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Ambiente Uguaglianza Tempo

martedì 27 giugno 2017

Due concezioni del mondo antitetiche



Stiamo secondo me vivendo una lunga era di passaggio, una specie di lotta tra due concezioni del mondo antitetiche.

Una concezione decrepita, moribonda ma che sembra purtroppo alzare ancora la testa e l'ha fatto con particolare vigore negli ultimi 35 anni. E' il capitalismo, che si e' riciclato in questa farlocca new digital economy che di nuovo ha solo il nome dato che i rapporti di produzione basati sulla forza e lo sfruttamento intensivo del lavoro sono sempre gli stessi da centinaia di anni.

E poi c'e' una concezione nuova, per la quale il reddito non puo' essere piu' associato allo sfruttamento del lavoro, dato che le macchine di nuova generazione (AI, IoT, ecc.) rendono inutili e superate molte occupazioni. Con l'affermarsi delle macchine intelligenti e che sanno dialogare tra di loro infatti la disoccupazione e' per forza di cose destinata a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Di conseguenza, non ha piu' senso legare i redditi al lavoro: perche' un lavoro per tutti non c'e' piu', ne serve molto meno. E' necessario quindi che lo stato ridistribuisca il lavoro riducendo l'orario e adottando una rotazione dei compiti che tenga tutti impegnati nella misura in cui serve per produrre prodotti e servizi per la comunita'.

In questo paradigma che inevitabilmente si affermera' nei prossimi anni, proprio come il lavoro anche il reddito sara' distribuito equamente all'interno della societa', che diventera' naturalmente una societa' di uguali, una societa' senza classi.

Credo che sia nostro compito facilitare il cambiamento, ma sono nel complesso fiducioso che tra qualche anno tutto sara' finalmente diverso dal mondo, pieno di sofferenza e disuguaglianze, ingiustizia e sfruttamento, nel quale viviamo oggi.

domenica 25 giugno 2017

Economia della felicita'



Ieri pomeriggio sono andato a vedere un documentario su John Berger (critico d'arte e filosofo marxista), all'ICA. A un certo punto del documentario, a Berger viene fatto un regalo dai suoi nipoti che lo vanno a visitare. Delle uova. Delle semplici uova di gallina, ma impacchettate con cura, in una bella scatola, con un bel nastro colorato.

Per reciprocare, Berger spiega ai suoi ospiti dove andare a raccogliere lamponi in un angolo del suo orto. Prendetene una grossa ciotola, poi li mangiamo, se volete con zucchero e panna.

A me, che sono di origine contadine, sono venuti in mente tanti ricordi. I miei nonni, persone semplici, quando andavano in visita da qualcuno non arrivavano mai a mani vuote.

Portavano uova delle loro galline, pomodori del loro orto, pesche del loro frutteto. E tornavano poi a casa con una borsa di frutta o di verdura donata loro dai loro amici e vicini.

Altro che le macrocazzate sul mondo digitale. Dobbiamo tornare alla cultura contadina dello scambio sincero, che fa bene al cuore di chi dona e di chi riceve.

venerdì 23 giugno 2017

Una vita semplice e senza pretese



"I regard class distinctions as unjustified and, in the last resort, based on force. I also believe that a simple and unassuming life is good for everybody, physically and mentally".

Da leggere.

E' pazzesco che consideriamo le classi sociali come inevitabili e la societa' senza classi un'utopia.

Una redistribuzione equa della ricchezza e una societa' senza classi farebbero bene a tutti, in primis a chi verrebbe finalmente liberato da tanto grasso inutile che ne intasa le arterie.

Di una politica equa di esproprio patrimoniale progressivo si avvantaggerebbero sia coloro che non hanno abbastanza che coloro che hanno troppo e vivono una vita innaturale.

Questi ultimi scoprirebbero che i beni materiali che ritengono fondamentali al proprio stile di vita ne soffocano e impediscono lo sviluppo.

I primi ad avvantaggiarsi di politiche redistributive non sarebbero i poveri, ma proprio i ricchi che finalmente scoprirebbero se stessi e il significato profondo della parola felicita'.

Essere perdenti e' la norma



"In short, a degree of financial fragility is the statistical norm; being a loser is the norm. We are far more likely to end up with a mediocre salary, with delicate health and vulnerability to ill-fortune than we are to end up robust, invulnerable winners".

Arte e lavoro



"[The capitalists'] business might be a little less profitable year by year and they might not feel they have enough left over to lavish on the arts. But it would be no loss, for instead of hanging reticently on a wall, those values so ably captured in art – values of friendship, love, wisdom and beauty – would be enacted day to day in the boardroom and the canteen, the distribution center and the factory – in other words, in the vastly more consequential realm of commerce itself".