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venerdì 8 febbraio 2008

Strong simple silences

[Soho, Gennaio 2008]

Richard Crandell qualcuno di voi potrebbe conoscerlo per un paio di dischi di musica per mbira prodotti da John Zorn e pubblicati per la sua Tzadik. Lo so, pochi di voi. E pero' e' un peccato.

Crandell e' l'ennesimo perdente della lunga tradizione americana di geni che si fanno le loro cose senza tanto rumore. Che il rumore lo sopportano poco anzi. E che dedicano tutta la propria carriera di musicisti a tagliarlo fuori il fracasso generale, e a disegnare musiche che sono momenti di quieta meditazione.

La mbira e' uno strumento africano, una tavoletta che si tiene tra le mani, con barrette di metallo che si pizzicano con i pollici. Il suo suono e' dolce e delicatamente ritmico. Suonato in modo ripetitivo, genera stati di quieta trance ipnotica che, accompagnati da ritmi etnografici (come quelli di Cyro Baptista nei dischi di Crandell), permettono di galleggiare nell'aria.

Quello che non sapevo, e' che Crandell nel corso degli anni '80, prima di conoscere Thomas Mapfumo che lo contagera' col mal d'Africa, era un eccellente chitarrista acustico finger-picking, piuttosto simile nello stile a John Fahey.

Di lui del resto si sa molto poco. Si trovano in rete delle foto, quelle si', con quel suo sorriso sotto i baffi che a me ricorda un po' Chris Hillman. La mia amica T. che ha vissuto a New York mi ha raccontato di averlo conosciuto a casa di una sua cugina durante una festa. Si comportava come un vecchio hippy ma non ti so dire molto di lui, mi ha detto. Settimana scorsa T. e' tornata a New York e le ho chiesto di fare per me un giretto da Other Music. Comprami tutto quello che trovi di Crandell non su Tzadik le ho chiesto, ma non e' che avessi alcuna speranza.

E invece. Sono stato a cena da T. Mercoledi' sera e mi ha aperto la porta con un grande sorriso, stringendo in mano addirittura il primo disco di Crandell, In the flower of our youth, anno di grazia 1980. Guarda cosa ti ho trovato.

Lo sto ascoltando adesso. E' un disco commovente dalla prima all'ultima nota, cosi' come sono emozionalmente superlativi gli album classici di Fahey ai quali Crandell si ispira - senza copiare pero'. Musica carezzevole senza suonare leziosa. Ipnotica, piuttosto.

Allora nessuno l'avrebbe potuto pensare, ma ascoltato col senno di poi, conoscendo le strade che Crandell avrebbe poi preso, si riconoscono gia' elementi di suono africano, o comunque lontano dagli Appalchi di Fahey. Quello che resta immutato in tutti questi anni e' il senso melodico. E infatti quello che in molte tracce differenzia Crandell da Basho e Fahey e' proprio il senso non strettamente folk di questa musica. O comunque la capacita' di inserire elementi ipnotici minimalisti all'interno della tradizione folk, trasformandola in qualcos'altro di non facilmente definibile, fatto di note sospese e silenzi forti e semplici.

E cosi' finisce per essere uno dei dischi piu' originali per chitarra acustica che mi sia capitato di incontrare, e contemporaneamente un album di musica minimalista del tutto accessibile. Scorrevole e melodico, ma non banale, adatto a sonorizzare quiete conversazioni, momenti di immersione in un bel libro, gli istanti immediatamente successivi al risveglio.

Vi auguro un buon fine settimana. Qui si prospetta di sole, adatto a una bella camminata che segue il corso lento del fiume e dei nostri pensieri. Colonna sonora di Richard Crandell.

[Richard Crandell]

8 Comments:

Anonymous MOYA said...

Tom Yorke dei Radiohead non era interessato al sole, oggi vestiva un completo grigio topo e gironzolava nella Great Court con un lurido zaino verde a tracolla e una proud lady al suo fianco.
Buon w/e e buon Chinese Ney Year.

venerdì, 08 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Ma dai Moya! Non dirmi che non l'hai fermato/ fotografato/ portato a bere un te' al gelsomino al bookshop della London Review of Books! Sai che secondo me, al di la' dei Radiohead che mi piacciono un disco si' e 3 no (cioe' mi piacciono solo Kid A e Amnesiac e molto, e mi fa schifo un po' tutto il resto), e' uno con cui e' bello parlare? Le sue interviste mi piacciono molto piu' dei loro dischi.

venerdì, 08 febbraio, 2008

 
Anonymous MOYA said...

M'e' sembrato un tipo tranquillo, ma tu lo sai che in certi casi sono un po' angla/timida, quindi l'ho solo guardato. Certo che se era Ian Mc Culloch gli avrei detto qualcosa di sicuro. I radiohead dopo kid A mi hanno sempre + suscitato una certa depressione, di cui faccio volentieri a meno. Volevo dirti che il 24 febbraio vado a Camden a vedere un gruppino indie/alternative, che forse non ti piacera', tali People's Revolutionary Choir. Se cmq ti va di aggregarti, fammi sapere.

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=18489691

venerdì, 08 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Bizzarro. Quando ho letto Kid A improvvisamente lo shuffle del mio Ipod, che contiene quasi 4000 tracce, ha fatto partire Everything in its right place. La musica del caso, come direbbe JC.

Per il 24 ti faccio sapere, non torno a Camden da un sacco di tempo ed e' bello tornare ggiovini!

venerdì, 08 febbraio, 2008

 
Anonymous alessandro said...

Strong Simple Silences è anche il titolo di una bellissima canzone di Peter Blegvad: è di lì che l'hai preso o c'è una fonte comune?

sabato, 09 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Lo sapevo che mi avresti scoperto Alessandro! Si' nella versione dei Golden Palominos, che e' quella che conosco.

domenica, 10 febbraio, 2008

 
Blogger lophelia said...

meravigliosa foto. Mi fa uno strano effetto, credo che se fossi stata lì l'avrei fatta uguale, o perlomeno avrei voluto.

lunedì, 11 febbraio, 2008

 
Blogger Fabio said...

Che detto da te e' proprio un gran bel complimento che mi fa iniziare la settimana col piede giusto, grazie Lo!

lunedì, 11 febbraio, 2008

 

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