379/ Le mie cose preferite.
Ottobre 2026.



1/ PAROLE.

VINCENZO LATRONICO
Una splendida rovina.


Una storia, non lontanissima dai temi trattati in Le perfezioni, che ci pone domande sulle scelte che abbiamo fatto e facciamo. Quante sono motivate da un desiderio reale e consapevole, e quante sono invece una fuga da quello che semplicemente non ci appartiene più?

Quanto decidiamo di convincere noi stessi una volta compiuta una scelta che era quella giusta per noi, e poi quanto caparbiamente la difendiamo?

E cosa facciamo quando una parte di noi prova disperatamente a spiegare all'altra che dobbiamo soprassedere per il nostro bene e passare oltre?

Pone domande, non dà risposte, e questa è già una ragione per leggerlo.


2/ COLORI.

LEONCILLO LEONARDI
Thaddeus Ropac.

Sono andato con grande curiosità a visitare la nuova sede milanese di questo gallerista che fu amico personale di Warhol, Basquiat, Haring, Mapplethorpe e che oggi rappresenta Anselm Kiefer.

Lo spazio, che si trova all'interno dell'elegante Palazza Belgioioso, ospita in questo periodo una mostra dedicata a Leoncillo Leonardi, ceramista che trasformava la creta trattandola come un materiale vivo che usava per esprimere un senso di profonda lacerazione.

Sono sculture fatte di tagli, materia straziata e spesso coperta da colori che ne accentuano la natura viva e drammatica.


3/ STORIE.

ANDREI ZVYAGINTSEV
Minotaur.

Viene presentato come un rifacimento di Stephane una moglie infedele, ma le parti migliori sono quelle che si discostano dal capolavoro di Chabrol.

Protagonista del film è la famiglia di Gleb, dirigente di un'agenzia di spedizioni, la cui affascinante moglie lo tradisce con un giovane fotografo.

Molto riuscita l'ambientazione nella Russia del 2022, all'inizio della operazione speciale in Ucraina che si percepisce attraverso la campagna di arruolamento della classe proletaria, rappresentata in tutta la sua disperazione e sottomissione al potere.


4/ SUONI.

TEENAGE FANCLUB
Do not dare to dream.


Quella dei Teenage Fanclub è feel good music erede di Byrds, Flaming Groovies, Big Star e dei dischi Postcard dei primi anni '80. Il loro nuovo album è tra i più riusciti di una discografia che va avanti da oltre 30 anni.

Probabilmente non perché è davvero cambiato qualcosa dai dischi precedenti: le chitarre ingle-jangle e le armonie vocali sono le stesse di sempre. Il fatto è che di musica così fresca, pulita, leggera se ne sente sempre meno, mentre di questa luminosa semplicità c'è sempre più bisogno.


KRISTIN HERSH
Sugar on blackstone.


Mi emoziona sempre quando alla radio suono il nuovo lavoro di un'artista che suonavo alla radio quando di anni ne avevo 20 (anni '80 del secolo scorso).

Trovo molta continuità, molta coerenza tra quei dischi dei Throwing Muses e questo che è il tredicesimo album solista di Kristin Hersh.

E’ un disco sul ritorno nei luoghi che abbiamo abitato in fasi e età precedenti della nostra vita e sulla scoperta che i luoghi in qualche modo conservano le persone che siamo stati.

Naturalmente non è neutro per me in un momento nel quale, per responsabilità che avrei potuto prevedere ma che non si prevedono mai davvero, sto trovando quel ritorno parecchio difficile.

Bello quando un artista che amiamo sa dare alle nostre emozioni una forma che universalizzandole ce le rende in qualche modo sopportabili.


Foto: Thaddeus Ropac, Palazzo Belgioioso, settembre 2026.

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