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venerdì 25 aprile 2008

E il lavoro sporco lo lasciamo fare a Josh

[Marie Sioux, Maggio 2007]


Io quando entro in contatto con un'etichetta come la Tompkins Square divento matto. Mi viene da pensare a tutto quello che c'e' dietro ai suoi dischi. E certo, la musica e' fatta di passione, e la musica underground che piace a noi piu' di qualunque altra perche' a pubblicarla e' tanto se rientri nei costi e il tuo tempo lo regali completamente.

Ma uno come Josh Rosenthal della Tompkins Square, del quale non ho nemmeno mai visto una foto, e' uno speciale, uno che e' sulla strada per diventare un Harry Smith o un Alan Lomax dei nostri tempi. Uno che vive di passione. Uno che ha trovato la sua direzione e la segue con convinzione, fino alle estreme conseguenze.

La Tomkins Square e' la Takoma del ventunesimo secolo, e questo non sono certo il primo a dirlo. Quella che pubblica e' musica per chitarre acustiche. Vecchia, nuova, blues, finger-picking, raga-rock, folk dei monti Appalachi. Registrata benissimo.

I tre volumi della raccolta Imaginational anthem, che sono il fiore all'occhiello della Tompkins Square, sono tutti e tre imperdibili. Quando usci' il primo, nel 2005, David Fricke di Rolling Stones ebbe a scrivere The history and beauty here speak for themselves, at the perfect volume.

Storia perche' tutti e tre i volumi mettono insieme outsider chitarristici del passato e del presente. Del passato: John Fahey, Robbie Basho, Sandy Bull. Del presente: James Blackshaw, Richard Crandell, Jose Gonzales. Giusto per fermarmi ai piu' noti.

Straconsigliati, gia' che ci sono, i dischi solisti di James Blackshaw, soprattutto The clouds of unknowing del 2007 e Celeste del 2004 ristampato quest'anno e finalmente disponibile: nel 2004 era uscito in sole 80 copie. E poi tutto quello che riuscite a trovare di Richard Crandell, in attesa di un po' di ristampe annunciate del suo back catalogue. Io ho In the flower of our youth del 1980 e l'ho rovinato di ascolti quel disco. Non si trova facilmente, ma Other Music dovrebbe averne ancora qualche copia nascosta sotto il banco. Quella che ho a casa io arriva da li'.

In questi tempi cupissimi di Muse e Kooks, questa e' roba per carbonari, lo so. Pero' c'e' un che di divertente anche a cercarla la buona musica, specialmente quando scavando trovi pepite di simili considerevoli dimensioni.

I CD arrivano con belle note di copertina ed eccellenti fotografie. Quella di George Stavis, a pagina due del libretto del volume tre, e' la mia preferita. All'aria aperta, capelli lunghi, barba, canottiera a righe, sguardo sognante perso nel vuoto e una pianta sullo sfondo.

Le chitarre acustiche sono questo. Le porti con te dappertutto e sono buone compagne di viaggio. Una chitarra acustica la suoni appoggiato a un albero e si sposa bene col canto degli uccelli. O sulla spiaggia, d'estate. Conosce sempre il volume giusto una chitarra acustica, come diceva Fricke.

Sono liberta', memoria, tradizione le chitarre acustiche, e possono suonare modernissime.

Cercate queste tre raccolte, e buona liberazione.


[Brad Davis and Greg Davis - Instrumental]

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ne parlava bene Alela Diane, pare siano amiche. E in effetti...

Certo: pure Jesse Sykes non è male, con quella voce grave nonostante l'età giovane...

piccole grandi donne crescono

JC

lunedì, 28 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Come sempre preparatissimo! In effetti la prima persona ad avermi parlato di Marie Sioux fu proprio Alela Diane la prima volta che suono' qui a Londra (e la seconda? Naturalmente Marco Reina!).

Tra le piccole grandi donne che crescono, anche se stiamo parlando di una generazione precedente, includerei Mia Doi Todd: il suo ultimo disco e' una buona spanna al di sopra dei precedenti.

lunedì, 28 aprile, 2008

 

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