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Ambiente Uguaglianza Tempo

giovedì 3 novembre 2016

Elettori



Credo sia evidente a tutti, anche a chi legge distrattamente le notizie sui quotidiani online, quanto e' scadente il livello di questa campagna elettorale americana, piu' simile a una lotta nel fango tra due candidati impresentabili che a un dibattito su temi importanti per la vita delle persone (il welfare, la politica estera, le misure per la protezione dell'ambiente naturale, le politiche di accoglienza).

Come si e' arrivati a questo livello infimo?

Io credo che parte della responsabilita' sia da attribuire a quella che fu una fondamentale conquista, il suffragio universale.

E' stato dimostrato ormai molte volte, troppe, che a decidere per tutti siano nella maggior parte dei casi quelli che si definiscono gli "indecisi". La cui indecisione non dipende spesso da un fine rovello intellettuale o da una rielaborazione profonda della lettura di programmi e documenti ufficiali, saggi e editoriali.

Gli indecisi sono infatti, in genere, persone intellettualmente fragili, manipolabili, che decidono all'ultimo momento in base a una frase a effetto o a un video virale ripetuti allo sfinimento su Facebook.

Dato che i tempi cambiano, come dimostrano campagne elettorali costosissime costruite a tavolino per condizionare questa componente manipolabile del corpo elettorale (campagne che sfruttano media pervasivi e subdoli che fino a pochi anni fa non esistevano), non sarebbe nell'interesse di tutti che si qualificasse un pochino meglio il voto?

Che si istituisse, cioe', la patente dell'elettore.

Dopotutto, pur se tutti possono guidare un autoveicolo al compimento del diciottesimo anno, prima e' necessario che venga superato un semplice esame, dimostrando di conoscere almeno i fondamentali del codice della strada.

Cosa succederebbe se cosi' non fosse? Quanto ancora piu' pericolose di adesso sarebbero le nostre strade?

E chi di noi salirebbe su un aereo o anche semplicemente su un autobus sapendo che il conducente non ha superato un test che ne conferma le capacita'?

Non si dovrebbe trattare di test difficili. 10 - 15 domande chiuse che confermano la conoscenza della Costituzione e dell'impianto istituzionale dello Stato, niente di trascendentale.

I candidati saprebbero a quel punto di dover conquistare la fiducia di un corpo elettorale qualificato, consapevole. Dovrebbero adattare di conseguenza il loro linguaggio e i temi della loro campagna.

La qualita' del dibattito politico migliorerebbe, e molto.

Sarebbero candidati completamente diversi da questi, capaci credo di offrire risposte concrete, circostanziate, articolate. Non frasi a effetto che lasciano il tempo che trovano. L'immagine passerebbe in secondo piano, sostituita dal valore della proposta.

Finisco con un invito: informiamoci tutti di piu'.

Non cediamo, in occasione del referendum del 4 dicembre, alla tentazione di considerarlo un duello pro- o contro-Renzi. Di Renzi penso tutto il male possibile, lo sapete. Ma questo nulla, proprio nulla, ha a che vedere con la mia scelta di votare contro le riforme costituzionali.

E guardate, il fatto che il mio No venisse "annullato" da un Si' consapevole e "pensato" quanto il mio No, non mi darebbe fastidio. Ma provo un'enorme irritazione sapendo che potrebbe venire "annullato" da un Si' superficiale e non informato.

E concludo davvero suggerendo a tutti di leggere questo bellissimo intervento del sempre ottimo Paolo Hutter, la cui chiarezza sintetizza meglio di come potrei fare io il mio pensiero in materia.

16 Comments:

Blogger CICCILLO said...

se non sbaglio è la seconda volta che torni su questo argomento.
a me pare francamente fuori luogo dare patenti, la democrazia è fatta così, che piaccia o meno.
altrimenti ti allinei a Scalfari che ha detto, apertis verbis, che lui è per il governo delle elite.
Scalfari che peraltro dichiara di essere indeciso anche lui sul referendum pur non sembrando fare parte di quella tipologia di indecisi che tu descrivi.
il problema secondo me rimangono i media e la comunicazione soprattutto televisiva (e l'uso che ne viene fatto, in special modo da chi li possiede...).
ai tempi dei comizi e dei manifesti di carta nessuno si sarebbe mai sognato di parlare di patenti per gli elettori, eppure i contenuti erano spesso gli stessi, vale a dire estremamente semplificati.
nel caso americano poi vince chi ha più soldi o riesce a mobilitarne di altrui, dunque lì ci vorrebbe, seconod il tuo ragionamento, un bel "tagliando" a tutto il sistema che proprio democratico non è.
ed è così già da tempo, mica lo scopriamo oggi con Trump.

sabato, 05 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Anche piu' della seconda, credo :)

Nemmeno io ai tempi dei comizi, dei manifesti "Vota comunista" e delle tribune elettorali moderate da Jader Jacobelli mi sarei sognato di parlare di patente dell'elettore.

Il punto e' proprio: i tempi sono cambiati. Oggi la politica utilizza strategie di marketing raffinatissime, oltre che molto costose. Non tutti sono in grado di difendersi.

Per rendere i risultati elettorali ancora espressione di una genuina volonta' popolare, io credo che si debba scremare quella parte del corpo elettorale che non possiede gli anticorpi per comprendere cosa e' dibattito elettorale e cosa e' propaganda subdola.

A quel punto io credo che si potra' candidare chi ha buone idee, non showmen che riescono a mobilitare macchine da guerra finanziarie, come accade negli Stati Uniti. Dove e' sotto gli occhi di tutti che i candidati sono espressione di lobbies: anzi forse proprio della stessa lobby, l'unica che puo' permettersi questo tipo di campagne elettorali.

domenica, 06 novembre, 2016

 
Blogger CICCILLO said...

ma continuo a non capire perché te la prendi coi poveri elettori ignoranti.
che si faccia la patente per i candidati piuttosto!

martedì, 08 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Beh, un po' perche' senza saperlo quelli che chiami "elettori ignoranti" fanno danni a tutti, compresi se stessi (pensa alle conseguenze di Brexit), e un po' per la stessa ragione per la quale e' giusto per il bene di tutti che mi si escluda, anche se necessario contro la mia volonta', da qualsiasi decisione su temi sui quali non sono adeguatamente preparato a decidere.

In uno scenario di elettori qualificati i candidati sarebbero probabilmente diversi da questi, migliori (io credo molto migliori) perche' saprebbero che frasi a effetto e campagne di marketing non sposterebbero molti voti, forse non ne sposterebbero neanche uno.

La qualita' della discussione non avrebbe nulla a che vedere con il livello abissale di Trump e Clinton, personaggi entrambi di infinito squallore tra i quali non saprei chi scegliere (infatti oggi mi asterrei).

martedì, 08 novembre, 2016

 
Blogger CICCILLO said...

no, su questo non riesco a seguirti.
è un'idea che avalla di fatto il governo delle élite (più o meno competenti) di cui parlano Scalfari e compagnia bella, in Italia principalmente come arma ideologica contro i 5S.
ai tempi di Jader Jacobelli la gente era mediamente ancora più ignorante di ora, anzi in Italia si contavano milioni di analfabeti e anche all'interno della borghesia più o meno colta tutti votavano in base a sensazioni e senza preoccuparsi di dover sapere tutto di tutto.
mi pare una falsa illusione contemporanea questa e anche un tantino individualista, dell'essere competenti di tutto e doversi occupare di tutto avendo l'ultima parola.
come quelli che per ogni malattia consultano 3 medici e 30 amici prima di scegliere loro stessi dove e come curarsi.
è una esasperazione del pensiero determinista con la speranza di essere in pieno possesso della nostra vita (cosa che non è e non è mai stata, in nessuna epoca e nessuna società, dalla nascita alla morte).
poi succede che i poveracci e ignoranti semplicemente si affidano al primo medico che passa e magari semplicemente muoiono prima degli altri o magari anche no.
dunque alla fin fine un'altra delle tante diseguaglianze economiche e culturali allo stesso tempo.
il problema casomai è che il campo ex-socialista (e poi social-democratico) è diventato liberale e di fatto ha mollato al loro destino quelli che un tempo erano i suoi elettori e sostenitori, le classi più disagiate, regalandole alla destra.
e attenzione, proprio gli esegeti del governo delle élite, Scalfari in primis, sono coloro che da decenni hanno predicato questo passaggio, tramite i media e diffondendo questa cultura.
poi se dobbiamo far di tutto pur di evitare Trump (o in Italia i 5S, in Germania Alternative etc., in Francia la La Pen e in Inghilterra la Brexit), allora tanto vale votare Clinton, Merkel, Renzi, Hollande o Sarkozy e via dicendo.
ma i conti non torneranno le stesso perché le politiche liberali creeranno sempre più poveri e disagiati i quali voteranno semplicemente chi mostra di comprendere le loro difficoltà e proporre delle soluzioni, comprensibili a tutti.
non è questione di dare la patente agli elettori, siamo noi che dobbiamo imparare da capo a guidare.
questo noi poi ti lascio l'onere di definirlo.

martedì, 08 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Sono d'accordo con molte delle tue affermazioni, soprattutto quella finale, quando sostieni che poveri e disagiati alla fine votano per chi li comprende.

Questo e' stato evidentissimo nel voto americano. La gelida Clinton contro l'empatico Trump, uno che ha parlato la lingua dei semplici e dei perdenti se vuoi (compresa l'ex classe media), ne ha intercettato la sofferenza. E infatti ha vinto. Lui che semplice e perdente certo non e', come sappiamo bene.

Io resto convinto (secondo te per un pregiudizio elitario: accetto la critica e ci pensero' su) che di fronte a una malattia gravissima gli Americani si siano affidati al primo che passava che ha saputo comprendere le loro sofferenze e proporre una cura qualsiasi. E allo stesso tempo credo che quella cura non funzionera' perche' non attacchera' il problema principale che come concorderai probabilmente e' la crescente disuguaglianza.

Credo che la sinistra riprendera' a vincere quando non fara' sentire abbandonati i perdenti, proponendo politiche redistributive (piu' tasse ai ricchi, orario di lavoro piu' breve che porti alla piena occupazione e quindi alla crescita dei salari, ecc. Tutte cose delle quali abbiamo parlato anche troppe volte qui a London Calling). E soprattutto quando abbandonera' la convinzione (messa in ridicolo in America) che "si vince al centro". Centro che non esiste piu', infatti.

Tornando al post: resto convinto che con un elettorato un po' piu' preparato avremmo avuto candidati diversi da questi. Compreso Bernie Sanders, che continuo a pensare oggi sarebbe il presidente degli Stati Uniti al posto di Donald Trump, se gli fosse stata data una possibilita'.

Che questa possibilita' non gli sia stata data, questo mi spiace immensamente.

mercoledì, 09 novembre, 2016

 
Blogger CICCILLO said...

siamo d'accordo su tutto, ovviamente, anche se credo che il socialismo futuro deve trovare nuove parole e smettere di usare la parola "sinistra" che, scusa la crudezza, non vuol dire più un cazzo.
poi se al posto di "socialista" si trova qualcos'altro ben venga, nel frattempo io identifico il campo che mi interessa con quella parola che, ovviamente, in America poteva solo essere rappresentata da Sanders.
detto ciò le elezioni americane sono comunque qualcosa di aberrante e credo ci siano stati milioni di astenuti, sopratutto fra quelli che NON hanno votato la Clinton, ma questo nessuno lo dice, o forse io non l'ho letto.
in generale non sono preoccupato perché, purtroppo, non cambierà nulla.
anzi paradossalmente se lui farà quello che ha detto di voler fare (ma è probabile che non lo farà) ci sarà qualche bombardamento in meno in giro per il mondo.

mercoledì, 09 novembre, 2016

 
Anonymous Alessandro said...

«Wall Street è riuscita a sconfiggere Bernie Sanders alle primarie, e ora un uomo del Ku Klux Klan sconfigge la rappresentante di Wall Street» (da http://operaviva.info/nazional-operaismo-e-guerra-razziale/).
Penso che a scegliere i candidati sia stato non tanto l'elettorato poco preparato quanto, appunto, Wall Street e il Ku Klux Klan.
Ed è vero: non gli elettori ma i candidati dovrebbe essere obbligati a superare un esame.
Ciao

mercoledì, 09 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Scusate pero', dato che siete d'accordo sul fatto che "non gli elettori ma i candidati dovrebbero essere obbligati a superare un esame", di quale esame si tratterebbe? Cioe' in cosa consisterebbe? E in base a quali criteri taglierebbe fuori Trump e la Clinton?

Le parole sinistra e socialista sono state abusate, concordo. Come abbiamo affermato tante volte alcuni di noi si definiscono social-democratici (che da fuori da una cerchia ristretta, oggi, si pronuncia comunisti): sostenitori di una forte progressivita' fiscale che finanzi un welfare moderno e efficiente.

Per il resto non sono cosi' sicuro che ci sara' qualche bombardamento in meno in giro per il mondo. Anzi, il Medio Oriente sara' probabilmente ancora piu' instabile di adesso secondo molti osservatori (Tramballi sul Sole 24 Ore, per dirne uno che di queste cose ne capisce).

Anche questa soverchiante influenza del Ku Klux Klan (piu' forte di Wall Street? Davvero?) mi sembra campata un po' per aria e sostenuta da uno, bravo, che pero' forse ricorda l'America come l'ha conosciuta da giovane.

Bisognerebbe dirgli che siamo nel 2016 e che Trump ha vinto perche' la Clinton (soprattutto nella Rust Belt, ma non solo) e' considerata troppo vicina a Wall Street e all'establishment. E perche' Trump con le sue sparate ha scaldato i cuori, cosa che la Clinton, troppo costruita e gelida, non ha fatto.

Poi potremmo ripetere quello che hanno scritto tutti in questi giorni: i salari fermi da un paio di decenni ormai. Il tasso di interesse 0 che ha impoverito la classe media i cui sudati risparmi sono stati mangiati dall'inflazione. Wall Street che ha guadagnato in pochi anni l'80% arricchendo chi aveva ingenti capitali da investire potendo permettersi rischi. Eccetera eccetera, basta aprire i giornali.

E infine Trump ha vinto perche' ha fatto riferimento a valori nazionalistici, patriottici, anti-immigrazione.

Proprio come i sostenitori della Brexit, che infatti hanno vinto per quest'ultima ragione.

Le similitudini tra i due fenomeni, Brexit e Trump sono francamente impressionanti e dovremo prima o poi dedicare a questo un post.

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Anonymous Alessandro said...

Il punto è che in una democrazia non si può decidere che una parte dell’elettorato vada privata del diritto di voto.
Quand’anche lo si facesse in base a di 10-15 domande sulla Costituzione, queste finirebbero per escludere i meno istruiti, che il più delle volte non sono meno istruiti per scelta ma perché non hanno accesso all’istruzione. E si creerebbe un’oligarchia in cui i ricchi e i loro figli (che i ricchi possono permettersi di mandare a studiare nelle migliori università) eleggono i propri rappresentanti, i quali governano però non solo i ricchi ma tutti, compresi coloro che non hanno più il diritto di votarli o non votarli.
E comunque neppure le domandine innocenti sulla Costituzione sono sempre innocenti. Ricordo per esempio un concorso per giornalisti in cui — in un questionario con risposte multiple — c’era una domanda che chiedeva quando la nostra Costituzione consenta l’entrata in guerra: ebbene, nessuna delle quattro risposte possibili era quella giusta (articolo 11: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”). Per dare una risposta valida, occorreva quindi mettere la crocetta su una risposta che tradiva l’articolo 11 della Costituzione (come peraltro hanno fatto praticamente tutti i governi italiani da quello D’Alema in poi; e forse D’Alema e i suoi successori non saperebbero rispondere a 10-15 domandine sulla Costituzione? E i commissari d’esame che hanno preparato quei questionari? E secondo te la Lega e i vari gruppi nazipopulisti non sarebbero in grado di addestrare i propri seguaci a rispondere a 10-15 domandine sulla Costituzione senza per questo smettere di votarli?).
Su Trump e l’auspicio di governi ed elettori d’élite mi pare piuttosto interessante questo articolo:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/trump-presidente-lo-schiaffo-del-popolo-alle-elites/

Ciao

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

La mia interpretazione dell'articolo 11 e' sempre stata che si', l'Italia secondo la Costituzione puo' entrare in guerra purche' (e unicamente) per difendere i propri confini. Mi avrebbero bocciato? :)

Comunque Alessandro non sto parlando di test difficili o di domande trabocchetto. Sarebbero domande facili che pero' presupporrebbero la lettura della Costituzione con una breve spiegazione per ogni articolo.

Piu' che di esclusione, parlerei di auto-esclusione volontaria, di una libera scelta.

Un cittadino sarebbe ovviamente libero di scegliere di non conoscerla la Costituzione, non sarebbe obbligatorio farlo. Poi pero', come conseguenza logica della sua scelta, non dovrebbe pretendere di votare un referendum sulle sue modifiche o di eleggere i componenti di un Parlamento del quale, avendo deciso di non interessarsi, non conosce composizione e poteri.

L'analisi di D'Eramo, come altre lette in questi giorni anche qui, a me sembra che polarizzi un po' troppo i due candidati. La Clinton e' espressione dell'elite, e questo ci sta come sappiamo.

Pero' anche Trump lo e', al punto che secondo le prime indiscrezioni la sua squadra di governo comprende petrolieri e banchieri, mica operai e commesse.

Insomma il dito medio i lavoratori impoveriti l'hanno mostrato, ma sempre all'interno di una scelta obbligata.

La lobby che ha sostenuto la Clinton ha foraggiato anche Trump, forse solo un po' meno, e da quella lobby dipende anche Trump che infatti tra le prime iniziative della sua presidenza abbassera' le tasse ai ricchi e togliera' la sanita' ai poveri.

E' un dito medio molto spuntato quello che e' stato mostrato alle elite. Wall Street non si e' scomposta, infatti. Moody's e Fitch non hanno detto una parola. Ci sara' un perche'.

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Blogger CICCILLO said...

Tornerei al tema originario del post e, dopo lunga riflessione, propongo che la patente venga richiesta non agli elettori e nemmeno ai candidati ma piuttosto ai sistemi elettorali!
E' del tutto evidente che quello americano fa schifo e spero che anche la Clinton (e con lei tutti i vari esegeti del maggioritario in tutte le sue forme) se ne sia resa conto: infatti ha perso pur avendo preso un numero maggiore di voti, un fenomeno che richiede alla ragione umana uno sforzo immane per essere compreso.
Tanto quanto quello in vigore nell'ennesima legge-truffa all'italiana con la quale, molto probabilmente, andremo a votare la prossima volta.
I fenomeni che descrive Fabio nel post non esisterebbero semplicemente se tutti i sistemi elettorali rispettassero il principio, per il quale i neri in Sudafrica han dovuto prendere le armi e patire la prigionia, che semplicemente dice "una testa, un voto".
Un principio molto semplice e che in Italia è completamente disatteso, tant'è che il mio voto, da qualche anno a questa parte, è quasi regolarmente buttato via.
Dunque, supponendo che io sia sufficientemente preparato per votare, non sono comunque rappresentato, così come non lo sarei negli "United Snakes of America" (cit. Nina Simone) o in Inghilterra, ma per esempio in Germania e Spagna invece sì...

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Blogger CICCILLO said...

quanto al dito medio e all'appartenenza o meno di Trump all'élite io credo che, come per molte altre cose, valga la similitudine con il nostro triste Berlusca.
esistono in entrambi casi e in entrambi i paesi i parvenu, essi fanno sì parte dell'élite ma da quest'ultima sono guardati con sospetto e con una abbondante dose di puzza sotto al naso.
forse saranno entrambi élite ma è certo che, senza troppa fatica, parlano un linguaggio basso e si lasciano ben intendere dai loro potenziali elettori che fan parte del "populo".
sui bombardamenti vedremo ma non cadiamo nel mito dell'instabilità che potrebbe provocare un eventuale disimpegno degli USA da vari fronti, quello medio-orientale in primis.

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Sono da sempre proporzionalista, per cui sono d'accordissimo con te. In particolare e' assurdo che vinca un'elezione chi ha preso meno voti dell'altro candidato. Che democrazia e' se vince chi e' meno preferito? Sarebbe come se diventasse sindaco chi al ballottaggio prende meno voti.

Condivido con te il dolore, perche' di questo si tratta, di vedere che il mio voto spesso non serve a nulla perche' la formazione politica alla quale do il mio consenso non raggiunge un quorum del tutto arbitrario. In questo modo sono state scientemente annullate le opposizioni che avrebbero difeso il welfare, spianando cosi' la strada ai fenomeni che a livello internazionale hanno generato Trump e Brexit.

Anche sulla tua analisi/ parallelismo tra Trump e Berlusconi sono d'accordo, anche se e' evidente che in entrambi i casi si tratta di una consapevolissima recita e che quel linguaggio basso viene ostentato con la finalita' di generare empatia col proprio potenziale elettorato. E che entrambi si divertono.

La politica estera di Trump non e' stata oggetto della sua campagna elettorale, che e' stata invece tutta incentrata su misure protezionistiche e di difesa dell'occupazione e dei confini.

Verrebbe percio', come scrivi, da pensare che lo stesso disimpegno si riflettera' sui fronti di guerra, cosi' come sulle relazioni internazionali: che l'America si isolera' un po' piu' di adesso e che si disinteressera' un po' a cio' che accade fuori dai propri confini.

Contemporaneamente il fatto che il prossimo segretario di stato si dice potrebbe essere il falco Gingrich non fa dormire sonni tranquilli. Trump - Gingrich e' una coppia di ceffi da paura.

giovedì, 10 novembre, 2016

 
Anonymous alessandro said...

Sono d’accordissimo: la patente andrebbe richiesta ai sistemi elettorali.
Fra l’altro, a divenire carta straccia non sono solo i voti dati a formazioni politiche che non raggiungono il quorum ma — con i collegi uninominali — anche i voti dati a candidati che vanno ben oltre il quorum e anzi potrebbero avere persino tanti voti quanti il vincitore meno uno.
E teniamo conto che, per definizione, «il collegio uninominale è l'entità fondamentale per il funzionamento della maggior parte dei sistemi elettorali di tipo maggioritario».
Tornando all’elezione di Trump (e in piccolissima parte anche alle politiche di soppressione del diritto di voto, che lo hanno favorito e non danneggiato) un altro articolo interessante (nonostante la fastidiosa reiterazione della parola più alla moda nella cronoca politica odierna: “narrazione”) è in
http://www.wumingfoundation.com/giap/2016/11/un-feticcio-di-working-class/

lunedì, 14 novembre, 2016

 
Blogger Fabio said...

Di quali politiche di soppressione del diritto di voto si sta parlando, esattamente? L'articolo dice solo che sono attive in Wisconsin, North Carolina e Arizona, ma non dice in cosa consistono ne' chi colpiscono e perche'. E perche' sono state varate in quei tre stati?

Si puo' spaccare il capello in quattro e analizzare fino allo sfinimento i flussi elettorali. E' certamente importante farlo, ma secondo me la vera analisi va fatta a monte.

La scelta era tra due candidati che non rappresentano certo i cittadini d'America, i loro problemi, i loro stili di vita concreti e reali.

Io credo che il problema sia stata infatti la mancanza di scelta. Wikileaks ha mostrato che i Democratici hanno fatto di tutto per fermare Bernie Sanders.

Restava Jill Stein, l'unica candidata che proponeva idee di uguaglianza e cambiamento e quindi l'unica che avrebbe meritato il voto popolare. Ma non ha avuto alcuna speranza di farsi conoscere, perche' in America la campagna elettorale richiede capitali immensi che non si possono raccogliere solo col crowdfunding.

Poi possiamo discutere se gli operai di Detroit e gli agricoltori dell'Ohio hanno votato un po' piu' di qui o un po' piu' di la', ma il problema e' stata la mancanza di rappresentanza della loro voce.

E' evidente a tutti, credo, che Trump e' diventato presidente non per miopia (quello che capiamo noi lo capiscono certamente politici di professione), ma per una precisa scelta bi-partisan democratica-repubblicana: quella di far perdere Bernie Sanders e di fermare un cambiamento che le elite finanziarie non tollerano.

Comunque abbiano votato, gli Americani potevano solo perdere.

lunedì, 14 novembre, 2016

 

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