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mercoledì 16 aprile 2008

E adesso con o senza Walter tutti in Africa

[World Food Cafe, Febbraio 2008]


Lo abbiamo detto tante volte qui a London Calling: la musica inglese e' defunta da un pezzo. Il Paese che ha dato al mondo gli Stones, i Beatles, Barrett, i Soft Machine, i Clash, i Fall, gli XTC, i Joy Division, Sylvian, PJ Harvey oggi sa soltanto esprimere Kooks, Adele, Duffy, Franz Ferdinand, Arctic Monkeys. Nulla quindi. Un'agghiacciante ripetitivita', uno sconcertante appiattimento sul passato.

Chi da una posizione di outsider osa dire cose nuove e diverse e' costretto ad emigrare per vedere riconosciuto il proprio talento. Antony Hegarty, Michael Cashmore, James Blackshaw (che credo viva ancora qui ma viene pubblicato da un'etichetta newyorkese), giusto per fare qualche nome.

Cosa resta quindi della vitalita' della musica inglese? Perduta la creativita', resta diciamo cosi' tutta la sovrastruttura: il gusto e l'apertura nei confronti della scoperta, alcuni bastioni di resistenza (qui a Londra su tutti il Vortex), una solida storia di etichette indipendenti, una stampa piuttosto attenta (Wire in primis, ma anche gli inserti del Venerdi' di Guardian e Independent), alcuni negozietti che tra mille difficolta' promuovono uscite coraggiose (in realta' ne sono rimasti due in tutta la citta': Sounds of the Universe a Soho e Honest Jon's a Ladbroke Grove). Si tratta di espressioni portate avanti da un pubblico adulto, dai 40 in su, ma insomma un approfondimento in questo senso ci porterebbe parecchio lontani dalla cosa della quale vi voglio parlare oggi.

Che e' un'etichetta di Brighton che ho da poco scoperto e della quale sto recuperando un po' tutto il catalogo. Si chiama Soundway e il suo manifesto dice:

Our mission is to release underground tropical dance music with a funky flavour. With a philosophy of quality not quantity we hope to delve deep into areas that have gone unnoticed, uncovering tasty musical gems for the dance-floor and beyond. Our releases will all be accompanied by detailed research and all will be fully licensed. Music from Africa, Latin America the Caribbean that stands out as being original or different in some way will be on our agenda.

Non lasciatevi troppo spaventare dai referimenti alla dance culture e al dancefloor. Nei dischi della Soundway dedicati all'Africa (che sono i migliori del loro catalogo) si trovano per lo piu' afro-beat e afro-rock. Pensate a Fela Kuti e a King Sunny Ade. O a qualcosa di non troppo lontano dai Tinariwen, solo virati in chiave ancora piu' funk.

Per avvicinarsi alla Soundway consiglio la doppia raccolta Nigeria special, che mette insieme 26 singoli usciti tra il 1970 e il 1976. La grafica della confezione (un digipak apribile in 4) e' assolutamente strepitosa, le registrazioni sono state rimasterizzate dai nastri originali, e le note di copertina si leggono come un bel libro.

Una volta fatta la conoscenza delle radici, consiglio il dischetto che sta girando piu' spesso nel mio lettore in questi giorni, che si intitola Nigeria disco funk special: the sound of the underground Lagos dancefloor. Questa volta i singoli sono solo 9, tutti di durata consistente, immagino si trattasse di 12". Usciti tra il 1974 e il 1979 quando, raccontano le note di copertina, Lagos divento' la capitale musicale dell'Africa Occidentale, con piu' locali dove ascoltare musica rispetto a Dakar e a Kinshasa.

The suburbs of Ikeja, Yaba & Surulere had reputations as places to head for good night out, but also where you should watch your back.

Non sembra affatto di ascoltare 9 gruppi diversi, ma 9 tracce dello stesso gruppo: e' musica parecchio uniforme nello stile e nelle sonorita'. E veniva alternata dai DJ di Lagos, cosi' si legge, ai vinili di importazione di Brass Construction, BT Express, James Brown.

Su tutti consiglio l'ascolto dei Sahara All Stars. La loro Take your soul fa quello che il titolo promette.


[Soundway Records]

11 Comments:

Anonymous Anonimo said...

A dir la verità, qualche gruppo inglese niente male c'è: nello scorso biennio mi sono piaciuti Field Music (XTC rules their world) e i Ralfe Band, folk/low-fi/ethnic com'erano i Camper Van Beethoven...

JC

mercoledì, 16 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

A dir la verità, qualche gruppo inglese niente male c'è: nello scorso biennio mi sono piaciuti Field Music (XTC rules their world) e i Ralfe Band, folk/low-fi/ethnic com'erano i Camper Van Beethoven...

JC

mercoledì, 16 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Pensa che i secondi non li ho mai sentiti, e invece dalla descrizione che ne fai potrebbero piacermi molto.

I primi invece sinceramente non mi sembrano un gran che. Il problema di tutta quella scuola (loro, Futureheads, Maximo Park, Editors, ecc.) e' che dicono cose comunque gia' molto sentite.

E guarda JC, la mia non e' una presa di posizione pregiudiziale. E' solo che sentire una versione di Joy Division/ XTC/ Talking Heads a cui manca lo spirito rivoluzionario di quei gruppi in qualche modo urta i miei nervi.

Immediatamente vado a prendere le mie copie di Unknown pleasures/ Drums & wires/ Remain in light e caspita, che differenza.

mercoledì, 16 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

complimenti per il blog e per quello che scrivi..

Mirko

mercoledì, 16 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

non hai torto, sebbene field music siano una tacca sopra, e Maximo Park un'ottima band, specialmente dal vivo, test nel quale molte brit bands franano. D'altronde, se gli yankees riciclano la loro tradizione, i britanni fanno lo stesso: se le canzoni sono buone, evviva. Gli Editors mi fan cadere un pò le balle con la loro epica da Ian curtis/Echo & bunnymen arrangiati da Spector.

Ralfe Band cercali, per me ti piaceranno.

http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Recensioni/2007/recensioni/RalfeBand.html

JC

giovedì, 17 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Mirko -

Complimenti a te per la gentilezza di lasciare un messaggio cosi' gradito.

JC -

Sai pero' che i Maximo Park li vidi dal vivo in un festival e a meta' del loro concerto decisi di andarmene? A me non piacquero affatto.

La domanda piu' generale che mi pongo pero' e': anche volendo ammettere che ci sono ancora deboli sussulti di vita dalle parti del rock - pop inglese, e tenendo presente il tempo a disposizione non illimitato che noi abbiamo nel corso delle nostre giornate, perche' cercare a tutti costi in questo terreno arido invece di dissotterare pepite del passato rimaste sotto terra per troppo tempo (molte ristampe che stanno arrivando oggi nei negozi dal Brasile, dall'Africa, molto soul, molta black music in genere, molto folk, ecc.)?

Alla fine preferisco comunque ascoltare altro, esplorare terreni inesplorati. In questo senso, affermando che la musica inglese e' finita, sento di aver tagliato un po' di angoli come tu osservi, ma il discorso di fondo non credo che cambi molto.

Del resto mi pare che anche tu oggi senta l'esigenza di andare oltre (non da oggi peraltro).

giovedì, 17 aprile, 2008

 
OpenID borguez said...

continuiamo a calpestare medesimi tragitti. che nel frattempo si sono fatti impervi, contrari e extraparlamentari.
quel disco, che va quasi a compendiare questo è quanto di più vitale mi sia capitato di ascoltare negli ultimi giorni. senza disturbare la stanchezza della vecchia british school.

ne parlano anche qui con rispettabile competenza.

giovedì, 17 aprile, 2008

 
Anonymous T.P. Africa said...

Complimenti per aver scoperto la Soundway. Mi ritrovo in tutti i contenuti del tuo post, comprese le riflessioni sulla stanchezza del rock, non solo inglese. Una stanchezza che riflette la decadenza di una società. Curiosamente le società africane, pur versando in crisi ben piu' drammatiche della nostra, mostrano oggi una vitalità che ci sovrasta.
Saluti da www.tpafrica.it.

venerdì, 18 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Borguez -

Eccellente suggerimento come sempre il tuo. Anche JC suggeriva qualche giorno fa quel volume Strut, che sto consumando insieme a un disco Strut molto diverso ma altrettanto interessante: Funky Nassau (con Talking Heads, Grace Jones, Tom Tom Club. ecc.: molto consigliato). La nuova resistenza extra-parlamentare mi sembra in grado di trarre vantaggio da una buona colonna sonora.

TP Africa -

Molto in sintonia con quello che dici sia qui che nel "manifesto" del tuo blog. Quello che e' sorprendente e' andare a scoprire le radici di quella vitalita'. Esiste un'altra Africa che ha saputo esprimere musica davvero altra.

Adesso linko TP Africa.

venerdì, 18 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Scusa Fabio, ti leggo spesso e resto sempre ben impressionata dai tuoi articoli. Purtroppo conosco un numero infinitesimo degli artisti che citi, ma questo non è un problema perchè mi esorta all'esplorazione.
In questo caso però, non riesco a concordare con le tue affermazioni.
Stiamo parlando di rock vero? Di rock inglese, niente di vivo o valido?
Il mio gruppo preferito sopra ad ogni cosa è composto da cinque bravi e seri musicisti, residenti ad Oxford.
Sto parlando dei Radiohead e non aggiungo altro.
Grazie, un caro saluto.
Manu.

sabato, 19 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Anche io credo che i Radiohead siano un gruppo coraggioso nel loro genere, che cerca di dire cose nuove.

Pero' Manu, non credi anche tu che rappresentino un'eccezione?

Forse sono stato un po' severo nel mio giudizio, ma quello che intendevo e': il presente della musica inglese e' decisamente deludente, se paragonato al passato della musica prodotta su quest'isola.

La montagna ha partorito un topolino.

lunedì, 21 aprile, 2008

 

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