Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

lunedì 10 settembre 2007

Sound of the summer

Un po' di cose da fare, sentire, vedere, cercare...



Apriamo con la versione estiva di "Nel mio mangiadischi": dischi che hanno girato nel mio lettore per tutta l'estate ma dei quali non credo di avere mai parlato qui (li ho invece trasmessi tutti alla radio l'ultima volta che sono passato dall'Italia):



ART BRUT It's a bit complicated (Virgin 2007). Ci ho messo del tempo ad abituarmi al fatto che la musica pop inglese sia stata in grado di produrre qualcosa di interessante nell'ultimo decennio. A farmi cambiare idea e' stato il folgorante secondo disco degli Art Brut. Pop punk come non se ne sentiva da tempo, con in piu' testi degni dei migliori Kinks. "Pump up the volume" mi si e' incollata nella testa la prima volta che l'ho ascoltata e non andra' mai piu' via. "Sound of the summer" mi ha fatto crollare definitivamente. Sono andato in giro per giorni, a piedi, in bici, in autobus, ripetendo come un mantra: "All through the night/ They begin to take shape/ From the crack of the vinyl/ To the hiss of the tape/ Play and record/ Held down together/ Tabs pushed off/ So you can't tape over it ever". Vero definitivo inno al mix tape. Per chi ha avuto la fortuna di viverli, non c'e' piu' stato niente e mai piu' niente ci sara' come i mix tape di quegli anni.



JAMES BLACKSHAW The cloud of unknowing (Tompkins Square, 2007). Uno dei migliori giovani chitarristi in circolazione. Se amate i dischi di Robbie Basho e John Fahey, non perdete il nuovo album di questo venticinquenne virtuoso inglese. Arpeggi di dodici corde che formano un tessuto di suono leggero come una piuma.



MARISSA NADLER Songs III: Bird on the water (Peacefrog/ Kemado 2007). Terzo meraviglioso disco per la chanteuse americana, questa volta aiutata da componenti dei magnifici Espers. Ballate dai testi abbastanza spooky, spesso ispirate alla perdita di persone amate. Poesia fatta di nulla. Il video linkato e' girato nel mio negozio preferito del pianeta.




E qualche mattina fa, saranno state le 4, ero a Chicago e non riuscivo a dormire, cosi' per cercare di prendere sonno ho iniziato a pensare a quali sono stati il disco, il film, la mostra, il libro e il concerto dell'estate 2007. Ho scritto queste note:

Disco: COLLEEN Les ondes silencieuses (Leaf). L'album che ho ascoltato piu' spesso in questa piovosa estate inglese. Frammenti di suono silenziosi e poetici.

Film: ALAIN RESNAIS Cuori. Sei solitudini che si incontrano per poi ritornare a se stesse. Come un destino segnato.

Mostra: LUCAS CRANACH Courtauld Institute. Ricordo bene quella mattina di sole, trascorsa in uno dei luoghi piu' tranquilli e silenziosi di questa citta'. Al Courtauld Institute, sulla riva del fiume, mi sono ripromesso di tornare piu' spesso. Le rappresentazioni di Adamo ed Eva del maestro rinascimentale tedesco sono cosi' piene di particolari da risultare indimenticabili.

Libro: ADAM HASLETT Il principio del dolore (Einaudi). Una serie di racconti che esplorano il potere catartico della sofferenza, quasi la sua necessita'. Sospesi tra Raymond Carver e Joyce Carol Oates.

Concerto: GRANT LEE PHILLIPS Dingwalls. A tutto il chiasso dei festival estivi ho preferito il piccolo concerto elettro-acustico del poeta dei Grant Lee Buffalo, che ha stregato un pubblico di cultori andando a ripescare le gemme del primo disco di quella rimpianta formazione.

5 Comments:

Blogger lophelia said...

Ieri ho provato ad ascoltare le musiche ma youtube non voleva saperne di funzionarmi. Da quel poco però gli Art Brut e la Nadler mi sono piaciuti.
Senti, però "Cuori" bello eh, ma farne il film dell'anno non mette mica tanto bene...da qui a dicembre potresti trovare un film alternativo!

mercoledì, 12 settembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

No, infatti film dell'anno no (quello e' gia' "Old joy" probabilmente), ma dell'estate si'. Sai cosa pensavo nel mio momento di insonnia di Chicago? Che in fondo quasi meta' della piacevolezza di un film (o di un concerto, o di una mostra) dipende dalle circostanze in cui eri quando hai assistito all'evento. Per farti un esempio, a Maggio quando Patti Smith ha suonato qui a Londra, il suo concerto non l'ho per nulla apprezzato. A pensarci, pero', ero io a non essere in sintonia con il luogo (Camden, che detesto) e lo stato d'animo (ero agitatissimo dopo avere ricevuto notizia, un'ora prima del concerto, della costruzione di un mostro architettonico vicino a casa mia, poi fortunatamente bocciato almeno temporaneamente dalla commissione del comune).

Invece qui a Londra i film francesi li fanno sostanzialmente in due cinema, entrambi fantastici: il Renoir, nel cuore di Bloomsbury, e l'Istituto Culturale Francese, che e' un'ala di un liceo francese di South Kensington e dove sembra di entrare in una scuola o in una biblioteca e tutti parlano in francese.

Sono ambienti che mi danno grande tranquillita'. Il pubblico e' composto da persone della nostra eta', spesso accompagnate solo dal proprio libro. E insomma, io vedo tante persone come noi e mi sento proprio a mio agio.

Se poi il film parla, in modo intelligente e contemporaneamente leggerissimo, di vita (relazioni, solitudine, quotidianita'), allora l'esperienza diventa davvero irresistibile. L'esperienza, piu' ancora che il film.

Sono un po' i miei Cinema Castello, luoghi che non deludono.

I link musicali qui funzionano (li ho provati ieri, ora verifico ancora). Appena ho un minuto copio Marissa e te la mando (assumo che il tuo indirizzo sia ancora quello sul lato B delle foto, se non fosse cosi' fammi sapere).

mercoledì, 12 settembre, 2007

 
Blogger lophelia said...

Oggi youtube mi funziona bene, non più a scatti come ieri. Le musiche mi piacciono molto.
Ce ne vorrebbero di più di cinema Castello, altro che multisale...potremmo fondare un movimento!
l'indirizzo è quello, grazie davvero, non ho parole:)

mercoledì, 12 settembre, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

Fabio,

procurati il nuovo di Vic Chesnutt, se già non l'hai fatto.

http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Monografie/VicChesnutt.htm#nor

Roba dell'altro mondo. Quale?

That ole tall guy called JC

mercoledì, 12 settembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Lophelia -

Si' di piu', ma anche belli nascosti. Per dire, sfido un non londinese a trovarlo l'Istituto di Cultura Francese. La prima volta ci avro' messo mezz'ora, e' mimetizzato perfettamente da una scuola! Poi una volta entrato devi salire una scala senza grandi indicazioni, e alla fine ci sei. Ma e' perfetto cosi'.

JC -

Sai che e' gia' un po' nella mia lista della spesa? (Agli altri lettori e' bene fare sapere che credo tu segua Vic Chesnutt dal suo primo disco, uno dei due prodotti da Michael Stipe, ricordo bene?).

mercoledì, 12 settembre, 2007

 

Posta un commento

<< Home