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venerdì 4 aprile 2008

To know her is to love her

[Regent's Park, Febbraio 2008]

A Londra e' arrivata la primavera. All'improvviso. Ha colto tutti alla sprovvista, dopo le piogge insistenti degli scorsi giorni.

Tempo ideale per andare a rovistare con fiducia tra le ristampe soul di Sounds of the Universe. La mia fissazione di questi giorni e' una cantante che incise un album per la Stax e due per l'Atlantic. Si chiama Margie Joseph. Come sia il disco su Stax non ve lo so dire perche' non l'ho mai ascoltato, ma i due su Atlantic sono spaziali.

Arrangiati da Arit Mardin, che in quegli anni lavorava anche con Aretha Franklin e Wilson Pickett. Dopo essere stato scoperto a Istanbul da Dizzy Gillespie e Quincy Jones che gli dissero cosa ci fai qui vieni in America. Arrangiamenti di velluto, archi svolazzanti, fiati soul jazz che rimbalzano sa tutte le parti.

Il mio preferito e' Sweet surrender, anno di grazia 1974. Se volete cominciare con uno, partite da quello. Come il precedente, un bell'equilibrio di originali e cover. Alcune anche belle famose. To know you is to love you, che Stevie Wonder non ho mai capito se scrisse per Syreeta Wright o per BB King (le loro versioni uscirono nello stesso anno mi pare). My love di Paul McCartney, il quale quando senti' la versione di Margie Joseph scrisse un telegramma di complimenti e supporto. E ci credo. La sua voce si fa sussurro ruggito miagolio violino respiro.

Ma forse il capolavoro dell'album e' una versione di (S)he's got the way, che arriva da Cold spring harbor di Billy Joel, anno 1971. Disco, quello, assolutamente strepitoso. Se non lo conoscete, fatevi un regalo in questo fine settimana. Il songwriting soul-blues del primo Billy Joel va assolutamente rivalutato. E in quel brano di Joel, la dolce Margie mette in luce tutte le sue potenzialita' di blues singer. Bravissima lei, superlativi i cori, impressionanti gli arrangiamenti.

Una particolarita' di questo Sweet surrender e' quella di avere ogni pezzo mixato con quello immediatamente precedente, il che genera un'esperienza d'ascolto molto organica e continua.

Buttate a mare le schifezze di quarta mano di Amy Winehouse e Duffy: concedetevi gli originali, e regalate un po' di fortuna a questa dimenticata e originalissima soul sister.

[Margie Joseph - One More Chance]

5 Comments:

Anonymous Callie said...

quindi se non sono dischi degli anni 60/70 o non sono di musicisti in attività da "allora", sono tutte schifezze giusto?

invece se si scarta l'hype e la moda, i dischi belli, soul e blues, escono ancora: basta non farsi fuorviare dalle recensioni e dal gossip.

imho, ovvio

domenica, 06 aprile, 2008

 
Anonymous punck said...

a dire il vero qui ieri i faziosi tg nostrani ci mostravano una London By Snow!!

a proposito di soul...si hanno notizie del cantante dei redskins?

lunedì, 07 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Ma sì, non è così malvagia la Winehouse; ma è bello anche scoprirne il retroterra. Qohelet

lunedì, 07 aprile, 2008

 
Anonymous Anonimo said...

Tipo Bettye LaVette, i BellRays e Sharon Jones & The Daptones. tutta roba uscita negli anni duemila, MA se è buona, è perché suda, sanguina e sembra "vintage". Però non lo è, e il trucco, mi sa, sta tutto lì...

the JC Nigga

lunedì, 07 aprile, 2008

 
Blogger Fabio said...

Callie -

Non sono tutte schifezze quelle che escono oggi, affatto. Potrei dirti che nel fine settimana ho ascoltato parecchio il disco nuovo degli Angel, cosi' come le ristampe finalmente uscite dei CD-R di James Blackshaw, pubblicati solo 3 o 4 anni fa.

Credo pero' che la musica che piace a me/ noi abbia avuto un'eta' aurea, che va pressappoco dalla meta' degli anni '60 al 1981-82. Scavando in quell'epoca trovo una creativita' e un dinamismo che, dopo, si sono un po' persi, come se il revival fosse diventato un po' la regola (che come tutte le regole ha le sue debite eccezioni). Quegli anni invece sono un pozzo senza fondo, piu' cerchi e piu' trovi. Parere del tutto personale e opinabile, ma da ascoltatore mi sono fatto quest'idea.

Ribaltando invece la tua critica, mi sono fatto anche l'idea che di tutte le persone che sentono Amy Winehouse e vanno ai suoi concerti qui (cioe': tutti gli inglesi nella classe di eta' 18 - 45), sono solo pochi quelli che vanno a recuperare gli originali ai quali la Winehouse si ispira. La conoscono per lo piu' per le sue vicissitudini di droga e alcolismo, e guarda, a volte ho l'impressione che vadano ai suoi concerti come certi spettatori della Formula 1 che vanno a vedere le gare nell'attesa del brivido dell'incidente. La musica passa in secondo piano.

Punck -

E' stato assurdo: Venerdi' tutti in maglioncino, Sabato un freddo polare e Domenica ci siamo svegliati sepolti nella neve (che poi se n'e' andata nel primo pomeriggio quando e' uscito il sole).

Adesso il cielo e' grigio e fa un freddo da guanti e sciarpa.

Non ne so niente, che e' successo al cantante dei Redskins?

Qohelet -

Credo che sarebbe d'accordo persino lei.

JC -

Stai parlando di due signore del soul che affondano le radici negli anni d'oro. E' un po' come la torta della nonna: cambiano un po' gli ingredienti, ma si sente il tocco vintage.

lunedì, 07 aprile, 2008

 

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