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mercoledì 3 febbraio 2010

The wall

Paul Auster l'ho citato in questo blog recentemente, in un post dedicato a Sophie Calle, ma non credo di avere mai scritto un post tutto per lui.

L'occasione di parlare dello scrittore newyorkese, del quale credo di aver letto piu' o meno la meta' dei libri e mi propongo di leggere l'altra meta', mi viene fornita da uno dei bei volumi ricevuti in regalo quest'anno a Natale (la cui pila sul mio comodino si sta velocemente riducendo).

La musica del caso e' un romanzo che si legge tutto d'un fiato e che mi ha fatto tornare in mente fin dalle prime pagine quella famosa frase di John Lennon, La vita è quello che ti capita mentre sei impegnato a fare altri piani.

C'e' nelle pagine del libro il senso di una tragedia imminente e inevitabile, una tensione che davvero non lascia tregua, una follia surreale, che cresce pagina dopo pagina, nella quale i personaggi restano tutti invischiati. Il fatto che il finale resti cosi' aperto all'interpretazione (dove sono finiti i miliardari folli, per esempio? E quali sono le intenzioni del sorvegliante e del suo amico nei confronti di Nashe?) sortisce l'effetto di farti ronzare nella testa il libro per giorni e giorni dopo la fine della lettura.

A me ha colpito a molti livelli, uno dei quali molto profondo e simbolico, dato che in un certo senso in una follia collettiva sono anch'io restato intrappolato a un certo punto, e il mio muro lo sto costruendo senza fare e farmi tutte le domande che dovrei. Molti di voi immagino avranno riconosciuto tra le pagine il proprio muro personale.

Di seguito vi copio un frammento che mi sembra contenga il senso di tutto il libro:

Si era sintonizzato su una radio che trasmetteva musica classica, e la musica gli era famigliare, un pezzo che aveva sentito molte volte. Era l'andante di un quartetto d'archi del Setecento, ma anche se Nashe sapeva a memoria ogni passaggio, il nome del compositore continuava a sfuggirgli. Restrinse rapidamente le possibilita' a Mozart o Haydn, ma dopo si senti' bloccato. Per qualche momento sembrava l'opera di uno, e poi, quasi immediatamente, cominciava a sembrare qualcosa dell'altro. Avrebbe essere uno dei quartetti che Mozart aveva dedicato a Haydn, penso' Nashe, ma poteva anche essere altrimenti. A un certo punto, la musica di entrambi sembrava toccarsi, e non era piu' possibile separarli. Eppure Haydn era vissuto sino a un'eta' avanzata, onorato di committenze e diplomi di corte e di ogni vantaggio che il mondo di quel tempo poteva offrire. E Mozart era morto giovane e povero, e il suo corpo gettato in una fossa comune.

Le circostanze imprevedibili della vita hanno un peso molto determinante sulle nostre fortune, e il libro di Auster ci mette davanti questa verita' e poi ci abbandona a noi stessi, senza pieta'.

5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Auster è uno dei miei scrittori preferiti, anche se non ho letto moltissimi suoi libri. Ti consiglio una bella riproposizione a fumetti di "Città di vetro" (l'ho conosciuto proprio leggendo questa versione). Q.

giovedì, 04 febbraio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Grazie Qohelet, in fatto di fumetti so di potermi fidare di te.

giovedì, 04 febbraio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Scrittore a mio parere discontinuo, con grandi picchi ("Leviatano", "La musica del Caso", 2/3 della "Trilogia di New York") e qualche titolo in tono minore (Mr. Vertigo, ad esempio).
Ma concordo con te su questo racconto, e sulla tensione sempre presente, anche quando pare non accadere nulla, anche quando la storia è ridotta al minimo).
Testo aporetico e teso, in equilibrio instabile ma magistralmente mantenuto).
Ottimo come sempre lo sviluppo del tuo ragionamento, che condivido in pieno.
Nicola

giovedì, 04 febbraio, 2010

 
Anonymous hide and seek said...

A proposito di trasposizioni di Auster su altri media, ce n'è una piuttosto riuscita incisa nel 2000 da Mike Mantler per l'Ecm: "Hide and Seek". A cantare sono Robert Wyatt e Susi Hyldgaard, accompagnati da un discreto gruppo di musicisti: ho linkato al nome del mittente di questo mio intervento una pagina con un bel po' d'informazioni sul progetto.
Ciao
Alessandro

giovedì, 04 febbraio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Nicola -

Condivido il tuo parere sulla discontinuita' di Auster, ho notato la stessa cosa. La musica del caso e' il suo libro che preferisco, insieme a un suo libretto minore che ho amato molto, Timbuctu'. Mr. Vertigo credo sia il punto piu' basso della sua bibliografia.

La musica del caso fa emergere da dentro di noi un'enorme tensione che se ne rimaneva nascosta, e poi ci lascia da soli a confrontarci con essa: magistrale.

Alessandro -

Grazie! Progetto che non conoscevo, vedro' se lo trovo.

giovedì, 04 febbraio, 2010

 

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