Post Statistiche Commenti Profitti Campagne Pagine Tema Impostazioni Elenco lettura Guida

Ambiente Uguaglianza Tempo

venerdì 14 dicembre 2007

Sono il proprietario del caffe' del pinguino, ti diro' cose a caso

[Penguin Cafe Orchestra, Union Chapel, Dicembre 2007]

Sono dieci anni che uno dei piu' grandi compositori che quest'isola abbia espresso ci ha lasciato. Non aveva ancora compiuto cinquant'anni quando un tumore al cervello l'ha portato via. Era la notte dell'11 Dicembre 1997. Si chiamava Simon Jeffes.

Per ricordare suo padre, esattamente dieci anni dopo il figlio Arthur ha riformato per tre concerti la leggendaria orchestra del caffe' del pinguino.

Sono il proprietario del caffe' del pinguino, ti diro' cose a caso inizia una poesia di Simon, scritta nel 1972. Alla quale si ispira per dare il nome alla sua erratica formazione. Che e' strana di quella eccentricita' inglese, e un po' casuale, con componenti che vanno e vengono, fanno un giro e poi ritornano.

Ci mettono quattro anni a incidere il primo disco, che pero' esce niente meno che su Obscure, l'etichetta di Brian Eno. Altri cinque per incidere il suo seguito, l'omonimo Penguin Cafe Orchestra del 1981. Si trova a 5 sterline da Fopp, quello che ha riaperto in Covent Garden, ed e' un ricostituente formidabile. Non smetti di sorridere per alcune ore dopo averlo preso.

C'e' dentro un brano che ti piace la prima volta che lo ascolti e rimane con te per il resto della tua vita. Quando te lo dimentichi lo ritrovi in giro, su Radio 3 o in qualche pubblicita'. Si intitola Telephone and rubber band. Un giorno Simon solleva la cornetta del telefono e sente questa combinazione di tono libero ed occupato insieme. Chiama immediatamente il suo amico George, lo invita a casa, e i due costruiscono su quei toni registrati con una segreteria analogica quello che rimarra' per sempre un piccolo gioiello di architettura sonora minimalista deliziosamente accessibile. Quel tono telefonico non esiste piu' tra l'altro, proprio come tante persone e cose che ci accompagnano per un pezzo di strada e poi spariscono. A me tutte le volte che lo ascolto viene in mente quando studiavo qui da ragazzino e chiamavo la mia famiglia in Italia una volta alla settimana, e la aspettavo per tutta la settimana quella telefonata.

Di ricostituenti Simon ne ha inventati tanti. Music for a found harmonium (davvero scritta su un harmonium trovato per le strade di Kyoto), Perpetuum mobile e Scherzo and trio sono quelli dei quali io mi servo piu' spesso. Fanno passare tutto: malinconie, paure, sindrome da cuore che non riesce a corrispondere con altri cuori. Stai bene appena fanno effetto.

E l'altra sera era davanti a me la Penguin Cafe Orchestra. Li vedi sul palco che suonano e sorridono tra di loro e per conto proprio mentre suonano questi gioielli di folk etnico minimale che sembrano caduti dalla cartellina delle idee di Brian Eno e Philip Glass.

Il pubblico merita una nota a parte. Quaranta-qualcosa e cinquanta-qualcosa educatissimi e silenziosi. Arrivano da Hampstead, Highgate, Highbury, Barnsbury. Insegnano, compongono, scrivono. Concentrati fino all'ultimo e pronti a esternare il loro entusiasmo all'ultima nota di ogni brano con un generoso scroscio di applausi, prima di rimettersi silenziosamente all'ascolto. Gente che i dischi della Penguin li ha rovinati di ascolti e alla quale non sembra vero trovarseli davanti in una fredda notte londinese. Uno non ci spera mica che certe cose possono succedere.

E in questo blog gli inglesi si e' detto spesso che sono casinisti e che bevono fino a quando vomitano e che sono chiusi e ti ignorano eccetera eccetera. Poi vai a sentire la Penguin Cafe Orchestra alla Union Chapel, Richard Thompson al Barbican, Jonathan Coe da Foyles, e inizi ad amarlo questo popolo. Capisci da dove arrivano certe idee e perche' e' bello stare qui nonostante tutto.

E che in una notte d'inverno quando non te lo aspetti si puo' aprire una porta, e un pinguino ti invita a entrare, e un'orchestra ti accoglie con archi ukulele harmonium trombone flautini. E tutti sorridono. E capisci perche' un giorno di tanti anni fa, quando hai scoperto quella cosa meravigliosa che si chiama musica, hai deciso che non l'avresti lasciata mai piu'.

[Penguin Cafe Orchestra, Music for a found harmonium]

13 Comments:

Anonymous moya said...

Oltre alla musica è il ritmo di questa città che è difficile da abbandonare. Bel resoconto, come sempre.

venerdì, 14 dicembre, 2007

 
Blogger borguez said...

fra i miei appunti c'era scritto Penguin! stava a lì a significare di non dimenticare quell'ensemble, di tornarci sopra e scrivere per me e per chi volesse due parole in proposito!

tiro una riga sopra quell'appunto e ti ringrazio confuso e un po' emozionato, e immerso nell'esatta sensazione che, come sempre, esistono solo due tipi di musica...quella bella e quella brutta!

sabato, 15 dicembre, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

Bellissimo post, Fabio, perfetto tributo alle raffinatezze e alle atmosfere di una band che ha sempre fatto genere a sè, e che nessuno ha mai neanche cercato di imitare.
Nicola

sabato, 15 dicembre, 2007

 
Blogger Mauro said...

Bellissimo post, veramente. Prima o poi devo decidermi a comprare qualche disco della Penguin Cafè Orchestra...

sabato, 15 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Moya -

Grazie! In realta' forse dovremmo parlare di ritmi, al plurale. Camminando ad Hampstead senti Wyatt, a Notting Hill un Veloso d'epoca, a Brick Lane MIA...

Borguez -

No, mi raccomando, non tirare una riga sul nome della Penguin. Spero di leggere presto di la' da te un post su di loro, io ho solo scalfito la superficie di quello che si potrebbe scrivere. Molto molto vero quello che dici sui due tipi di musica. A me colpisce anche come la bella musica diventa brutta se non sei predisposto ad ascoltarla in quel momento. E poi puo' diventare indispensabile, quando l'umore e il tempo cambiano di nuovo.

Nicola -

Esatto, sai che non ci avevo mai pensato? Non esistono "eredi" della Penguin Cafe Orchestra. Per questo sono cosi' importanti. Inoltre, come persone, sono il classico esempio di ageing gracefully come direbbero qui. mantengono una grazia che si continua a riflettere nelle loro delicate gighe minimali.

Mauro -

Ti consiglio i primi due loro dischi, e nel caso voglia iniziare da uno, partirei dal secondo, quello omonimo che citavo nel post.

lunedì, 17 dicembre, 2007

 
Anonymous the journo who couldn't shut up said...

In realtà alcuni "eredi" ci sarebbero, per come han raccolto lo spirito e non la lettera, come sempre si dovrebbe fare e di rado accade:

così a memoria ne vedi le tracce in Rachel's, Tin Hat, 33.3, Terminal 4, a volte nei Town & Country meno misticheggianti.

Che poi siano stati una roba unica, simao d'accordo tutti, come lo siamo per i Tuxedomoon, ad esempio.

cheers,

g.

venerdì, 21 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Molto d'accordo JC, parlerei come fai tu di tracce. Immagino che Nicola si riferisse anche a una certa inglesita' nobile, che non puoi trovare nei Rachel's e nel Tin Hat Trio, per ragioni puramente di cultura che ha generato quei gruppi. Adesso che sto partendo per l'Italia uso questa tua piccola lista per andare a scandagliare i CD rimasti nella mia cameretta vogherese, prima di tutto Music for Egon Schiele. Auguri!

venerdì, 21 dicembre, 2007

 
Anonymous Anonimo said...

a volte certi tuoi post hanno la capacità di dare un senso alla mia giornata. questo l'ha fattto. grazie.
Primule

giovedì, 27 dicembre, 2007

 
Blogger Fabio said...

Grazie per le tue parole, Primule.

giovedì, 03 gennaio, 2008

 
Blogger Steulin said...

Questa sera, in auto, stavo facendo ascoltare ai miei figli, nove e quasi quattro anni, un disco della Penguin Cafè Orchestra, che ho avuto la fortuna di vedere in un concerto a torino. Stranamente, sono stati tranquilli e hanno ascoltato con piacere. Mi sono ricordatoanche del delicato film Malcom, che utilizzava la loro musica come colonna sonora.
Tornato a casa, sono andato su internet per recuperare un pò di notizie, e ho saputo della scomparsa di Simon Jeffes. La notizia mi ha stordito, perchè ero molto affezionato a lui, alla sua musica e agli insoliti musicisti di cui si circondava. Una piccola perla nella volgarità della musica e degli artisti che ci circondano.
Non ho altre parole per ricordarlo.

sabato, 01 marzo, 2008

 
Blogger Fabio said...

Le tue parole e l'immagine di te e dei tuoi bambini che in macchina ascoltate la Penguin sono di per se' bellissime. Grazie per aver voluto condividerle con noi.

E' musica che risveglia la parte migliore di noi, e non mi stupisco che piaccia ai bambini. Pensa che ce n'erano alcuni anche al concerto, concentratissimi.

lunedì, 03 marzo, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

da poco ho ascoltato questi slovacchi, mi ricordano un po' i PCO.
anche se altra cosa.
http://www.pozon.sk/sounds.php?l=en

ciao francesco

venerdì, 14 marzo, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

A proposito di bambini... a 17 anni possedevo un disco della Penguin Cafè Orchestra, completamente "lisato" dai ripetuti ascolti. Mi capitava di ripensarci ogni tanto col passare degli anni e avendo smarrito i vecchi L.P finiti in mano ad altri fra un trasloco e l'altro. Poi nacque mio figlio, e un giorno, cercando un disco da fargli ascoltare per farlo addormentare, mi è capitato in mano lui, il CD Penguin Cafè Orchestra, e da allora le serata per farlo addormentare in un dolce ballo sulla mia spalla erano costurite sulla loro musica, e quando arrivava la telefonata, morfeo era arrivato. I figli sono creciuti (7 e 5 aa) ma ancora non si fermano a riascoltare quella musica allegra e sognante insieme. Oggi, mentre arrivavo al lavoro, dopo averli abbandonati per qualche mese, mi è capitato di riascoltarli e di ritrovare quella gioia di vivere che forse è favorita dell'arrivo della primavera e che i Penguin sanno raccontare. Ora eccomi qui a cercare su Intenrnet notizie del gruppo e ad apprendere la triste notizia della morte di Jeffes.
Comunque grazie ai Penguin, gli devo molti ricordi di gioia...
Lucio

venerdì, 21 marzo, 2008

 

Posta un commento

<< Home