cose, che naturalmente non vi racconto.

Tutto questo per dire che anche per un appasionato del cinema dei fratelli Dardenne come me, entusiasta sia di "Rosetta" che di "Le fils", "L'enfant" e' un assoluto capolavoro. I film precedenti, pur bellissimi, erano un po' monocromatici, tendenti al grigio. L'ultimo film dei fratelli belgi invece non ha un istante sprecato. L'ambientazione e' superlativamente realista: asfalto, cemento, fango. I personaggi disperatamente romantici. La musica e' traffico, rumore di auto e scooters. Le vite sono sopra le proprie possibilita', sempre e comunque.

E' la realta', bellezza.

18 Comments:

Blogger Myriamba said...

penso che le regole di distribuzione dipendano dal sovvraffolamento del cinema inglese/americano. Per esempio, meglio far uscire un film europeo in un momento di minor sovvraffolamento di blockbuster americani per avere piu'incassi..Il discorso e' diverso in Francia ed in Italia perche' c'e' piu' pubblico per il cinema europeo..Penso sia cosi', se poi tra i tuoi lettori c'e' qualcuno che lavora nell'industria cinematografica, forse puo' spiegare meglio..o forse Lady Byron lo sa meglio. Nella musica succede che i dischi americani vengano realizzati 15 giorni prima in Europa per evitare ogni import "illegale" dall'America, visto che le vendite iniziano 30 giorni prima dell'uscita del disco.

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger PiB said...

Fabio prima di tutto riguardati per l'otite..poi credimi..almeno da te arrivano qui negli States a volte devo aspettare che siano in DVD...il che vuol dire anni.

martedì, 14 marzo, 2006

 
Anonymous Kit said...

Ma vale anche il contrario poi. Per certi film "indie" americani si aspettano anni per i più svariati motivi: per es. 2 anni per Donnie Darko, 1 anno e mezzo per Garden State e quasi due anni per Dogma (ma lì centrava l'irriverenza verso la religione cattolica, si sa che l'Italia NON è un paese laico dove c'è libertà di pensiero)

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger PiB said...

hai ragione kit! Senti visto che lo hai citato qual'è la tua opinione su Garden State?

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger Myriamba said...

Resto dell'idea che secondo me sono tutte regole del mercato della distribuzione delle case cinematografiche. Poi per i film indie americani, penso che bisogna aspettare che abbiamo un "certo culto" tra addetti prima che una casa distributrice europea sia interessata nella distribuzione.

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Myriam -

Una cosa che ho notato e' che i critici inglesi sembrano piu' indipendenti dai grandi festival internazionali (Venezia, Cannes, Berlino, Sundance, ecc.). Se ne parla meno, e quindi i premi assegnati nel corso di queste rassegne non sono una grancassa pubblicitaria sufficiente a fare uscire il film in tempi ravvicinati.

Pib -

A Chicago pero' mi e' capitato di vedere autentiche perle di cinema indipendente americano che qui non sognamo di vedere nemmeno in DVD. Quella citta' in fatto di cinema mi sembra decisamente superiore a Londra. Considera che i gusti medi inglesi sono molto simili ai gusti medi americani: super-produzioni, roba che dovrebbe fare ridere, ecc.

Kit -

A differenza dei dischi, la sensazione che ho avuto durante i miei viaggi negli Stati Uniti e' che una parte minuscola, e non la migliore, della produzione cinematografica indie americana passa l'Oceano. Uno dei miei sogni resta andare al Sundance Festival infatti. Del resto qui a Londra arriva una frazione della splendida produzione francese, e siamo pressoche' confinanti.

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger PiB said...

hai ragione su Chicago è solo che special-MENTE d'inverno le due ore di distanza da dove abitano si fanno sentire. Cmq L'Enfant me lo sono noleggiato/riservato su Netflix..perchè ancora non è uscito!

martedì, 14 marzo, 2006

 
Anonymous Kit said...

Pib -
Su Garden State visto poi a giugno scorso in una sala deserta (lo aspettavo solo io...?) volevo scrivere un post che poi non ho mai scritto. Con tutto il bene che posso volere a Zack Braff per Scrubs e il suo essere così adorabile, GS è un film sopravvalutato.
Certo lui alla sua opera prima fa *tutto* (dirige, sceneggia, fa l'attore principale, sceglie con gusto la colonna sonora indie che lancerà artisti prima di nicchia) ma poteva farlo meno buonista il film, e meno Mtv generation. Ha davvero della stoffa come regista però (due o tre scene davvero stupende) e mi piace come attore quando non riprende troppo JD di Scrubs appunto.
Voto 6 al sette dai. E mi ha fatto venire voglia x 20 minuti di scrivere un film anche a me :-)
(per dire io il finale l'avrei fatto alla The Graduate, ci stava davvero)

martedì, 14 marzo, 2006

 
Blogger Myriamba said...

"i critici inglesi sembrano piu' indipendenti" ..quelli cinematografici, perche' quelli musicali non lo sono di certo :)

mercoledì, 15 marzo, 2006

 
Blogger PiB said...

@ Kit: Scusa per il ritardo nel risponderti.Concordo il film è stato un pò sopravvalutato..cmq lui secondo me ha buone potenzialità. Mi è rimasta in testa per un pò dopo aver visto il film la conversazione tra Andrew/Braff e Sam/Portman sul concetto di casa e alla fine lui da la definizione di famiglia come gruppo di persone che sentono la nostalgia dello stesso posto immaginario: casa.
p.s.
scusa Fabio per essere andato fuori tema e per aver usufruito del tuo spazio

mercoledì, 15 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Figurati Pib! Mi fa piacere avere aperto uno spazio dove i miei amici possono discutere. Il blog e' qui per questo!

[E caspita si' 2 ore non sono poche, pensavo fossi piu' vicino alla Windy City].

mercoledì, 15 marzo, 2006

 
Anonymous Kit said...

Pib (e poi chiudo sul serio l'ot)--

Beh io ho deciso che dovevo *assolutamente* vedere Garden State dopo aver letto quella quote su imdb.
Andrew Largeman: "You'll see when you move out it just sort of happens one day one day and it's just gone. And you can never get it back. It's like you get homesick for a place that doesn't exist. I mean it's like this rite of passage, you know. You won't have this feeling again until you create a new idea of home for yourself, you know, for you kids, for the family you start, it's like a cycle or something. I miss the idea of it. Maybe that's all family really is. A group of people who miss the same imaginary place".

mercoledì, 15 marzo, 2006

 
Blogger Myriamba said...

boh..secondo me non c'e' bisogno di questo film per spiegare il concetto..mi sa di un film alla "Big Chill" per cui ho provato un profondo disagio per tutto questo buonismo americano..alla fine tutti sorridono e tutti sono felici..brrrrrrr

giovedì, 16 marzo, 2006

 
Anonymous Kit said...

Myriam tesoro ma se non l'hai visto Garden State come fai a dire che è "alla Big Chill"? Non lo è per nulla, ed è diversissimo per generazioni affrontate, argomenti, e persino musica di riferimento.
The Big Chill è un film stupendo, e per nulla buonista. Le poche vicende che sembrano finire bene in realtà lasciano l'amaro in bocca. Fortuna che c'è il soundtrack Motown ad addolcire il tutto.
[scusate ma ho buona memoria per i film che adoro]

giovedì, 16 marzo, 2006

 
Blogger Myriamba said...

penso solo che dalla trama non e' un film che potrebbe interessarmi...c'e' troppo poco tempo e troppi film ..:)
"Big Chill" l'ho trovato particolarmente noioso...non che il film finisca bene e che e' tutto impregnato di "buonismo" americano ..hey e' una questione di gusti personali..tutto li. Non e' detto che i film che trovo interessanti siano poi interessanti per il resto dell'umanita'...:) Comunque magari prendo il film in DVD e ti dico visto che sono una di quelle centinaia di fans di "Scrubs"..

giovedì, 16 marzo, 2006

 
Blogger PiB said...

@ Kit: quella scena faceva parte del promo qui nelgi States e confesso che è stata anche per me uno dei motivi per andare a vd il film
@ Myriamba: ora sono curioso di sapere anche la tua opinione

giovedì, 16 marzo, 2006

 
Blogger andrea said...

visto ieri il film, che bello...
menzione d'onore ai fratelli d'ardenne che ti sciorinano un titolo meglio dell'altro (prima "the son", anche quello molto bello, e ora "the child" :-)
Tra l'altro abbiamo notato che ormai il cinema renoir e' stato trasformato in territorio francese: i prossimi e attuali film sono tutti francesi o francofoni, io spero in una rivisitazione dei film di leconte, che ha 50 anni ma ha fatto tipo 400 film, ovviamente sconosciuti

a proposito, dettaglio tecnico, io ho capito che il figlio "costava" 2500, e che poi il neo-padre ne avrebbe restituiti il doppio. Non per pignoleria ma per notare quanto poco si ottenga dal vendere una creatura

lunedì, 20 marzo, 2006

 
Blogger Fabio said...

Scusa Andrea, mi ero perso il tuo commento e ti rispondo soltanto adesso. Felice che il Renoir continui a portare a Londra il migliore cinema francese. Domenica se ti interessa pensavo di andare a vedere "Strayed" di Techine' all'Istituto di Cultura Francese con il mio amico Marco. Se volete venire con noi, tu e Ilaria, siete benvenuti. E comunque cerchiamo di vederci.

giovedì, 23 marzo, 2006

 

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