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Osservazioni e ascolti

martedì 29 giugno 2010

Sonic youth

Mi ci sono imbattuto per caso, scendendo da Hampstead a Camden, domenica pomeriggio. Impossibile non lasciarsi tentare, e andarlo a rivedere per quella che credo sia la decima volta. A bout de souffle e' come Kind of blue, Il giovane Holden e i quadri di Hopper: li conosci a memoria e pero' ogni volta ti lasciano senza parole.

Impossibile scrivere qualsiasi cosa di originale, e allora mi affido alle parole della dalla direttrice del dipartimento di studi cinematografici del King's College (ormai di casa qui in Engadina):

Godard's violent attack on the cinema de papa gave modern cinema new cultural legitimacy. His other stroke of genius was to fashion Jean-Paul Belmondo and Jean Seberg as the new romantic couple: desperate, amoral, nonchalant and so cool.

E a quelle di Richard Brody, autore della biografia di Godard Everything is cinema:

It seemed like a combination of jazz and philosophy - in its context, its style, its attitudes. It made filmmaking the art of the age; smart, creative young people suddenly wanted to direct the great movie the way they'd wanted to write the great novel.

La grandezza di A bout de souffle, sta tutta in questa riscrittura della relazione romantica, che si trasforma magicamente in affresco universale di un'epoca radicale e irripetibile.

Ancora una volta, sono uscito dal cinema profondamente scosso e immensamente felice.

17 Comments:

Anonymous Anonimo said...

spezzo una lancia a favore anche di Pierrot Le Fou; più sperimentale e astruso, però merita una visione.

JC MEREGHETTY

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Blogger Fabio said...

Quello lo vidi davvero molti anni fa (doveva essere il 2001, l'anno che mi trasferii qui) a una rassegna del National Film Theatre. Ma lo devo rivedere.

e comunque Jean Seberg batte Anna Karina 4 - 0, secondo me.

JC Mereghetty mi ha fatto schiantare dal ridere di prima mattina, grazie!

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

è un mash di mereghetti e paul getty, un miliardario debosciato che recensisce films per hobby...

wow!

JC sull'orlo di una crisi di fame

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Blogger Fabio said...

JC Mereghetty immagino abbia anche colto la ragione per cui cliccando sul punto arancione finale viene fuori un certo video nel quale durante il primo minuto Chuck D fa una certa cosa che Belmondo fa spesso nel film.

Certo che se quando moriremo sezioneranno il nostro cervello i medici che faranno l'autopsia si divertiranno un mondo a studiare i cortocircuiti sinaptici inutili che si sono venuti a creare in questi anni.

In mancanza di una vita decente, mi sto specializzando in sincretismi psichici del tutto insignificanti e probabilmente controproducenti.

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

meglio sincretismi che sincretini!!

JC CRETINETTY

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Blogger Fabio said...

Non sempre, anzi quasi mai a ben pensarci.

Delle volte vorrei fare un erase all. Rip it up and start again.

Un punk della mente, che porti via la ruggine di contaminazioni che dopo i 40 iniziano a accumularsi al di la' di ogni razionale controllo.

Un Viakal, un Calfort, un Idraulico Liquido, robe cosi'.

mercoledì, 30 giugno, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

mah, buddy, ti dirò: entrato nel mio quarto mese da quarantenne, ho rilevato alcuni sintomi:

- sempre meno voglia di lavorare
- sempre meno pazienza con la
stupidità umana (non che
prima...)
- sempre meno voglia di ingoiar
rospi

PArlavo giusto giusto ieri sera di fronte a una pizza con la mia signora, prima di non vedere gli Zu (nel snso che non mi interessano: ero lì per l'opening act), dicevo, ho deviso di dividere la mia vita in "minor issues" e "major issues". Le seconde valgono ogni goccia di sudore & fatica & passione. IL resto conta zero, e non vale la pena dello sbattimento. E' un'estensione della politica del "Y bother" che applico da che sono nel mondo del lavoro...

fin qui funziona. quando tocco terra, ti racconto...

JC Punchin' Judas

giovedì, 01 luglio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Mi sembra una buona filosofia, una volta scelto accuratamente cosa e' major e cosa minor. E' facile confondere le cose, almeno per me, e quindi perdersi. Mi capita anche, molto semplicemente, con la musica: confondere dschi presto dimenticati per capolavori, o viceversa non accorgermi di capolavori, correndo dietro a dischi piu' hyped. Con le cose della vita (eventi, persone) e' ancora piu' facile.

A proposito di lavoro, qualche tempo fa qui dove lavoro io c'era un ragazzo che ti assomigliava molto (assomigliava a te 25enne almeno). Alto e un po' Jon Spencer.

Lavorava in segreteria, ed era sempre efficentissimo e molto professionale, ma te lo immaginavi la sera suonare cover dei Gun Club nel retro di oscuri pub di Camden.

Un giorno mi misi a parlare e scoprii che era uno scrittore pubblicato. Mi regalo' anche una copia del suo libro.

Poi un giorno scomparve. Chissa' che fine ha fatto, spero per lui che stia bene e che non debba piu' lavorare in qualche segreteria per pagarsi la spesa da Tesco.

Negli anni, qui e a Chicago, ho conosciuto persone fantastiche che lavoravano in call centre, ragazzi che mi trattavano con deferenza quando andavo a fare loro briefing di ricerca e che, ho sempre pensato, se avessi 20 anni di meno sarebbero buoni amici con i quali condividere passioni.

Credo che il rapporto sano con il lavoro sia quello, e sono contento di non esserci molto distante. Un mezzo, una necessita', un dovere. Ma mai lavorare piu' di quello che serve per vivere.

La vita e' la' fuori, non certo qui dentro. Questo e' un male necessario, da trattare come tale, restando molto indipendenti.

Dicendo si', pensando no.

giovedì, 01 luglio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

esatto: mi serve per fare soldi, i quali mi servono a vivere meglio perché con essi faccio ciò che - nel mio mondo - mi rende felice.

E, insomma, quel tuo collega era un vero figo... ;D

JC flying high

giovedì, 01 luglio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Detto questo, resta mia convinzione che cio' che davvero rende felici si ottiene in altro modo. Anzi, no, quello che rende davvero felici non si ottiene, spesso capita.

giovedì, 01 luglio, 2010

 
Blogger Myriamba said...

penso che ci mettero' una settimana a leggere questi commenti che sono molto interessanti..
eh..una versione alta di Jon Spencer e per lo piu' scrittore? damn con sto pomeriggio gia' caldo, mi vuoi fare svenire sulla scrivania, vero?
Uh ..mi vergogno tanto tanto ma non ho visto ne Pierrot le Fou e ne A bout de souffle, ok ok compro il "coffret" quando vedo Christelle che ha gli sconti Fnac. Personalmente trovo Anna Karina piu' donna, piu' vera,
Voila:
http://www.youtube.com/watch?v=IYolxiu1wxQ

giovedì, 01 luglio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Beh, quel che davvero vuoi, secondo me, è frutto di affannata ricerca, casualità fortunata e un (bel) pizzico di pazienza.
Nel senso che, se lavori duro, prima o poi qualcosa ottieni, e se poi arriva anche un colpo di pofrtuna tanto meglio.

Ma quella, da sola, mica basta. Mi ricodo un'intervista con Tom Waits, sarà stato il 1987, in cui alla domanda "Credi nela fortuna?" rispondeva - vado a memoria, ma il seno è quello - "occorre, ma la milgiore è quella che ti fai da solo." Splendido. Vero.

Mi rasserena, ricordare una cosa del genere nel turbinare del quotidiano.

"quiffy" JC

venerdì, 02 luglio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Myriam -

Olivier mi diceva che A bout de souffle l'ha visto molti anni fa e non se lo ricorda piu'. Ed essendo Belsize Park non lontanissimo da dove vivete, potete abbinare passeggiata e film nel fine settimana no?

JC -

Se sai quello che vuoi, come Tom Waits, si'. Se non lo sai, o se cambi idea ogni 5 minuti, come nel mio caso, nemmeno la fortuna serve.

Pero' mi e' capitato abbastanza spesso e per caso di essere felice proprio quando mi ero ormai convinto che la felicita' si fosse dimenticata della mia presenza sulla Terra, come io della sua.

venerdì, 02 luglio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

mi fai venire in mente Pascal: il dramma dell'uomo nasce dal non poter stare tranquillo in una stanza.

E godersi la vista dall finestra no, eh? ;D

JC

venerdì, 02 luglio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Allora, mi vengono in mente due risposte, probabilmente in contraddizione l'una con l'altra, come mi si addice :)

La prima e' che lo stare tranquilli a guardare la vita scorrere dipende probabilmente dall'indole e dall'educazione ricevuta (soprattutto dagli esempi che hai avuto attorno nei primi anni di vita, immagino): io non credo di esserne ontologicamente capace, anche se si', ogni tanto farebbe un gran bene.

La seconda, come ti dicevo in palese contraddizione con la prima, e' che la ricerca della felicita', come ho gia' affermato altre volte qui in Engadina, e' secondo me un dovere, sociale prima ancora che individuale.

Solo se sei felice e in equilibrio e armonia con te stesso, puoi rendere felici le persone attorno a te: quelle che ami, quelle che sei costretto a incontrare spesso, quelle con le quali parli una volta e poi non vedi piu'.

Il problema e' che, se posso parlare per me, spesso la ricerca della felicita' mi ha reso molto infelice.

Per cui boh. Confusione a mille, come sempre.

venerdì, 02 luglio, 2010

 
Anonymous Anonimo said...

Fabio, you are restless, not hopeless :D

JC prophet juno 5

venerdì, 02 luglio, 2010

 
Blogger Fabio said...

Restlessly hopeless. Ma un po' tutti lo siamo, credo che faccia parte dell'umana condizione, nei confronti della quale e' bene essere tolleranti. Nessuno di noi l'ha davvero scelta, un po' ci e' stata imposta.

Poi c'e' chi non ne e' consapevole, ma la consapevolezza e' una conquista difficile da conseguire, e spesso non porta da nessuna parte.

Appunto, siamo umani.

A philosophical and jazzy FB

venerdì, 02 luglio, 2010

 

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