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Ambiente Uguaglianza Tempo

domenica 27 agosto 2006

Olly Road di Lunedì 28 Agosto

Dopo aver camminato da casa (Porta Genova/ Navigli) fino alla radio (via MacMahon), con dieci chili di dischi nella borsa, avendo perso del tutto il senso delle distanze a Milano, ho trasmesso:

1) DEVENDRA BANHART Heard somebody say (da Cripple crow, XL 2005)

2) TOM WAITS Everything you can think (da Alice, Anti 2002)

3) SONIC YOUTH Hoarfrost (da A thousand leaves, Geffen 1998)

4) TOM WAITS Fish and bird (da Alice, Anti 2002)

5) SONIC YOUTH Karen Karpenter (da A thousand leaves, Geffen 1998)

6) THOM YORKE The eraser (da The eraser, XL 2006)

7) PJ HARVEY One line (da Stories from the city, stories from the sea (Island 2000)

8) FRANZ FERDINAND You could have it so much better (da You could have it so much better, Domino 2005)

9) CLASH London's burning (da The Clash, Epic 1977)

10) ROBERT WYATT Shipbuilding (da Shipbuilding, Rough Trade 1982)

11) MORRISSEY I will see you in far off places (da Ringleader of the tormentors, Attack 2006)

12) BOB DYLAN When the ship comes in (da No direction home: the soundtrack the bootleg series vol.7, Columbia 2005)

13) BYRDS We'll meet again (da Mr. tambourine man, Columbia 1965)

14) MUTANTES Hey boy (da A divina comedia ou ando meio desligado, Polydor 1970)

15) NEIL YOUNG Lookin' for a leader (da Living with war, Reprise 2006)

16) NEKO CASE Star witness (da Fox confessor brings the flood, Anti 2006)

17) CALEXICO Black heart (da Feast of wire, City Slang 2003)

18) JOHNNY CASH The beast in me (da American recordings, American 1994)

19) HANK WILLIAMS WITH THE LOUVIN BROTHERS Nobody's lonesome for me (da The complete collection, Spectrum 2005)

20) ANDREW & JIM BAXTER Georgia stomp (da VV. AA. Anthology of American folk music, Smithsonian Folkways 1952).

Prospettive Musicali di Domenica 27 Agosto

Arrivato un po' prima, così sono riuscito a parlare un po' con i miei amici Maurizio Principato e Tommaso Toma (che mentre sto scrivendo questo post sta trasmettendo Dylan da "Blonde on blonde"). Prima ancora, sulla 91, ho incontrato una coppia di runaways troppo romantici e contemporaneamente troppo Joyce Carol Oates. Lui con lattina di birra e cane al guinzaglio di corda, e lei in pieno trip. Se non fossi io forse sarei uno di loro. Adesso però taccio e vi scrivo cos'ho trasmesso:

1) ALLMAN BROTHERS BAND Melissa (da Eat a peach, Capricorn 1972)

2) ALLMAN BROTHERS BAND Done somebody wrong (da The final Fillmore East concert, June 27, 1971, in Eat a peach deluxe edition, Island 2006)

3) ALLMAN BROTHERS BAND Mountain jam (da Eat a peach, Capricorn 1972)

4) JIMI HENDRIX EXPERIENCE Red house (da Are you experienced? MCA 1967).

mercoledì 23 agosto 2006

Prima che mi dimentichi, che poi domani saro' di corsa, scrivo qui i prossimi miei appuntamenti a Radio Popolare (FM 107.6 in Lombadia e li' attorno)

Domenica 27 Agosto, ore 22.35: Prospettive Musicali

Lunedi' 28 Agosto, ore 15.35: Olly Road

Domenica 3 Settembre, ore 22.35: Prospettive Musicali.

Anche in streaming qui.

lunedì 21 agosto 2006

In segreto ho sempre sognato di condurre il programma delle dediche, tipo da Lucia a Marco dicendo ricordati di ieri sera









La prima foto e' dedicata all'acqua, i cui riflessi hanno accompagnato i nostri passi.

La seconda foto e' dedicata al contrasto tra la leggerezza del cielo e le forme austere e massicce dei magazzini sul fiume. Cielo che cambiava in continuazione, strisce di azzurro minacciate da grevi coltri grigie pronte a scrosciare pioggia.

La terza foto e' dedicata al grande e sereno albero che ci ha riparati, prima di leggere l'insegna di un caffe' organico che ci ha portati all'interno di una fattoria. Corsa sotto la pioggia, attraverso il recinto delle capre, fino a quel sereno angolo nascosto senza tempo. Quiche organiche e scone di zucca e uvette appena sfornato, parole tranquille in quel bel silenzio.

La quarta foto e' dedicata a un abitante di quella fattoria. E poi alla bambina di colore che mentre stavamo uscendo ci ha chiesto "Did you have a good time?" con un sorriso. Certo, tempo tranquillo, fuori dal tempo. Tempo senza tempo.

La quinta foto e' dedicata alla lentezza della domenica mattina che permette di cogliere particolari che altrimenti sfuggono al nostro quotidiano, ruggine che disegna sfumature che sono respiro rallentato e tranquillo.

La sesta foto e' dedicata alle nostre All Star, compagne fedeli di tanti passi che proprio quando cadono a pezzi diventano bellissime e cosi' nostre.

La settima foto e' dedicata al mercato dei fiori di Columbia Road e ai negozietti di cose con una storia da raccontare, un carattere tutto loro con il quale dialogare.

L'ottava foto e' dedicata a M Ward, ascoltato appena dopo quel tramonto meraviglioso che ha colorato d'oro la citta'. Ai suoi suoni John Fahey acustici e Gun Club elettrici, al pubblico di belli e dannati che lo adora e alla Bush Hall sui cui muri la sua Gretsch rossa formava onde colorate.

venerdì 18 agosto 2006

La vetta dalla quale si scende sempre

E' quando canta "Please come back/ please come back/ all of you" che mi mette a disagio. Perche' se tornassero chissa' che penserebbero di me. O forse avevano previsto tutto, e per questo se ne sono andate.

Pero' se un giorno succedesse sarebbe proprio una bella sorpresa. Forse sto passando questi anni aspettando ritorni impossibili.

giovedì 17 agosto 2006

Come on feel the Illinoise part 3








Quelli fra di noi che decideranno di chiamarsi fuori da tutto cio' e sceglieranno un "esodo" piu' o meno bucolico dovranno ridurre a zero il contatto con i propri simili se vorranno evitare di vivere loro malgrado in un mondo comunque americano".
- Ermanno Bencivenga, Le due americhe.

Il mio rapporto con l'America restera' credo per sempre ambivalente. La rifiuto a priori, ma quando mi capita di andarci (sempre per lavoro, mai per libera scelta) mi ci trovo benissimo. Le persone sono sinceramente amichevoli e c'e' questo senso di accoglienza che si esprime attraverso piccoli gesti gentili. Come quando Sarah e io ci stavamo guardando attorno dalle parti di Damen (dove c'e' Reckless records e dove abitava il mio amico David Grubbs che ogni volta che torno a Chicago mi manca moltissimo, anzi adesso gli scrivo per dirglielo) e questa ragazza gentile e' scesa dalla sua bici e ci ha chiesto se avevamo bisogno di informazioni, prima di indicarci il miglior takeaway mediorientale del mondo (x Pib: si chiama Sultan's Market e hanno anche ottimo succo di aloe. E poi non farti mancare un giretto al Bourgeois Pig, il miglior caffe' di Chicago, dove al piano superiore si ascoltano quartetti d'archi e le persone parlano sottovoce per non disturbare chi e' immerso in una pila di libri e giornali).

C'e' una tradizione di accoglienza che l'America non tradira' mai. Nasce da ragioni economiche, certo (l'America ha sempre avuto bisogno di manodopera a basso costo), ma ha finito per estendersi alla cultura delle metropoli americane. A Seattle, Chicago, San Franciso, New York io mi sono sempre sentito un po' a casa.

Ed e' per questo che detsesto l'America dell'oligarchia al potere, che decide stermini di massa su campi di golf esclusivi. La rifiuto, la vorrei estinta "by any means necessary". "Give me back my America", che lessi su un adesivo attaccato al computer del mio amico Roberto Festa, e' diventato un mantra per me.

Del mio viaggio in America, come ogni volta, mi restano impressi i sorrisi delle persone, la loro gentilezza cosi' preziosa quando sei lontano dagli abituali punti di riferimento.

E, a proposito della citazione di oggi, mi e' venuto in mente "Giro di Vento" di De Carlo (grazie di cuore a Rocco per avermelo regalato). L'avete letto? Vi sareste comportati come fa Arturo alla fine del libro? Sapete che non so cos'avrei fatto io? Anche la comunita' di Giro di Vento non e' mica il paradiso che intendevano inventare: non ce' tempo per dipingere e scrivere, impegnati nelle attivita' quotidiane di sopravvivenza. Credo ne riparleremo.

mercoledì 16 agosto 2006

Come on feel the Illinoise part 2








Se i terroristi non ci fossero stati, si sarebbe dovuto inventarli; altrimenti, come far dimenticare alla gente che le finanze del paese erano gia' in crisi da piu' di un anno, che erano emersi scandali e frodi colossali, che i figli dovevano ormai accontentarsi di un futuro assai meno ridente di quello dei padri? Adesso si e' contenti se i figli scampano ai kamikaze e agli insorti iracheni, il che vuole anche dire: pretese e aspettative si sono molto ridotte, facilitando il compito di chi dovrebbe soddisfarle.
- Ermanno Bencivenga, Le due americhe.

martedì 15 agosto 2006

Come on feel the Illinoise part 1







Quindi se di immigrati si avra' bisogno per gestire gli affari esteri americani si andra' a pescare tra loro: quando si avra' a che fare con Cuba si ascoltera' esclusivamente chi Castro lo vuole morto, e quando si avra' a che fare con l'Iran si chiameranno in causa i vecchi amici dello scia' esiliato. Le storie che costoro racconteranno, e le azioni che consiglieranno di intraprendere, daranno perlopiu' conferma alla paranoia della CIA e del Dipartimento di Stato. Per il resto, gli immigrati e' meglio che pensino al loro lavoro quotidiano e lascino perdere le questioni troppo grosse per loro; e che a dirigere gli affari esteri siano persone che di cose estere ne sanno poco e di conseguenza si comportano in modo paranoico, incoraggiando il sospetto e la violenza (magari preventiva).
- Ermanno Bencivenga, Le due americhe

lunedì 7 agosto 2006

Le trasmissioni saranno riprese il piu' presto possibile

venerdì 4 agosto 2006



"The fallen idol" di Carol Reed mi ha messo davvero molto disagio.

La storia del bambino Phillipe che osserva la complessita' del mondo adulto rimanendone disorientato, perdendo la capacita' di comprendere il confine tra finzione e realta', tra sentimenti e convenzioni, tra segreti e bugie, mi ha fatto molto pensare.

E' la complessita' inutile a farmi pensare, le recite per convenienza, quelle che subiamo e quelle che mettiamo in atto.

In questo momento vorrei tanto essere fuori di qui, e invece ci sono invischiato.

Le ali sono pesanti, non riesco a volare via, ed e' tutto quello che vorrei.

mercoledì 2 agosto 2006


E cosi' mi sono ammalato. Un colpo di freddo, da non crederci, soprattutto per tutti quelli di voi che staranno boccheggiando davanti allo schermo del PC. E' che qui a Londra la temperatura si e' abbassata di 15 gradi tutta in una volta, accompagnata da folate di vento che sembrava di essere all'inizio di Marzo.

Notte passata insonne, con la febbre, dovendomi alzare ogni mezz'ora.

Stamattina ero uno straccetto Vileda, a pezzi e tremante sotto il piumino.

C'erano solo 2 cose che sono riuscito ad ascoltare.

Il silenzio. Qui a Londra vivo piuttosto in centro (Clerkenwell, dieci minuti a piedi da St. Paul's), ma ho trovato questa casa in una stradina pedonale residenziale dove se tendi l'orecchio tutto quello che senti sono i passi degli scoiattoli sulle foglie secche. Quando non si sta bene, la possibilita' di non sentire nemmeno un motore lontano e' una medicina.

E "The eraser" di Thom Yorke. Nello stato di debolezza in cui ero, i glitches delicati, le note sparse e quella voce davvero unica mi hanno trasportato davvero in alto. Quando arrivi a "Cymbal rush" stai volando nel cielo azzurro trasparente, su colline assolate, leggero e lontano da tutte le preoccupazioni terrene.

E' un classico "The eraser", della statura di certi lavori di Tim Buckley e Nick Drake, Roy Harper e Richard Thompson. Solo usa una grammatica sonora diversa, modernissima, sospesa tra rumore e silenzio.

Quando stai per dire "In questo periodo non sta succedendo nulla di interessante" arriva un disco come "The eraser". e sei felice di non concludere la frase.

Thom Yorke che ha recentemente definito Blair "a cunt" alla fine dei suoi giorni. Che ha ringraziato chi non gli ha rivelato che una delle figlie di Bush era a un concerto dei Radiohead "perche' chissa' cosa le avrei detto". Che si e' definito "ecstatic" per la sconfitta elettorale italiana del nano porco.

Altri suoni, finalmente.

martedì 1 agosto 2006

Ancora sulle piccole gioie.

Andare al National Film Theatre 3, la sala piccola, a vedere un film in bianco e nero degli anni '40, tra persone che aspettano l'inizio del film immerse in silenzio nel proprio libro.

Aspettare sul ponte di Waterloo il 243 che mi riportera' a casa, nell'aria fresca della sera, con il vento che porta da lontano nuvole lungamente attese.

Sedermi al piano superiore e vedere la citta' che mi passa accanto: il Parlamento a sinistra, San Paolo a destra, il Gherkin a distanza, tutte quelle luci.

Arrivare a casa un attimo prima che piova, e subito aprire la porta del terrazzo per sentire il suono della pioggia, seduto sul davanzale della finestra con una tazza di te' alla menta.

Suonare "Marquee Moon" (la traccia, non tutto l'album) a un volume che permetta di ascoltare la pioggia filtrare tra le chitarre, cantando con Tom Verlaine "I was listening, listening to the rain".