367/ Le mie cose preferite. Giugno 2026.


* Parole *

MASSIMO RECALCATI
Lo splendore e la polvere.

Appena terminato A pugni chiusi (interessante la prima parte dedicata a cultura e società, molto meno la seconda dedicata a temi di attualità politica), ho letto queste quasi 500 pagine di interviste e dialoghi.

Come prevedevo prima di affrontarne la lettura, è un volume discontinuo nei linguaggi e nei temi.

Ma se siete interessati a approfondire il pensiero di questo allievo di Jacques Lacan (citato dalla mia analista ad ogni seduta), che ha interpretato in modo piuttosto personale le complesse teorie del suo maestro e ha saputo spiegarle e divulgarle, è una lettura piuttosto coinvolgente.

A me continua a piacere molto l'enfasi sul desiderio, sulla generatività che lo distingue nettamente dal dovere del godimento, prodotto di quello che Lacan chiamava il discorso del capitalista e Pasolini esorcizzava nei suoi Scritti corsari.

E' il Produci consuma crepa dei CCCP, che dagli anni '80 ha subito una continua accelerazione.

Al punto che, osserva Recalcati, i giovani degli anni '70 ricorrevano alla violenza nell'illusoria speranza di cambiare il mondo, mentre oggi diventa spesso una leva per sentirsi integrati nello scintillante universo dei consumi.

Il titolo che ho scelto di dare a questa raccolta condensa la mia visione della realtà umana. La stessa che il testo biblico e la pratica della psicoanalisi ci consegnano: da una parte, la polvere di cui siamo fatti e che ci inchioda alla dimensione lesa e finita della nostra esistenza; dall'altra parte, lo splendore che da quella polvere può sempre sorprendentemente scaturire.

 
* Colori *

WERNER BISCHOF
Museo Diocesano Carlo Maria Martini.

Le mostre fotografiche estive del Museo Diocesano sono sempre formidabili. Nel 2024 Robert Capa, l'anno scorso Dorothea Lange, e quest'anno è la volta del maestro svizzero Werner Bischof, scomparso all'età di soli 38 anni.

Più che scatti fotografici, quelli di Bischof sono racconti, storie, un giro del mondo narrato con enorme umanità.

Molto piacevole e consigliato l'abbinamento del sabato con l'aperitivo nel chiostro, per noi un appuntamento atteso. Quale introduzione migliore di un fresco cocktail alla frutta per predisporci alla conoscenza di un grande della fotografia? 

L’esposizione si compone di 200 fotografie vintage originali, affiancate da una serie di contact sheets e da un documentario che, con sguardo ancora oggi straordinariamente attuale, raccontano la storia con empatia, attenzione e profondo rispetto per la dignità umana.


* Storie *

AMELIE BONNIN
Partir un jour.

Chi mi conosce sa che Les parapluies de Cherbourg è nella cinquina dei miei film preferiti di sempre (insieme a Le rayon vert, Down by law, Into the wild, Modern times). Quanto piangere feci alla fine di quel film.

Partir un jour è una commedia romantica piena di canzoni francesi che vuole un po' ricalcarne la trama. E alla fine, meno, ma qualche lacrima è scesa anche questa volta dato che è impossibile non immedesimarsi un po' nella storia d'amore giovanile non realizzata tra Cecile e Raphael.

E forse il cuore del film è tutto qui:

Partir un jour sans retour
Effacer notre amour
Sans se retourner
Ne pas regretter
Garder les instants qu'on a volés.

Partir un jour sans bagages
Oublier ton image
Sans se retourner
Ne pas regretter
Penser à demain, recommencer.



* Suoni *

HANGING STARS
Just a day.

Un disco per l'estate. Quanto mi piacciono le dolci melodie di questa formazione londinese che sembra uscire dalla Scozia degli anni '80 (Orange Juice, Aztec Camera) e non solo (Pastels, Teenage Fanclub), con qualche reminiscenza Paisley underground (Rain Parade) e shoegaze (Slowdive, Boo Radleys).

C'è qualcosa di malinconico e luminoso in queste canzoni, una sensazione da fine pomeriggio estivo che le rende perfette per questo periodo dell'anno.

Ascoltatelo e ditemi se questi suoni non sanno rinfrescare la mente, e farci sentire bene proprio come quando scoprimmo le formazioni citate qui sopra.


YOUR BROTHER'S KEEPER, GARY BARTZ
Where rivers meet.

Ancora Londra (con la quale devo aver fatto pace senza rendermene conto).

Il jazz che sta uscendo da quella città mi piace sempre di più. E lo stagionato saxofonista americano che collabora con questo giovane ensemble lo associo comunque alle conoscenze per le quali sono debitore a Sounds of the universe.

Se avete amato Sons of Kemet, Comet is coming e vari altri progetti di Shabaka Hutchings, questo album vi piacerà molto. Esce per la Brownswood Recordings del sempre illuminato Giles Peterson.


Foto: Museo Diocesano Carlo Maria Martini, giugno 2026.

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